Se la speranza muore...

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  • crepuscolo
    Opinionista
    • 08/10/07
    • 24570

    #61
    Supposto che ciò che ci accomuna dovrebbe essere la discussione, indipendentemente da ciò che poi ognuno di noi pensa nell'intimo, qualche volta mi trovo a proporre idee prese da libri degni di rispetto per poter rendere più ampia e maggiormente discutibile la discussione stessa. Evidentemente se il sito di religioni e spiritualità diventa un pulpito dove esercitare la propria fede senza considerare la razionalità e la sensibilità di chi ascolta io credo che questa fede rimanga in se stessa correndo pure il rischio di rimanere abbagliata prima o poi con gli svantaggi di una evidente cecità.
    Poco sopra ho riportato un pensiero di un noto teologo perché secondo il mio punto di vista la fede ha sempre bisogno di confrontarsi e di aggiornarsi per evitare di rimanere un fatto isolato e personale; essendo anche dell'idea che se la fede è ben radicata non viene mai meno.
    Ritornando al fatto di sostenerti in certi tuoi discorsi, oltreché per il fatto che le ragioni dell'intelletto non possono essere ignorate, anche perché in questo momento sto leggendo un libro il cui autore è un teologo evangelico che analizzando i Vangeli e la Bibbia in generale ha tratto delle conclusioni che di sotto allego prese sinteticamente da Wikipedia:

    Nella sua opera Nuovo Testamento e Mitologia, del 1941, Bultmann prospettò una demitizzazione del messaggio evangelico. Egli non voleva tanto rendere scientifico il messaggio neotestamentario, quanto far rilevare che il linguaggio mitico dei Vangeli trasmette una verità che non è immediatamente accessibile al pensiero scientifico. Di conseguenza il Gesù storico deve essere nettamente separato dal Cristo del kerigma.
    Secondo Bultmann il linguaggio mitologico non è più comprensibile oggi all'uomo moderno, e la fede non può essere ridotta a un mero prendere per vera una serie di fattimiracolosi. Bultmann vorrebbe dunque spogliare il messaggio evangelico dal linguaggio mitologico e renderlo comprensibile all'uomo moderno. A tale scopo egli utilizza il metodo storico-critico e recepisce, dall'esistenzialismo di Martin Heidegger, il principio dell'interpretazione esistenziale, in base al quale il mito deve essere interpretato in base alla comprensione di sé dell'uomo che il mito medesimo intende comunicare.
    Seguendo la idea proposta da vari autori della Scuola di storia delle religioni, come Hans-Joachim Schoeps, difende la teoria dell'ellenizzazione del giudeocristianesimo primitivo, che sarebbe stata realizzata da Paolo di Tarso sotto l'influenza delle religioni misteriche e dello gnosticismo. Secondo Bultmann, Paolo svincola Gesù di Nazaret dal suo ambitoprofetico giudeo e lo riveste del concetto di divinità presente nel redentore delle religioni misteriche.

    Tra l'altro questo è un suo pensiero:

    Non ci si può servire della luce elettrica e della radio,
    o far ricorso in caso di malattia ai moderni ritrovati medici e clinici
    e nello stesso credere nel mondo degli spiriti e dei miracoli propostici dal Nuovo Testamento. »

    Nonostante il tuo avatar che assomiglia tanto a mia moglie mi sei simpatica lo stesso, proprio per quella incazzatura ( scusa il termine) anti ignoranza che ti contraddistingue.
    Last edited by crepuscolo; 15-05-2013, 16:00.

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    • conogelato
      Candle in the wind

      • 17/07/06
      • 66028

      #62
      Originariamente Scritto da Vega Visualizza Messaggio
      Mi dispiace, non sono del tutto d'accordo. Quando si afferma che l'uomo è un certo qualcosa o ha una certa funzione come in questo caso della discussione, che lo si dica in ambito religioso o perchè qualcuno si ricorda male l'evoluzione imparata a scuola o letto sul sito fuffa di ufologia e complotti, è la stessa zuppa.
      Perchè se è vero quel qualcosa, allora vuol dire che dovremmo trovarne riscontro anche in altri ambiti.
      Di nuovo, per dirimere la questione, rifletti su ciò che sei te, Vega/Laura e ciò che è il tuo gatto: Se, appoggiandoti alla Scienza, arrivi alla conclusione che non vi siano sostanziali differenze....la discussione è destinata a finire in una strada senza sfondo. Se invece riscontri delle differenze SOSTANZIALI, ci faresti un grosso favore a rendercele presenti. Grazie!
      amate i vostri nemici

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      • Vega
        Opinionista

        • 04/05/05
        • 17959

        #63
        va sempre a finire che qualunque cosa ti venga detta e spiegata concludi con la belata vittimistica tipica dei credenti.

