Poesie

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  • Tiberio
    Opinionista
    • 16/08/16
    • 3530

    #1846
    Qualcosa mi ha fatto pensare a @conogelato in questo testo

    Senza alcuna ironia
    "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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    • conogelato
      Candle in the wind

      • 17/07/06
      • 66024

      #1847
      Quale onore: Grazie!
      amate i vostri nemici

      Comment

      • Tiberio
        Opinionista
        • 16/08/16
        • 3530

        #1848
        Se (Emily Dickinson)

        Se io potrò impedire
        a un cuore di spezzarsi
        non avrò vissuto invano
        Se allevierò il dolore di una vita
        o guarirò una pena
        o aiuterò un pettirosso caduto
        a rientrare nel nido
        non avrò vissuto invano



        Se (Rudyard Kipling)

        Se saprai mantenere la calma quando tutti intorno a te
        la perdono, e te ne fanno colpa.
        Se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano,
        tenendo però considerazione anche del loro dubbio.
        Se saprai aspettare senza stancarti di aspettare,
        O essendo calunniato, non rispondere con calunnia,
        O essendo odiato, non dare spazio all'odio,
        Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo saggio;

        Se saprai sognare, senza fare del sogno il tuo padrone;
        Se saprai pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo,
        Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina
        E trattare allo stesso modo questi due impostori.
        Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto
        Distorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi,
        O a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
        E piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi.

        Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
        E rischiarlo in un unico lancio a testa e croce,
        E perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
        senza mai far parola della tua perdita.
        Se saprai serrare il tuo cuore, tendini e nervi
        nel servire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
        E a tenere duro quando in te non c'è più nulla
        Se non la Volontà che dice loro: "Tenete duro!"

        Se saprai parlare alle folle senza perdere la tua virtù,
        O passeggiare con i Re, rimanendo te stesso,
        Se né i nemici né gli amici più cari potranno ferirti,
        Se per te ogni persona conterà, ma nessuno troppo.
        Se saprai riempire ogni inesorabile minuto
        Dando valore ad ognuno dei sessanta secondi,
        Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa,
        E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!
        "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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        • conogelato
          Candle in the wind

          • 17/07/06
          • 66024

          #1849
          Stupenda! Grazie Tiberio
          amate i vostri nemici

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          • Turbociclo
            Opinionista
            • 28/04/19
            • 5572

            #1850
            Dicono alcuni che amore è un bambino

            e alcuni che è un uccello,

            alcuni che manda avanti il mondo,

            e alcuni che è un’assurdità,

            e quando ho domandato al mio vicino,

            che aveva tutta l’aria di sapere,

            sua moglie si è seccata e ha detto che

            non era il caso, no.


            Assomiglia a una coppia di pigiami,

            o al salame dove non c’è da bere?

            Per l’odore può ricordare i lama,

            o avrà un profumo consolante?

            E’ piangente a toccarlo, come un pruno,

            o lieve come morbido piumino?

            E’ tagliente o ben liscio lungo gli orli?

            La verità, vi prego, sull’amore.

            I manuali di storia ce ne parlano

            in qualche noticina misteriosa,

            ma è un argomento assai comune

            a bordo delle navi da crociera;

            ho trovato che vi si accenna nelle

            cronache dei suicidi,

            e l’ho visto persino scribacchiato

            sul retro degli orari ferroviari.

            Ha il latrato di un alsaziano a dieta,

            o il bum-bum di una banda militare?

            Si può farne una buona imitazione

            su una sega o uno Steinway da concerto?

            Quando canta alle feste, è un finimondo?

            Apprezzerà soltanto roba classica?

            Smetterà se si vuole un po’ di pace?

            La verità, vi prego, sull’amore.

            Sono andato a guardare nel bersò;

            lì non c’era mai stato;

            ho esplorato il Tamigi a Maidenhead,

            e poi l’aria balsamica di Brighton.

            Non so che cosa mi cantasse il merlo,

            o che cosa dicesse il tulipano,

            ma non era nascosto nel pollaio,

            e non era nemmeno sotto il letto.

            Sa fare delle smorfie straordinarie?

            Sull’altalena soffre di vertigini?

            Passerà tutto il suo tempo alle corse,

            o strimpellando corde sbrindellate?

            Avrà idee personali sul denaro?

            E’ un buon patriota o mica tanto?

            Ne racconta di allegre, anche se spinte?

            La verità, vi prego, sull’amore.

            Quando viene, verrà senza avvisare,

            proprio mentre mi sto frugando il naso?

            Busserà la mattina alla mia porta,

            o là sul bus mi pesterà un piede?

            Accadrà come quando cambia il tempo?

