Poesie

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  • Mr. D.
    الإمام محمد بن الحسن المهدى
    • 06/08/06
    • 4221

    #301
    LEGGENDA DI NATALE
    di Fabrizio De André.

    Parlavi alla luna giocavi coi fiori
    avevi l'età che non porta dolori
    e il vento era un mago, la rugiada una dea,
    nel bosco incantato di ogni tua idea
    nel bosco incantato di ogni tua idea
    E venne l'inverno che uccide il colore
    e un babbo Natale che parlava d'amore
    e d'oro e d'argento splendevano i doni
    ma gli occhi erano freddi e non erano buoni
    ma gli occhi eran freddi e non erano buoni
    Coprì le tue spalle d'argento e di lana
    di perle e smeraldi intrecciò una collana
    e mentre incantata lo stavi a guardare
    dai piedi ai capelli ti volle baciare
    dai piedi ai capelli ti volle baciare
    E adesso che gli altri ti chiamano dea
    l'incanto è svanito da ogni tua idea
    ma ancora alla luna vorresti narrare
    la storia d'un fiore appassito a Natale
    la storia d'un fiore appassito a Natale
    بناهاى آباد گردد خراب
    ز باران و از تابش آفتاب

    پى افكندم از نظم كاخي بلند
    كه از باد و باران نيابد گزند

    از آن پس نميرم كه من زنده*ام
    كه تخم سخن را پراكنده*ام

    هر آنكس كه دارد هش و راى و دين
    پس از مرگ بر من كند آفرين

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    • lam
      Anima vagabonda
      • 22/11/06
      • 3075

      #302
      O tu a cui spesso mi avvicino silenzioso, per poter stare
      con te là dove sei,
      Quando cammino a fianco a te per strada, o ti siedo accanto,
      o quando resto assieme a te in una stanza,
      Tu poco sai del fuoco che sottile, elettrico, per amor tuo
      guizzando mi percorre..

      Walt Whitman
      Last edited by lam; 15-01-2007, 18:50.
      Siamo fatti con la stessa materia di cui sono fatti i sogni.

      omohitsutsu
      nureba ya hito no
      mietsuramu
      yume to shiriseba
      samezaramashi wo.

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      • conogelato
        Candle in the wind

        • 17/07/06
        • 66024

        #303
        Istanti
        Jorge Luis Borges

        Se io potessi vivere un'altra volta la mia vita
        nella prossima cercherei di fare pi
        amate i vostri nemici

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        • lam
          Anima vagabonda
          • 22/11/06
          • 3075

          #304
          Per il mio cuore...

          Per il mio cuore basta il tuo petto,
          per la tua libertà bastano le mie ali.
          Dalla mia bocca arriverà fino in cielo
          ciò che stava sopito sulla tua anima.

          E' in te l'illusione di ogni giorno.
          Giungi come la rugiada sulle corolle.
          Scavi l'orizzonte con la tua assenza.
          Eternamente in fuga come l'onda.

          Ho detto che cantavi nel vento
          come i pini e come gli alberi maestri delle navi.
          Come quelli sei alta e taciturna.
          E di colpo ti rattristi, come un viaggio.

          Accogliente come una vecchia strada.
          Ti popolano echi e voci nostalgiche.
          Io mi sono svegliato e a volte migrano e fuggono
          gli uccelli che dormivano nella tua anima.


          PABLO NERUDA
          Siamo fatti con la stessa materia di cui sono fatti i sogni.

          omohitsutsu
          nureba ya hito no
          mietsuramu
          yume to shiriseba
          samezaramashi wo.

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          • lam
            Anima vagabonda
            • 22/11/06
            • 3075

            #305
            XLIV sonetto

            Saprai che non t'amo e che t'amo
            perché la vita è in due maniere,
            la parola è un'ala del silenzio,
            il fuoco ha una metà di freddo.

            Io t'amo per cominciare ad amarti,
            per ricominciare l'infinito,
            per non cessare d'amarti mai:
            per questo non t'amo ancora.

            T'amo e non t'amo come se avessi
            nelle mie mani le chiavi della gioia
            e un incerto destino sventurato.

            Il mio amore ha due vite per amarti.
            Per questo t'amo quando non t'amo
            e per questo t'amo quando t'amo.



            da "Cento sonetti d'amore"


            Pablo Neruda
            Siamo fatti con la stessa materia di cui sono fatti i sogni.

            omohitsutsu
            nureba ya hito no
            mietsuramu
            yume to shiriseba
            samezaramashi wo.

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            • Xilinx23
              The Count
              • 01/06/05
              • 41139

              #306
              William Shakespeare
              Sonetto 23


              [I]Come un pessimo attore in scena
              colto da paura dimentica il suo ruolo,
              oppur come una furia stracarica di rabbia
              strema il proprio cuore per impeto eccessivo,

              anch'io, sentendomi insicuro, non trovo le parole
              per la giusta apoteosi del ritual d'amore,
              e nel colmo del mio amor mi par mancare
              schiacciato sotto il peso della sua potenza.

              Sian dunque i versi miei, unica eloquenza
              e muti messaggeri della voce del mio cuore,
              a supplicare amore e attender ricompensa
              ben pi
              Membro del Consiglio degli Admin


              [RIGHT][I]L'ironia

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              • conogelato
                Candle in the wind

                • 17/07/06
                • 66024

                #307
                Silvia, rimembri ancora
                quel tempo della tua vita mortale,
                quando beltà splendea
                negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
                e tu, lieta e pensosa, il limitare
                di gioventù salivi?

