Supposto che ciò che ci accomuna dovrebbe essere la discussione, indipendentemente da ciò che poi ognuno di noi pensa nell'intimo, qualche volta mi trovo a proporre idee prese da libri degni di rispetto per poter rendere più ampia e maggiormente discutibile la discussione stessa. Evidentemente se il sito di religioni e spiritualità diventa un pulpito dove esercitare la propria fede senza considerare la razionalità e la sensibilità di chi ascolta io credo che questa fede rimanga in se stessa correndo pure il rischio di rimanere abbagliata prima o poi con gli svantaggi di una evidente cecità.
Poco sopra ho riportato un pensiero di un noto teologo perché secondo il mio punto di vista la fede ha sempre bisogno di confrontarsi e di aggiornarsi per evitare di rimanere un fatto isolato e personale; essendo anche dell'idea che se la fede è ben radicata non viene mai meno.
Ritornando al fatto di sostenerti in certi tuoi discorsi, oltreché per il fatto che le ragioni dell'intelletto non possono essere ignorate, anche perché in questo momento sto leggendo un libro il cui autore è un teologo evangelico che analizzando i Vangeli e la Bibbia in generale ha tratto delle conclusioni che di sotto allego prese sinteticamente da Wikipedia:
Nella sua opera Nuovo Testamento e Mitologia, del 1941, Bultmann prospettò una demitizzazione del messaggio evangelico. Egli non voleva tanto rendere scientifico il messaggio neotestamentario, quanto far rilevare che il linguaggio mitico dei Vangeli trasmette una verità che non è immediatamente accessibile al pensiero scientifico. Di conseguenza il Gesù storico deve essere nettamente separato dal Cristo del kerigma.
Secondo Bultmann il linguaggio mitologico non è più comprensibile oggi all'uomo moderno, e la fede non può essere ridotta a un mero prendere per vera una serie di fattimiracolosi. Bultmann vorrebbe dunque spogliare il messaggio evangelico dal linguaggio mitologico e renderlo comprensibile all'uomo moderno. A tale scopo egli utilizza il metodo storico-critico e recepisce, dall'esistenzialismo di Martin Heidegger, il principio dell'interpretazione esistenziale, in base al quale il mito deve essere interpretato in base alla comprensione di sé dell'uomo che il mito medesimo intende comunicare.
Seguendo la idea proposta da vari autori della Scuola di storia delle religioni, come Hans-Joachim Schoeps, difende la teoria dell'ellenizzazione del giudeocristianesimo primitivo, che sarebbe stata realizzata da Paolo di Tarso sotto l'influenza delle religioni misteriche e dello gnosticismo. Secondo Bultmann, Paolo svincola Gesù di Nazaret dal suo ambitoprofetico giudeo e lo riveste del concetto di divinità presente nel redentore delle religioni misteriche.
Tra l'altro questo è un suo pensiero:
Non ci si può servire della luce elettrica e della radio,
o far ricorso in caso di malattia ai moderni ritrovati medici e clinici
e nello stesso credere nel mondo degli spiriti e dei miracoli propostici dal Nuovo Testamento. »
Nonostante il tuo avatar che assomiglia tanto a mia moglie mi sei simpatica lo stesso
, proprio per quella incazzatura ( scusa il termine
) anti ignoranza che ti contraddistingue.
Poco sopra ho riportato un pensiero di un noto teologo perché secondo il mio punto di vista la fede ha sempre bisogno di confrontarsi e di aggiornarsi per evitare di rimanere un fatto isolato e personale; essendo anche dell'idea che se la fede è ben radicata non viene mai meno.
Ritornando al fatto di sostenerti in certi tuoi discorsi, oltreché per il fatto che le ragioni dell'intelletto non possono essere ignorate, anche perché in questo momento sto leggendo un libro il cui autore è un teologo evangelico che analizzando i Vangeli e la Bibbia in generale ha tratto delle conclusioni che di sotto allego prese sinteticamente da Wikipedia:
Nella sua opera Nuovo Testamento e Mitologia, del 1941, Bultmann prospettò una demitizzazione del messaggio evangelico. Egli non voleva tanto rendere scientifico il messaggio neotestamentario, quanto far rilevare che il linguaggio mitico dei Vangeli trasmette una verità che non è immediatamente accessibile al pensiero scientifico. Di conseguenza il Gesù storico deve essere nettamente separato dal Cristo del kerigma.
Secondo Bultmann il linguaggio mitologico non è più comprensibile oggi all'uomo moderno, e la fede non può essere ridotta a un mero prendere per vera una serie di fattimiracolosi. Bultmann vorrebbe dunque spogliare il messaggio evangelico dal linguaggio mitologico e renderlo comprensibile all'uomo moderno. A tale scopo egli utilizza il metodo storico-critico e recepisce, dall'esistenzialismo di Martin Heidegger, il principio dell'interpretazione esistenziale, in base al quale il mito deve essere interpretato in base alla comprensione di sé dell'uomo che il mito medesimo intende comunicare.
Seguendo la idea proposta da vari autori della Scuola di storia delle religioni, come Hans-Joachim Schoeps, difende la teoria dell'ellenizzazione del giudeocristianesimo primitivo, che sarebbe stata realizzata da Paolo di Tarso sotto l'influenza delle religioni misteriche e dello gnosticismo. Secondo Bultmann, Paolo svincola Gesù di Nazaret dal suo ambitoprofetico giudeo e lo riveste del concetto di divinità presente nel redentore delle religioni misteriche.
Tra l'altro questo è un suo pensiero:
Non ci si può servire della luce elettrica e della radio,
o far ricorso in caso di malattia ai moderni ritrovati medici e clinici
e nello stesso credere nel mondo degli spiriti e dei miracoli propostici dal Nuovo Testamento. »
Nonostante il tuo avatar che assomiglia tanto a mia moglie mi sei simpatica lo stesso
, proprio per quella incazzatura ( scusa il termine
) anti ignoranza che ti contraddistingue.


e i fedeli gente apprezzata e rispettata, pure temuta.
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