Poesie

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  • Tiberio
    Opinionista
    • 16/08/16
    • 3530

    #1801
    La primavera hitleriana

    Né quella ch'a veder lo sol si gira. Dante (?) a Giovanni Quirini

    Hitler e Mussolini a Firenze. Serata di gala al Comunale. Sull'Arno una nevicata di farfalle bianche


    Folta la nuvola bianca delle falene impazzite
    turbina intorno agli scialbi fanali e sulle spallette,
    stende a terra una coltre su cui scricchia
    come su zucchero il piede; l'estate imminente sprigiona
    ora il gelo notturno che capiva
    nelle cave segrete della stagione morta,
    negli orti che da Maiano scavalcano a questi renai.

    Da poco sul corso è passato a volo un messo infernale
    tra un alalà di scherani, un golfo mistico acceso
    e pavesato di croci a uncino l'ha preso e inghiottito,
    si sono chiuse le vetrine, povere
    e inoffensive benché armate anch'esse
    di cannoni e giocattoli di guerra,
    ha sprangato il beccaio che infiorava
    di bacche il muso dei capretti uccisi,
    la sagra dei miti carnefici che ancora ignorano il sangue
    s'è tramutata in un sozzo trescone d'ali schiantate,
    di larve sulle golene, e l'acqua séguita a rodere
    le sponde e più nessuno è incolpevole.

    Tutto per nulla, dunque? – e le candele
    romane, a San Giovanni, che sbiancavano lente
    l'orizzonte, ed i pegni e i lunghi addii
    forti come un battesimo nella lugubre attesa
    dell'orda (ma una gemma rigò l'aria stillando
    sui ghiacci e le riviere dei tuoi lidi
    gli angeli di Tobia, i sette, la semina
    dell'avvenire) e gli eliotropi nati
    dalle tue mani – tutto arso e succhiato
    da un polline che stride come il fuoco
    e ha punte di sinibbio....
    Oh la piagata
    primavera è pur festa se raggela
    in morte questa morte! Guarda ancora
    in alto, Clizia, è la tua sorte, tu
    che il non mutato amor mutata serbi,
    fino a che il cieco sole che in te porti
    si abbàcini nell'Altro e si distrugga
    in Lui, per tutti. Forse le sirene, i rintocchi
    che salutano i mostri nella sera
    della loro tregenda, si confondono già
    col suono che slegato dal cielo, scende, vince -
    col respiro di un'alba che domani per tutti
    si riaffacci, bianca ma senz'ali
    di raccapriccio, ai greti arsi del sud...




    (La bufera e altro)
    Last edited by Tiberio; 28-02-2020, 13:21.
    "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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    • Tiberio
      Opinionista
      • 16/08/16
      • 3530

      #1802
      Il sogno del prigioniero

      Albe e notti qui variano per pochi segni.

      Il zigzag degli storni sui battifredi
      nei giorni di battaglia, mie sole ali,
      un filo d'aria polare,
      l'occhio del capoguardia dello spioncino,
      crac di noci schiacciate, un oleoso
      sfrigolio dalle cave, girarrosti
      veri o supposti - ma la paglia é oro,
      la lanterna vinosa é focolare
      se dormendo mi credo ai tuoi piedi.

      La purga dura da sempre, senza un perché.
      Dicono che chi abiura e sottoscrive
      puo salvarsi da questo sterminio d'oche ;
      che chi obiurga se stesso, ma tradisce
      e vende carne d'altri, affera il mestolo
      anzi che terminare nel patée
      destinato agl'Iddii pestilenziali.

      Tardo di mente, piagato
      dal pungente giaciglio mi sono fuso
      col volo della tarma che la mia suola
      sfarina sull'impiantito,
      coi kimoni cangianti delle luci
      scironate all'aurora dai torrioni,
      ho annusato nel vento il bruciaticcio
      dei buccellati dai forni,
      mi son guardato attorno, ho suscitato
      iridi su orizzonti di ragnateli
      e petali sui tralicci delle inferriate,
      mi sono alzato, sono ricaduto
      nel fondo dove il secolo e il minuto -

      e i colpi si ripetono ed i passi,
      e ancora ignoro se saro al festino
      farcitore o farcito. L'attesa é lunga,
      il mio sogno di te non e finito.


