Monogamia

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  • doxa
    Opinionista
    • 30/04/19
    • 2659

    #1

    Monogamia



    Monogamia = monotonia ?

    Il sociologo Marzio Barbagli nel suo recente libro titolato: “Monogamia. Storia di un’eccezione” esamina diacronicamente la vita di coppia: dalle poligamie aristocratiche alle monogamie seriali, dalle concubine cinesi ai divorzi occidentali.

    La monogamia non è una norma culturale ma una istituzione usata per la gestione della popolazione e dell’ordine sociale. La Chiesa ne è stata l’agente storico.

    “Nelle culture umane è la monogamia che è rara, mentre è comune la poligamia”. Partendo da questa tesi dell'antropologo inglese Jack Goody, Marzio Barbagli ricostruisce la storia in varie parti del mondo delle norme sociali che prescrivono con quanti individui gli esseri umani possono sposarsi, o convivere more uxorio per un certo periodo di tempo, simultaneamente o in sequenza, rendendo legittimi determinati legami e definendo chi ha accesso alla successione ereditaria e alla distribuzione della proprietà.

    Il passaggio dalle diverse forme di poligamia alla monogamia indissolubile e a quella seriale, alle convivenze, al matrimonio fra persone dello stesso sesso e al poliamore, permette di capire come e perché siano mutati i modi di formazione, trasformazione e dissoluzione delle famiglie, insieme alle relazioni interne e ai rapporti di parentela”.

    Gli psicologi che hanno studiato l’infedeltà coniugale maschile hanno constatato che una delle più ricorrenti autogiustificazioni utilizzate per ridurre la dissonanza cognitiva e il senso di colpa consiste nel dire che “siamo naturalmente poligami”.

    L’adultero spiega il proprio comportamento per renderlo moralmente meno colpevole.

    Lo scrittore statunitense John Updike nel suo romanzo titolato “Coppie”, pubblicato nel 1968 esplora la complessità delle relazioni di coppia e le nevrosi della middle class americana negli anni ’60 dello scorso secolo. Ambientato nell’immaginario villaggio di Tarbox, nel New England”, il romanzo descrive diverse coppie che, tra eventi sociali e cene, nascondono adulteri e seduzioni.

    Updike si sofferma sulla sessualità come una metafora esistenziale, rivelando le tensioni e le contraddizioni della vita coniugale.

    Il romanzo è considerato un’analisi antropologica della vita suburbana, evidenziando le nevrosi e i compromessi del matrimonio.

    segue
    Last edited by doxa; 01-04-2026, 20:37.
  • doxa
    Opinionista
    • 30/04/19
    • 2659

    #2
    Nel libro “Monogamia. Storia di un’eccezione” ci sono numerosi dati storici argomentati per mostrare che la monogamia non è la forma dominante di matrimonio. Nella maggioranza delle società storiche e tradizionali prevale la poliginia maschile, cioè il matrimonio o l’unione in cui un uomo ha più mogli contemporaneamente.

    La poliginia è una variante della poligamia, che allude alle unioni con più partner, invece nella poliandria una donna ha più mariti.

    La monogamia obbligatoria è una specificità dell’Europa occidentale, dice Marzio Barbagli. L’eccezionalità non riguarda l’esistenza di coppie monogame, presenti ovunque, ma la loro istituzionalizzazione come unica forma legittima, giuridicamente vincolante e moralmente sorvegliata.

    La monogamia formale non esclude comportamenti poligamici informali. Nelle società cristiane europee, le élite maschili hanno spesso mantenuto relazioni multiple, mentre il controllo morale ha colpito soprattutto le donne e le classi sociali popolari.

    La Chiesa è stata la principale artefice della monogamia giuridica europea. Con il diritto canonico vietò la poliginia, proibì il concubinato, sacralizzò l’esclusività sessuale e rese il matrimonio indissolubile. L’intervento ecclesiastico fu insieme religioso e disciplinare: regolò la sessualità, la riproduzione, la trasmissione dei patrimoni e la struttura familiare, trasformando la monogamia in una norma interiorizzata.

