Ponzio Pilato

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  • marinocastellan
    Opinionista
    • 29/12/11
    • 1066

    #16
    Originariamente Scritto da Pazza_di_Acerra Visualizza Messaggio
    Pilato, in qualità di prefetto delegato a mantenere l'ordine pubblico, aveva sicuramente più interesse a mandare a morte Barabba, che era un terrorista, che non Gesù, che lui riteneva sicuramente non del tutto sano di mente.

    bar-Abba era un terorista?
    bar= "Figlio di ......"
    Abba= Padre, anche nel senso di Dio Padre.
    Dunque bar-Abba = figlio di Dio.
    Un terrorista di nome Figlio di Dio.

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    • Il gatto
      Opinionista
      • 21/11/09
      • 12721

      #17
      In un ambiente teocratico di quel genere mi sembra pure normale che ciascuno, mediamente imparentato con gli altri, facesse valere la propria discendenza e cosa c'è di più semplice di un nome che evoca?
      E poi la se non eri almeno figlio di dio chi ti si filava? al che avendo pure ambizioni rivoluzionarie ti pigliavi un nome che era una profezia, tanto l'anagrafe così precisa non era.

      La partecipazione dei prefetti alle vicissitudini dell'incarico

      L'Aquila e le risate del prefetto
      Amarezza e sconcerto per la nuova intercettazione in cui Giovanna Iurato scherza sulle lacrime versate davanti alla Casa dello studente
      Amarezza e sconcerto per la nuova intercettazione in cui Giovanna Iurato scherza sulle lacrime versate davanti alla Casa dello studente. Il sindaco: "Emer…


      Perchè sarebbe dovuto andare diversamente allora per di più da parte del comandante di una forza di occupazione?

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      • Doppio
        Superstite
        • 04/08/10
        • 4917

        #18
        Vabbuo... tralasciando l'osservazione da un punto di vista storico (benché siano emerse diverse informazoni che ho letto con interesse, non essendo particolarmente ferrato sull'argomento) che è per forza di cose non molto facile da estrapolare, secondo me quello che preme a Cono (mi corregga se sbaglio) ruota attorno a cosa i vangeli cerchino di trasmettere riportando la vicenda in questi termini. A tal proposito non concordo minimamente con la Pazza_di_Acerra riguardo al fatto che il nostro Gelato stia affannandosi nel tentativo di conferire un valore storico alla forma anedottica dei vangeli, anzi, l'uso dei termini con i quali ha cominciato il topic ("figura totalmente negativa o qualcosa di buono... coraggioso/codardo": queste non sono questioni che concernono l'analisi storica... siamo nel campo dei giudizi morali) a mio avviso denota proprio la volontà di porre l'accento della riflessione su cosa i vangeli stiano cercando di insegnare (d'altra parte è questa la funzione dei libri del vecchio e del nuovo testamento, trattanosi di testi dottrinali, non storici) raccontando di un politico pagano che sembrerebbe riluttante di fronte all'idea di codannare a morte un uomo che a suo avviso non merita tanto (benché ci sia da dire che i presupposti per considerare Gesù un blasfemo ci sarebbero, a meno che non si tratti effettivamente del figlio di Dio, cosa difficile da dimostrare) e di una folla infervorata decisa invece a farlo punire dall'autorità romana con il massimo della severità. Le possibili chiavi di lettura possono essere molte... ad esempio (e questo è un tema che non manca mai di riproporsi all'interno di tantissime storie con finalità educative) emerge il rancore che talvolta le persone benintenzionate attirino a se proprio da parte di coloro i quali vorrebbero aiutare (la vicenda di Socrate condannato dai suoi concittadini a bere la cicuta, se vogliamo, non è cosi dissimile rispetto alla storia di un uomo che veniva seguito in giro per la Galilea da migliaia di persone desiderose di ascoltare i sui insegnamenti dichiarando di amare il loro rabbi, salvo poi ritrovarsi sotto casa di un politico locale a gridare "crocifiggilo"), ma molte altre interpretazioni si potrebbero avere, persino quella di Zeffirelli (davvero un pessimo film... Cono, con tutto rispetto, hai visto mai quante volte prendo le tue parti, ma a volte mi rendi le cose indesiderabili), che in realtà non mi è nemmeno tanto chiara dallo spezzone postato nella pagina prima... è qualcosa sul potere e l'autorità, però boh...
        Last edited by Doppio; 20-01-2013, 06:53.
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        Moderatore droghe

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        • crepuscolo
          Opinionista
          • 08/10/07
          • 24570

