Elogio alla Non esistenza... 😑

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  • Vega
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    Dispnea?

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  • conogelato
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    Oggi festeggiamo San Pietro e San Paolo, i due polmoni coi quali respira la Chiesa! Ciao Tommy, ti voglio bene

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  • PACE
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    Ciao Cla! Buongiorno e buona settimana a te. Grazie; mi lascio abbracciare più che volentieri da una persona come te

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  • conogelato
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    Improvviso impulso di abbracciarti

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  • PACE
    replied
    Originariamente Scritto da Ale Visualizza Messaggio
    Il tutto è semplicemente ineccepibile, sulla carta però!
    ...per quanto riguarda il pratico resta un piccolo problema, ovvero convincere di ciò i Malvagi che governano il mondo, poi saremo a posto
    Il Male e i Malvagi esisteranno sempre, su questa terra. Però hanno un potere limitato: Cristo è risorto! Possiamo cominciare noi, nel nostro piccolo, nella nostra vita di ogni giorno, a perdonare chi ci fa del male (un parente, un amico, la moglie, il marito, il capo-condominio, il capufficio, il collega di lavoro, l'extracomunitario eccetera). Il mare è pursempre composto da gocce. Non ci sembra, lì per lì, ma quando perdoniamo stiamo smontando il meccanismo perverso

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  • PACE
    replied
    Originariamente Scritto da Arcobaleno Visualizza Messaggio

    Ne "Il governo della famiglia", vol. 1, così Dio dà una soluzione per la fame nel mondo e le differenze tra fratelli. Non dimentichiamo che oggi abbiamo imparato che ogni uomo è nostro fratello e ogni donna è nostra sorella. All'epoca di Adamo questo "sentire" doveva essere maggiore rispetto ai giorni nostri.

    Capitolo 154



    Del vero amore per il prossimo.


    1. Abedam, lo straniero, (alias Emanuele Abba - Asmahaele)

    il Quale durante tutto questo tempo aveva ascoltato

    tranquillo e compiaciuto il colloquio tra Enoch ed Abedam, a questo punto si

    levò in fretta e saltò in mezzo ai due fratelli, che Egli cinse con le Sue mani, e

    poi disse loro:

    2. «Sì, questo è vero, equo e giusto ed è in conformità all'Ordine divino. E

    quando dei fratelli vivono in questo modo tra di loro, allora il Padre, come è il

    caso ora, anche in ogni avvenire non sarà lontano, quale Padre, da quei figli

    che così pensano di Dio nei loro cuori, colmi d'amore, e che così agiscono tra di

    loro quali fratelli!

    3. In verità Io vi dico che chi dice: "Io amo Dio ed i miei fratelli!", e però pos-

    siede qualcosa in più rispetto ai suoi fratelli, e questa cosa non la divide con

    loro, in maniera che ne rimanga per lui solo la più piccola parte, costui è ancora

    pieno di egoismo e non è degno del Padre! Se qualcuno avesse dieci fratelli e

    si trovasse in possesso di dodici mele, costui dovrebbe distribuire ai fratelli

    undici mele, trattenendo per sé soltanto la metà della dodicesima, mentre anche

    l'altra metà dovrebbe conservarla per i fratelli; allora egli sarebbe veramente un

    figlio del Padre santo nel Cielo e degno di Lui!

    4. Se un padre ama i propri figli più di quelli di suo fratello, costui pure si

    trova nell'egoismo e non è degno del Padre. Ed Io dico: "Veramente beato sarà

    colui il cui vero cuore fraterno, a causa della miseria del fratello, avrà dimenti-

    cato la propria miseria, e che così pure per placare il bisogno dei figli del fra-

    tello avrà sacrificato a Dio, il suo vero Padre, il bisogno dei propri figli con

    perfetta, grata ed amorosissima devozione".

    5. Meglio è per te, se per amore dei tuoi fratelli sei il più povero fra tutti,

    anziché il più ricco, poiché, se tu hai diviso con loro quello che possiedi e ti è

    rimasta ancora una parte, tu hai sempre ancora pensato per te, senza tener conto

    della cura del Padre tuo nel Cielo. Ma se tu per vero amore fraterno del prossi-

    mo hai donato tutto ai fratelli, e non ti sei tenuto niente per te, allora ti sei reso

    completamente libero ed hai lasciato ogni cura a tuo riguardo al Padre che è nel

    Cielo; ma, dopo ciò, ritieni forse che questo Padre potente, immensamente

    buono e santo, lascerà patire un simile figlio?