        Cosa ti ho risposto? Ti ho risposto che l'uomo non domina la natura, nè la custodisce e che questa non è buona o cattiva a seconda di come ci comportiamo. Cosa c'entra la solita paranoia di cui sopra?
        Lo stesso tipo di discorso poteva benissimo essere stato fatto in una discussione nella sezione scienza, senza derivazioni religiose. La sostanza non sarebbe cambiata. L'uomo non è l'essere all'apice dell'evoluzione, nè il dominatore della natura.
        Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

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        • conogelato
          Candle in the wind

          • 17/07/06
          • 66028

          #64
          Concludi, per favore: Se non ne è l'apice, in cosa si evolverà?
          amate i vostri nemici

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          • Vega
            Opinionista

            • 04/05/05
            • 17959

            #65
            Non è detto che ci si evolva ancora.
            Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

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            • conogelato
              Candle in the wind

              • 17/07/06
              • 66028

              #66
              Prevedevo. E allora, amica mia, perchè irridere la fede di chi crede che l'Uomo ne sia invece l'apice? Il compimento dell'opera santa di Dio, che a Sua immagine lo creò?

              Immaginiamo per un attimo un nostro antico antenato che alla fine di una dura giornata, dopo aver soddisfatto le sue necessità primarie, si sia sdraiato sull' erba a guardare le stelle. Forse davanti a quello spettacolo si sarà domandato: ma che saranno mai quelle luci? dei fuochi? e chi le ha poste così in alto? un gigante? un dio?
              Ecco così nascere in un sol colpo le radici di scienza, filosofia e religione.
              Fede e scienza nascono dunque entrambe da una stessa caratteristica fondamentale dell'uomo, che è quella di porsi delle domande su sé stesso e sul mondo che lo circonda. Chi sono? Perché esisto? Cos'è la vita? E la morte? Cosa c'è dopo la morte? Cosa è giusto? Cos'è l'universo? Qualcuno lo ha creato? E' finito o infinito? E naturalmente nella necessità di cercare risposte in qualche modo adeguate a quesiti che non lo lasciano indifferente.
              Qualcuno ha paragonato la vita dell'uomo all'esperienza di un viaggiatore che si trova in un convoglio ferroviario che viaggia nel buio, senza sapere da dove è partito, né dove è diretto, né perché si trova su quel convoglio piuttosto che in un altro. A questo proposito è bellissimo un pensiero di Pascal: "Non so chi mi ha messo al mondo, nè cosa è il mondo, né cosa sono io stesso; sono in una terribile ignoranza di tutto: non so cos'è il mio corpo, i miei sensi, la mia anima, e persino questa parte di me che pensa ciò che dico, che riflette su di tutto e su di se stessa. Vedo questi spaventosi spazi dell'universo che mi racchiudono, ed io mi trovo in un angolo, senza sapere perché sono in questo luogo piuttosto che in un altro, né perché questo poco tempo che mi è concesso di vivere mi è dato ora piuttosto che in un altro momento di tutta l'eternità che mi ha preceduto e di tutta quella che mi seguirà. Tutto ciò che so è che debbo presto morire, ma ciò che ignoro di più è proprio questa morte che non saprei evitare".
              A questo punto è naturale cercare di scoprire il senso di questo viaggio. Guardando fuori dal finestrino si intravede ogni tanto un piccolo bagliore, ma niente di più.
              E tutte le persone che sono sul treno sono nel medesimo stato. Tutto ciò che riusciamo a sapere è che prima o poi il treno imboccherà un tunnel che finisce nel nulla o in chissà quale mondo e dal quale, si dice, nessuno è tornato mai indietro. Ora, come sapientemente ha osservato il giornalista Vittorio Messori, c'è chi, dopo aver magari girato per un po', esaminato i sedili, i materiali ecc… si siede tranquillo, senza lasciarsi inquietare troppo. Il resto non è affar suo. Tanto si può sempre fare come esorta il poeta:" Meglio obliar oprando, senza indagarlo questo grande mistero dell'universo".
              D' altronde è ancora Pascal ad osservare che "gli uomini non potendo guarire la morte preferiscono non pensarci".
              Ma c'è invece chi non si accontenta, e va ramingo di vagone in vagone, cercando un segnale, un cartello, qualcosa insomma che possa dare un senso a questo viaggio che non abbiamo voluto.
              Penso che questa sia la molla che spinge ogni ricerca religiosa e filosofica, ma in fondo anche scientifica. Si tratta del tentativo dell'uomo di capire qualcosa di sè stesso e del mondo che lo circonda, alla ricerca di un senso e un significato delle cose.