            Sarà cortese o spiccio il suo saluto?

            Darà una svolta a tutta la mia vita?

            La verità, vi prego, sull’amore.



            Wystan Hugh Auden
            " L' uomo ha una tale passione per il sistema
            e la deduzione logica che è disposto ad alterare la verità,
            per non vedere il visibile, a non udire l' udibile,
            pur di legittimare la propria logica."

            Dostoevskij.

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            • Tiberio
              Opinionista
              • 16/08/16
              • 3530

              #1851
              Sopra il ritratto di una bella donna, scolpito nel monumento sepolcrale della medesima

              Tal fosti: or qui sotterra
              Polve e scheletro sei. Su l'ossa e il fango
              Immobilmente collocato invano,
              Muto, mirando dell'etadi il volo,
              Sta, di memoria solo
              E di dolor custode, il simulacro
              Della scorsa beltà. Quel dolce sguardo,
              Che tremar fe, se, come or sembra, immoto
              In altrui s'affisò; quel labbro, ond'alto
              Par, come d'urna piena,
              Traboccare il piacer; quel collo, cinto
              Già di desio; quell'amorosa mano,
              Che spesso, ove fu porta,
              Sentì gelida far la man che strinse;
              E il seno, onde la gente
              Visibilmente di pallor si tinse,
              Furo alcun tempo: or fango
              Ed ossa sei: la vista
              Vituperosa e trista un sasso asconde.

              Così riduce il fato
              Qual sembianza fra noi parve più viva
              Immagine del ciel. Misterio eterno
              Dell'esser nostro. Oggi d'eccelsi, immensi
              Pensieri e sensi inenarrabil fonte,
              Beltà grandeggia, e pare,
              Quale splendor vibrato
              Da natura immortal su queste arene,
              Di sovrumani fati,
              Di fortunati regni e d'aurei mondi
              Segno e sicura spene
              Dare al mortale stato:
              Diman, per lieve forza,
              Sozzo a vedere, abominoso, abbietto
              Divien quel che fu dianzi
              Quasi angelico aspetto,
              E dalle menti insieme
              Quel che da lui moveva
              Ammirabil concetto, si dilegua.

              Desiderii infiniti
              E visioni altere
              Crea nel vago pensiere,
              Per natural virtù, dotto concento;
              Onde per mar delizioso, arcano
              Erra lo spirto umano,
              Quasi come a diporto
              Ardito notator per l'Oceano:
              Ma se un discorde accento
              Fere l'orecchio, in nulla
              Torna quel paradiso in un momento.

              Natura umana, or come,
              Se frale in tutto e vile,
              Se polve ed ombra sei, tant'alto senti?
              Se in parte anco gentile,
              Come i più degni tuoi moti e pensieri
              Son così di leggeri
              Da sì basse cagioni e desti e spenti?

              Giacomo Leopardi
              "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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              • Tiberio
                Opinionista
                • 16/08/16
                • 3530

                #1852
                Soldati

                Si sta
                Come d'autunno
                Sugli alberi
                Le foglie

                G. Ungaretti
                "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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                • Jerda
                  No Excuses
                  • 12/04/19
                  • 3167

                  #1853
                  Non andartene docile in quella buona notte,
                  i vecchi dovrebbero bruciare e delirare al serrarsi del giorno;
                  infuria, infuria, contro il morire della luce.

                  Benché i saggi conoscano alla fine che la tenebra è giusta
                  perché dalle loro parole non diramarono fulmini
                  non se ne vanno docili in quella buona notte.

                  I probi, con l'ultima onda, gridando quanto splendide
                  le loro deboli gesta danzerebbero in una verde baia,
                  s'infuriano, s'infuriano contro il morire della luce.

                  Gli impulsivi che il sole presero al volo e cantarono,
                  troppo tardi imparando d'averne afflitto il cammino,
                  non se ne vanno docili in quella buona notte.

                  Gli austeri, prossimi alla morte, con cieca vista accorgendosi
                  che occhi spenti potevano brillare come meteore e gioire,
                  s'infuriano, s'infuriano contro il morire della luce.

                  E tu, padre mio, là sulla triste altura maledicimi,
                  benedicimi, ora, con le tue lacrime furiose, te ne prego.
                  Non andartene docile in quella buona notte.
                  Infuriati, infuriati contro il morire della luce.


                  Dylan Thomas
                  Originariamente Scritto da BiO-dEiStA
                  Questa sì che è vita, altro che la marea di boiate pseudoscientifiche con cui una mandria di dilettanti pagati a peso d'oro continua a riempirci la testa e a mandare a puttane il paese.
                  Ben ritrovati.