    6. Io invece vi dico: "In verità, in verità, costui riceverà cento per uno, e

    cento volte cento per dieci, ed infinite volte per il tutto!".

    7. Giudicate voi stessi: potranno mai il bisogno e la miseria regnare tra i fra-

    telli, qualora tutti siano colmi di amore l'uno verso l'altro, e sia ‘uno come tutti’

    e ‘tutti come uno’?

    8. Oh, in verità, chi vive così avrà in abbondanza assoluta la benedizione

    dalle sante cure del Padre santo!

    9. Se voi dunque volete essere figli degni e ben tutelati dell’unico Padre

    santo nel Cielo, vivete in questo modo come veri fratelli e sorelle! Se voi vivre-

    te così tra di voi, allora anche il Padre vivrà e dimorerà tra voi, ed avrà cura di

    voi tutti. Se non vivete così, ciascuno ben presto ricadrà nell'antica maledizio-

    ne e dovrà cercarsi un boccone di pane molto duro, con il sudore della propria

    fronte fra spine e rovi!

    10. Sia dunque questo il vostro comportamento reciproco: "Se tuo fratello ha

    fatto qualcosa a tuo vantaggio, non congedarlo senza una buona ricompensa; ma

    se tu hai reso un servizio a tuo fratello, non deve nemmeno passarti per la

    mente, neppure in sogno, che per tale servizio egli rimanga debitore di qualcosa

    verso di te, ma sia proprio il tuo amore fraterno la massima ricompensa per te".

    Se questo sarà il tuo agire, il Padre tuo nel Cielo si compiacerà molto. Qualora,

    però, l'amore di tuo fratello lo costringa a darti un compenso, non accettare

    questo come tale, ma accettalo come una prova d'amore di tuo fratello e per-

    tanto ringrazialo e bacialo, poiché ogni cosa che ricevi devi considerarla unica-

    mente come dono, e così sarai un vero fratello per gli altri fratelli, ed il Padre

    santo si compiacerà in eterno ed enormemente di simili figli! Amen».
    Grazie anche a te; noto con piacere che le parole di Gesù non sono affatto impossibili da comprendere

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  • PACE
    replied
    Originariamente Scritto da King Kong Visualizza Messaggio
    Articolo del 2014.

    L'uomo era in attesa di essere impiccato, con la corda già intorno al collo, quando la madre del giovane iraniano che aveva ucciso in una lite di strada ha fermato l'esecuzione. Così ha avuto salva la vita Balal, condannato a morte per aver accoltellato un giovane quando era 19enne a Nowshahr, nel nord dell'Iran. La madre della vittima, Samereh Alinejad, accompagnata dal marito, un ex allenatore di calcio, è salita sul patibolo e si è avvicinata all'omicida, in piedi sulla sedia con una benda nera sugli occhi. Di fronte all'uomo che piangendo chiedeva pietà, la donna si è fermata, lo ha guardato in faccia e gli ha assestato uno schiaffo, sfilandogli poi il cappio.

    Un gesto emotivo, ha spiegato lei stessa, che "mi ha aiutato a calmarmi", "ora che l'ho perdonato mi sento sollevata". "Sono una credente, ho avuto un sogno in cui mio figlio mi ha detto che era in pace e in un bel posto...dopo questo, tutti i miei familiari, anche mia madre, hanno fatto pressioni su di me per perdonare l'omicida", ha aggiunto la donna, che 4 anni fa ha perso anche un altro figlio in un incidente stradale. "Sapete cosa vuol dire vivere in una casa vuota?", aveva chiesto poco prima ad alta voce alla folla assiepata per assistere all'esecuzione.

    Per Balal, quello schiaffo è stato lo spazio tra la vendetta e il perdono. "Avrei voluto che qualcuno me lo avesse dato quando volevo portare un coltello con me", ha dichiarato in un'intervista televisiva.
    Da brividi

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  • PACE
    replied
    Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
    Davide Simone Cavallo ha scelto di perdonare i ragazzi che lo hanno quasi ucciso e gli hanno lasciato danni permanenti.
    Un commento "controcorrente"?
    Il perdono, in casi così, non é assoluzione morale automatica né cancellazione del torto, resta compatibile con la giustizia e la responsabilità dei colpevoli, senza cancellare la necessità della pena. È soprattutto un modo per non restare psicologicamente incatenati all’evento e ai suoi autori.
    In questo senso, potrebbe ,all'estremo, essere considerato un atto “egoistico”, nel significato non dispregiativo del termine: non regalare aila violenza ed ai violenti il monopolio della propria vita interiore. L'odio, in un certo senso, continua a sottomettere la vittima al carnefice. Il perdono recide, definitivamente, il legame.
    E questo ha un effetto etico, di pace interiore, più utile del risentimento.
    E la pace interiore é quello che conta.
    Perfetto