      (La bufera e altro)
      Last edited by Tiberio; 28-02-2020, 13:21.
      "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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      • Tiberio
        Opinionista
        • 16/08/16
        • 3530

        #1803
        La morte di Dio

        Tutte le religioni del Dio unico
        sono una sola: variano i cuochi e le cotture.
        Così rimuginavo; e m’interruppi quando
        tu scivolasti vertiginosamente
        dentro la scala a chiocciola della Périgourdine
        e di laggiù ridesti a crepapelle.
        Fu una buona serata con un attimo appena
        di spavento. Anche il papa
        in Israele disse la stessa cosa
        ma se ne pentì quando fu informato
        che il sommo Emarginato, se mai fu,
        era perento.


        (Satura)




        Non chiederci la parola

        Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
        l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
        lo dichiari e risplenda come un croco
        Perduto in mezzo a un polveroso prato.

        Ah l'uomo che se ne va sicuro,
        agli altri ed a se stesso amico,
        e l'ombra sua non cura che la canicola
        stampa sopra uno scalcinato muro!

        Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
        sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
        Codesto solo oggi possiamo dirti,
        ciò che non siamo, ciò che non vogliamo


        (Ossi di seppia)
        Last edited by Tiberio; 28-02-2020, 13:21.
        "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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        • Tiberio
          Opinionista
          • 16/08/16
          • 3530

          #1804
          Forse un mattino andando in un'aria di vetro

          Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
          arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
          il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
          di me, con un terrore da ubriaco.

          Poi, come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
          alberi, case, colli per l'inganno consueto.
          Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
          tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.



          (Ossi di seppia)
          Last edited by Tiberio; 28-02-2020, 13:22.
          "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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          • Tiberio
            Opinionista
            • 16/08/16
            • 3530

            #1805
            Dora Markus

            I

            Fu dove il ponte di legno
            mette a Porto Corsini sul mare alto
            e rari uomini, quasi immoti, affondano
            o salpano le reti. Con un segno
            della mano additavi all'altra sponda
            invisibile la tua patria vera.

            Poi seguimmo il canale fino alla darsena
            della città, lucida di fuliggine,
            nella bassura dove s'affondava
            una primavera inerte, senza memoria.

            E qui dove un'antica vita
            si screzia in una dolce
            ansietà d'Oriente,
            le tue parole iridavano come le scaglie
            della triglia moribonda.

            La tua irrequietudine mi fa pensare
            agli uccelli di passo che urtano ai fari
            nelle sere tempestose:
            è una tempesta anche la tua dolcezza,
            turbina e non appare.

            E i suoi riposi sono anche più rari.
            Non so come stremata tu resisti
            in quel lago
            d'indifferenza ch'è il tuo cuore; forse
            ti salva un amuleto che tu tieni
            vicino alla matita delle labbra,
            al piumino, alla lima: un topo bianco
            d'avorio; e così esisti!

            (Le occasioni I ediz.)

            II


            Ormai nella tua Carinzia
            di mirti fioriti e di stagni,
            china sul bordo sorvegli
            la carpa che timida abbocca
            o segui sui tigli, tra gl'irti
            pinnacoli le accensioni
            del vespro e nell'acque un avvampo
            di tende da scali e pensioni.

            La sera che si protende
            sull'umida conca non porta
            col palpito dei motori
            che gemiti d'oche e un interno
            di nivee maioliche dice
            allo specchio annerito che ti vide
            diversa una storia di errori
            imperturbati e la incide
            dove la spugna non giunge.

            La tua leggenda, Dora!
            Ma è scritta già in quegli sguardi
            di uomini che hanno fedine
            altere e deboli in grandi
            ritratti d'oro e ritorna
            ad ogni accordo che esprime
            l'armonica guasta nell'ora
            che abbuia, sempre più tardi.

            È scritta là. Il sempreverde
            alloro per la cucina
            resiste, la voce non muta,
            Ravenna è lontana, distilla
            veleno una fede feroce.
            Che vuole da te? Non si cede
            voce, leggenda o destino.
            Ma è tardi, sempre più tardi.



