Poesie

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  • Bauxite
    Cosmo-Agonica

    • 25/12/09
    • 36341

    #1126
    È una gran fortuna
    non sapere esattamente
    in che mondo si vive.

    Bisognerebbe
    esistere molto a lungo,
    decisamente più a lungo
    del mondo stesso.

    Conoscere altri mondi,
    non fosse altro che per un confronto.

    Elevarsi al di sopra del corpo
    che non sa fare nulla così bene
    come limitare
    e creare difficoltà.

    Nell’interesse della ricerca,
    chiarezza della visione
    e di conclusioni definitive,
    trascendere il tempo
    dove ogni cosa corre e turbina.

    Da questa prospettiva,
    addio per sempre
    particolari ed episodi.

    Contare i giorni della settimana
    dovrebbe sembrare
    un’attività priva di senso,

    imbucare una lettera
    una stupida ragazzata,

    la scritta “Non calpestare le aiuole”
    una scritta folle.



    Wislawa Szymborska

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    • Bauxite
      Cosmo-Agonica

      • 25/12/09
      • 36341

      #1127
      Che la materia


      Che la materia provochi il contagio

      se toccata nelle sue fibre ultime

      recisa come il vitello dalla madre

      come il maiale dal proprio cuore

      stridendo nel vedere le sue membra strappate;



      Che tale schianto generi

      la stessa energia che divampa

      quando la società si lacera, sacro velo del tempio

      e la testa del re cade spiccata dal corpo dello stato

      affinché il taumaturgo diventi la ferita;



      Che l'abbraccio del focolare sia radiazione

      rogo della natura che si disgrega

      inerme davanti al sorriso degli astanti

      per offrire un lievissimo aumento

      della temperatura ambientale;



      Che la forma di ogni produzione

      implichi effrazione, scissione, un addio

      e la storia sia l'atto del combùrere

      e la Terra una tenera catasta di legname

      messa a asciugare al sole,



      è incredibile, no?



      Valerio Magrelli

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      • nahui
        Astensionista

        • 05/03/09
        • 21040

        #1128
        La farfalla non cerca
        nè il calore nè la luce
        si butta nel fuoco e basta.
        Qui alla fontana cadono le foglie
        e benchè i vicini siano tutti barbari e
        tu, tu sia a mille
        miglia di distanza
        Sul tavolo ci sono
        sempre due tazze


        Anonimo cinese data Dinastia Tang (618 d.C.)
        Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
        (George Bernard Shaw)

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        • Bauxite
          Cosmo-Agonica

          • 25/12/09
          • 36341

          #1129
          Originariamente Scritto da nahui Visualizza Messaggio
          La farfalla non cerca
          nè il calore nè la luce
          si butta nel fuoco e basta.
          Qui alla fontana cadono le foglie
          e benchè i vicini siano tutti barbari e
          tu, tu sia a mille
          miglia di distanza
          Sul tavolo ci sono
          sempre due tazze


          Anonimo cinese data Dinastia Tang (618 d.C.)
          Molto bella.

          Comment

          • Bauxite
            Cosmo-Agonica

            • 25/12/09
            • 36341

            #1130
            Tutto sotto controllo


            Indagini segnalano che il 56% degli esseri

            anonimi che stanno accovacciati sui tappetini da fitness

            soffrono di psoriasi.

            Come in un magnifico videogioco

            si moltiplicano le congiure.

            Fuori c'e' odore di crolli di borsa.

            Nelle lenti cerchiate d'oro di chi l'ha brevettato

            si rispecchia il nostro gene di topo piu' recente.

            Il presidente degli Stati Uniti mastica noccioline

            davanti al televisore che esplode.

            Nelle toilette delle donne le popstar uggiolano misericordia.

            Macchine sempre piu' in miniatura

            si addentrano nel tuo cervello.

            Nelle zone in stato d'emergenza

            mancano i reggiseno extra-large.

            In cerca della natura incontaminata

            padri di famiglia vagano per gli aeroporti,

            nel fetore di grasso di patatine.

            I ratti sono i primi ad abbandonare

            la discoteca in fiamme.

            Divinita' senza lavoro si rifugiano

            quando piove nei loro scatoloni.

            Le autorita' competenti assicurano

            che la popolazione non corre alcun rischio.


            Hans Magnus Enzensberger

            Comment

            • Bauxite
              Cosmo-Agonica

              • 25/12/09
              • 36341

              #1131
              Strinsi le mani sotto il velo oscuro…
              “Perché oggi sei pallida?”
              Perché d’agra tristezza
              l’ho abbeverato fino ad ubriacarlo.

              Come dimenticare? Uscì vacillando,
              sulla bocca una smorfia di dolore…
              Corsi senza sfiorare la ringhiera,
              corsi dietro di lui fino al portone.

