Poesie

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  • Tiberio
    Opinionista
    • 16/08/16
    • 3530

    #1861
    Canto

    Ti vidi nel tuo giorno nuziale
    e t'invase una vampata di rossore,
    quantunque felicità ti brillasse d'intorno
    e il mondo fosse tutto amore innanzi a te.

    E il baleno che s'accese nei tuoi occhi
    (quale ch'esso fosse per me),
    fu quando alla Beltà di più conforme
    potesse svelarsi alla mia vista dolente.

    Fu quel rossore, credo, pudore di fanciulla –
    e ben si comprende che così fosse.
    Ma un più fiero incendio quel baleno
    sollevò – ahimè! – nel petto di colui

    che ti vide nel tuo giorno nuziale,
    allorché ti sorprese quell'acceso rossore,
    quantunque felicità ti brillasse d'intorno
    e il mondo fosse tutto amore innanzi a te.

    Edgar Allan Poe
    "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

    Comment

    • Tiberio
      Opinionista
      • 16/08/16
      • 3530

      #1862
      Elogio alla morte

      (ndr in realtà è un elogio alla vita)


      Se la morte fosse un vivere quieto,
      un bel lasciarsi andare,
      un'acqua purissima e delicata
      o deliberazione di un ventre,
      io mi sarei già uccisa.
      Ma poiché la morte è muraglia,
      dolore, ostinazione violenta,
      io magicamente resisto.
      Che tu mi copra di insulti,
      di pedate, di baci, di abbandoni,
      che tu mi lasci e poi ritorni senza un perché
      o senza variare di senso
      nel largo delle mie ginocchia,
      a me non importa perché tu mi fai vivere,
      perché mi ripari da quel gorgo
      di inaudita dolcezza,
      da quel miele tumefatto e impreciso
      che è la morte di ogni poeta.

      Alda Merini
      "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

      Comment

      • Tiberio
        Opinionista
        • 16/08/16
        • 3530

        #1863
        Doppio
        "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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        • conogelato
          Candle in the wind

          • 17/07/06
          • 66024

          #1864
          I RAGAZZI CHE SI AMANO

          I ragazzi che si amano si baciano in piedi
          Contro le porte della notte
          E i passanti che passano li segnano a dito
          Ma i ragazzi che si amano
          Non ci sono per nessuno
          Ed è la loro ombra soltanto
          Che trema nella notte
          Stimolando la rabbia dei passanti
          La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
          I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
          Essi sono altrove molto più lontano della notte
          Molto più in alto del giorno
          Nell'abbagliante splendore del loro primo amore

          JACQUES PREVERT
          amate i vostri nemici

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          • Bauxite
            Cosmo-Agonica

            • 25/12/09
            • 36341

            #1865
            È una gran fortuna

            È gran fortuna
            non sapere esattamente
            in che mondo si vive.

            Bisognerebbe
            esistere molto a lungo,
            decisamente più a lungo
            del mondo stesso.

            Conoscere altri mondi,
            non fosse che per un confronto.

            Elevarsi al di sopra del corpo
            che non sa fare nulla così bene
            come limitare
            e creare difficoltà.

            Nell’interesse della ricerca,
            chiarezza della visione
            e di conclusioni definitive,
            trascendere il tempo
            dove ogni cosa corre e turbina.

            Da questa prospettiva,
            addio per sempre
            particolari ed episodi!

            Contare i giorni della settimana
            dovrebbe sembrare
            un’attività priva di senso,
            imbucare una lettera
            una stupida ragazzata

            La scritta "non calpestare le aiuole"
            Una scritta folle.


            W. Szymborska

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            • Escolzia
              Opinionista

              • 10/08/16
              • 7520

              #1866
              Le tre parole più strane


              Quando pronuncio la parola Futuro
              la prima sillaba va già nel passato.

              Quando pronuncio la parola Silenzio,
              lo distruggo.

              Quando pronuncio la parola Niente,
              creo qualche cosa che non entra in alcun nulla.