                  Comment

                  • Turbociclo
                    Opinionista
                    • 28/04/19
                    • 5572

                    #1854
                    Bob Dylan prese da Dylan Thomas lo pseudonimo.

                    Dylan Thomas 1914 - 1953

                    Questo pane che spezzo

                    Questo pane che spezzo un tempo era frumento,
                    questo vino su un albero straniero
                    nei suoi frutti era immerso;
                    l'uomo di giorno o il vento nella notte
                    piegò a terra le messi, spezzò la gioia dell'uva.

                    In questo vino, un tempo, il sangue dell'estate
                    batteva nella carne che vestiva la vite;
                    un tempo, in questo pane,
                    il frumento era allegro in mezzo al vento;
                    l'uomo ha spezzato il sole e ha rovesciato il vento.

                    Questa carne che spezzi, questo sangue a cui lasci
                    devastare le vene, erano un tempo
                    frumento ed uva, nati
                    da radice e linfa sensuali.
                    E' il mio vino che bevi, è il mio pane che addenti.



                    This bread I break

                    This bread I break was once the oat,
                    This wine upon a foreign tree
                    Plunged in its fruit;
                    Man in the day or wind at night
                    Laid the crops low, broke the grape"s joy.

                    Once in this wine the summer blood
                    Knocked in the flesh that decked the vine,
                    Once in this bread
                    The oat was merry in the wind;
                    Man broke the sun, pulled the wind down.

                    This flesh you break, this blood you let
                    Make desolation in the vein,
                    Were oat and grape
                    Born of the sensual root and sap;
                    My wine you drink, my bread you snap.
                    " L' uomo ha una tale passione per il sistema
                    e la deduzione logica che è disposto ad alterare la verità,
                    per non vedere il visibile, a non udire l' udibile,
                    pur di legittimare la propria logica."

                    Dostoevskij.

                    Comment

                    • conogelato
                      Candle in the wind

                      • 17/07/06
                      • 66024

                      #1855
                      Per il mio cuore basta il tuo petto,
                      per la tua libertà bastano le mie ali.
                      Dalla mia bocca arriverà fino in cielo
                      ciò che stava sopito sulla tua anima.
                      E’ in te l’illusione di ogni giorno.
                      Giungi come la rugiada sulle corolle.
                      Scavi l’orizzonte con la tua assenza.
                      Eternamente in fuga come l’onda.
                      Ho detto che cantavi nel vento
                      come i pini e come gli alberi maestri delle navi.
                      Come quelli sei alta e taciturna.
                      E di colpo ti rattristi, come un viaggio.
                      Accogliente come una vecchia strada.
                      Ti popolano echi e voci nostalgiche.
                      Io mi sono svegliato e a volte migrano e fuggono
                      gli uccelli che dormivano nella tua anima.

                      PABLO NERUDA
                      amate i vostri nemici

                      Comment

                      • Tiberio
                        Opinionista
                        • 16/08/16
                        • 3530

                        #1856
                        Il giorno segue la notte (da Notte sesta)

                        Il giorno segue la notte
                        e la notte il giorno che muore, sorgono le stelle
                        e tramontano e risorgono,
                        dando esempio alla terra.
                        Guarda come la gaia estate
                        con la sua ghirlanda verde e i fiori d’ambrosia
                        appassisce nel pallido autunno,
                        come il grigio inverno
                        gelido di brina e burrascoso
                        spazza via i frutti dorati dell’autunno
                        per poi sciogliersi nella molle primavera,
                        che dalle tiepide stanze a meridione chiama
                        con tiepidi aliti la calda stagione. Ogni cosa
                        per rifiorire ingiallisce, come in una ruota
                        ove tutto affondi per poi risalire.
                        Metafora dell’uomo che passa e non perisce,
                        con una lieve distinzione tra il simbolo e l’oggetto,
                        la Natura s’avvicenda, e intanto l’uomo avanza:
                        eterni entrambi, ma cerchio l’una e linea l’altro;
                        gravitante per la prima, dove l’uomo si leva in volo.
                        L’animo tremante e ardente come fiamma
                        rivolge al cielo un anelito
                        a cui zelo e umiltà porgono ali.
                        Nel multiforme mondo materiale
                        tutto muore a nuova vita. E tale vita nata dalla morte,
                        spiega la vastità della materia senza posa.
                        Neanche un solo atomo
                        l’Altissimo disperde una volta creato.

                        Edward Young (1683-1765)
                        da Pensieri notturni (Le notti)
                        "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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                        • Tiberio
                          Opinionista
                          • 16/08/16
                          • 3530

                          #1857
                          Il corvo

                          I.