            (Le occasioni II ediz.)
            Last edited by Tiberio; 28-02-2020, 13:45.
            "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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            • Tiberio
              Opinionista
              • 16/08/16
              • 3530

              #1806
              Due nel crepuscolo

              Fluisce fra te e me sul belvedere
              un chiarore subacqueo che deforma
              col profilo dei colli anche il tuo viso.
              Sta in un fondo sfuggevole, reciso
              da te ogni gesto tuo; entra senz'orma,
              e sparisce, nel mezzo che ricolma
              ogni solco e si chiude sul tuo passo:
              con me tu qui, dentro quest'aria scesa
              a sigillare il torpore dei massi.

              Ed io riverso
              nel potere che grava attorno, cedo
              al sortilegio di non riconoscere
              di me più nulla fuor di me; s'io levo
              appena il braccio, mi si fa diverso
              l'atto, si spezza su un cristallo, ignota
              e impallidita sua memoria, e il gesto
              già più non m'appartiene;
              se parlo, ascolto quella voce attonito,
              scendere alla sua gamma più remota
              o spenta all'aria che non la sostiene

              Tale nel punto che resiste all'ultima
              consunzione del giorno
              dura lo smarrimento; poi un soffio
              risolleva le valli in un frenetico
              moto e deriva dalle fronde un tinnulo
              suono che si disperde
              tra rapide fumate e i primi lumi
              disegnano gli scali.

              Le parole
              tra noi leggere cadono. Ti guardo
              in un molle riverbero. Non so
              se ti conosco; so che mai diviso
              fui da te come accade in questo tardo
              ritorno. Pochi istanti hanno bruciato
              tutto di noi: fuorché due volti, due
              maschere che s'incidono, sforzate,
              di un sorriso.


              L'anguilla

              L’anguilla, la sirena
              dei mari freddi che lascia il Baltico
              per giungere ai nostri mari,
              ai nostri estuari, ai fiumi
              che risale in profondo, sotto la piena avversa,
              di ramo in ramo e poi
              di capello in capello, assottigliati,
              sempre più addentro, sempre più nel cuore
              del macigno, filtrando
              tra gorielli di melma finché un giorno
              una luce scoccata dai castagni
              ne accende il guizzo in pozze d’acquamorta,
              nei fossi che declinano
              dai balzi d’Appennino alla Romagna;
              l’anguilla, torcia, frusta,
              freccia d’Amore in terra
              che solo i nostri botri o i disseccati
              ruscelli pirenaici riconducono
              a paradisi di fecondazione;
              l’anima verde che cerca
              vita là dove solo
              morde l’arsura e la desolazione,
              la scintilla che dice
              tutto comincia quando tutto pare
              incarbonirsi, bronco seppellito;
              l’iride breve, gemella
              di quella che incastonano i tuoi cigli
              e fai brillare intatta in mezzo ai figli
              dell’uomo, immersi nel tuo fango, puoi tu
              non crederla sorella?


              (La bufera ed altro)
              Last edited by Tiberio; 28-02-2020, 13:23.
              "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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              • Tiberio
                Opinionista
                • 16/08/16
                • 3530

                #1807
                Originariamente Scritto da Tiberio Visualizza Messaggio
                Ti libero la fronte dai ghiaccioli

                Ti libero la fronte dai ghiaccioli
                che raccogliesti traversando l’alte
                nebulose; hai le penne lacerate
                dai cicloni, ti desti a soprassalti.

                Mezzodì: allunga nel riquadro il nespolo
                l’ombra nera, s’ostina in cielo un sole
                freddoloso; e l’altre ombre che scantonano
                nel vicolo non sanno che sei qui.

                La speranza di pure rivederti

                La speranza di pure rivederti
                m'abbandonava;

                e mi chiesi se questo che mi chiude
                ogni senso di te, schermo d'immagini,
                ha i segni della morte o dal passato
                è in esso, ma distorto e fatto labile,
                un tuo barbaglio:

                (a Modena, tra i portici,
                un servo gallonato trascinava
                due sciacalli al guinzaglio).
                Altri Mottetti

                Non recidere, forbice, quel volto

                Non recidere, forbice, quel volto,
                solo nella memoria che si sfolla,
                non far del grande suo viso in ascolto,
                la mia nebbia di sempre.
                Un freddo cala… duro il colpo svetta.
                E l’acacia ferita da sé scrolla
                il guscio di cicale
                nella prima belletta di Novembre.