          #19
          Pilato assolto e colpevolizzati i giudei. Connessa con questa tendenza apologetica è l'assoluzione per Pilato che va di pari passo, però, con la colpevolizzazione non solo delle autorità giudaiche di Gerusalemme, ma anche della folla di giudei presenti, per non dire di tutto il popolo. Vi si manifestano tre interessi convergenti degli evangelisti: anzitutto, assolvere l'autorità romana, trascinata suo malgrado e solo pro bono pacis, si vuol far credere, a condannare Cristo; poi difendere, davanti alla società romana, la memoria di un crocifisso a cui vanno la propria fede ed il proprio culto; infine attaccare i giudei della seconda metà del I secolo che in massa avevano rifiutato di credere in Gesù come messia ed erano fieri contestatori delle prime comunità cristiane, cui non risparmiavano nemmeno qualche aggressione violenta, come l'uccisione di Stefano e l'azione persecutrice di Saulo di Tarso. La demonizzazione umana e morale dell'avversario è stata nella storia una consuetudine fin troppo diffusa. In una parola, i credenti in un messia maestro d'amore che stanno dietro alle "passioni" evangeliche si sono dimostrati antigiudei con punte di manifesto accanimento ( una lettura spassionata dei testi lo dimostra) che lo stesso Gesù avrebbe condannato con tutta severità.

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          • Il gatto
            Opinionista
            • 21/11/09
            • 12721

            #20
            Ovvero la testimonianza trasmessa attraverso il vangelo non è attendibile perchè il testimone è parte interessata nella causa e, a fronte di tale interesse, ha manipolato il racconto dei fatti a proprio vantaggio.
            Ne consegue che anche l'insegnamento che si afferma si vuol trasmettere perde di affidabilità poggiando su eventi a loro volta inaffidabili.

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            • crepuscolo
              Opinionista
              • 08/10/07
              • 24570

              #21
              Non è quello il punto; secondo me i Vangeli vanno interpretati e non presi completamente alla lettera,altrimenti non sarebbero stati scritti tanti libri su di loro.
              Essi sono affidabili se......., in parole povere, se ho le chiavi interpretative.

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              • Il gatto
                Opinionista
                • 21/11/09
                • 12721

                #22
                Lo so che non è il tuo punto, cosa che non lo esenta dall'essere il punto di altri, comunque la necessità di interpretare deriva dall'inaffidabilità dell'oggettività della testimonianza e quando si entra nel campo delle interpretazioni ciascuno se la canta e se la suona come pare a lui con quel che ne consegue.

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                • crepuscolo
                  Opinionista
                  • 08/10/07
                  • 24570

                  #23
                  Ovviamente la mia interpretazione non è solo un'interpretazione personale ma è lo studio e la condivisione di pensieri espressi da persone che passano la vita a fare studi di esegesi e di teologia. Quello che ho riportato è tratto eminenti studiosi del Vangelo.

                  Comment

                  • Il gatto
                    Opinionista
                    • 21/11/09
                    • 12721

                    #24
                    Quando il finale della storia e gli scopi precedono gli studi confirmativi e' un guaio per l'affidabilita' del tutto.

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                    • crepuscolo
                      Opinionista
                      • 08/10/07
                      • 24570

                      #25
                      Se desideri che ti arrivi il messaggio di Gesù devi porti al di là dello spazio e del tempo, dove la logica lascia spazio al sentimento. Per me è questione di percezioni.

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                      • Il gatto
                        Opinionista
                        • 21/11/09
                        • 12721

                        #26
                        Vale sempre la questione per la quale vedrai comunque qualunque cosa vuoi vedere, è per questo che i soggetti affetti da tali inclinazioni non sono presi in considerazione per le valutazioni proprie.
                        In tale stato di cose è più semplice arrivare alle conclusioni e affermarle per convizione propria quali sono risparmiandosi tutto il resto che resta evanescente.

                        Circa il nostro personaggio il narratore di un secolo dopo i fatti pretende di conoscere il pensiero di quel momento e pure la sua situazione famigliare come se avesse il drone che gli ronza per casa, ma quale credito dargli?

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                        • crepuscolo
                          Opinionista
                          • 08/10/07
                          • 24570

                          #27
                          Beh, non è sempre così perché bisogna prescindere da una certa onestà intellettuale, anche se è vero che da bambino preferisci Gesù bambino che Gesù adulto, poi crescendo ti viene in mente che le due natività, quella di Luca e quella di Matteo, sono discorsi teologici che con la storia poco hanno a che vedere. E proprio facendo riferimento a quell'onestà intellettuale mi sorge spontanea la domanda: che cosa ho da guadagnare ad essere quello che sono ed a credere quello che credo? Se poi considero che, comportarmi, finché mi è stato possibile, secondo il Vangelo mi è costato parecchio e non ho guadagnato nulla se non ritrovarmi migliore di quello che avrei potuto essere, mi ritengo abbastanza soddisfatto di ciò che ho fatto.
                          Po,i per quello che ne so, il lasso di un secolo dalla storia di Gesù alla stesura dei vangeli sembrerebbe troppo ampio, e se poi consideri che a quei tempi esisteva la "memoria collettiva" ecco che, anche se impreciso, il messaggio originale è andato avanti in quegli anni abbastanza integro. In proposito ci sono ampi studi, e Paolo, al quale le notizie sono arrivate di seconda mano, e cioè non è stato testimone oculare degli eventi narrati, ha scritto le sue lettere verso il 50-60.
                          Last edited by crepuscolo; 20-01-2013, 14:47.