                          Una volta in una fosca mezzanotte, mentre io meditavo, debole e stanco, sopra alcuni bizzarri e strani volumi d'una scienza dimenticata; mentre io chinavo la testa, quasi sonnecchiando - d'un tratto, sentii un colpo leggero, come di qualcuno che leggermente picchiasse - picchiasse alla porta della mia camera.
                          Â«È qualche visitatore - mormorai - che batte alla porta della mia camera.»
                          Questo soltanto, e nulla più.

                          II.

                          Ah! distintamente ricordo; era nel fosco Dicembre, e ciascun tizzo moribondo proiettava il suo fantasma sul pavimento.
                          Febbrilmente desideravo il mattino: invano avevo tentato di trarre dai miei libri un sollievo al dolore - al dolore per la mia perduta Eleonora, e che nessuno chiamerà in terra - mai più.

                          III.

                          E il serico triste fruscio di ciascuna cortina purpurea, facendomi trasalire - mi riempiva di tenori fantastici, mai provati prima, sicchè, in quell'istante, per calmare i battiti del mio cuore, io andava ripetendo: Â«È qualche visitatore, che chiede supplicando d'entrare, alla porta della mia stanza. Qualche tardivo visitatore, che supplica d'entrare alla porta della mia stanza; è questo soltanto, e nulla più».

                          IV.

                          Subitamente la mia anima divenne forte; e non esitando più a lungo:
                          «Signore - dissi - o Signora, veramente io imploro il vostro perdono; ma il fatto è che io sonnecchiavo: e voi picchiaste sì leggermente, e voi sì lievemente bussaste - bussaste alla porta della mia camera, che io ero poco sicuro d'avervi udito». E a questo punto, aprii intieramente la porta.
                          Vi era solo la tenebra, e nulla più.



                          V.

                          Scrutando in quella profonda oscurità, rimasi a lungo, stupito impaurito sospettoso, sognando sogni, che nessun mortale mai ha osato sognare; ma il silenzio rimase intatto, e l'oscurità non diede nessun segno di vita;
                          e l'unica parola detta colà fu la sussurrata parola «Eleonora!»
                          Soltanto questo, e nulla più.

                          VI.

                          Ritornando nella camera, con tutta la mia anima in fiamme; ben presto udii di nuovo battere, un poco più forte di prima.
                          «Certamente - dissi - certamente è qualche cosa al graticcio della mia finestra.»
                          Io debbo vedere, perciò, cosa sia, e esplorare questo mistero.
                          È certo il vento, e nulla più.

                          VII.

                          Quindi io spalancai l'imposta; e con molta civetteria, agitando le ali, si avanzò un maestoso corvo dei santi giorni d'altri tempi; egli non fece la menoma riverenza; non esitò, nè ristette un istante ma con aria di Lord o di Lady, si appollaiò sulla porta della mia camera, s'appollaiò, e s'installò - e nulla più.

                          VIII.

                          Allora, quest'uccello d'ebano, inducendo la mia triste fantasia a sorridere, con la grave e severa dignità del suo aspetto:
                          «Sebbene il tuo ciuffo sia tagliato e raso - io dissi - tu non sei certo un vile, orrido, torvo e antico corvo errante lontanto dalle spiagge della Notte dimmi qual è il tuo nome signorile sulle spiagge avernali della Notte!»
                          Disse il corvo: «Mai più». (1)

                          (1) In inglese l'onomatopeica "nevermore"

                          IX.

                          Mi meravigliai molto udendo parlare sì chiaramente questo sgraziato uccello, sebbene la sua risposta fosse poco sensata - fosse poco a proposito; poichè non possiamo fare a meno d'ammettere, che nessuna vivente creatura umana, mai, finora, fu beata dalla visione d'un uccello sulla porta della sua camera, con un nome siffatto: «Mai più».

                          X.

                          Ma il corvo, appollaiato solitario sul placido busto, profferì solamente quest'unica parola, come se la sua anima in quest'unica parola avesse effusa.
                          Niente di nuovo egli pronunziò - nessuna penna egli agitò - finchè in tono appena più forte di un murmure, io dissi: «Altri amici mi hanno già abbandonato, domani anch'esso mi lascerà, come le mie speranze, che mi hanno già abbandonato».
                          Allora, l'uccello disse: «Mai più».

                          XI.

                          Trasalendo, perchè il silenzio veniva rotto da una risposta sì giusta:
                          «Senza dubbio - io dissi - ciò ch'egli pronunzia è tutto il suo sapere e la sua ricchezza, presi da qualche infelice padrone, che la spietata sciagura perseguì sempre più rapida, finchè le sue canzoni ebbero un solo ritornello, finchè i canti funebri della sua Speranza ebbero il malinconico ritornello:
                          «Mai, - mai più».

