Originariamente Scritto da BiO-dEiStA
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ho scritto che gli equilibri di potere sono ad assetto molto variabile e che è altrettanto variabile il peso ed il numero degli attori rilevanti;
perciò, sarebbe un errore proiettare equilibri di potere, verosimili in un determinato momento, in un continuum che suggerisca una logica interpretativa coerente, che invece si tende comunemente ad attribuire;
certe lobbies e potentati riescono ad esprimere strategie efficaci in un determinato frangente, mentre possono essere soggetti a contemporanei gravi scacchi e cadute, ove l'interazione con gli altri attori produca circostanze sfavorevoli;
il sistema finanziario di oggi è certamente meno potente di quanto fosse 6 o 7 anni fa, perché ha dovuto essere "salvato" dal denaro pubblico e perché le sue prassi sono divenute ancora più impopolari, così come i suoi "prodotti";
una normativa sui brevetti può mettere in crisi un colosso dell'industria chimica e farne emergere un altro, ma l'opinione comune considererà il vantaggio dell'emergente come prova dell'influenza della lobby della chimica; ma due anni dopo il settore emergente di un paese terzo può riconsolidare un patto tra i due colossi già in competizione, e così via...





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