              (Wisława Szymborska)

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              • conogelato
                Candle in the wind

                • 17/07/06
                • 66024

                #1867
                5 maggio

                Ei fu. Siccome immobile,
                dato il mortal sospiro,
                stette la spoglia immemore
                orba di tanto spiro,
                5 così percossa, attonita
                la terra al nunzio sta,
                muta pensando all’ultima
                ora dell’uom fatale;
                né sa quando una simile
                10 orma di piè mortale
                la sua cruenta polvere
                a calpestar verrà.
                Lui folgorante in solio
                vide il mio genio e tacque;
                15 quando, con vece assidua,
                cadde, risorse e giacque,
                di mille voci al sonito
                mista la sua non ha:
                vergin di servo encomio
                20 e di codardo oltraggio,
                sorge or commosso al subito
                sparir di tanto raggio;
                e scioglie all’urna un cantico
                che forse non morrà.
                25 Dall’Alpi alle Piramidi,
                dal Manzanarre al Reno,
                di quel securo il fulmine
                tenea dietro al baleno;
                scoppiò da Scilla al Tanai,
                30 dall’uno all’altro mar.
                Fu vera gloria? Ai posteri
                l’ardua sentenza: nui
                chiniam la fronte al Massimo
                Fattor, che volle in lui
                35 del creator suo spirito
                più vasta orma stampar.
                La procellosa e trepida
                gioia d’un gran disegno,
                l’ansia d’un cor che indocile
                40 serve pensando al regno;
                e il giunge, e tiene un premio
                ch’era follia sperar;
                tutto ei provò: la gloria
                maggior dopo il periglio,
                45 la fuga e la vittoria,
                la reggia e il tristo esiglio;
                due volte nella polvere,
                due volte sull’altar.
                Ei si nomò: due secoli,
                50 l’un contro l’altro armato,
                sommessi a lui si volsero,
                come aspettando il fato;
                ei fe' silenzio, ed arbitro
                s’assise in mezzo a lor.
                55 E sparve, e i dì nell’ozio
                chiuse in sì breve sponda,
                segno d’immensa invidia
                e di pietà profonda,
                d’inestinguibil odio
                60 e d’indomato amor.
                Come sul capo al naufrago
                l’onda s’avvolve e pesa,
                l’onda su cui del misero,
                alta pur dianzi e tesa,
                65 scorrea la vista a scernere
                prode remote invan;
                tal su quell’alma il cumulo
                delle memorie scese!
                Oh quante volte ai posteri
                70 narrar sé stesso imprese,
                e sull’eterne pagine
                cadde la stanca man!
                Oh quante volte, al tacito
                morir d’un giorno inerte,
                75 chinati i rai fulminei,
                le braccia al sen conserte,
                stette, e dei dì che furono
                l’assalse il sovvenir!
                E ripensò le mobili
                80 tende, e i percossi valli,
                e il lampo de’ manipoli,
                e l’onda dei cavalli,
                e il concitato imperio,
                e il celere ubbidir.
                85 Ahi! Forse a tanto strazio
                cadde lo spirto anelo,
                e disperò; ma valida
                venne una man dal cielo
                e in più spirabil aere
                90 pietosa il trasportò;
                e l’avviò, pei floridi
                sentier della speranza,
                ai campi eterni, al premio
                che i desideri avanza,
                95 dov’è silenzio e tenebre
                la gloria che passò.
                Bella Immortal! benefica
                Fede ai trionfi avvezza!
                scrivi ancor questo, allegrati;
                100 ché più superba altezza
                al disonor del Golgota
                giammai non si chinò.
                Tu dalle stanche ceneri
                sperdi ogni ria parola:
                105 il Dio che atterra e suscita,
                che affanna e che consola,
                sulla deserta coltrice
                accanto a lui posò.

                ALESSANDRO MANZONI
                amate i vostri nemici

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                • Tiberio
                  Opinionista
                  • 16/08/16
                  • 3530

                  #1868
                  Ragazza in minigonna che legge la Bibbia davanti alla mia finestra

                  domenica. sto mangiando
                  un pompelmo. a ovest
                  nella chiesa russa ortodossa
                  è finita la funzione.
                  lei è bruna
                  d’origine orientale,
                  i grandi occhi castani si alzano e si abbassano
                  sulla bibbia, una piccola bibbia rossa
                  e nera, e mentre legge
                  le si muovono le gambe senza posa,
                  fa un lento ballo ritmico
                  leggendo la sua bibbia…
                  lunghi orecchini d’oro;
                  2 braccialetti d’oro su ogni polso,
                  ed è, immagino, un minivestito,
                  la stoffa le fascia il corpo,
                  quella stoffa è la più lieve delle abbronzature,
                  si torce di qua e di là,
                  giovani gambe lunghe calde al sole…

                  impossibile sfuggire alla sua esistenza
                  impossibile desiderare…

                  la mia radio suona musica sinfonica
                  che lei non può sentire
                  mai suoi movimenti coincidono esattamente
                  con i ritmi
                  della sinfonia…

                  è bruna, è bruna
                  e legge la parola di Dio.

                  io sono Dio.