                Addii, fischi nel buio, cenni, tosse

                Addii, fischi nel buio, cenni, tosse
                e sportelli abbassati. E’ l’ora. Forse
                gli automi hanno ragione. Come appaiono
                dai corridoi, murati!
                . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

                – Presti anche tu alla fioca
                litania del tuo rapido quest’orrida
                e fedele cadenza di carioca? –

                Lo sai: debbo riperderti e non posso

                Lo sai: debbo riperderti e non posso.
                Come un tiro aggiustato mi sommuove
                ogni opera, ogni grido e anche lo spiro
                salino che straripa
                dai moli e fa l’oscura primavera
                di Sottoripa.
                Paese di ferrame e alberature
                a selva nella polvere del vespro.
                Un ronzìo lungo viene dall’aperto,
                strazia com’unghia ai vetri. Cerco il segno
                smarrito, il pegno solo ch’ebbi in grazia
                da te.
                E l’inferno è certo.


                Ecco il segno; s'innerva

                Ecco il segno; s’innerva
                sul muro che s’indora:
                un frastaglio di palma
                bruciato dai barbagli dell’aurora.
                Il passo che proviene
                dalla serra sì lieve,
                non è felpato dalla neve, è ancora
                tua vita, sangue tuo nelle mie vene.




                (Le occasioni)
                Last edited by Tiberio; 28-02-2020, 13:27.
                "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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                • Jerda
                  No Excuses
                  • 12/04/19
                  • 3167

                  #1808
                  Essere, o non essere, questo è il problema:
                  se sia più nobile nella mente soffrire
                  colpi di fionda e dardi d'atroce fortuna
                  o prender armi contro un mare d'affanni
                  e, opponendosi, por loro fine? Morire, dormire…
                  nient'altro, e con un sonno dire che poniamo fine
                  al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali
                  di cui è erede la carne: è una conclusione
                  da desiderarsi devotamente. Morire, dormire.
                  Dormire, forse sognare. Sì, qui è l'ostacolo,
                  perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire
                  dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale
                  deve farci riflettere. È questo lo scrupolo
                  che dà alla sventura una vita così lunga.
                  Perché chi sopporterebbe le frustate e gli scherni del tempo,
                  il torto dell'oppressore, l'ingiuria dell'uomo superbo,
                  gli spasimi dell'amore disprezzato, il ritardo della legge,
                  l'insolenza delle cariche ufficiali, e il disprezzo
                  che il merito paziente riceve dagli indegni,
                  quando egli stesso potrebbe darsi quietanza
                  con un semplice stiletto? Chi porterebbe fardelli,
                  grugnendo e sudando sotto il peso di una vita faticosa,
                  se non fosse che il terrore di qualcosa dopo la morte,
                  il paese inesplorato dalla cui frontiera
                  nessun viaggiatore fa ritorno, sconcerta la volontà
                  e ci fa sopportare i mali che abbiamo
                  piuttosto che accorrere verso altri che ci sono ignoti?
                  Così la coscienza ci rende tutti codardi,
                  e così il colore naturale della risolutezza
                  è reso malsano dalla pallida cera del pensiero,
                  e imprese di grande altezza e momento
                  per questa ragione deviano dal loro corso
                  e perdono il nome di azione.

                  W.Shakespeare, Amleto
                  Originariamente Scritto da BiO-dEiStA
                  Questa sì che è vita, altro che la marea di boiate pseudoscientifiche con cui una mandria di dilettanti pagati a peso d'oro continua a riempirci la testa e a mandare a puttane il paese.
                  Ben ritrovati.

