questo però è abbastanza un effetto transitorio di adattamento;
dopo due o tre generazioni anche gli uomini mediamente equilibrati e maturi partono comunque con un "debito" di scetticismo ad investire, a meno di incontri irresistibili, rari, in cui si getta il quore oltre l'ostacolo;
nella società tradizionale, l'ipotesi di essere seconda o terza scelta era compensata dalle garanzie, per quanto opzione al ribasso; nella società a "mercato aperto" dell'accoppiamento, la stessa sensazione è insostenibile e logorante; ma è una cosa che nei segmenti urbani e più sensibili è iniziata già 40 anni fa;
beh, io posso pensarla allo stesso modo, in prospettiva individuale;Anche perché, come tu giustamente dici, la coppia non costituisce più un assetto di riferimento dell'equilibrio personale, ma solo una possibilità tra tante. Si è capito che la vita offre tantissime altre possibilità che vanno oltre il concetto tradizionale di coppia. Questo mette in crisi chi non ha una mentalità adeguatamente aperta ai cambiamenti.
In conclusione, io non credo che la riduzione delle relazioni stabili sia un problema. Semplicemente sono nuove dinamiche. Io ci vedo un'evoluzione che può essere positiva, purché non ci si ancori su preconcetti, difendendo coi denti dinamiche ormai superate.
ma se si riproducono in massa solo i patriarcali, difficilmente i loro figli saranno educati ad un immaginario analogo al tuo o al mio;
anche ammettendo, se vuoi un pensiero egemone che funzioni, non lo puoi basare sulla nozione che una gran quantità di uomini sarebbe immatura o patriarcale; la devianza morale deve per definizione essere esigua; se è estesa, non è devianza, ma altro.







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