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  • Ale
    replied
    Il tutto è semplicemente ineccepibile, sulla carta però!
    ...per quanto riguarda il pratico resta un piccolo problema, ovvero convincere di ciò i Malvagi che governano il mondo, poi saremo a posto

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  • Arcobaleno
    replied
    Originariamente Scritto da PACE Visualizza Messaggio

    Ma è così difficile da capire? Mettendo in pratica il Vangelo!

    "Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; 39 ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l`altra; 40 e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. 41 E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. 42 Dá a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle. 43 Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; 44 ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, 45 perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. 46 Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47 E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48 Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste." MATTEO 5
    Ne "Il governo della famiglia", vol. 1, così Dio dà una soluzione per la fame nel mondo e le differenze tra fratelli. Non dimentichiamo che oggi abbiamo imparato che ogni uomo è nostro fratello e ogni donna è nostra sorella. All'epoca di Adamo questo "sentire" doveva essere maggiore rispetto ai giorni nostri.

    Capitolo 154



    Del vero amore per il prossimo.


    1. Abedam, lo straniero, (alias Emanuele Abba - Asmahaele)

    il Quale durante tutto questo tempo aveva ascoltato

    tranquillo e compiaciuto il colloquio tra Enoch ed Abedam, a questo punto si

    levò in fretta e saltò in mezzo ai due fratelli, che Egli cinse con le Sue mani, e

    poi disse loro:

    2. «Sì, questo è vero, equo e giusto ed è in conformità all'Ordine divino. E

    quando dei fratelli vivono in questo modo tra di loro, allora il Padre, come è il

    caso ora, anche in ogni avvenire non sarà lontano, quale Padre, da quei figli

    che così pensano di Dio nei loro cuori, colmi d'amore, e che così agiscono tra di

    loro quali fratelli!

    3. In verità Io vi dico che chi dice: "Io amo Dio ed i miei fratelli!", e però pos-

    siede qualcosa in più rispetto ai suoi fratelli, e questa cosa non la divide con

    loro, in maniera che ne rimanga per lui solo la più piccola parte, costui è ancora

    pieno di egoismo e non è degno del Padre! Se qualcuno avesse dieci fratelli e

    si trovasse in possesso di dodici mele, costui dovrebbe distribuire ai fratelli

    undici mele, trattenendo per sé soltanto la metà della dodicesima, mentre anche

    l'altra metà dovrebbe conservarla per i fratelli; allora egli sarebbe veramente un

    figlio del Padre santo nel Cielo e degno di Lui!

    4. Se un padre ama i propri figli più di quelli di suo fratello, costui pure si

    trova nell'egoismo e non è degno del Padre. Ed Io dico: "Veramente beato sarà

    colui il cui vero cuore fraterno, a causa della miseria del fratello, avrà dimenti-

    cato la propria miseria, e che così pure per placare il bisogno dei figli del fra-

    tello avrà sacrificato a Dio, il suo vero Padre, il bisogno dei propri figli con

    perfetta, grata ed amorosissima devozione".

    5. Meglio è per te, se per amore dei tuoi fratelli sei il più povero fra tutti,

    anziché il più ricco, poiché, se tu hai diviso con loro quello che possiedi e ti è

    rimasta ancora una parte, tu hai sempre ancora pensato per te, senza tener conto

    della cura del Padre tuo nel Cielo. Ma se tu per vero amore fraterno del prossi-

    mo hai donato tutto ai fratelli, e non ti sei tenuto niente per te, allora ti sei reso

    completamente libero ed hai lasciato ogni cura a tuo riguardo al Padre che è nel

    Cielo; ma, dopo ciò, ritieni forse che questo Padre potente, immensamente

    buono e santo, lascerà patire un simile figlio?

    6. Io invece vi dico: "In verità, in verità, costui riceverà cento per uno, e

    cento volte cento per dieci, ed infinite volte per il tutto!".

    7. Giudicate voi stessi: potranno mai il bisogno e la miseria regnare tra i fra-

    telli, qualora tutti siano colmi di amore l'uno verso l'altro, e sia ‘uno come tutti’

    e ‘tutti come uno’?