    Con la nascita degli Stati moderni, la monogamia acquisì una funzione politica: genealogie più rintracciabili, diritto ereditario semplificato, ecc.. La famiglia monogamica divenne una cellula amministrativa efficiente, più che un ideale etico.

    Un ruolo importante fu svolto anche dalla diffusione della proprietà privata. In Europa, non solo le élite ma anche contadini e artigiani possedevano beni; la certezza della paternità divenne cruciale per evitare conflitti ereditari. La monogamia ridusse l’incertezza genealogica e consentì la razionalizzazione economica della famiglia.

    segue

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    • doxa
      Opinionista
      • 30/04/19
      • 2659

      #3
      Nel confronto con le società non europee, il sociologo Barbagli mostra come la poliginia sia funzionale in contesti di alta mortalità, elevata fertilità e forte disuguaglianza di status maschile.

      Diversi esempi storici (dalla doppia morale sessuale delle élite europee al controllo asimmetrico della fedeltà femminile, fino al confronto con le società poliginiche extraeuropee) sono discussi per difendere la tesi che la monogamia non è una norma culturale, ma una istituzione usata per la gestione della popolazione, della proprietà e dell’ordine sociale.

      Alla monogamia occidentale l’autore attribuisce alcuni effetti: riduzione della violenza maschile, maggiore stabilità sociale, famiglie più prevedibili, nel contempo ne evidenzia il carattere coercitivo: controllo della sessualità femminile, rigidità morale, stigmatizzazione della devianza.

      Barbagli cita anche uno studio di genomica della popolazione per avvallare la prevalenza della poligamia nelle popolazioni.

      L’autore non si dilunga sugli studi di Joseph Henrich, antropologo psicologo culturale, noto per le sue ricerche sull’evoluzione culturale che ha creato la peculiare mentalità occidentale e plasmato il mondo contemporaneo.

      Trascura anche le ricerche di altri psicologi e sociologi evoluzionisti, che considerano la monogamia come esito della selezione socioculturale tra diverse tendenze naturali, compatibile con le società umane complesse perché favorisce l’educazione formale. In questa prospettiva la monogamia non è imposizione culturale ma un modello che offre benefici cumulativi, come la cooperazione e l’ordine sociale.

      Le norme seguono spesso i comportamenti che funzionano. La traduzione giuridica della monogamia come obbligo può essere letta come un adattamento culturale progressivo: un modello che, rendendo le comunità più stabili, meno diseguali e più prevedibili nei legami familiari, risultò compatibile con la maggiore efficienza economica e l’estensione dei diritti civili.

      La famiglia monogamica nucleare, frammentando i clan e moltiplicando le unità di consumo autonome, ha favorito l’estensione dei mercati economici e ridotto la dipendenza da reti parentali estese.
      Last edited by doxa; 01-04-2026, 22:17.

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      • follemente
        Opinionista

        • 22/12/09
        • 11727

        #4
        Originariamente Scritto da doxa Visualizza Messaggio
        Con la nascita degli Stati moderni, la monogamia acquisì una funzione politica: genealogie più rintracciabili, diritto ereditario semplificato, ecc.. La famiglia monogamica divenne una cellula amministrativa efficiente, più che un ideale etico.
        Tutto molto interessante, ma ho voluto citare questa frase, perché anch'io credo che così sia : la famiglia è una specie di impresa, certo, con affetti più o meno stabili, ma con tante energie che devono esservi incanalate, né più né meno, appunto, di una cellula amministrativa.

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        • doxa
          Opinionista
          • 30/04/19
          • 2659

          #5
          Fratel Cono dove sei ?

          Io ti ho dedicato questo topic per farti partecipare al convivio letterario e tu lo ignori anziché scrivere per elogiare la monogamia, a te cara.



          Ti segnalo che dalla tua “città ideale”, quella del Vaticano, il "rappresentante di Dio sulla Terra", papa Leone XIV, lo scorso 21 novembre 2025 ha approvato una lunga nota dottrinale (preparata dal Dicasterium pro doctrina fidei) titolata “Una caro. Elogio della monogamia”.

