Poesie

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  • conogelato
    Candle in the wind

    • 17/07/06
    • 66028

    #1816
    Ve vojo riccontà ‘na storia strana.
    Che m’è successa propio l’artra settimana

    Camminavo pe’ r vialone davanti alla chiesa der paese
    Quanno ‘na strana voja d’entrà me prese

    ​Sia chiaro non so mai stato un cristiano praticante
    Se c’era un matrimonio, se vedevamo al ristorante

    ​Ma me so sentito come se quarcuno,
    Me dicesse: “dai entra, nu’ c’è nessuno”

    Un misto de voja e paura m’aveva preso
    Ma ‘na vorta dentro, restai sorpreso

    La chiesa era vota, nun c’era nessuno
    La voce che ho sentito era la mia, no de quarcuno

    C’erano quattro panche e un vecchio crocifisso de nostro Signore
    “Guarda te se a chiamamme è stato er Creatore”

    Me gonfiai er petto e da sbruffone gridai: “ So passato pè un saluto”
    Quanno na voce me rispose: ”mo sei entrato, nu fa lo scemo mettete seduto!”

    Pensai: mo me giro e vado via,
    Quanno quarcuno me rispose: “Nu te ne ‘nnà. Resta … famme compagnia”.

    “Famo n’altra vorta , poi mi moje chi la sente: è tardi sarà già tutto apparecchiato”.
    “Avvicinate nu fa lo scemo, ‘o so che nu sei sposato.

    Me sentivo troppo strano, io che nun avevo mai pregato
    Me sentivo pregà dar Signore der creato

    “Signore dateme na prova, devo da crede
    Che sete veramente Iddio che tutto vede”

    “Voi na prova ? Questo nu te basta? Te sei mi fijo
    E io sto qua inchiodato pe er bene che te vojo!”

    “Me viè da piagne, me sento de scusamme.
    Signore ve prego perdonate le mie mancanze

    A sapello che c’eravate pe davero …
    Venivo più spesso, ve accennevo quarche cero”.

    “Ahahahahhaha ma te pensi che io sto solo qua dentro?
    Io so sempre stato co te, nella gioia e nel tormento.

    Te ricordi quanno eri piccolino
    Io pe te ero Gesù bambino

    Prima de coricatte la sera
    Me dedicavi sempre na preghiera

    Era semplice quella che po’ fa er core de un bambino,
    Me facevi piagne e con le mie lacrime te bagnavo er cuscino

    Poi anni de silenzio… te s’è indurito er core
    Proprio verso de me, che t’ho fatto co tanto amore.

    Te gridavo fijo mio sto qua,
    Arza l’occhi guarda tuo papà!

    Ma te niente… guardavi pe tera
    E te ostinavi a famme la guera.

    Poi quanno tu padre stava male
    E te già pensavi ar funerale

    Sul letto de morte… nelle ultime ore
    T’è scappata na preghiera… “Te affido ar core der Creatore”.

    Ecco perché t’ho chiamato,
    Pe ditte quanto me sei mancato.

    Ho cominciato a piagne dalla gioia e dar dolore…
    Ho scoperto de esse amato dar Signore…

    ​Questa è na storiella che nun ’ha niente da insegnà,
    ​Solo che in cielo c’è un Dio che piagne se lo chiami papà!

    TRILUSSA
    amate i vostri nemici

    Comment

    • Tiberio
      Opinionista
      • 16/08/16
      • 3530

      #1817
      Io ero fatta di prati verdi
      di lucciole della notte.
      Ma qualche adulto bambino
      ha preso in mano il grillo
      la lucciola e la cicala
      che erano in me.
      Alcuni falsi poeti
      chiudono i grandi nel pugno
      della curiosità
      e non sanno che anche nel grillo
      vive presente un'anima.

      Alda Merini
      Last edited by Tiberio; 10-03-2020, 08:07.
      "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

      Comment

      • conogelato
        Candle in the wind

        • 17/07/06
        • 66028

        #1818
        Ti faccio dono di tutto
        se vuoi,
        tanto io sono solo una fanciulla
        piena di poesia
        e coperta di lacrime salate,
        io voglio solo addormentarmi
        sulla ripa del cielo stellato
        e diventare un dolce vento
        di canti d’amore per te.

