GENOVA (7 dicembre) - «In quanto anarchico, ritengo i concetti borghesi di colpevolezza o innocenza totalmente privi di significato». Vincenzo Vecchi ha esordito così oggi all'udienza del processo ai 25 no global accusati di devastazione e saccheggio al G8 del 2001 in cui ha reso delle dichiarazioni spontanee.
Due dei tre imputati che oggi hanno fatto dichiarazioni spontanee al processo per i fatti del G8 si sono dichiarati anarchici e, come tali, hanno sostenuto di non riconoscere come interlocutore il tribunale. Oltre a Vecchi, Marina Cugnaschi ha spiegato che «in quanto anarchica non riconosco come mio interlocutore l'apparato giudiziario, organo dello Stato la cui unica funzione consiste nell'essenziale protezione delle classi sociali privilegiate e nella difesa della proprietà privata».
Gli applausi del publico. Quindi sia Vecchi che Cugnaschi hanno aggiunto di non riconoscere alcun potere al tribunale. «Con questo breve intervento comunque non cerco né scappatoie né giustificazioni: per me sarebbe assurdo anche il fatto che la corte decida che sia legittimo rivoltarsi, non spetta ad essa», ha detto ancora Vecchi. E Cugnaschi ha citato gli «innumerevoli tentativi da parte della magistratura e della stampa di screditare e spoliticizzare davanti all'opinione pubblica gli imputati di questo processo». Infine Vecchi ha concluso: «Non starò qui a dibattere invece sul concetto di violenza, su chi la perpetra e su chi da essa si deve difendere... perché reputo questa sede non è adatta per affrontare un dibattito che è patrimonio del movimento antagonista al quale appartengo». Quindi la conclusione in cui ha affermato di non aspettarsi niente dai processi contro la polizia. L'intervento, come quello degli altri imputati, è terminato con applausi del pubblico e con più grida «tutti liberi», nonostante il presidente del tribuanle Marco Devoto abbia redarguito più volte i presenti: «Non è il luogo».
Cugnaschi ha invece detto di «rivolgersi alle classi subalterne, a coloro che subiscono la condizione alienante di sfruttati e oppressi dall'avanzato e moderno sistema capitalista, sempre più spietato ed escludente». «L'accusa di devastazione e saccheggio la rinvio direttamente al mittente poiché offensiva e poiché non fa parte del mio bagaglio storico politico», ha aggiunto. «Seppur cosciente - ha concluso - che come nemica della vostra classe mi si infliggerà una pena severa poiché portatrice di principi malsani assolutamente in contrasto con l'ordine costituito, vi comunico che personalmente come lavoratrice salariata ho avuto modo di conoscere i veri devastatori e saccheggiatori, i padroni, i capi di stato, insomma tutta la classe dirigente di questo sistema infame».
Il processo è stato aggiornato al 14 dicembre prossimo, quando sono previste le repliche dei pm e il tribunale potrebbe già riunirsi in camera di consiglio. Oggi inoltre è stata depositata dai pm Anna Canepa e Alberto Canciani una memoria corredata di fotografie.
Il Messaggero articolo
Ora...io mi chiedo se siano state queste parole a determinare la condanne più pesanti, piuttosto che l effettiva colpa degli imputati.
Due dei tre imputati che oggi hanno fatto dichiarazioni spontanee al processo per i fatti del G8 si sono dichiarati anarchici e, come tali, hanno sostenuto di non riconoscere come interlocutore il tribunale. Oltre a Vecchi, Marina Cugnaschi ha spiegato che «in quanto anarchica non riconosco come mio interlocutore l'apparato giudiziario, organo dello Stato la cui unica funzione consiste nell'essenziale protezione delle classi sociali privilegiate e nella difesa della proprietà privata».
Gli applausi del publico. Quindi sia Vecchi che Cugnaschi hanno aggiunto di non riconoscere alcun potere al tribunale. «Con questo breve intervento comunque non cerco né scappatoie né giustificazioni: per me sarebbe assurdo anche il fatto che la corte decida che sia legittimo rivoltarsi, non spetta ad essa», ha detto ancora Vecchi. E Cugnaschi ha citato gli «innumerevoli tentativi da parte della magistratura e della stampa di screditare e spoliticizzare davanti all'opinione pubblica gli imputati di questo processo». Infine Vecchi ha concluso: «Non starò qui a dibattere invece sul concetto di violenza, su chi la perpetra e su chi da essa si deve difendere... perché reputo questa sede non è adatta per affrontare un dibattito che è patrimonio del movimento antagonista al quale appartengo». Quindi la conclusione in cui ha affermato di non aspettarsi niente dai processi contro la polizia. L'intervento, come quello degli altri imputati, è terminato con applausi del pubblico e con più grida «tutti liberi», nonostante il presidente del tribuanle Marco Devoto abbia redarguito più volte i presenti: «Non è il luogo».
Cugnaschi ha invece detto di «rivolgersi alle classi subalterne, a coloro che subiscono la condizione alienante di sfruttati e oppressi dall'avanzato e moderno sistema capitalista, sempre più spietato ed escludente». «L'accusa di devastazione e saccheggio la rinvio direttamente al mittente poiché offensiva e poiché non fa parte del mio bagaglio storico politico», ha aggiunto. «Seppur cosciente - ha concluso - che come nemica della vostra classe mi si infliggerà una pena severa poiché portatrice di principi malsani assolutamente in contrasto con l'ordine costituito, vi comunico che personalmente come lavoratrice salariata ho avuto modo di conoscere i veri devastatori e saccheggiatori, i padroni, i capi di stato, insomma tutta la classe dirigente di questo sistema infame».
Il processo è stato aggiornato al 14 dicembre prossimo, quando sono previste le repliche dei pm e il tribunale potrebbe già riunirsi in camera di consiglio. Oggi inoltre è stata depositata dai pm Anna Canepa e Alberto Canciani una memoria corredata di fotografie.
Il Messaggero articolo
Ora...io mi chiedo se siano state queste parole a determinare la condanne più pesanti, piuttosto che l effettiva colpa degli imputati.


Comment