          “Una caro” (= una carne) con riferimento al valore del matrimonio come unione esclusiva e appartenenza reciproca.

          Lo scopo della nota è quello di estrarre dalle Sacre Scritture, dalla storia del pensiero cristiano, dalla filosofia e persino dalla poesia, ragioni e motivazioni che motivano a scegliere un’unione d’amore unica ed esclusiva, un’appartenenza reciproca ricca e totalizzante.

          Se vuoi cogliere soltanto una breve sintesi della lunga nota è sufficiente leggere l’ultimo capitolo e la conclusione della nota, centrati sull’appartenenza reciproca dei coniugi.

          Ti suggerisco l’intera lettura della nota pastorale per cogliere appieno i vari aspetti che entrano in gioco in questo argomento.

          Questo è il link

          Una caro - Elogio della monogamia. Nota dottrinale sul valore del matrimonio come unione esclusiva e appartenenza reciproca (25 novembre 2025)
          Last edited by doxa; 03-04-2026, 09:58.

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          • axeUgene
            Opinionista

            • 17/04/10
            • 24581

            #6
            siamo monogami seriali, per natura; le esigenze sociali ci spingono alla monogamia indissolubile;
            questo assetto crea il mito romantico dell'"amore";
            il mito dell'amore rimanda alla libertà di seguire il desiderio, tendendo a ripristinare la serialità; ma, al tempo stesso, la nozione di essere fungibili, sostituibili, diventa uno schiaffo all'identità, oltre che a tutti gli acquis pratici;

            essere declassati da soggetti unici e speciali - la fantasia romantica che addolcisce la condizione ordinaria - a oggetti di un "mercato" di prestazioni negoziate - che è fondamentalmente la realtà etologica della specie umana - senza un paracadute ideologico, espone tutti alla brutalità del "mercato aperto", come per qualsiasi altro mercato;
            chi è forte, detta le condizioni; chi è debole, le subisce; chi cerca di surfare, il più delle volte sbatte i denti o viene truffato; molti smettono di comprare;
            ​​l'accoppiamento è proprio un mercato, come tanti altri; se facessimo una comparazione coi meccanismi di altri, come l'abbigliamento o l'automobile, osserveremmo gli stessi meccanismi e sviluppi.
            c'è del lardo in Garfagnana

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            • restodelcarlino
              giullare

              • 13/05/19
              • 12543

              #7
              Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
              se facessimo una comparazione coi meccanismi di altri, come l'abbigliamento o l'automobile, osserveremmo gli stessi meccanismi e sviluppi.
              ...mumble... mumble...
              e la garanzia? ed il "soddisfatti o rimborsati"?

              ...vassapé...

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              • axeUgene
                Opinionista

                • 17/04/10
                • 24581

                #8
                a latere, il sistema di mercato spiega tante cose: l'identità si fissa su un valore/prezzo: quando si viene lasciati, la ferita è inferta a quel valore/identità; idem se si viene trascurati o sminuiti; chi lascia, lo fa perché il partner non è più congruente all'identità che ci si è attribuita, in modo corrispondente al conflitto che vive l'abbandonato;

                l'identità spiega perché è facile fare upgrade, ma molto meno l'inverso; e spiega pure il corto circuito che produce la diminuzione delle coppie e il fatto che una questione radicale di ostilità ideologica sia emersa come un topos autonomo, ché prima non era;
                cioè, si tratta di tutte le persone spiazzate nelle proprie aspettative identitarie dal "mercato" divenuto aperto, e prive di un'ideologia adeguata a gestire le ferite identitarie.
                c'è del lardo in Garfagnana

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                • axeUgene
                  Opinionista

