Riflessioni sul perdono cristiano

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  • crepuscolo
    Opinionista
    • 08/10/07
    • 24570

    #1

    Riflessioni sul perdono cristiano

    Il perdono che Gesù raccomanda più volte di concedere a chiunque è una questione che riguarda in primo luogo i discepoli stessi, il loro rapporto con se stessi e con la propria vita , e solo secondariamente il loro rapporto con gli altri. Quel perdono universale, infinito, inesauribile dovrà essere infatti per i discepoli un mezzo per non rimanere invischiati nel mondo, per non avere questioni in sospeso ( rancori, sdegno, crediti da riscuotere) che li tengono legati al mondo medesimo, intralciando la loro via verso il divino. In tal modo il passo di Matteo 6,14-14:

    se infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà a voi le vostre colpe

    è da leggersi non come lo si intende di solito, ovverosia come una sorta di commercio di perdoni tra Dio ed i discepoli, bensì nella prospettiva di un coincidere delle colpe altrui con le vostre colpe, le colpe altrui che voi non perdonate, e che dunque continuano, per voi, ad avere importanza, divengono colpe vostre, debiti vostri nei confronti del Padre, poiché nella misura in cui date importanza ad esse, e dunque anche al mondo entro il quale esse hanno senso, voi vi distogliete da ciò che vi è oltre il mondo. Analogo significato ha anche Matteo 16,19:

    a te darò le chiavi del Regno dei cieli, e tutto ciò che legherai in terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai in terra sarà sciolto nei cieli

    ovvero tu hai le chiavi del divino, usale, ed evita ciò che è legame in terra,poiché ciò che è legame in terra ti intralcerà anche nei cieli, e sciogli ciò che è per te legame in terra, perché non ti leghi nei cieli. Se così non fosse, queste parole di Gesù a Pietro contrasterebbero con il suo comandamento di perdonare sempre, all'infinito ( foss'anche settanta volte sette), e darebbero bensì al rancore del discepolo un valore cosmico.
  • crepuscolo
    Opinionista
    • 08/10/07
    • 24570

    #2
    Checché ne dica cono, attribuendo al possesso delle chiavi, al legherai ed allo scioglierai la nascita della chiesa, per me è una chiesa single, che riguarda la persona personalissimamente, e non gli altri.
    Evidentemente ho preso spunto dalle mie letture, ma poiché la spiegazione mi piace l'ho fatta mia.
    Che fai l'ecocono?

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    • nahui
      Astensionista

      • 05/03/09
      • 21040

      #3
      "Lasciare andare", sciogliere i legami: hai detto niente, è la cosa più difficile. Facile se sali su una colonna e fai l'asceta, ma qui tra la gente, in famiglia, al lavoro...
      Eppure è l'unico modo per venire a patto con la morte, la sofferenza, superare l'ansia. È quello che insegnano anche le filosofie orientali, no ?
      Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
      (George Bernard Shaw)

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      • axeUgene
        Opinionista

        • 17/04/10
        • 24587

        #4
        sarà un luogo comune, ma io sono per il trombare e lasciar trombare, come non ci fosse un domani; è una pratica ansiofuga
        senza fa del male a nessuno, e senza farselo fare;
        tanto, per l'ascesi c'è un'eternità di tempo
        c'è del lardo in Garfagnana

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        • BiO-dEiStA
          Eufonista
          • 22/02/10
          • 5403

          #5
          Originariamente Scritto da crepuscolo Visualizza Messaggio
          Il perdono che Gesù raccomanda più volte di concedere a chiunque è una questione che riguarda in primo luogo i discepoli stessi, il loro rapporto con se stessi e con la propria vita , e solo secondariamente il loro rapporto con gli altri.
          Per dirla in modo ancora più chiaro: il perdono è qualcosa che riguarda chi lo dà e non chi lo riceve, ed è perciò un atto squisitamente egoistico. Chi sente la necessità di perdonare lo fa per liberare le proprie energie imprigionate nel rancore verso qualcuno che, dal canto suo, potrebbe essere benissimo in disaccordo, o perfino inconsapevole delle colpe che gli si attribuiscono: sono casi tutt'altro che rari. Per lui perciò la vita continua come prima.
          E già che ci sono, colgo l'occasione per ribadire ancora una volta un punto di vista niente affatto cristiano: il guerriero sfrutta e deforma il mondo nella stretta misura necessaria ai suoi scopi, e non è così stupido da prendersela se qualcun altro fa altrettanto con lui.
          Originariamente Scritto da Careful with that
          i miei post in media sono di una dozzina di righe, al più;
          Originariamente Scritto da Ned Flanders
          Sono stato tanto...ma tanto Laurina, lontano dal Signore: Ne ho combinate di cotte e di crude. Ti basti sapere soltanto questo....