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                  • Tiberio
                    Opinionista
                    • 16/08/16
                    • 3530

                    #1809
                    Segue la serie di Montale


                    Arsenio

                    I turbini sollevano la polvere
                    sui tetti, a mulinelli, e sugli spiazzi
                    deserti, ove i cavalli incappucciati
                    annusano la terra, fermi innanzi
                    ai vetri luccicanti degli alberghi.
                    Sul corso, in faccia al mare, tu discendi
                    in questo giorno
                    or piovorno ora acceso, in cui par scatti
                    a sconvolgerne l’ore
                    uguali, strette in trama, un ritornello
                    di castagnette.

                    È il segno d’un’altra orbita: tu seguilo.
                    Discendi all’orizzonte che sovrasta
                    una tromba di piombo, alta sui gorghi,
                    più d’essi vagabonda: salso nembo
                    vorticante, soffiato dal ribelle
                    elemento alle nubi; fa che il passo
                    su la ghiaia ti scricchioli e t’inciampi
                    il viluppo dell’alghe: quell’istante
                    è forse, molto atteso, che ti scampi
                    dal finire il tuo viaggio, anello d’una
                    catena, immoto andare, oh troppo noto
                    delirio, Arsenio, d’immobilità…

                    Ascolta tra i palmizi il getto tremulo
                    dei violini, spento quando rotola
                    il tuono con un fremer di lamiera
                    percossa; la tempesta è dolce quando
                    sgorga bianca la stella di Canicola
                    nel cielo azzurro e lunge par la sera
                    ch’è prossima: se il fulmine la incide
                    dirama come un albero prezioso
                    entro la luce che s’arrosa: e il timpano
                    degli tzigani è il rombo silenzioso.

                    Discendi in mezzo al buio che precipita
                    e muta il mezzogiorno in una notte
                    di globi accesi, dondolanti a riva, –
                    e fuori, dove un’ombra sola tiene
                    mare e cielo, dai gozzi sparsi palpita
                    l’acetilene –
                    …………………finché goccia trepido
                    il cielo, fuma il suolo che s’abbevera,
                    tutto d’accanto ti sciaborda, sbattono
                    le tende molli, un frùscio immenso rade
                    la terra, giù s’afflosciano stridendo
                    le lanterne di carta sulle strade.

                    Così sperso tra i vimini e le stuoie
                    grondanti, giunco tu che le radici
                    con sé trascina, viscide, non mai
                    svelte, tremi di vita e ti protendi
                    a un vuoto risonante di lamenti
                    soffocati, la tesa ti ringhiotte
                    dell’onda antica che ti volge; e ancora
                    tutto che ti riprende, strada portico
                    mura specchi ti figge in una sola
                    ghiacciata moltitudine di morti,
                    e se un gesto ti sfiora, una parola
                    ti cade accanto, quello è forse, Arsenio,
                    nell’ora che si scioglie, il cenno d’una
                    vita strozzata per te sorta, e il vento
                    la porta con la cenere degli astri.



                    (Ossi di seppia)
                    "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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                    • Tiberio
                      Opinionista
                      • 16/08/16
                      • 3530

                      #1810
                      Corno inglese

                      l vento che stasera suona attento -
                      ricorda un forte scotere di lame -
                      gli strumenti dei fitti alberi e spazza
                      l'orizzonte di rame
                      dove strisce di luce si protendono
                      come aquiloni al cielo che rimbomba
                      (Nuvole in viaggio, chiari
                      reami di lassù! D'alti Eldoradi
                      malchiuse porte!)
                      e il mare che scaglia a scaglia,
                      livido, muta colore
                      lancia a terra una tromba
                      di schiume intorte;
                      il vento che nasce e muore
                      nell'ora che lenta s'annera
                      suonasse te pure stasera
                      scordato strumento,
                      cuore.




                      (Ossi di seppia)
                      "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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                      • Tiberio
                        Opinionista
                        • 16/08/16
                        • 3530

                        #1811
                        Felicità raggiunta, si cammina

                        Felicità raggiunta, si cammina
                        per te sul fil di lama.
                        Agli occhi sei barlume che vacilla,
                        al piede, teso ghiaccio che s'incrina;
                        e dunque non ti tocchi chi più t'ama.

                        Se giungi sulle anime invase
                        di tristezza e le schiari, il tuo mattino
                        è dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
                        Ma nulla paga il pianto del bambino
                        a cui fugge il pallone tra le case.