                  • 17/04/10
                  • 24581

                  #9
                  Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
                  ...mumble... mumble...
                  e la garanzia? ed il "soddisfatti o rimborsati"?
                  in alcuni mercati opera, limitatamente; le stipulazioni pre-matrimoniali; la coppia limitata, in leasing, senza figli o patrimonializzazioni pendenti o penalizzanti; come le auto che puoi restituire; nella moda c'è il modello da una stagione, che costa poco;
                  sono tutte manifestazioni della perdita di potere identitario garantito del bene, il quale perde la sua appetibilità di investimento; perché spendere per vestiti o automobili se il bene si deprezza subito drasticamente ? meglio dirigersi sul valore d'uso, o rinunciare tout-court;

                  un mercato che include la mera potestà del desiderio, fisiologicamente vede gli attori che si regolano in modo prudenziale, o rinunciano; con un margine eccedente di conflittualità per chi non ha alluzzato per tempo la magagna;
                  niente di drammatico, in sé, a meno di concepire coppia e procreazione come doveri morali e sociali;

                  semmai, la questione da porsi sarebbe quella di un eventuale mismatch dovuto a gap cognitivi; che è il motivo per cui insisto sulla questione: è utile rimuovere la circostanza di essere "mercato", perciò seconde o terze scelte nella valutazione della propria condizione e di quella della prossimità ?

                  perché tra essere una seconda scelta consapevole di una persona gratificante e gratificabile in misura 7/10, ed esserlo di una 3/10 ci corre parecchio; ma ci corre anche la capacità cognitiva, psicologica e ideologica di vedere e vedersi in tempo reale nelle circostanze;
                  rimuovere certi meccanismi, è come correre in autostrada senza fari quando c'è nebbia fitta, e candidarsi alla frittata.
                  c'è del lardo in Garfagnana

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                  • Vega
                    Opinionista

                    • 04/05/05
                    • 17951

                    #10
                    perciò seconde o terze scelte
                    😫 🤪 🤪
                    Last edited by Vega; 03-04-2026, 15:11.
                    Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

                    Comment

                    • axeUgene
                      Opinionista

                      • 17/04/10
                      • 24581

                      #11
                      Originariamente Scritto da Vega Visualizza Messaggio
                      😫 🤪 🤪
                      ma che c'è di incomprensibile ? lo capirebbe anche un bambino delle elementari:

                      se Gino o Pina conoscono 200 potenziali partner, e li ordinano per preferenza da 1 a 200, quante probabilità hanno che quello che corrisponde loro e desidera una relazione sia il n. 1 o uno dei primi ?

                      ovviamente, più Gino o Pina sono attraenti, più crescono le probabilità che tra quelli che corrispondono figurino posizioni di vertice, semplicemente perché sono di più quelli che ricambiano l'interesse;

                      perciò, tu non sei la prima scelta del tuo partner; sei, verosimilmente, quella che gliel'ha data quando lui non aveva di meglio; altrimenti, starebbe con un'altra piazzata meglio nella sua graduatoria e che avesse corrisposto prima di te; infatti, la gente lascia o tradisce quando trova, crede di aver trovato o cerca un upgrade;

                      capisco non sia una circostanza facile da pensare, ma è una realtà grossomodo matematica, salvo trascurabili aggiustamenti;
                      non ti torna proprio perché in origine il tuo campione sconta in partenza gli improbabili che ti piacerebbero, perché sottotraccia opera un meccanismo di economia emotiva e di opportunità di mercato e l'educazione romantica lancia fumogeni per aiutare l'istinto a non investire troppo male, e ti fa pensare come scelta quello che passa il convento.
                      c'è del lardo in Garfagnana

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                      • sandor
                        Opinionista

