A proposito di riconoscimento della Palestina presso le Nazioni Unite, posto il parere di uno scrittore israeliano che viene a proposito.
Lo scrittore israeliano David Grossman
«Il modo in cui il governo israeliano ha reagito al voto dell’Onu sulla Palestina come Stato osservatore è sbagliato e poco perspicace. Invece di essere il primo paese a riconoscere lo Stato palestinese, Israele ha scelto di reagire in maniera prepotente, tentando di mortificare i palestinesi con un comportamento che di fatto è mortificante per Israele stesso».
Come volevasi dimostrare.
Sarò Banale ma credo che la verità abbia molte facce.
“Come è possibile che la professoressa di mio
figlio abbia detto che sono gli israeliani ad
essere minacciati dai palestinesi?” -ci chiede
una lettrice di BoccheScucite. È facile capire
come si forma l’opinione comune anche solo
aprendo due settimanali in edicola. Anzi,
precisiamo che L'Espresso e Il Venerdì di
Repubblica sono ritenuti tra i settimanali più “di
sinistra”.
Da tempo si leggono commenti e critiche rivolte
a Roberto Saviano, con vere e proprie
“suppliche” di suoi ammiratori affinché, invece
di schierarsi senza se e senza ma dalla parte di
Israele, provi ad aprire gli occhi su una delle più
colossali ingiustizie della storia contemporanea,
l'occupazione militare della Palestina.
Ma raggiunto ormai periodicamente da queste
contestazioni, il nostro paladino della legalità si
è proprio stancato e decide di sfogarsi
nell'editoriale de L'Espresso
(http://espresso.repubblica.it/dettag...iamoci/2192812 ).
Bisogna smetterla di essere di parte. Io voglio
fare vedere le cose belle di Israele, la natura, il
paesaggio, la città di Tel Aviv. Basta “dividerci”
e seguire “gli umori della pancia”.
E, come leggerete, racconta la sua ingenua
partecipazione a quel vergognoso “evento proIsraele” che Fiamma Nirenstein, mentre tutta la
Comunità internazionale e le Nazioni Unite
stavano condannando duramente il massacro di
Piombo Fuso, inventò per raccogliere a Roma
tutta la destra pronta come sempre a schierarsi
senza critica alcuna dalla parte di Israele.
“Nel mio video non ho mai appoggiato la
guerra, mai appoggiato Piombo Fuso o la
destra israeliana”.
Ecco. Non crediamo che Saviano ritenga che sia
sufficiente non appoggiare la mafia per essere
cittadini degni di questo nome. Ma con Israele
questo è il criterio di sempre: non permettersi di
accusarlo, mai. Allora è semplice: basta con il
tifo. Basta essere di parte.
“Alla domanda stai con i palestinesi o con gli
israeliani, deluderò forse, ma risponderò
sempre come mi ha insegnato il mio amico
David Grossman: «Sto con la pace».
Perfetto. Così possiamo finalmente essere tutti
d'accordo. La vecchia, intramontabile formula
dell'equidistanza.
Ma forse Saviano non si accorge che il primo ad
esser di parte è proprio lui, quando testimonia la
sua chiara e inequivocabile passione civile per
la legalità in Italia.
E poi, ancora, è di parte Saviano perché si
colloca in buona compagnia dalla parte del
silenzio complice. Dalla parte di quell’omertà
che mai vorremmo sentire sulle sue labbra, così
chiaramente schierate a favore della giustizia.
Certo, è evidente che
“raccontare una cosa non significa nascondere
l’altra”.
Peccato che da sessant'anni la narrazione
comune racconta solo dell'unica democrazia del
medioriente che si difende da bande di terroristi
ostinati a voler rimanere sulla loro terra.
Vorremmo che le famiglie palestinesi che in
questi giorni subiscono la violenza dei coloni e
dei militari che distruggono i loro alberi di ulivo
e per sempre stroncano la loro speranza,
potessero deliziarsi ai profumi di quella terra
che Saviano ricorda dai racconti del nonno, una
terra che non era certo un deserto.