        Alda Merini
        amate i vostri nemici

        Comment

        • Tiberio
          Opinionista
          • 16/08/16
          • 3530

          #1819
          Il passero solitario

          D’in su la vetta della torre antica,
          Passero solitario, alla campagna
          Cantando vai finchè non more il giorno;
          Ed erra l’armonia per questa valle.
          Primavera dintorno
          Brilla nell’aria, e per li campi esulta,
          Sì ch’a mirarla intenerisce il core.
          Odi greggi belar, muggire armenti;
          Gli altri augelli contenti, a gara insieme
          Per lo libero ciel fan mille giri,
          Pur festeggiando il lor tempo migliore:
          Tu pensoso in disparte il tutto miri;
          Non compagni, non voli,
          Non ti cal d’allegria, schivi gli spassi;
          Canti, e così trapassi
          Dell’anno e di tua vita il più bel fiore.

          Oimè, quanto somiglia
          Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
          Della novella età dolce famiglia,
          E te german di giovinezza, amore,
          Sospiro acerbo de’ provetti giorni
          Non curo, io non so come; anzi da loro
          Quasi fuggo lontano;
          Quasi romito, e strano
          Al mio loco natio,
          Passo del viver mio la primavera.
          Questo giorno ch’omai cede alla sera,
          Festeggiar si costuma al nostro borgo.
          Odi per lo sereno un suon di squilla,
          Odi spesso un tonar di ferree canne,
          Che rimbomba lontan di villa in villa.
          Tutta vestita a festa
          La gioventù del loco
          Lascia le case, e per le vie si spande;
          E mira ed è mirata, e in cor s’allegra.
          Io solitario in questa
          Rimota parte alla campagna uscendo,
          Ogni diletto e gioco
          Indugio in altro tempo: e intanto il guardo
          Steso nell’aria aprica
          Mi fere il Sol che tra lontani monti,
          Dopo il giorno sereno,
          Cadendo si dilegua, e par che dica
          Che la beata gioventù vien meno.

          Tu, solingo augellin, venuto a sera
          Del viver che daranno a te le stelle,
          Certo del tuo costume
          Non ti dorrai; che di natura è frutto
          Ogni vostra vaghezza.
          A me, se di vecchiezza
          La detestata soglia
          Evitar non impetro,
          Quando muti questi occhi all’altrui core,
          E lor fia voto il mondo, e il dì futuro
          Del dì presente più noioso e tetro,
          Che parrà di tal voglia?
          Che di quest’anni miei? che di me stesso?
          Ahi pentirommi, e spesso,
          Ma sconsolato, volgerommi indietro.

          Giacomo Leopardi



          Il rinnegamento di San Pietro

          Charles Baudelaire, 1852, da I fiori del Male


          Che se ne fa Dio di quel fiotto d’anatemi
          che sale ogni giorno verso i suoi diletti Serafini?
          Come un tiranno satollo di carne e di vini,
          s’addormenta al dolce brusio delle nostre orrende bestemmie.

          I singhiozzi dei martiri e dei supplizziati
          sono certamente una sinfonia inebriante,
          se, malgrado il sangue che costa la loro voluttà,
          i cieli non ne sono ancora sazi.

          - Ah! Gesù, ricordati dell’Orto degli Ulivi!
          Nella tua ingenuità pregavi in ginocchio
          colui che nel suo cielo rideva al rumore dei chiodi
          che ignobili carnefici piantavano nella tue carni vive.

          E quando vedesti sputare sulla tua divinità
          la feccia del corpo di guardia e delle cucine,
          e sentisti penetrare le spine
          nel tuo cranio in cui viveva l’immensa Umanità;

          quando il tremendo peso del tuo corpo stremato
          stirava le tue braccia distese, e il tuo sangue
          e il tuo sudore colavano dalla tua fronte impallidita,
          e fosti posto davanti a tutti come un bersaglio,

          ripensavi a quei giorni così radiosi e belli
          in cui venisti per compiere l’eterna promessa,
          in cui percorrevi, in groppa ad un asinello paziente,
          strade cosparse di fiori e di ramoscelli,

          in cui, col cuore gonfio di speranza e di coraggio,
          fustigavi con forza quei vili mercanti,
          quando, infine, fosti maestro? Il rimorso
          non penetrò nel tuo fianco più in fondo della lancia?

          - Quanto a me, uscirò certo volentieri
          da un mondo in cui l’azione non è sorella del sogno;
          possa io usare la spada e di spada perire!
          San Pietro ha rinnegato Gesù… Ha fatto bene!