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          • axeUgene
            Opinionista

            • 17/04/10
            • 24587

            #6
            Originariamente Scritto da BiO-dEiStA Visualizza Messaggio
            E già che ci sono, colgo l'occasione per ribadire ancora una volta un punto di vista niente affatto cristiano: il guerriero sfrutta e deforma il mondo nella stretta misura necessaria ai suoi scopi, e non è così stupido da prendersela se qualcun altro fa altrettanto con lui.
            posto che sono sostanzialmente d'accordo con la prima parte del post, sarebbe interessante se tu rendessi esplicito questo modello esistenziale di "guerriero":
            perché una persona si identifica in con un modello predisposto al conflitto non negoziabile, come è la guerra ?
            c'è del lardo in Garfagnana

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            • BiO-dEiStA
              Eufonista
              • 22/02/10
              • 5403

              #7
              Perché riporto l'espressione così come l'ho letta. In questo contesto un guerriero è uno stregone, più precisamente uno stregone che non ha ancora imparato a vedere, perciò comportarsi da guerriero è il meglio che possa fare, e stregone è sinonimo di uomo di conoscenza.
              Ne sai quanto prima? Perfetto, poiché mi preme solo rendere evidente che i termini in corsivo qui sono adoperati con un significato diverso da quello a cui siamo abituati. Perciò l'equivoco è dovuto ai limiti intrinseci del linguaggio, tanto più drammatici quanto più tentano di descrivere qualcosa che non appartiene a un vissuto esperienziale condiviso fra gli attori della comunicazione.
              Originariamente Scritto da Careful with that
              i miei post in media sono di una dozzina di righe, al più;
              Originariamente Scritto da Ned Flanders
              Sono stato tanto...ma tanto Laurina, lontano dal Signore: Ne ho combinate di cotte e di crude. Ti basti sapere soltanto questo....

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              • axeUgene
                Opinionista

                • 17/04/10
                • 24587

                #8
                Originariamente Scritto da BiO-dEiStA Visualizza Messaggio
                Perché riporto l'espressione così come l'ho letta. In questo contesto un guerriero è uno stregone, più precisamente uno stregone che non ha ancora imparato a vedere, perciò comportarsi da guerriero è il meglio che possa fare, e stregone è sinonimo di uomo di conoscenza.
                beh, ovviamente leggendoti posso cercare di capire cosa intendi solo attraverso il linguaggio, per quanto lacunoso;
                l'espressione "guerriero" mi richiama vagamente un sistema di valori accostabile al Bushido, mentre quella "stregone" all'idea di un sapere non accessibile se non attraverso una speciale iniziazione, esclusiva; ovviamente, sono mie speculazioni in cui posso solo presumere a esattamente a partire dalle parole, che comunque un loro significato specifico lo hanno;
                "stregone" non è la stessa cosa di "fisico delle particelle elementari", poiché i sottintesi impliciti nelle due figure sono radicalmente diversi;

                detto questo, anche il fisico delle particelle elementari verosimilmente non dovrebbe aderire ad una prospettiva per cui la butta sul personale se durante un terremoto gli crolla la casa mentre ciò non accade al vicino.
                c'è del lardo in Garfagnana

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                • conogelato
                  Candle in the wind