                        • 07/10/10
                        • 3414

                        #12
                        Se ti può far piacere doxa, dico la mia. La famiglia è un po' come tutte le occupazioni, non solo quelle lavorative ma anche tutte le altre, dallo sport alla partita di bocce, al desiderio di cibo, di indumenti anche più che coprenti, quindi oltre il concetto di "pudore". In sostanza la famiglia, come tutte le belle invenzioni della civiltà umana, compreso il denaro, è semplicemente un modo per conservare un ordine "sociale" la cui necessità nasce proprio quando gli aggregati sociali raggiungono certe dimensioni. Se tutte le cose che hai citato e quelle che ho citato io adesso, non ci fossero allora molto probabilmente una uerra nucleare strapperebbe l'umanità da questa palla di terra che è il nostro pianeta. Chiaramente tu mi potresti dire che anche lavorando la terra e allevando bestiame ci sarebbe da vivere per tutti, ed è vero. Ma ripeto, per restare all'esigenza, sicuramente dovuta a un calcolo razionale e programmato da parte di chi un tempo, quando le unità familiari cominciavano a moltiplicarsi, deteneva il potere, di mettere su famiglia, essa esigenza deriva sicuramente da un bisogno indotto che è quello sessuale, il quale peraltro è strettamente legato allo stimolo della fame, il quale ultimo è dovuto al bisogno indotto di "lavorare" per vivere, cioè per mangiare. Più figli hai più braccia hai più lavoro fai, più mangi ecc. La nascita e la diffusione di tutti gli organismi sociali, da quelli ad oggi meno evoluti a quelli più evoluti, non può prescindere dalle "cose" che ti ho detto. Insomma i grandi legislatori del passato, e mi permetto di parlare di gente come Solone o Licurgo o Dracone o chi ti pare, tanto per restare alla "culla della nostra civiltà" cioè l'antico mondo Greco, il quale è solo l'esempio più diffuso di società che "funzionavano" e che funzionano ancora oggi per "diffusione" dei propri modelli di socialità, da parte dei Greci, detti legislatori avevano visto giusto, tanto che il mondo "Romano" perfino, ne subì l'influsso e di lì tutti i successivi ordinamenti storici, ad esempio il Sacro Romano Impero. Ho dimenticato però il riferimento alla Religione, la quale mi pare essere un imprescindibile elemento di controllo e ordine sociale, forse anzi il più invasivo. Laddove la religione è stata obliterata, ad esempio nella fu "URSS", è rimasto un vuoto talmente profondo da legittimare le peggiori "turpitudini", tralasciando i detti marxiani che promettevano "solo" bene, ad esempio la massima "da ciascuno secondo le proprie possibilità, a ciascuno secondo i suoi bisogni". L'assenza della religione genera "mostri".
                        http://letteraturaomnibus.blogspot.com

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                        • dark lady
                          la viaggiatrice
                          • 09/03/05
                          • 70460

                          #13
                          Ma fondamentalmente chi decide di mettere su famiglia lo fa perché quello è per lui un obiettivo di vita.
                          Non sto a sindacare quanto sia reale o quanto sia indotto dalla società in cui viviamo, ognuno avrà le proprie motivazioni.
                          Io non credo che il problema sia la monogamia o la poligamia. Entrambe vanno benissimo purché entrambi i partner siano d'accordo nell'andare nella stessa direzione.
                          Se uno vuole una relazione aperta, va benissimo, ma deve avere l'onestà intellettuale di specificarlo da subito, in modo da concedere al potenziale partner la libertà di scegliere se quello stato di cose gli possa o meno andare bene. Certo è che reggere il peso di una coppia aperta non è da tutti. Bisogna avere molta sicurezza di sè per non esserne sopraffatti.
                          Personalmente, sono in una fase molto esplorativa, dal punto di vista delle relazioni.
                          “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                          Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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                          • axeUgene
                            Opinionista

                            • 17/04/10
                            • 24581

                            #14
                            non funziona il quote...

                            Dark, così la poni in modo fuorviante; nel senso che includi in automatico un piano di valore nel comportamento "onesto; ovviamente, io lo condivido, ma non è questo il punto; nel senso che non è molto utile;

                            biologia e antropologia ci dicono che siamo monogami seriali, perché è un comportamento premiante: riprodursi con più partner trasmette in modo più efficiente il patrimonio genetico, con una serie di trucchi asimmetrici per genere - corna - legati alle asimmetrie biologiche;

                            se si vogliono comprendere i meccanismi di costruzione e distruzione di qualsiasi forma di coppia si dovrebbe partire dall'osservazione di queste realtà fondamentali, e solo dopo prendere in considerazione eventuali postulati morali, come la lealtà, ecc...