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                          • Doppio
                            Superstite
                            • 04/08/10
                            • 4917

                            #28
                            Originariamente Scritto da Il gatto Visualizza Messaggio
                            Lo so che non è il tuo punto, cosa che non lo esenta dall'essere il punto di altri, comunque la necessità di interpretare deriva dall'inaffidabilità dell'oggettività della testimonianza e quando si entra nel campo delle interpretazioni ciascuno se la canta e se la suona come pare a lui con quel che ne consegue.
                            Dove sta scritto che gli insegnamenti morali trasmessi nella forma del racconto debbano pervenire da una realtà di fatto? Credo che sia un'eventualità piuttosto rara: le favole e le parabole sono la forma più tipica del racconto con la finalità dell'insegnamento morale e certamente non avanzano alcuna pretesa di veridicità storica... nondimeno quando si vuole trasmettere un certo insegnamento in generale si sa in anticipo di quale insegnamento si tratta, ergo è normale che si ponga la storia in modo che giunga a determinate conclusioni, se invece si guarda ad un evento e se ne trae a posteriori le conclusioni si sta compiendo un'operazione legittima, ma che non è rivolta verso l'apprendere, non verso l'insegnare.
                            Non avete ancora visto niente

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                            • Il gatto
                              Opinionista
                              • 21/11/09
                              • 12721

                              #29
                              Non necessariamente c'è un utile materiale, le convinzioni hanno il vantaggio di essere appaganti di per se.
                              Però è più lineare evitare di metterci a supporto sicuro certi dettagli praticamente impossibili da affermare e comunque la convinzione propria prescinde da tutto ciò basandosi appunto su una percezione propra valida di per se finchè la si applica a se stessi.

                              Il problema lo crea il voler trasmettere agli altri, estranei alla cosa, le proprie convinzioni convalidandole con "fatti" come minimo molto dubbi e di problematico accertamento anche per il cronista postumo di almeno un secolo dell'epoca, estraneo all'entourage di pilato.
                              Nel nostro caso le esitazioni di pilato e la lite famigliare con la moglie stanno a dire che c'è una evidenza della divinità di gesù e ciò va a convalidare l'affermazione di questa divinita, solo che le "prove" non sono affidabili e usandole verso un pubblico che non ha interesse a vedere ciò che non si vede si da solo l'idea di barare come quando si presenta una perizia di parte che dice ciò che gli è impossibile potere periziare.

                              Dove sta scritto che gli insegnamenti morali trasmessi nella forma del racconto debbano pervenire da una realtà di fatto?
                              Il guaio è che si pongono come verità assoluta e in caso di disobbedienza sono tortonate, in eterno.
                              Cosa che trasforma l'insegnamento in un comando e ci si rende conto che serve supportartare il comando con qualcosa che dimostri la veridicità di chi lo emette e la veridicità delle disgrazie eterne che ti attendono se non ubbidisci.
                              Non stiamo quindi più a parlare di normali insegnamenti che lasciano i dubbi di tutti gli insegnamenti legati alla fallacità degli insegnanti, ma di verità assolute, cosetta diversa.
                              Last edited by Il gatto; 20-01-2013, 14:55.

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                              • crepuscolo
                                Opinionista
                                • 08/10/07
                                • 24570

                                #30
                                Originariamente Scritto da Doppio Visualizza Messaggio
                                Dove sta scritto che gli insegnamenti morali trasmessi nella forma del racconto debbano pervenire da una realtà di fatto? Credo che sia un'eventualità piuttosto rara: le favole e le parabole sono la forma più tipica del racconto con la finalità dell'insegnamento morale e certamente non avanzano alcuna pretesa di veridicità storica... nondimeno quando si vuole trasmettere un certo insegnamento in generale si sa in anticipo di quale insegnamento si tratta, ergo è normale che si ponga la storia in modo che giunga a determinate conclusioni, se invece si guarda ad un evento e se ne trae a posteriori le conclusioni si sta compiendo un'operazione legittima, ma che non è rivolta verso l'apprendere, non verso l'insegnare.
                                Sei veramente bravo e divertente con il tuo avatar: povero Il gatto

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