                  • 17/07/06
                  • 66028

                  #9
                  Originariamente Scritto da nahui Visualizza Messaggio
                  "Lasciare andare", sciogliere i legami: hai detto niente, è la cosa più difficile. Facile se sali su una colonna e fai l'asceta, ma qui tra la gente, in famiglia, al lavoro...
                  Eppure è l'unico modo per venire a patto con la morte, la sofferenza, superare l'ansia. È quello che insegnano anche le filosofie orientali, no ?
                  Attraverso una ascesi...una elevazione....uno sforzo della mente umana, si. Ma il Perdono cristiano è molto di più: Parte dal concetto che esso (il Perdono) non sia una prerogativa umana. Ma Divina! Noi non perdoniamo in modo naturale. Non siamo costituzionalmente portati, a perdonare. Solo se ci lasciamo invadere da Dio e dallo Spirito del Cristo, che ha perdonato perfino chi lo stava uccidendo, possiamo divenirne capaci....
                  Ma è un percorso lungo. Fatto di molte cadute e rallentamenti. E presuppone la Fede.
                  amate i vostri nemici

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                  • nahui
                    Astensionista

                    • 05/03/09
                    • 21040

                    #10
                    Originariamente Scritto da BiO-dEiStA Visualizza Messaggio
                    Perché riporto l'espressione così come l'ho letta. In questo contesto un guerriero è uno stregone, più precisamente uno stregone che non ha ancora imparato a vedere, perciò comportarsi da guerriero è il meglio che possa fare, e stregone è sinonimo di uomo di conoscenza.
                    Ne sai quanto prima? Perfetto, poiché mi preme solo rendere evidente che i termini in corsivo qui sono adoperati con un significato diverso da quello a cui siamo abituati. Perciò l'equivoco è dovuto ai limiti intrinseci del linguaggio, tanto più drammatici quanto più tentano di descrivere qualcosa che non appartiene a un vissuto esperienziale condiviso fra gli attori della comunicazione.
                    Io l'ho interpretato in senso "agonistico", più che guerresco in senso stretto. Spesso ho avuto bisogno di sentirmi una guerriera, contro gli altri, le avversità della vita, il destino, e pure delle prove che francamente mi avevano rotto il ka. Essere guerrieri è un modo di reagire.

                    Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
                    Attraverso una ascesi...una elevazione....uno sforzo della mente umana, si. Ma il Perdono cristiano è molto di più: Parte dal concetto che esso (il Perdono) non sia una prerogativa umana. Ma Divina! Noi non perdoniamo in modo naturale. Non siamo costituzionalmente portati, a perdonare. Solo se ci lasciamo invadere da Dio e dallo Spirito del Cristo, che ha perdonato perfino chi lo stava uccidendo, possiamo divenirne capaci....
                    Ma è un percorso lungo. Fatto di molte cadute e rallentamenti. E presuppone la Fede.
                    Devi avere più fiducia negli esseri umani. Non sono tutti bestie feroci in preda agli istinti. Ci sono bravi ometti e brave donnine buoni e capaci, retti, generosi e responsabili. Anche tra gli atei
                    Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
                    (George Bernard Shaw)

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                    • axeUgene
                      Opinionista

                      • 17/04/10
                      • 24587

                      #11
                      Originariamente Scritto da dietrologo
                      questa è una ennesima versione del perdono , se si perdona perchè l'ha detto o l'ha fatto Gesù ha la stessa valenza del taglia la testa o lapida l'infedele dell'estremismo religioso di un altro partito

                      tutte e due hanno l' interesse personale del premio finale e nessuna maturazione di coscienza propria..ma dubito che Cono mi risponderà
                      non ti può rispondere davvero, perché questo è il punto in cui cadono tutti;

                      il perdono sorge spontaneamente da un sentimento autentico di gratitudine per l'esistenza, che è la vera grazia, quella dell'essere stati amati, gratificati, in senso lato;

                      chi legge l'esistenza come attesa di una remunerazione che dovrebbe già essere nella possibilità stessa di apprezzare ciò che si riceve, esprime quel sentimento cupo di sospetto, controllo, diffidenza che si sostanzia nel "peccato", da cui per esempio cono è ossessionato;

                      chi sperimenta momenti di beatitudine - sempre in senso lato - mostra quelli in modo prevalente e non l'angoscia della Legge, desidera quello per gli altri e non le stesse catene di cui è vittima.
                      Last edited by axeUgene; 16-05-2016, 09:18.
                      c'è del lardo in Garfagnana

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                      • axeUgene
                        Opinionista