                  Charles Bukowski

                  Last edited by Tiberio; 05-05-2020, 12:25.
                  "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

                  Comment

                  • Tiberio
                    Opinionista
                    • 16/08/16
                    • 3530

                    #1869
                    La cremazione

                    Contro il sistema della cremazione
                    Protestano con ira i collitorti
                    I gesuiti ed i preti retrivi;
                    Noi non cremiam che i morti,
                    La Santa Inquisizione
                    Preferì sempre di cremare i vivi.

                    Antonio Ghislanzoni
                    "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

                    Comment

                    • Tiberio
                      Opinionista
                      • 16/08/16
                      • 3530

                      #1870
                      Pater noster

                      Padre nostro che sei cieli
                      Restaci pure
                      Quanto a noi resteremo sulla terra
                      Che a volte è cosi bella
                      Con tutti i suoi misteri di New York
                      Seguiti dai misteri di Parigi
                      Che valgon bene quello della Santa Trinità
                      Con il suo piccolo canale dell’Ourcq
                      E la sua grande muraglia Cinese
                      Il suo fiume di Morlaix
                      E le sue caramelle di Cambrai
                      Con il suo oceano Pacifico
                      E le sue vasche delle Tuileries
                      Con i suoi buoni bambini e i suoi cattivi soggetti
                      Con tutte le meravigliose meraviglie del mondo
                      Che se stanno sulla terra
                      Offerte a tutti quanti
                      Sparpagliate
                      Meravigliate anch’esse d’essere delle tali meraviglie
                      Tanto che non ardiscono confessarlo a se stesse
                      Come una bella ragazza nuda che mostrarsi non osa
                      E con tutte le orribili sofferenze del mondo
                      Che son legione
                      Con i loro legionari
                      Con i loro reziari
                      Con i signori e padroni del mondo
                      Ciascun padrone con i suoi predicatori i suoi traditori
                      i suoi predatori
                      Con le stagioni
                      Con gli anni
                      Con le belle ragazze e i poveri coglioni
                      Con la paglia della miseria che marcisce nell’acciaio
                      dei cannoni

                      Jacques Prevert
                      "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

                      Comment

                      • Tiberio
                        Opinionista
                        • 16/08/16
                        • 3530

                        #1871
                        Noi siamo i figli dei padri ammalati:
                        aquile al tempo di mutar le piume,
                        svolazziam muti, attoniti, affamati,
                        sull'agonia di un nume.

                        Nebbia remota è lo splendor dell'arca,
                        e già all'idolo d'or torna l'umano,
                        e dal vertice sacro il patriarca
                        s'attende invano;

                        s'attende invano dalla musa bianca
                        che abitò venti secoli il Calvario,
                        e invan l'esausta vergine s'abbranca
                        ai lembi del Sudario...

                        Casto poeta che l 'Italia adora, (*)
                        vegliardo in sante visioni assorto,
                        tu puoi morir!... Degli antecristi è l'ora!
                        Cristo è rimorto !

                        O nemico lettor, canto la Noia,
                        l'eredità del dubbio e dell'ignoto,
                        il tuo re, il tuo pontefice, il tuo boia, il tuo cielo,
                        e il tuo loto !

                        Canto litane di martire e d'empio;
                        canto gli amori dei sette peccati
                        che mi stanno nel cor, come in un tempio,
                        inginocchiati.

                        Canto le ebbrezze dei bagni d'azzurro,
                        e l'Ideale che annega nel fango...
                        Non irrider, fratello, al mio sussurro,
                        se qualche volta piango:

                        giacché più del mio pallido demone,
                        odio il minio e la maschera al pensiero,
                        giacché canto una misera canzone,
                        ma canto il vero!