                            anche perché questi postulati rimandano inevitabilmente a costrutti sociali, per cui determinati comportamenti hanno un rilievo speciale;
                            per fare un esempio, il tradimento in una coppia che non vuole figli, né nella coppia, né fuori, in ogni caso dovrebbe pesare quanto una pizza consumata con un amico, dal momento che - esattamente come la pizza - non implica alcun minus per il partner "tradito"; o meglio, non dovrebbe implicare;

                            se, invece - come più o meno per tutti noi - questo avviene, allora dovremmo porci il problema del senso di quei vincoli di sistema, cioè di ciò che temiamo di perdere;

                            la questione coppia aperta/chiusa è irrilevante nella pratica concreta; un desiderio di straforo può pure capitare; ma quello che incide davvero nell'equilibrio delle persone in coppia è la percezione della soddisfazione a fronte delle opportunità;
                            in altre parole, si soffre molto per la sensazione di essere sostituibili, che il partner si guarda attorno in vista di un upgrade, e la consapevolezza che ove mai, saremmo scaricati, con tutto lo stress da competizione, gelosia, ecc...

                            a quel punto, davvero il tradimento ferisce perché è il suggello puntuale a quel cumulo di sensazioni e timori, in un modo che la coscienza non può obliterare a fronte della morale condivisa;

                            infatti, chi vuole rompere fa in modo di farsi scoprire; chi non vuole, fa in modo di essere discreto e che "non si sappia in giro", perché il vulnus non è alla relazione, ma all'identità sociale, il proprio valore, misurato sullo sguardo altrui e sulla conservazione di identità;
                            mo', a prescindere da quello che uno decide, la questione è che se fraintendiamo certi sentimenti in questo modo, non solo soffriamo in modo improprio, ma gestiamo pure il tutto in modo pedestre e dannoso.
                            c'è del lardo in Garfagnana

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                            • dark lady
                              la viaggiatrice
                              • 09/03/05
                              • 70460

                              #15
                              Non è assolutamente vero che è irrilevante.
                              L'onestà è tutto.
                              Se uno vuole una relazione monogama, ha tutto il diritto di pretenderla. Non conta per quale motivo la voglia. Semplicemente, questo è quello che desidera, e ritengo che la volontà dell'individuo debba essere imprescindibile.
                              Il problema è che molti non vogliono davvero la monogamia ma non hanno l'onestà intellettuale di ammetterlo. E soprattutto, è più comodo, fingere di avere la famiglia perfetta e poi divertirsi a destra e a manca senza minimamente considerare i sentimenti del partner.
                              Il punto è: vuoi una relaziona aperta? Abbi l'onestà di dirlo. E poi ti troverai qualcuno che la pensa come te. Non che illudi di essere monogamo qualcuno che vuole la monogamia, e poi in realtà sei poligamo.
                              E non c'entra nulla la morale, ma semplicemente il rispetto per l'altro. Per i suoi desideri e per le sue scelte.
                              Il tradimento non è una cosa deprecabile in quanto atto fisico in sè, ma perché tradisci la fiducia che l'altro ripone in te, molto semplicemente.
                              Non ci vuole nulla a dire che si vuole una relazione poligama. O meglio, ci vuole una certa dose di coraggio.
                              E' un discorso che ho fatto non tanto tempo fa con una persona che frequento. Lui vorrebbe una coppia aperta. Io non voglio proprio una coppia, quindi ci troviamo bene, in quel senso. Però come dicevo a lui, per me il concetto di coppia è altro. Per me stare in coppia è una cosa, avere relazioni multiple è altra cosa. E non farò mai combaciare le due cose.
                              Visto che mi sono resa conto che sto meglio così, evito ogni dinamica di coppia. Mi piace divertirmi, ho relazioni multiple, ma non starei mai in una coppia aperta. E la cosa non dipende nè da una questione moralista (altrimenti non porterei avanti relazioni multiple) nè dalla società. Semplicemente, se scelgo di stare davvero insieme a qualcuno e di costruire qualcosa con lui, significa che per me quella persona è talmente al centro della mia vita che non c'è spazio per altre. E probabilmente non mi ricapiterà mai più di stare in quel modo in una relazione. Difatti, evito qualsiadi dinamica di coppia.
                              “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                              Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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