          L'ultimo verso è molto sarcastico





          Spleen

          Quand le ciel bas et lourd pèse comme un couvercle
          Sur l'esprit gémissant en proie aux longs ennuis,
          Et que de l'horizon embrassant tout le cercle
          Il nous verse un jour noir plus triste que les nuits;

          Quand la terre est changée en un cachot humide,
          Où l'Espérance, comme une chauve-souris,
          S'en va battant les murs de son aile timide
          Et se cognant la tête à des plafonds pourris;

          Quand la pluie étalant ses immenses traînées
          D'une vaste prison imite les barreaux,
          Et qu'un peuple muet d'infâmes araignées
          Vient tendre ses filets au fond de nos cerveaux,

          Des cloches tout à coup sautent avec furie
          Et lancent vers le ciel un affreux hurlement,
          Ainsi que des esprits errants et sans patrie
          Qui se mettent à geindre opiniâtrément.

          - Et de longs corbillards, sans tambours ni musique,
          Défilent lentement dans mon âme; l'Espoir,
          Vaincu, pleure, et l'Angoisse atroce, despotique,
          Sur mon crâne incliné plante son drapeau noir.




          Versione tradotta

          Quando il cielo basso e greve pesa come un coperchio sullo spirito che geme in preda a lunghi affanni, e versa, abbracciando l'intero giro dell'orizzonte, un giorno nero più triste della notte;

          quando la terra è trasformata in umida prigione dove la Speranza, come un pipistrello, va sbattendo contro i muri la sua timida ala e picchiando la testa sui soffitti marci;

          quando la pioggia, distendendo le sue immense strisce, imita le sbarre d'un grande carcere, e un popolo muto d'infami ragni tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli, improvvisamente delle campane sbattono con furia e lanciano verso il cielo un urlo orrendo, simili a spiriti vaganti e senza patria, che si mettono a gemere ostinatamente.

          - E lunghi trasporti funebri, senza tamburi né bande, sfilano lentamente nella mia anima; vinta, la Speranza piange; e l'atroce Angoscia, dispotica, pianta sul mio cranio chinato il suo nero vessillo.


          C. Baudelaire, I fiori del male, trad. R. Cesarini
          "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

          Comment

          • Tiberio
            Opinionista
            • 16/08/16
            • 3530

            #1820
            Alla sera

            Forse perché della fatal quïete
            Tu sei l’immago a me sì cara, vieni,
            O Sera! E quando ti corteggian liete
            Le nubi estive e i zeffiri sereni,

            E quando dal nevoso aere inquiete
            Tenebre, e lunghe, all’universo meni,
            Sempre scendi invocata, e le secrete
            Vie del mio cor soavemente tieni.

            Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
            Che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
            Questo reo tempo, e van con lui le torme

            Delle cure, onde meco egli si strugge;
            E mentre io guardo la tua pace, dorme
            Quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.

            Ugo Foscolo
            "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

            Comment

            • Tiberio
              Opinionista
              • 16/08/16
              • 3530

              #1821
              Primo inno alla notte

              Quale vivente, dotato di senso, non ama, tra tutte le meravigliose parvenze dello spazio esteso intorno a sé, la più felice, la luce - coi suoi colori, i suoi raggi e onde; la sua mite onnipresenza, come giorno che desta. Come l'anima più interna della vita lo respira il mondo colossale delle infaticabili costellazioni, e nuota danzando nel suo flutto azzurro - la respira la pietra scintillante che sempre riposa, la pianta sensitiva che sugge, e la bestia selvaggia, ardente, dalle molte forme - più di tutti però il magnifico straniero dagli occhi pieni di senso, dal passo librante, e dalle labbra ricche di suoni dolcemente schiuse. Come sovrana della natura terrestre essa chiama ogni forza a innumeri permutazioni, annoda e scioglie vincoli infiniti, circonda della sua immagine celeste ogni essere terreno. - La sua presenza sola rivela la maestà splendente dei regni del mondo.

              Mi ripiego verso la sacra notte, impronunciabile, colma di misteri. Giace lontano il mondo - sprofondato in una tomba - il suo luogo è deserto e solitario. Tra le corde dell'animo spira profonda malinconia. In gocce di rugiada voglio precipitare, mischiandomi con la cenere. - Distanze del ricordo, desideri di gioventù, sogni d'infanzia, brevi gioie di un'intera lunga vita e vane speranze giungono in vesti grigie, come nebbie serotine al tramonto del sole. In altri spazi la luce spiegò le tende festose. Non tornerà mai più dai suoi figli, che l'attendono con fede degl'innocenti?