Vorremmo chiedere a Saviano: credi davvero
che affermare “sto con la pace” voglia dire
tacere ogni ingiustizia? O ritieni davvero che chi
invece denuncia non “stia con la pace”?
Ma se invece de L'Espresso migliaia di italiani
aprono il più diffuso “Il Venerdì di
Repubblica”, a formare la nostra opinione su
Palestina e Israele è il grande scrittore David
Grossman.
“la realtà è che è difficile cambiare e Israele
oggi sembra che non abbia l'energia per farlo”
Insomma, la solita complessità che ci evita ogni
fastidioso schierarsi con chi subisce l'ingiustizia.
E se proprio non possiamo fare a meno di aprire
gli occhi sul cancro della colonizzazione che sta
distruggendo ogni futuro di giustizia, basta
scaricare su un'entità altra da “Israele” la colpa
di tutto:
“Sono i coloni che hanno creato una situazione
irreversibile che impedisce una pace stabile e
un confine solido con la Palestina”.
Grossman è certo un intellettuale lucido, eppure
pone sullo stesso piano oppresso e oppressore,
stato occupante e baraccone denominato
“Autorità palestinese”, poiché conclude il suo
articolo rimettendo in ordine ogni
sbilanciamento politico:
“Insomma, non credo che Netanyahu e Abu
Mazen abbiano serie intenzioni di negoziare la
pace”
Le migliaia di lettori “progressisti” di
Repubblica possono rimanere tranquilli e il
buon Saviano troverà conferma alle sue
lapalissiane conclusioni: basta fare il tifo per la
Palestina! È importante solo affermare, con
buona pace di chi si affanna tanto per la
giustizia: “io sto con la pace”.
Dedicato a cono che si trova sull'isola che non ce; pardon: sul pianeta che non c'è.
Sarò Banale ma credo che la verità abbia molte facce.
Qua c'è in ballo una cosa enorme, Vapensiero. Non possiamo ridurci a fare il tifo per quello piuttosto che per quell'altro, secondo me. Ma di ampliare i nostri orizzonti, di favorire coloro (nei rispettivi schieramenti) che la Pace la vogliono davvero e non solo per farsi belli di fronte all'opinione pubblica internazionale, capisci? Nello specifico, Israele ha scelto come sempre secondo i criteri della sua sicurezza interna e cio' ci rattrista. Tutti. Ma i suoi capi sanno benissimo che il riconoscimento della Palestina non puo' certo essere rimandato all'infinito...
Qua c'è in ballo una cosa enorme, Vapensiero. Non possiamo ridurci a fare il tifo per quello piuttosto che per quell'altro, secondo me. Ma di ampliare i nostri orizzonti, di favorire coloro (nei rispettivi schieramenti) che la Pace la vogliono davvero e non solo per farsi belli di fronte all'opinione pubblica internazionale, capisci? Nello specifico, Israele ha scelto come sempre secondo i criteri della sua sicurezza interna e ciò ci rattrista. Tutti. Ma i suoi capi sanno benissimo che il riconoscimento della Palestina non può certo essere rimandato all'infinito...
Cono, ho letto quell'articolo per caso e ho subito pensato a te, poiché il tuo comportamento è identico a quello di Saviane: la equo distanza. Ovvero, credi che non pronunciarsi né per l'uno e né per l'altro sia un atto di giustizia, senza COMPRENDERE che quell'indifferenza qualunquistica continua a provocare da sessanta anni migliaia di morti innocenti. Tanto alla fine basta affermare: io sto con la pace; e intanto il genocidio continua...complimenti a te e a Saviane, giacché siete così sicuri che Israele non potrà rimandare il riconoscimento della Palestina all'infinito. Fantozzi avrebbe detto: ma quanto siete buoni voi.
Sarò Banale ma credo che la verità abbia molte facce.
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