              Soffocando, gridai: “E’ stato tutto
              uno scherzo. Muoio se te ne vai”.
              Lui sorrise calmo, crudele
              e mi disse: “Non startene al vento.”


              Anna Andreevna Achmatova

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              • conogelato
                Candle in the wind

                • 17/07/06
                • 66028

                #1132
                TI ADORO

                T'adoro al pari della volta notturna,
                o vaso di tristezza, o grande taciturna!
                E tanto più t'amo quanto più mi fuggi,
                o bella, e sembri, ornamento delle mie notti,
                ironicamente accumulare la distanza
                che separa le mie braccia dalle azzurrità infinite.
                Mi porto all'attacco, m'arrampico all'assalto
                come fa una fila di vermi presso un cadavere e amo,
                fiera implacabile e cruda, sino la freddezza
                che ti fa più bella ai miei occhi.

                C.Baudelaire
                amate i vostri nemici

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                • Bauxite
                  Cosmo-Agonica

                  • 25/12/09
                  • 36341

                  #1133
                  Kodak

                  Mia figlia come una fidanzata.
                  Ah vacanza, seduti
                  all'ombra d'una verde arcata
                  della Tour Eiffel.
                  Parliamo
                  di nulla.
                  O ce ne stiamo muti.
                  Roma è lontana.

                  Un passero.
                  Una coppia eccitata
                  che scrive una cartolina.
                  Tutto uno squillante stormo
                  (ci uniamo) di saluti.

                  Giorgio Caproni

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                  • conogelato
                    Candle in the wind

                    • 17/07/06
                    • 66028

                    #1134
                    C'ERA...

                    C’era, un po’ in ombra, il focolaio; aveva
                    arnesi, intorno, di rame. Su quello
                    si chinava la madre col soffietto,
                    e uscivano faville.

                    C’era nel mezzo una tavola dove
                    versava antica donna le provviste.
                    Il mattarello vi allungava a tondo
                    la pasta molle.

                    C’era, dipinta in verde, una stia,
                    e la gallina in libertà raspava.
                    Due mastelli, là sopra, riflettevano,
                    colmi, gli oggetti.

                    C’era, mal visto nel luogo, un fanciullo.
                    Le sue speranze assieme alle faville
                    del focolaio si alzavano. Alcuna
                    guarda! è rimasta.

                    U.SABA
                    amate i vostri nemici

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                    • Bauxite
                      Cosmo-Agonica

                      • 25/12/09
                      • 36341

                      #1135
                      I balconi del millenovecento

                      I balconi del millenovecento
                      Prima dei telefoni i balconi,
                      si usciva fuori e si mandava a dire.
                      Erano lo sfogo della casa,
                      le ragazze non uscivano a spasso
                      tranne per la funzione, la domenica.
                      Però stavano in vista sul balcone,
                      passava il giovanotto, un fiore conficcato nell'occhiello,
                      una sbirciata a scippo, l'intesa fulminata,
                      telegramma spedito con le ciglia.
                      Al balcone tra i vasi la ragazza dipanava un gomitolo,
                      ricamava a telaio, fingeva di pungersi con l'ago
                      per liberare gli occhi messi in giù.
                      Mia nonna si fidanzò al balcone.
                      E mia madre, d'estate, dopoguerra,
                      con altri amici esce sul balcone per il fresco
                      e un uomo, ventottanni, sedutosi vicino le chiede
                      di sposare.
                      Provengo dall'incontro di loro due là fuori, a Mergellina,
                      col cielo giocoliere del tramonto.
                      Ma da un altro balcone s'era affacciato pure l'impettito
                      a dichiarare guerra, sporgendosi rapace e pappagallo
                      sulla folla ubriaca di se stessa.
                      Era meglio se usciva alla finestra
                      e meglio ancora se teneva chiuso, così non si guastava
                      la storia dei balconi e dell'Italia del millenovecento.

                      Erri De Luca

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                      • conogelato
                        Candle in the wind

                        • 17/07/06
                        • 66028

                        #1136
                        LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA

                        Passata è la tempesta:
                        odo augelli far festa, e la gallina,
                        tornata in su la via,
                        che ripete il suo verso. Ecco il sereno
                        rompe là da ponente, alla montagna;
                        sgombrasi la campagna,
                        e chiaro nella valle il fiume appare.
                        Ogni cor si rallegra, in ogni lato
                        risorge il romorio
                        torna il lavoro usato.
                        L'artigiano a mirar l'umido cielo,
                        con l'opra in man, cantando,
                        fassi in su l'uscio; a prova
                        vien fuor la femminetta a còr dell'acqua
                        della novella piova;
                        e l'erbaiuol rinnova
                        di sentiero in sentiero
                        il grido giornaliero.
                        Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
                        per li poggi e le ville. Apre i balconi,
                        apre terrazzi e logge la famiglia:
                        e, dalla via corrente, odi lontano
                        tintinnio di sonagli; il carro stride
                        del passegger che il suo cammin ripiglia.