              *****


              Cosa scaturisce a un tratto così presago dal fondo del cuore, e assorbe la molle brezza della malinconia?
              Anche tu trovi piacere in noi, scura notte? Cosa tieni sotto il tuo manto, che invisibile e potente mi penetra l'anima? Prezioso balsamo stilla dalle tue mani, dal fascio dei papaveri. Tu sollevi le ali gravi dell'animo. Oscuramente, ineffabilmente ci sentiamo turbati - con lieto spavento vedo un volto severo chinarsi su me dolce e devoto, e sotto ricci infinitamente intrecciati svelare l'amata giovinezza della madre. Quanto povera e infantile mi pare ora la luce - quanto grato e benedetto il congedo del giorno - Solo perché la notte distoglie da te i fedeli, tu seminasti nella vastità dello spazio le sfere luminose, ad annunciare la tua onnipotenza - il tuo ritorno - nei tempi dell'allontanamento.
              Più celesti di ogni stella rilucente ci paiono gli infiniti occhi che in noi la notte dischiude. Vedono oltre, come le più pallide in quelle schiere innumerevoli - incuranti di luce intravedono il fondo dell'animo amante - lo spazio eccelso è colmato d'indicibile voluttà. Lode alla sovrana del mondo, alta annunciatrice di sacri monti, custode d'amore beato - a me ha mandato te - dolce amata - amabile sole notturno, - e ora veglio - poiché ora sono tuo e mio - mi annunciasti che la notte è vita - mi rendesti uomo - consuma il mio corpo con l'ardore dello spirito, ché etereo con te intimamente mi confonda e poi perduri in eterno la notte nuziale.

              Novalis




              Insonnia cioraniana al contrario nella sec. parte dell' inno postato
              Last edited by Tiberio; 12-03-2020, 08:33.
              "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

              Comment

              • Bauxite
                Cosmo-Agonica

                • 25/12/09
                • 36341

                #1822
                Per finire


                Raccomando ai miei posteri
                (se ne saranno) in sede letteraria,
                il che resta improbabile, di fare
                un bel falò di tutto che riguardi
                la mia vita, i miei fatti, i miei nonfatti.
                Non sono un Leopardi, lascio poco da ardere
                ed è già troppo vivere in percentuale.
                Vissi al cinque per cento, non aumentate
                la dose. Troppo spesso invece piove
                sul bagnato.

                Eugenio Montale

                Comment

                • bumble-bee
                  ...

                  • 10/12/09
                  • 15569

                  #1823
                  Amore che nulla ho amato... amor perdona... se ti ho infettato.
                  Bambol utente of the decade

                  Comment

                  • Tiberio
                    Opinionista
                    • 16/08/16
                    • 3530

                    #1824
                    Tutti i Canti di Leopardi

                    https://discutere.it/showthread.php?...Leopardi-Canti
                    "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

                    Comment

                    • Bauxite
                      Cosmo-Agonica

                      • 25/12/09
                      • 36341

                      #1825
                      There is a pleasure in the pathless woods,
                      There is a rapture on the lonely shore,
                      There is society, where none intrudes,
                      By the deep Sea, and music in its roar:
                      I love not Man the less, but Nature more,
                      From these our interviews, in which I steal
                      From all I may be, or have been before,
                      To mingle with the Universe, and feel
                      What I can ne’er express, yet cannot all conceal.

                      Lord Byron

                      Comment

                      • conogelato
                        Candle in the wind

                        • 17/07/06
                        • 66028

                        #1826
                        MIO FIUME ANCHE TU

                        Vedo ora nella notte triste, imparo,
                        So che l'inferno s'apre sulla terra
                        Su misura di quanto
                        L'uomo si sottrae, folle,
                        Alla purezza della Tua passione.

                        Fa piaga nel Tuo cuore
                        La somma del dolore
                        Che va spargendo sulla terra l'uomo;
                        Il Tuo cuore è la sede appassionata
                        Dell'amore non vano.

                        Cristo, pensoso palpito,
                        Astro incarnato nell'umane tenebre,
                        Fratello che t'immoli
                        Perennemente per riedificare
                        Umanamente l'uomo,
                        Santo, Santo che soffri,
                        Maestro e fratello e Dio che ci sai deboli,
                        Santo, Santo che soffri
                        Per liberare dalla morte i morti
                        E sorreggere noi infelici vivi,
                        D'un pianto solo mio non piango più,
                        Ecco, Ti chiamo, Santo,
                        Santo, Santo che soffri.

                        GIUSEPPE UNGARETTI
                        amate i vostri nemici

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                        • Kanyu
                          *

                          • 10/05/19
                          • 23112

                          #1827
                          "Il più bello dei mari" di Nazim Hikmet.