    8. Oh, in verità, chi vive così avrà in abbondanza assoluta la benedizione

    dalle sante cure del Padre santo!

    9. Se voi dunque volete essere figli degni e ben tutelati dell’unico Padre

    santo nel Cielo, vivete in questo modo come veri fratelli e sorelle! Se voi vivre-

    te così tra di voi, allora anche il Padre vivrà e dimorerà tra voi, ed avrà cura di

    voi tutti. Se non vivete così, ciascuno ben presto ricadrà nell'antica maledizio-

    ne e dovrà cercarsi un boccone di pane molto duro, con il sudore della propria

    fronte fra spine e rovi!

    10. Sia dunque questo il vostro comportamento reciproco: "Se tuo fratello ha

    fatto qualcosa a tuo vantaggio, non congedarlo senza una buona ricompensa; ma

    se tu hai reso un servizio a tuo fratello, non deve nemmeno passarti per la

    mente, neppure in sogno, che per tale servizio egli rimanga debitore di qualcosa

    verso di te, ma sia proprio il tuo amore fraterno la massima ricompensa per te".

    Se questo sarà il tuo agire, il Padre tuo nel Cielo si compiacerà molto. Qualora,

    però, l'amore di tuo fratello lo costringa a darti un compenso, non accettare

    questo come tale, ma accettalo come una prova d'amore di tuo fratello e per-

    tanto ringrazialo e bacialo, poiché ogni cosa che ricevi devi considerarla unica-

    mente come dono, e così sarai un vero fratello per gli altri fratelli, ed il Padre

    santo si compiacerà in eterno ed enormemente di simili figli! Amen».

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  • King Kong
    replied
    Articolo del 2014.

    L'uomo era in attesa di essere impiccato, con la corda già intorno al collo, quando la madre del giovane iraniano che aveva ucciso in una lite di strada ha fermato l'esecuzione. Così ha avuto salva la vita Balal, condannato a morte per aver accoltellato un giovane quando era 19enne a Nowshahr, nel nord dell'Iran. La madre della vittima, Samereh Alinejad, accompagnata dal marito, un ex allenatore di calcio, è salita sul patibolo e si è avvicinata all'omicida, in piedi sulla sedia con una benda nera sugli occhi. Di fronte all'uomo che piangendo chiedeva pietà, la donna si è fermata, lo ha guardato in faccia e gli ha assestato uno schiaffo, sfilandogli poi il cappio.

    Un gesto emotivo, ha spiegato lei stessa, che "mi ha aiutato a calmarmi", "ora che l'ho perdonato mi sento sollevata". "Sono una credente, ho avuto un sogno in cui mio figlio mi ha detto che era in pace e in un bel posto...dopo questo, tutti i miei familiari, anche mia madre, hanno fatto pressioni su di me per perdonare l'omicida", ha aggiunto la donna, che 4 anni fa ha perso anche un altro figlio in un incidente stradale. "Sapete cosa vuol dire vivere in una casa vuota?", aveva chiesto poco prima ad alta voce alla folla assiepata per assistere all'esecuzione.

    Per Balal, quello schiaffo è stato lo spazio tra la vendetta e il perdono. "Avrei voluto che qualcuno me lo avesse dato quando volevo portare un coltello con me", ha dichiarato in un'intervista televisiva.

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  • restodelcarlino
    replied
    Originariamente Scritto da PACE Visualizza Messaggio
    ...omissis...
    Davide Simone Cavallo ha scelto di perdonare i ragazzi che lo hanno quasi ucciso e gli hanno lasciato danni permanenti.
    Un commento "controcorrente"?
    Il perdono, in casi così, non é assoluzione morale automatica né cancellazione del torto, resta compatibile con la giustizia e la responsabilità dei colpevoli, senza cancellare la necessità della pena. È soprattutto un modo per non restare psicologicamente incatenati all’evento e ai suoi autori.
    In questo senso, potrebbe ,all'estremo, essere considerato un atto “egoistico”, nel significato non dispregiativo del termine: non regalare aila violenza ed ai violenti il monopolio della propria vita interiore. L'odio, in un certo senso, continua a sottomettere la vittima al carnefice. Il perdono recide, definitivamente, il legame.
    E questo ha un effetto etico, di pace interiore, più utile del risentimento.
    E la pace interiore é quello che conta.