                          XII.

                          Ma il corvo inducendo ancora tutta la mia triste anima al sorriso, subito volsi una sedia con ricchi cuscini di fronte all'uccello, al busto e alla porta; quindi, affondandomi nel velluto, mi misi a concatenare fantasia a fantasia, pensando che cosa questo sinistro uccello d'altri tempi, che cosa questo torvo sgraziato orrido scarno e sinistro uccello d'altri tempi
                          intendea significare gracchiando: «Mai più».

                          XIII.

                          Così sedevo, immerso a congetturare, senza rivolgere una sillaba all'uccello, i cui occhi infuocati ardevano ora nell'intimo del mio petto; io sedeva pronosticando su ciò e su altro ancora, con la testa reclinata adagio sulla fodera di velluto del cuscino su cui la lampada guardava fissamente; ma la cui fodera di velluto viola, che la lampada guarda fissamente Ella non premerà, ah! - mai più!

                          XIV.

                          Allora mi parve che l'aria si facesse più densa, profumata da un incensiere invisibile, agiato da Serafini, i cui morbidi passi tintinnavano sul soffice pavimento,
                          «Disgraziato! - esclamai - il tuo Dio per mezzo di questi angeli ti ha inviato il sollievo - il sollievo e il nepente per le tue memorie di Eleonora! Tracanna, oh! tracanna questo dolce nepente, e dimentica la perduta Eleonora!»
                          Disse il corvo: «Mai più».

                          XV.

                          - «Profeta - io dissi - creatura del male! - certamente profeta, sii tu uccello o demonio! -
                          - «Sia che il tentatore l'abbia mandato, sia che la tempesta t'abbia gettato qui a riva, desolato, ma ancora indomito, su questa deserta terra incantata in questa visitata dall'orrore - dimmi, in verità, ti scongiuro
                          - «Vi è - vi è un balsamo in Galaad? dimmi, dimmi - ti scongiuro. -
                          Disse il corvo: «Mai più».

                          XVI.

                          - «Profeta! - io dissi - creatura del male! - Certamente profeta, sii tu uccello o demonio!
                          - «Per questo Cielo che s'incurva su di noi - per questo Dio che tutti e due adoriamo - di' a quest'anima oppressa dal dolore, se, nel lontano Eden, essa abbraccerà una santa fanciulla, che gli angeli chiamano Eleonora, abbraccerà una rara e radiosa fanciulla che gli angeli chiamano Eleonora».
                          Disse il corvo: «Mai più».

                          XVII.

                          - «Sia questa parola il nostro segno d'addio, uccello o demonio!» - io urlai, balzando in piedi. «Ritorna nella tempesta e sulla riva avernale della notte! Non lasciare nessuna piuma nera come una traccia della menzogna che la tua anima ha profferita! Lascia inviolata la mia solitudine! Sgombra il busto sopra la mia porta!
                          Disse il corvo: «Mai più».

                          XVIII.

                          E il corvo, non svolazzando mai, ancora si posa, ancora è posato sul pallido busto di Pallade, sovra la porta della mia stanza, e i suoi occhi sembrano quelli d'un demonio che sogna; e la luce della lampada, raggiando su di lui, proietta la sua ombra sul pavimento, e la mia, fuori di quest'ombra, che giace ondeggiando sul pavimento non si solleverà mai più!

                          Edgar Allan Poe
                          "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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                          • Tiberio
                            Opinionista
                            • 16/08/16
                            • 3530

                            #1858
                            Doppio
                            "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

                            Comment

                            • conogelato
                              Candle in the wind

                              • 17/07/06
                              • 66024

                              #1859
                              Lascia che guardi dentro al mio cuore
                              lascia ch'io viva del mio passato;
                              se c'è sul bronco sempre quel fiore,
                              s'io trovi un bacio che non ho dato!
                              Nel mio cantuccio d'ombra romita
                              lascia ch'io pianga sulla mia vita!

                              GIOVANNI PASCOLI
                              amate i vostri nemici

                              Comment

                              • Escolzia
                                Opinionista

                                • 10/08/16
                                • 7520

                                #1860
                                Se tardi a trovarmi

                                Se tardi a trovarmi, insisti.
                                Se non ci sono in nessun posto,
                                cerca in un altro, perchè io sono
                                seduto da qualche parte,
                                ad aspettare te...
                                e se non mi trovi piú, in fondo ai tuoi occhi,
                                allora vuol dire che sono dentro di te.

                                Walt Whitman

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