                          Il più bello dei mari
                          è quello che non navigammo.
                          Il più bello dei nostri figli
                          non è ancora cresciuto.
                          I più belli dei nostri giorni
                          non li abbiamo ancora vissuti.
                          E quello
                          che vorrei dirti di più bello
                          non te l'ho ancora detto.
                          "Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi"

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                          • follemente
                            Opinionista

                            • 22/12/09
                            • 11727

                            #1828
                            "Tempus ruit, sed interdum stat"
                            Il tempo scorre, ma talvolta è fermo.

                            Questa poesia di Kitty O' Meart (1839-1888), scritta durante una recrudescenza della pandemia, replica moduli e sentimenti che sono diffusi in questo presente.
                            __________________________________________________ _____________

                            GUARIRE

                            E la gente rimase a casa
                            E lesse libri e ascoltò
                            E si riposò e fece esercizi
                            E fece arte e giocò
                            E imparò nuovi modi di essere
                            E si fermò

                            E ascoltò più in profondità
                            Qualcuno meditava
                            Qualcuno pregava
                            Qualcuno ballava
                            Qualcuno incontrò la propria ombra
                            E la gente cominciò a pensare in modo differente

                            E la gente guarì.
                            E nell’assenza di gente che viveva
                            In modi ignoranti
                            Pericolosi
                            Senza senso e senza cuore,
                            Anche la terra cominciò a guarire

                            E quando il pericolo finì
                            E la gente si ritrovò
                            Si addolorarono per i morti
                            E fecero nuove scelte
                            E sognarono nuove visioni
                            E crearono nuovi modi di vivere
                            E guarirono completamente la terra
                            Così come erano guariti loro

                            KITTY O' MEARY

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                            • bumble-bee
                              ...

                              • 10/12/09
                              • 15569

                              #1829
                              Il trascorrere del tempo

                              E rimani assorto nei tuoi pensieri,
                              pensando al giorno che era ieri.

                              Un quadro, una foto, un'immagine cristallixxata,
                              impressa per sempre e mai mutata.

                              Ti illudi che ciò che vedi,
                              sia oggi, così come, lo fu ieri.

                              Ma non esiste niente, nel tempo, che possa sembrare uguale,
                              perché nel contempo, tu non rimani tale.

                              E ciò che hai visto ieri, non è ciò che vedi oggi,
                              perché tu non sei oggi, ciò che se stato ieri.

                              Pertanto, anche se ciò a cui hai pensato, ti sembra non sia mai cambiato,
                              sei tu che nel frattempo, non sei più lo stesso elemento.

                              Questo è, il trascorrere del tempo.

                              .......

                              Il poeta bumble-bee (creata sul momento)
                              Last edited by bumble-bee; 19-03-2020, 21:30.
                              Bambol utente of the decade

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                              • Escolzia
                                Opinionista

                                • 10/08/16
                                • 7520

                                #1830
                                Sii dolce con me. Sii gentile

                                «Sii dolce con me. Sii gentile.
                                E’ breve il tempo che resta. Poi
                                saremo scie luminosissime.
                                E quanta nostalgia avremo
                                dell’umano. Come ora ne
                                abbiamo dell’infinità.
                                Ma non avremo le mani. Non potremo
                                fare carezze con le mani.
                                E nemmeno guance da sfiorare
                                leggere.
                                Una nostalgia d’imperfetto
                                ci gonfierà i fotoni lucenti.
                                Sii dolce con me.
                                Maneggiami con cura.
                                Abbi la cautela dei cristalli
                                con me e anche con te.
                                Quello che siamo
                                è prezioso più dell’opera blindata nei sotterranei
                                e affettivo e fragile. La vita ha bisogno
                                di un corpo per essere e tu sii dolce
                                con ogni corpo. Tocca leggermente
                                leggermente poggia il tuo piede
                                e abbi cura
                                di ogni meccanismo di volo
                                di ogni guizzo e volteggio
                                e maturazione e radice
                                e scorrere d’acqua e scatto
                                e becchettio e schiudersi o
                                svanire di foglie
                                fino al fenomeno
                                della fioritura,
                                fino al pezzo di carne sulla tavola
                                che è corpo mangiabile
                                per il mio ardore d’essere qui.
                                Ringraziamo. Ogni tanto.
                                Sia placido questo nostro esserci –
                                questo essere corpi scelti
                                per l’incastro dei compagni
                                d’amore.»
                                Mariangela Gualtieri

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