              Beata ignoranza

              Dunque scienza e fede nascono entrambe dalla stessa condizione esistenziale dell'uomo, che riconosce in sè ed in ciò che lo circonda un mistero, qualcosa che richiede una spiegazione. Ma ci si può domandare: possiamo davvero spiegare qualcosa? E le nostre spiegazioni che grado di certezza hanno? Siamo veramente sicuri di quello che sappiamo?
              Alcuni pensano che quello della scienza sia un cammino incontrovertibile verso la verità, mentre l'errore religioso viene sostenuto dagli oscurantisti.
              Forse andrebbe detto che anche la scienza ha le sue controversie, che prima di essere accettate, ma anche dopo, le teorie sono sostenute da alcuni e avversate da altri.
              Il progresso della scienza è davvero impressionante, ma costituisce pur sempre un corpo di conoscenze suscettibile di essere migliorato, nonchè, come attività umana, è interpretazione creativa dell'esperienza e dunque rivedibile e incerta.
              Ora, non sto dicendo che non possiamo affermare alcunchè del mondo che ci circonda, non si può certo mettere in dubbio ogni cosa in ogni momento. Anche ora, mentre scrivo, ho fiducia nel fatto che la sedia reggerà il mio peso, che la penna non comincerà a volteggiare improvvisamente nell'aria, e così via. Dico che se produciamo tante buone ed efficaci teorie vuol dire che abbiamo capito qualcosa della natura, ma per quanto questa comprensione possa essere migliorata, resta comunque vincolata ai nostri assunti, impliciti o espliciti, che sono anche molto ragionevoli, ma non certo indubitabili. Anche la scienza contiene i suoi atti di fede e costituisce pertanto non più di un corpo di credenze ben motivate. Quello che uno scienziato può dire è:" Abbiamo buoni motivi per credere che..."
              Frase che dovrebbe star bene anche sulla bocca di un religioso. Già, potrà sembrare strano, ma anche la fede non è la risposta a tutti i perché. Credere non significa capire tutto. " Veramente Tu sei un Dio misterioso, o Dio di Israele Salvatore " ( Isaia 45,15 ). La fede non annulla il mistero, anzi gli dà una veste nuova ed un nome, che è quello di Gesù.
              Così, assodato che la certezza non abita in questo mondo, il problema non è più se credere o meno, ma in cosa credere e perchè. Il sano dubbio allora servirà a tenersi lontano da ogni integralismo, scientifico o religioso che sia, mostrando che scienza e fede, come credenze ben motivate, hanno pari diritto di cittadinanza.

