Originariamente Scritto da conogelato
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se l'interlocutore non ne vuol sapere e vive comunque a modo suo, cosa fai ? subisci ? e in nome di cosa ? non può esserci valore nell'assecondare prepotenza, o indifferenza;
e quale virtù potrà mai esserci nell'ignorare che l'altro è infelice in quella condizione che vogliamo a tutti i costi conservare ?
vedi, a me - come a tantissimi altri - è capitata la sofferenza di dover constatare una circostanza di questo tipo e di aver tentato di porvi rimedio;
ma quando ti accorgi che sei proprio tu - senza necessariamente niente di malvagio, anzi, magari con una propensione che ci si racconta come amorevole - col tuo modo di essere e di concepire le cose a determinare l'infelicità della partner, che vuole vivere in un altro modo, che ha bisogno d'altro, che valore altruistico ci può essere nel voler imporre la propria presenza e una vita giocata sul conflitto e l'ostilità ?
guarda che, come quasi sempre, anche i figli violenti sono figli di genitori violenti, e quelli nevrotici di nevrotici; se tieni in piedi una famiglia pro-forma ma dilaniata da ostilità sottotraccia, rancori e rimozioni, educhi i figli alla nozione che la famiglia è quella roba lì, che l'"amore" funziona in quel modo, e quelli troveranno a loro volta confortevole ricalcare quel percorso, perché a quel tenore di comunicazione e affettività sono abituati.


, il punto in realtà è molto prosaico:

anche il mare è pursempre fatto di gocce....
, io credo che il soggetto pensante sia in crisi d'identità quindi non può essere nel "vero" quindi come al solito ccesù come lo chiami tù continua a non centrarci un cazzo
.
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