                Sonavan le quiete
                stanze, e le vie d'intorno,
                al tuo perpetuo canto,
                allor che all'opre femminili intenta
                sedevi, assai contenta
                di quel vago avvenir che in mente avevi.
                Era il maggio odoroso: e tu solevi
                così menare il giorno.

                Io gli studi leggiadri
                talor lasciando e le sudate carte,
                ove il tempo mio primo
                e di me si spendea la miglior parte,
                d’in su i veroni del paterno ostello
                porgea gli orecchi al suon della tua voce,
                ed alla man veloce
                che percorrea la faticosa tela.
                Mirava il ciel sereno,
                le vie dorate e gli orti,
                e quinci il mar da lungi, e quindi il monte.
                Lingua mortal non dice
                quel ch’io sentiva in seno.

                Che pensieri soavi,
                che speranze, che cori, o Silvia mia!
                Quale allor ci apparia
                la vita umana e il fato!
                Quando sovviemmi di cotanta speme,
                un affetto mi preme
                acerbo e sconsolato,
                e tornami a doler di mia sventura.
                O natura, o natura,
                perché non rendi poi
                quel che prometti allor? perché di tanto
                inganni i figli tuoi?

                Tu pria che l’erbe inaridisse il verno,
                da chiuso morbo combattuta e vinta,
                perivi, o tenerella. E non vedevi
                il fior degli anni tuoi;
                non ti molceva il core
                la dolce lode or delle negre chiome,
                or degli sguardi innamorati e schivi;
                né teco le compagne ai dì festivi
                ragionavan d’amore.

                Anche perìa fra poco
                la speranza mia dolce: agli anni miei
                anche negaro i fati
                la giovinezza. Ahi come,
                come passata sei,
                cara compagna dell’età mia nova,
                mia lacrimata speme!
                Questo è il mondo? questi
                i diletti, l’amor, l’opre, gli eventi,
                onde cotanto ragionammo insieme?
                questa la sorte delle umane genti?
                All’apparir del vero
                tu, misera, cadesti: e con la mano
                la fredda morte ed una tomba ignuda
                mostravi di lontano.
                amate i vostri nemici

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                • Nuvolosa

                  #308
                  Questa

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                  • Xilinx23
                    The Count
                    • 01/06/05
                    • 41139

                    #309
                    Salvatore Quasimodo
                    Lettera alla madre


                    [I]
                    Membro del Consiglio degli Admin


                    [RIGHT][I]L'ironia

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                    • Kyra
                      Disappointed Idealist
                      • 24/10/05
                      • 22455

                      #310
                      William Shakespeare


                      From fairest creatures we desire increase,
                      That thereby beauty's rose might never die,
                      But as the riper should by time decease,
                      His tender heir might bear his memory:
                      But thou contracted to thine own bright eyes,
                      Feed'st thy light's flame with self-substantial fuel,
                      Making a famine where abundance lies,
                      Thy self thy foe, to thy sweet self too cruel:
                      Thou that art now the world's fresh ornament,
                      And only herald to the gaudy spring,
                      Within thine own bud buriest thy content,
                      And, tender churl, mak'st waste in niggarding:
                      Pity the world, or else this glutton be,
                      To eat the world's due, by the grave and thee.
                      I'm laying down, eating snow
                      My fur is hot, my tongue is cold
                      On a bed of spider web
                      I think of how to change myself

                      A lot of hope in a one man tent
                      There's no room for innocence
                      So take me home before the storm
                      Velvet mites will keep us warm.

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                      • conogelato
                        Candle in the wind

                        • 17/07/06
                        • 66024

                        #311
                        poesie di Ungaretti : Mattina





                        M'illumino
                        d'immenso
                        amate i vostri nemici

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                        • Xilinx23
                          The Count
                          • 01/06/05
                          • 41139

                          #312
                          Pablo Neruda
                          Il Tuo Sorriso


                          [I]Toglimi il pane, se vuoi,
                          toglimi l'aria, ma
                          non togliermi il tuo sorriso.

                          Non togliermi la rosa,
                          la lancia che sgrani,
                          l'acqua che d'improvviso
                          scoppia nella tua gioia,
                          la repentina onda
                          d'argento che ti nasce.

                          Dura
                          Membro del Consiglio degli Admin


                          [RIGHT][I]L'ironia

                          Comment

                          • Nuvolosa

                            #313
                            Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

                            Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
                            e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
                            Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
                            Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
                            le coincidenze, le prenotazioni,
                            le trappole, gli scorni di chi crede
                            che la realtà sia quella che si vede.

                            Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
                            non già perchè con quattr'occhi forse si vede di più.
                            Con te le ho scese perchè sapevo che di noi due
                            le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
                            erano le tue.

                            Eugenio Montale

                            Comment

                            • conogelato
                              Candle in the wind

                              • 17/07/06
                              • 66024

                              #314
                              Ancora Montale

                              Meriggiare pallido e assorto
                              presso un rovente muro d’orto,
                              ascoltare tra i pruni e gli sterpi
                              schiocchi di merli, frusci di serpi.

                              Nelle crepe del suolo o su la veccia
                              spiar le file di rosse formiche
                              ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
                              a sommo di minuscole biche.

                              Osservare tra frondi il palpitare
                              lontano di scaglie di mare
                              m entre si levano tremuli scricchi
                              di cicale dai calvi picchi.

                              E andando nel sole che abbaglia
                              sentire con triste meraviglia
                              com’è tutta la vita e il suo travaglio
                              in questo seguitare una muraglia
                              che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
                              amate i vostri nemici

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                              • EVOKar
                                Stronzo chi legge!!
                                • 08/12/06
                                • 5337

                                #315
                                [FONT="Arial Black"][SOLO]


                                [FONT="Arial"]Fanciullo, io gi
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