              Ragione e sentimento

              La questione del rapporto tra fede e scienza è inoltre viziata da un'altra diffusa ed errata opinione. Si tratta del fatto che molti sono convinti che la scienza sia il regno della razionalità, mentre la fede quello dell'irrazionalità. Ovvero che la scienza segue la ragione, mentre la fede il sentimento.
              Certo i motivi per credere in Dio non saranno gli stessi per cui accettiamo la legge di gravità, ma questo non vuol dire che debbano essere per forza irrazionali.
              Nel Vangelo ( Matteo 22,16-39) Gesù dice che il più grande comandamento è quello di amare Dio con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutte le forze; e il prossimo come se stessi.
              Quindi l'amore necessita non soltanto del sentimento (cuore), ma anche dell'intelligenza (mente) . La fede così non è soltanto una scelta emotiva, ma anzi, richiede delle motivazioni profonde e ragionate. " Chi di voi, infatti, volendo costruire una torre, prima non si siede e calcola attentamente la spesa, per vedere se può condurla a termine? (Luca 14,28)
              Così la fede non è un affare solo per donne e bambini dal cuore tenero, o per poveri sprovveduti e sempliciotti, ma invece è dimensione di tutto l'essere umano e da sempre coinvolge fior di intelligenze. La fede dunque necessita della ragione non meno della scienza.
              Viceversa, non bisogna pensare che l'emotività sia esclusa dall'indagine scientifica. Spesso si ha l'immagine di una scienza fredda ed asettica, come se fosse opera di un calcolatore. Invece la scienza è ricca di fantasia, passione, entusiasmo. La storia della scienza mostra come anche l'indagine scientifica sia percorsa dal gusto della bellezza e dell'eleganza, dall'alternarsi di entusiasmi e cadute, di successi ed insuccessi. A volte si sostengono tesi anche per motivi non strettamente razionali, intuito, orgoglio, o semplicementi perchè ci si è affezzionati.

              Abbiamo inventato Dio?

              Fino ad ora abbiamo posto l'accento su alcune analogie tra scienza e fede. Molti si potranno chiedere se Dio non sia altro che la nostra risposta alla ricerca religiosa di un senso della vita e della morte. In altre parole se Dio non sia altro che la proiezione della necessità dell'uomo di credere in qualcosa di soprannaturale, di dare fondamento ai valori morali, alla speranza in un mondo migliore ecc..., come la scienza è proiezione della nostra intelligenza ordinatrice sui fenomeni naturali.
              In parte è senz'altro così. Non si può negare che nel loro sviluppo storico le grandi domande di cui abbiamo detto all'inizio abbiano prodotto sistemi filosofici e/o religiosi.
              Anche se, e qui apro una piccola parentesi, su questo punto si potrebbe sostenere un moderato realismo, nel senso che come la scienza, per quanto attività dell'uomo, possa riflettere qualcosa della realtà del mondo, anche la teologia possa in qualche modo riflettere qualcosa della realtà di Dio.
              Tuttavia è proprio a questo punto che compare una netta differenza tra fede e scienza: la rivelazione.
              Il fatto è che il cristiano crede in un Dio personale che si rivela, e si è rivelato in maniera particolare attraverso i profeti e Gesù; e non in una generica entità sovrannaturale che spiega l'esistenza delle cose.
              Non è che l'indagine metafisica condita con la nostra sete di spirituale abbia prodotto Dio, almeno non quello della Bibbia. Dio non è il termine dei nostri ragionamenti, semmai ne è l'inizio. La teologia cristiana è infatti essenzialmente una riflessione sulla rivelazione di Dio.
              Ma questa rivelazione avviene veramente o ci siamo inventati tutto? Questa è mi pare la questione centrale. Come a volte si dice, se Cristo sia una invenzione dei preti oppure no.
              Sebbene questo non possa essere escluso del tutto, mi sembra almeno che ci sia qualcosa che non quadra.
              Almeno non si capisce come mai gli apostoli spaccino Gesù per risorto quando nemmeno avevano capito cosa volesse dire "risuscitare dai morti". Se erano dei creduloni, come mai sono tanto restii ad accogliere gli insegnamenti del loro maestro? E poi improvvisamente vanno a predicarli a costo della vita? Forse è davvero accaduto qualcosa di straordinario in quel sepolcro. Altrimenti credo che non ne avremmo mai sentito parlare. Francamente se quella dei vangeli non è che una favola è alquanto strana. Se avessi potuto, credo che mi sarei inventato un dio più a mia immagine e somiglianza, non certo uno così scomodo ed esigente come quello che Gesù ci ha rivelato. Del resto questa è l'esperienza di Cristo che la Chiesa continua ancor oggi a sperimentare: l'incontro con un Dio personale che va accolto così come è.
              Ora, se vogliamo, una teoria scientifica deve rispondere a dei dati di fatto che sono i fenomeni naturali, mentre la teologia deve rispondere al fenomeno Gesù. Nei confronti di quest'ultimo, tra le tante, c'è anche l'opzione della fede, che oggettivamente mi sembra se non altro una possibilità di tutto rispetto.