                        Emilio Praga

                        * Manzoni
                        "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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                        • Turbociclo
                          Opinionista
                          • 28/04/19
                          • 5572

                          #1872
                          Il canto dell'odio

                          poesie





                          Quando tu dormirai dimenticata
                          sotto la terra grassa
                          e la croce di Dio sarà piantata
                          ritta sulla tua cassa
                          quando ti coleran marcie le gote
                          entro i denti malfermi
                          e nelle occhiaie tue fetenti e vuote
                          brulicheranno i vermi,
                          per te quel sonno che per altri è pace
                          sarà strazio novello
                          e un rimorso verrà freddo, tenace,
                          a morderti il cervello.
                          Un rimorso acutissimo e atroce
                          verrà nella tua fossa
                          a dispetto di Dio, della sua croce,
                          a rosicchiarti l'ossa.
                          Io sarò quel rimorso.
                          Io te cercando
                          entro la notte cupa
                          lamia che fugge il dì, verrò latrando
                          come latra una lupa;
                          io con quest'ugne scaverò la terra
                          per te fatta letame
                          e il turpe legno schioderò che serra
                          la tua carogna infame.
                          Oh, come nel tuo core ancor vermiglio
                          sazierò l'odio antico,
                          oh, con che gioia affonderò l'artiglio
                          nel tuo ventre impudico!
                          Sul tuo putrido ventre accoccolato
                          io poserò in eterno,
                          spettro della vendetta e del peccato,
                          spavento dell'inferno:
                          ed all'orecchio tuo che fu sì bello
                          sussurrerò implacato
                          detti che bruceranno il tuo cervello
                          come un ferro infuocato.
                          Quando tu mi dirai: perché mi mordi
                          e di velen m'imbevi?
                          Io ti risponderò: non ti ricordi
                          che bei capelli avevi?
                          Non ti ricordi dei capelli biondi
                          che ti coprian le spalle
                          e degli occhi nerissimi, profondi,
                          pieni di fiamme gialle?
                          E delle audacie del tuo busto
                          e dell'opulenza dell'anca?
                          Non ti ricordi più com'eri bella,
                          provocatrice e bianca?
                          Ma non sei dunque tu che nudo il petto
                          agli occhi altrui porgesti
                          e, spumante Licisca, entro al tuo letto
                          passar la via facesti?
                          Ma non sei tu che agli ebbri ed ai soldati
                          spalancasti le braccia,
                          che discendesti a baci innominati
                          e a me ridesti in faccia?
                          Ed io t'amavo, ed io ti son caduto
                          pregando innanzi e, vedi,
                          quando tu mi guardavi, avrei voluto
                          morir sotto ai tuoi piedi.
                          Perché negare - a me che pur t'amavo -
                          uno sguardo gentile,
                          quando per te mi sarei fatto schiavo,
                          mi sarei fatto vile?
                          Perché m'hai detto no quando carponi
                          misericordia chiesi
                          e sulla strada intanto i tuoi lenoni
                          aspettavan gli inglesi?
                          Hai riso? Senti! Dal sepolcro cavo
                          questa tua rea carogna,
                          nuda la carne tua che tanto amavo
                          l'inchiodo sulla gogna,
                          e son la gogna i versi ov'io ti danno
                          al vituperio eterno,
                          a pene che rimpianger ti faranno
                          le pene dell'inferno.
                          Qui rimorir ti faccio, oh maledetta,
                          piano a colpi di spillo,
                          e la vergogna tua, la mia vendetta
                          tra gli occhi ti sigillo.

                          (Olindo Guerrini, alias Lorenzo Stecchetti)
                          " L' uomo ha una tale passione per il sistema
                          e la deduzione logica che è disposto ad alterare la verità,
                          per non vedere il visibile, a non udire l' udibile,
                          pur di legittimare la propria logica."

                          Dostoevskij.

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                          • Tiberio
                            Opinionista
                            • 16/08/16
                            • 3530

                            #1873
                            Il Guerrini è estremo wow. La conoscevo comunque
                            "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

                            Comment

                            • Tiberio
                              Opinionista
                              • 16/08/16
                              • 3530

                              #1874
                              William Butler Yeats

                              Navigando verso Bisanzio

                              I.

                              Questo non è un paese per vecchi. I giovani
                              L’uno nelle braccia dell’altro, gli uccelli sugli alberi
                              – Quelle generazioni mortali – intenti al loro canto,
                              Le cascate ricche di salmoni, i mari gremiti di sgombri,
                              Pesce, carne, o volatile, per tutta l'estate non fanno che esaltare
                              Tutto ciò che è generato, che nasce, e che muore.
                              Presi da quella musica sensuale tutti trascurano
                              I monumenti dell’intelletto che non invecchia.

                              II.

                              Un uomo anziano non è che una cosa miserabile,
                              Una giacca stracciata su un bastone, a meno che
                              L’anima non batta le mani e canti, e canti più forte
                              Per ogni strappo nel suo abito mortale,
                              Né v’è altra scuola di canto se non lo studio
                              Dei monumenti della sua magnificenza;
                              E per questo io ho veleggiato sui mari e sono giunto
                              Alla sacra città di Bisanzio.