                        Si rallegra ogni core.
                        Sì dolce, sì gradita
                        quand'è, com'or, la vita?
                        Quando con tanto amore
                        l'uomo a' suoi studi intende?
                        O torna all'opre? o cosa nova imprende?
                        Quando de' mali suoi men si ricorda?
                        Piacer figlio d'affanno;
                        gioia vana, ch'è frutto
                        del passato timore, onde si scosse
                        e paventò la morte
                        chi la vita abborria;
                        onde in lungo tormento,
                        fredde, tacite, smorte,
                        sudàr le genti e palpitàr, vedendo
                        mossi alle nostre offese
                        folgori, nembi e vento.

                        O natura cortese,
                        son questi i doni tuoi,
                        questi i diletti sono
                        che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
                        è diletto fra noi.
                        Pene tu spargi a larga mano; il duolo
                        spontaneo sorge: e di piacer, quel tanto
                        che per mostro e miracolo talvolta
                        nasce d'affanno, è gran guadagno. Umana
                        prole cara agli eterni! assai felice
                        se respirar ti lice
                        d'alcun dolor: beata
                        se te d'ogni dolor morte risana.

                        (G.Leopardi)
                        amate i vostri nemici

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                        • Bauxite
                          Cosmo-Agonica

                          • 25/12/09
                          • 36341

                          #1137
                          Sesto sonetto

                          Quando,un tempo, ti ero affezionato
                          non è poi che il mio amore fosse smania:
                          se non si desidera, forse, non si sente la mancanza
                          Se la gioia è poca, anche il dolore è scarso.

                          Meglio che: molta gioia è: nessun cruccio,
                          meglio che perdere è: l’essere paghi.
                          La voluttà degli uomini è: non soffrire mai.
                          L’aver potuto è bene, pessimo: l’aver dovuto.

                          Naturalmente questo è un precetto meschino.
                          Non è mai stato ricco, chi non ha perso mai niente!
                          Io non dico neppure, che sarei stizzito…

                          Intendo solo questo: se uno non ha nessun amore
                          non ha neanche un’epoca grama che lo attende.
                          Tuttavia noi non siamo i padroni delle cose.

                          B. Brecht

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                          • conogelato
                            Candle in the wind

                            • 17/07/06
                            • 66028

                            #1138
                            POESIA D'AMORE


                            Le grandi notti d’estate
                            che nulla muove oltre il chiaro
                            filtro dei baci, il tuo volto
                            un sogno nelle mie mani.
                            Lontana come i tuoi occhi
                            tu sei venuta dal mare
                            dal vento che pare l’anima.
                            E baci perdutamente
                            sino a che l’arida bocca
                            come la notte è dischiusa
                            portata via dal suo soffio.
                            Tu vivi allora, tu vivi
                            il sogno ch’esisti è vero.
                            Da quanto t’ho cercata.
                            Ti stringo per dirti che i sogni
                            son belli come il tuo volto,
                            lontani come i tuoi occhi.
                            E il bacio che cerco è l’anima.


                            (Alfonso Gatto)
                            amate i vostri nemici

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                            • Wolfy
                              Opinionista
                              • 27/09/13
                              • 78

                              #1139
                              PIANTO ANTICO
                              L'albero a cui tendevi
                              la pargoletta mano,
                              il verde melograno
                              Dà bei vermigli fiori
                              Nel muto orto solingo
                              Rinverdì tutto or ora,
                              E giugno lo ristora
                              Di luce e di calor.
                              Tu fior de la mia pianta
                              Percossa e inaridita,
                              Tu de l'inutil vita
                              Estremo unico fior,
                              Sei ne la terra fredda,
                              Sei ne la terra negra;
                              Né il sol piú ti rallegra
                              Né ti risveglia amor.


                              -- Giosuè Carducci

                              "I libri hanno gli stessi nemici dell'uomo:
                              il fuoco, l'umidità, il tempo e il proprio contenuto"

                              -Paul Velèry

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                              • conogelato
                                Candle in the wind

                                • 17/07/06
                                • 66028

                                #1140
                                Alla sera

                                Forse perché della fatal quïete
                                tu sei l'immago a me sì cara vieni
                                o sera! E quando ti corteggian liete
                                le nubi estive e i zeffiri sereni,

                                e quando dal nevoso aere inquïete
                                tenebre e lunghe all'universo meni
                                sempre scendi invocata, e le secrete
                                vie del mio cor soavemente tieni.

                                Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme
                                che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
                                questo reo tempo, e van con lui le torme

                                delle cure onde meco egli si strugge;
                                e mentre io guardo la tua pace, dorme
                                quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.

                                U.Foscolo
                                amate i vostri nemici

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