              Conclusioni

              Abbiamo visto come scienza e fede non siano poi così lontane tra loro. Tuttavia esse restano comunque ben distinte. Bisogna cioè sempre tenere bene a mente ciò che scienza e fede sono in realtà, ma anche ciò che non sono, in modo da evitare grossi calderoni tipo New Age dove si trova un po' di tutto e che oggi vanno tanto di moda.
              La scienza è necessaria alla fede affinché non scada in integralismo o in credulità, in modo da recuperare il ruolo insostituibile dell'intelligenza nella vita dell'uomo.
              La fede è poi necessaria alla scienza perché essa mantenga una certa umiltà, e non perda di vista il punto centrale che è l'uomo, mantenendosi al suo servizio. Ma anche perché l'uomo possa mantenere quella parte di mistero che dà sapore alla vita, e che soprattutto lascia la porta aperta all'incontro con Dio, dando un senso a questa nostra avventura terrena. Ma questa è un'altra storia... http://www.dm.unipi.it/~granieri/scienza-fede.html
              amate i vostri nemici

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              • Vega
                Opinionista

                • 04/05/05
                • 17959

                #67
                Poveri noi.
                Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

                Comment

                • conogelato
                  Candle in the wind

                  • 17/07/06
                  • 66028

                  #68
                  La faccenda stà in questi termini, Laurina. Poi, si può tranquillamente fare come quei viaggiatori che hanno preso il treno senza curarsi d'altro: Neppure di sapere la stazione d'arrivo.
                  Ciao, a domani
                  amate i vostri nemici

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                  • Vega
                    Opinionista

                    • 04/05/05
                    • 17959

                    #69
                    Sta in questi termini nella tua testa. Tu vuoi solo sentirti dire quello che vuoi sentirti dire. Qui è il problema.

                    La fede è poi necessaria alla scienza perché essa mantenga una certa umiltà
                    Questo non è assolutamente vero.
                    Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

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                    • crepuscolo
                      Opinionista
                      • 08/10/07
                      • 24570

                      #70
                      Allego un libro che può spiegare come e da dove derivano certe credenze.

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                      • conogelato
                        Candle in the wind

                        • 17/07/06
                        • 66028

                        #71
                        Originariamente Scritto da Vega Visualizza Messaggio
                        Sta in questi termini nella tua testa. Tu vuoi solo sentirti dire quello che vuoi sentirti dire. Qui è il problema.


                        Apri il tuo cuore, Laura. Non la mente. Apri i tuoi occhi e il tuo cuore...
                        amate i vostri nemici

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                        • crepuscolo
                          Opinionista
                          • 08/10/07
                          • 24570

                          #72
                          Mi sembra che come predicatore convinci solo chi è già convinto.
                          E' proprio un infinito ritorno rituale, non si riesce a finire che già si ricomincia; suppongo che neanche l'inquisizione era così insistente

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                          • Il gatto
                            Opinionista
                            • 21/11/09
                            • 12721

                            #73
                            Ammetterai che aveva mezzi più convincenti, bei tempi, quella si che era fede e i fedeli gente apprezzata e rispettata, pure temuta.
                            Tempi che torneranno e la vera fede trionferà come profetizzato.

                            Comment

                            • crepuscolo
                              Opinionista
                              • 08/10/07
                              • 24570

                              #74
                              Non credo che torneranno quei tempi, dietro quella violenza coercitiva c'era un forte potere temporale; quello che è già tornato invece è il potere psicologico che strumentalizza sia il singolo che le masse attraverso la ripetizione spasmodica di formule e atteggiamenti che in un mondo frantumato come il nostro porta ad una convinzione cieca, cioe teorica e senza alcun riscontro.

                              Comment

                              • Il gatto
                                Opinionista
                                • 21/11/09
                                • 12721

                                #75
                                è il potere psicologico che strumentalizza
                                La subornazione psicologica ha i suoi risultati che sono quelli che contano.

                                Comment

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