                        (Ossi di seppia)
                        "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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                        • Tiberio
                          Opinionista
                          • 16/08/16
                          • 3530

                          #1812
                          Riviere


                          Riviere,
                          bastano pochi stocchi d'erbaspada
                          penduli da un ciglione
                          sul delirio del mare;
                          o due camelie pallide
                          nei giardini deserti,
                          e un eucalipto biondo che si tuffi
                          tra sfrusci e pazzi voli
                          nella luce;
                          ed ecco che in un attimo
                          invisibili fili a me si asserpano,
                          farfalla in una ragna
                          di fremiti d'olivi, di sguardi di girasoli.

                          Dolce cattività, oggi, riviere
                          di chi s'arrende per poco
                          come a rivivere un antico giuoco
                          non mai dimenticato.
                          Rammento l'acre filtro che porgeste
                          allo smarrito adolescente, o rive:
                          nelle chiare mattine si fondevano
                          dorsi di colli e cielo; sulla rena
                          dei lidi era un risucchio ampio, un eguale
                          fremer di vite,
                          una febbre del mondo; ed ogni cosa
                          in se stessa pareva consumarsi.

                          Oh allora sballottati
                          come l'osso di seppia dalle ondate
                          svanire a poco a poco;
                          diventare
                          un albero rugoso od una pietra
                          levigata dal mare; nei colori
                          fondersi dei tramonti; sparir carne
                          per spicciare sorgente ebbra di sole,
                          dal sole divorata…
                          Erano questi,
                          riviere, i voti del fanciullo antico
                          che accanto ad una rósa balaustrata
                          lentamente moriva sorridendo.

                          Quanto, marine, queste fredde luci
                          parlano a chi straziato vi fuggiva.
                          Lame d'acqua scoprentisi tra varchi
                          di labili ramure; rocce brune
                          tra spumeggi; frecciare di rondoni
                          vagabondi…
                          Ah, potevo
                          credervi un giorno, o terre,
                          bellezze funerarie, auree cornici
                          all'agonia d'ogni essere.
                          Oggi torno
                          a voi più forte, o è inganno, ben che il cuore
                          par sciogliersi in ricordi lieti - e atroci.
                          Triste anima passata
                          e tu volontà nuova che mi chiami,
                          tempo è forse d'unirvi
                          in un porto sereno di saggezza.
                          Ed un giorno sarà ancora l'invito
                          di voci d'oro, di lusinghe audaci,
                          anima mia non più divisa. Pensa:
                          cangiare in inno l'elegia; rifarsi;
                          non mancar più.
                          Potere
                          simili a questi rami
                          ieri scarniti e nudi ed oggi pieni
                          di fremiti e di linfe,
                          sentire
                          noi pur domani tra i profumi e i venti
                          un riaffluir di sogni, un urger folle
                          di voci verso un esito; e nel sole
                          che v'investe, riviere,
                          rifiorire!
                          "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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                          • Tiberio
                            Opinionista
                            • 16/08/16
                            • 3530

                            #1813
                            Vincenzo Cardarelli
                            Liguria

                            È la Liguria terra leggiadra.
                            Il sasso ardente, l’argilla pulita,
                            s’avvivano di pampini al sole.
                            È gigante l’ulivo. A primavera
                            appar dovunque la mimosa effimera.
                            Ombra e sole s’alternano
                            per quelle fondi valli
                            che si celano al mare,
                            per le vie lastricate
                            che vanno in su, fra campi di rose,
                            pozzi e terre spaccate,
                            costeggiando poderi e vigne chiuse.
                            In quell’arida terra il sole striscia
                            sulle pietre come un serpe.
                            Il mare in certi giorni
                            è un giardino fiorito.
                            Reca messaggi il vento.
                            Venere torna a nascere
                            ai soffi del maestrale.
                            O chiese di Liguria, come navi
                            disposte a esser varate!
                            O aperti ai venti e all’onde
                            liguri cimiteri!
                            Una rosea tristezza vi colora
                            quando di sera, simile ad un fiore
                            che marcisce, la grande luce
                            si va sfacendo e muore.
                            "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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                            • Tiberio
                              Opinionista
                              • 16/08/16
                              • 3530

                              #1814
                              Sul muro grafito che adombra i sedili rari

                              Sul muro grafito
                              che adombra i sedili rari
                              l’arco del cielo appare
                              finito.