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  • PACE
    replied

    La testimonianza di Davide Cavallo è un esempio di perdono che non cancella il male subito, ma che offre un modo per non restare prigioniero della rabbia e per tornare a vivere. La sua scelta di abbracciare i suoi aggressori, piuttosto che odiarli, è un gesto che ha colpito profondamente il pubblico e il mondo della giustizia. Questo perdono non è solo una questione di sentimenti personali, ma rappresenta anche un'importante riflessione sulla responsabilità civile e sulla necessità di un'educazione all'empatia per contrastare la violenza tra i giovani. La storia di Davide Cavallo è un invito a riflettere sul disagio giovanile e sulle dinamiche di disumanizzazione che possono influenzare le relazioni umane.

    www.la7.it

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  • PACE
    replied
    Originariamente Scritto da Ale Visualizza Messaggio

    Ma questa è follia, mettere in pratica insegnamenti del genere nel mondo d'oggi è come lasciare la porta aperta nel caso venissero i ladri...
    ...se porgi l'altra guancia uno sarà incentivato a massacrarti avanti che, tanto sto qua....
    ...ma se invece gli porgi in cambio una testata nei denti ci penserà due volte prima di rifarlo, pensaci
    L'odio chiama odio, la vendetta vendetta. Non interrompi - così facendo - il potere del male

    L'intervista completa a Davide Simone Cavallo

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  • restodelcarlino
    replied
    Originariamente Scritto da PACE Visualizza Messaggio

    ... Per Restodelcarlino,....
    Sono stato chiamato, direttamente, in causa sul "merito" della discussione. Ricordo che il mio intervento era "tecnico", formale: non "intrusivo".
    Quindi, a domanda, rispondo. Sempre senza aggredire, vilipendere, minacciare, oltraggiare chichessia; sperando, quindi di non colpire, offendendo e turbando, la sensibilità altrui. Se così dovesse, malgrado i miei sforzi, essere, mi scuso argomentando la mia buona fede. E dopo questa lunga, ma necessaria premessa... sì, aggio mise 'e mmane ainnante... detto per i cultori del vernacolo partenopeo.
    Si parla di un'immagine di un bimbo sofferente, che ho pubblicato (provocatoriamente, lo ammetto. Se qualcuno si è offeso, voglia scusarmi) come commento a proposito della frase evangelica riferita ai bisogni materiali. Bene. Entriamo nel cuore del soggetto.

    L'immagine di un bambino affamato sotto i bombardamenti ci appare inevitabilmente come un'ingiustizia, perché viola il nostro senso morale. Su questo, credo, non vi sia alcuna divergenza: credenti e non credenti reagiscono allo stesso modo. La questione filosofica non è dunque se sia un'ingiustizia, ma a chi debba essere attribuita tale ingiustizia: agli uomini, alla natura oppure, secondo alcune concezioni religiose, a Dio.

    Ed è proprio questo il problema classico della teodicea: se un Dio onnipotente e perfettamente buono governa il mondo, come spiegare sofferenze che il nostro stesso giudizio morale qualifica spontaneamente come ingiuste?
    La domanda, allora, è un'altra. Se Dio è il Padre che ama, governa la storia e noi, come qualcuno ha affermato, siamo soltanto le "matite" nelle sue mani, perché la sua scrittura passa anche attraverso la fame e le bombe che colpiscono un bambino? Se invece la responsabilità è davvero dell'uomo, allora bisogna riconoscergli un'autonomia molto più ampia di quella che spesso gli viene attribuita quando si parla della Provvidenza e del governo divino della storia.
    Ed è qui che mi nasce un dubbio. Non è possibile che il paradosso si sciolga semplicemente abbandonando l'idea di un Dio antropomorfo, di un Padre che interviene, decide e dirige gli eventi umani? Non è possibile che siamo noi ad attribuire intenzioni e sentimenti umani a ciò che, se esiste, appartiene a una dimensione completamente diversa?
    Forse il problema nasce proprio dall'immagine di Dio che abbiamo costruito. Perché delle due l'una: o quella storia è realmente scritta da una mano superiore, e allora quella mano non può essere estranea alle sue pagine più tragiche; oppure quella storia è affidata molto più all'uomo di quanto siamo soliti affermare. Ed è proprio in questo bivio che, a mio avviso, nasce il paradosso.

    ...si, ho fatto la "domandina si-no". Scusatemi il tertium non datur. Se un "tertium" ci fosse, grazie dell'informazione.
    Last edited by restodelcarlino; 11-06-2026, 12:06.

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