                              III.

                              O saggi che state nel fuoco sacro di Dio
                              Come nel mosaico dorato d’una parete,
                              Scendete dal sacro fuoco, discendete in una spirale,
                              E siate i maestri di canto della mia anima.
                              Consumate del tutto il mio cuore; malato di desiderio
                              E legato a un animale mortale,
                              Non sa quello che è; e accoglietemi
                              Nell’artificio dell'eternità.

                              IV.

                              Una volta fuori dalla natura non assumerò mai più
                              La mia forma corporea da una qualsiasi cosa naturale
                              Ma una forma quale creano gli orefici greci
                              Di oro battuto e di sfoglia d’oro
                              Per tener desto un Imperatore sonnolento;
                              Oppure posato su un ramo dorato a cantare
                              Ai signori e alle dame di Bisanzio
                              Di ciò che è passato, o che è, o che sarà.


                              Bisanzio

                              Si ritrae l’immagine spuria del giorno;
                              Le truppe dell’Imperatore a letto ubriache;
                              Si ritrae l’eco della notte, tema del nottambulo
                              Dopo un grande scampanio di cattedrale;
                              Una lucente cupola di stelle o di luna sdegna
                              Tutto ciò che è l’uomo,
                              Le sue mere complessità,
                              La rabbia e il pantano dell’indole umana.

                              Innanzi a me fluttua una figura, un’ombra o un uomo,
                              Più ombra che uomo, più figura che ombra;
                              Poiché Ade avvolto in fasce come una mummia
                              Può sbrogliare un sentiero intricato;
                              Una bocca senza saliva né respiro
                              Richiama bocche simili;
                              Salute al sovrumano;
                              Lo chiamo morte-in.vita e vita-in-morte.

                              Miracolo, uccello o dorato manufatto,
                              Più miracolo che uccello o manufatto,
                              Innestato al chiaro di stelle sul ramo dorato,
                              Può cantare come i galli dell’Ade,
                              O, amareggiato dalla luna, gridar disprezzo
                              – In gloria dell’immutabile metallo –
                              Al comune uccello o petalo
                              Ed ogni complessità o pantano o sangue.

                              A mezzanotte sul selciato dell’Imperatore sfavillano fiamme
                              Non alimentate da fascina, né appiccate da acciarino,
                              Né disturbate dai venti, fiamme generate da fiamma,
                              Dove gli spiriti generati dal sangue vengono
                              E tutte le complessità della rabbia se ne vanno,
                              Muoiono danzando,
                              Un’agonia di estasi,
                              Un’agonia di fiamma che non brucerebbe una manica.

                              Cavalcare pantano e sangue del delfino,
                              Spirito dopo Spirito! I maniscalchi fendono l’onda.
                              L’aurea mascalcia dell’Imperatore!
                              I marmi della sala da ballo
                              Fendono la rabbia amara delle complessità,
                              Quelle immagini che ancora
                              Partoriscono fresche immagini,
                              Quel mare tormentato di delfini e gong.
                              "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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                              • Tiberio
                                Opinionista
                                • 16/08/16
                                • 3530

                                #1875
                                Ad una in Paradiso

                                Eri per me quel tutto, amore,
                                per cui si struggeva la mia anima -
                                una verde isola nel mare, amore,
                                una fonte limpida, un'ara
                                di magici frutti e fiori adornata:
                                e tutti erano miei quei fiori.

                                Ah, sogno splendido e breve!
                                Stellata speranza, appena apparsa
                                e subito sopraffatta!
                                Una voce del Futuro mi grida
                                "Avanti, avanti!" - ma è sul Passato
                                (oscuro golfo!) che la mia anima aleggia
                                tacita, immobile, sgomenta!
                                Perché mai più oh, mai più per me
                                risplenderà quella luce di Vita!
                                Mai più - mai piu - mai più -
                                (è quel che il mare ripete
                                alle sabbie del lido) - mai più
                                rifiorirà un albero percosso dal fulmine,
                                né potrà più elevarsi un'aquila ferita.

                                Vivo, trasognato, giorni estatici,
                                e tutte le mie notturne visioni
                                mi riportano ai tuoi grigi occhi di luce,
                                laddove tu stessa ti porti e risplendi,
                                oh, in quali eteree danze,
                                lungo rivi che scorrono perenni.

                                Edgar Allan Poe
                                "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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