                              Chi si ricorda più del fuoco ch’arse
                              impetuoso
                              nelle vene del mondo; – in un riposo
                              freddo le forme, opache, sono sparse.

                              Rivedrò domani le banchine
                              e la muraglia e l’usata strada.
                              Nel futuro che s’apre le mattine
                              sono ancorate come barche in rada.



                              (Ossi di seppia)
                              Last edited by Tiberio; 28-02-2020, 14:12.
                              "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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                              • Pazza_di_Acerra
                                люблю беспокоиться
                                • 09/12/09
                                • 28840

                                #1815
                                Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
                                Parole sante

                                "Al modo delle foglie che nel tempo
                                fiorito della primavera nascono
                                e ai raggi del sole rapide crescono,
                                noi simili a quelle per un attimo
                                abbiamo diletto del fiore dell’età,
                                ignorando il bene e il male per
                                dono dei Celesti.
                                Ma le nere dee ci stanno a fianco,
                                l’una con il segno della grave vecchiaia
                                e l’altra della morte. Fulmineo
                                precipita il frutto di giovinezza,
                                come la luce d’un giorno sulla terra.
                                E quando il suo tempo è dileguato
                                è meglio la morte che la vita.
                                Molti mali giungono nell'animo: a volte, il patrimonio
                                si consuma, e seguono i dolorosi effetti della povertà;
                                sente un altro la mancanza di figli,
                                e con questo rimpianto scende all'Ade sotterra;
                                un altro ha una malattia che spezza l'animo. Non c'è
                                un uomo al quale Zeus non dia molti mali."
                                Mimnermo, il famoso frammento 2.

                                (Esclusivamente per Pazza
                                ἡμεá¿–ς δ', οá¼·á½± τε φá½»λλα φá½»ει πολυá½±νθεμος á½¥ρη
                                á¼”αρος, á½…τ' αá¼¶ψ' αὐγῆις αá½”ξεται á¼ ελá½·ου,
                                τοá¿–ς á¼´κελοι πá½µχυιον ἐπá½¶ χρá½¹νον ἄνθεσιν á¼¥βης
                                τερπá½¹μεθα, πρὸς θεá¿¶ν εá¼°δá½¹τες οá½”τε κακὸν
                                οá½”τ' á¼€γαθá½¹ν· Κῆρες δá½² παρεστá½µκασι μá½³λαιναι,
                                ἡ μá½²ν á¼”χουσα τá½³λος γá½µραος á¼€ργαλá½³ου,
                                ἡ δ' ἑτá½³ρη θανá½±τοιο· μá½·νυνθα δá½² γá½·νεται á¼¥βης
                                καρπá½¹ς, á½…σον τ' ἐπá½¶ γῆν κá½·δναται á¼ á½³λιος.

                                αὐτá½°ρ ἐπá½´ν δá½´ τοῦτο τá½³λος παραμεá½·ψεται á½¥ρης,
                                αὐτá½·κα δá½´ τεθνá½±ναι βá½³λτιον á¼¢ βá½·οτος·
                                πολλá½° γá½°ρ ἐν θυμá¿¶ι κακá½° γá½·νεται· ἄλλοτε οá¼¶κος
                                τρυχοῦται, πενá½·ης δ' á¼”ργ' á½€δυνηρá½° πá½³λει·
                                ἄλλος δ' αá½– παá½·δων ἐπιδεá½»εται, á½§ν τε μá½±λιστα
                                á¼±μεá½·ρων κατá½° γῆς á¼”ρχεται εá¼°ς Ἀΐδην·
                                ἄλλος νοῦσον á¼”χει θυμοφθá½¹ρον· οὐδá½³ τá½·ς ἐστιν
                                á¼€νθρá½½πων á½§ι Ζεὺς μá½´ κακá½° πολλá½° διδοá¿–."
                                Grazie!
                                semel in anno licet insanire, cotidie melius

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