                        • 17/04/10
                        • 24587

                        #12
                        Originariamente Scritto da nahui Visualizza Messaggio
                        Io l'ho interpretato in senso "agonistico", più che guerresco in senso stretto. Spesso ho avuto bisogno di sentirmi una guerriera, contro gli altri, le avversità della vita, il destino, e pure delle prove che francamente mi avevano rotto il ka. Essere guerrieri è un modo di reagire.
                        la ferocia reattiva è un'altra cosa rispetto all'elaborazione di una mistica identitaria; essere guerriero significa pensare l'esistenza come conflitto, cioè esattamente aspettarsi dalle circostanze e dalle presone una sfida identitaria continua;
                        che non è giusto o sbagliato, ma una scelta di investimento sensibile del proprio sguardo, di ciò a cui si presta attenzione;

                        se qualcuno o qualcosa porta la sua guerra alla mia sfera intangibile e non mi è possibile sottrarmi, posso reagire con ferocia; ma non mi interessa vivere incatenato a quella prospettiva; a me interessano le cose belle, finché campo.
                        c'è del lardo in Garfagnana

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                        • nahui
                          Astensionista

                          • 05/03/09
                          • 21040

                          #13
                          Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
                          la ferocia reattiva è un'altra cosa rispetto all'elaborazione di una mistica identitaria; essere guerriero significa pensare l'esistenza come conflitto, cioè esattamente aspettarsi dalle circostanze e dalle presone una sfida identitaria continua;
                          che non è giusto o sbagliato, ma una scelta di investimento sensibile del proprio sguardo, di ciò a cui si presta attenzione;

                          se qualcuno o qualcosa porta la sua guerra alla mia sfera intangibile e non mi è possibile sottrarmi, posso reagire con ferocia; ma non mi interessa vivere incatenato a quella prospettiva; a me interessano le cose belle, finché campo.
                          No, no, pure io reattiva... Odio qualsiasi tipo di conflitto. Quando posso, lo evito. Ma se devo difendere me o il mio branco lo faccio. C'è gente in guerra col mondo a prescindere, non mi colloco in quella categoria.
                          Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
                          (George Bernard Shaw)

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                          • BiO-dEiStA
                            Eufonista
                            • 22/02/10
                            • 5403

                            #14
                            Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
                            l'espressione "guerriero" mi richiama vagamente un sistema di valori accostabile al Bushido;
                            Il bushido non c'entra niente: il tipo di guerriero a cui mi riferisco non segue un codice d'onore, e non serve padroni. Sviluppa il non attaccamento e non si cura nemmeno delle proprie opinioni.

                            detto questo, anche il fisico delle particelle elementari verosimilmente non dovrebbe aderire ad una prospettiva per cui la butta sul personale se durante un terremoto gli crolla la casa mentre ciò non accade al vicino.
                            Per quanto il significato di certi termini ti possa risultare oscuro, non la sto affatto buttando sul personale. Intanto perché non sono parole mie, e poi perché sono perfino di dominio pubblico: fai una piccola ricerca e lo scoprirai.

                            Originariamente Scritto da nahui Visualizza Messaggio
                            Io l'ho interpretato in senso "agonistico", più che guerresco in senso stretto. Spesso ho avuto bisogno di sentirmi una guerriera, contro gli altri, le avversità della vita, il destino, e pure delle prove che francamente mi avevano rotto il ka. Essere guerrieri è un modo di reagire.
                            Essere guerrieri è anche un modo di reagire, ma soprattutto di vivere. Tutto ciò che il guerriero fa ha il solo fine di aumentare la propria consapevolezza. Tratta la morte come alleata e se lo ritiene opportuno può anche mettersi nelle condizioni di rischiare la vita: se non è abbastanza forte ci lascia le penne, ma se non muore ci guadagna. Comunque lascia pochissimo al caso, sa cosa cerca e sceglie la via per arrivarci.
                            Chi invece viene posto di fronte a situazioni estreme contro la sua volontà e sopravvive ha un considerevole potere personale ma non ne è consapevole, non lo governa e quindi non è un guerriero. Può però diventarlo, come chiunque altro. La strada è aperta a tutti, ma sarebbe da pazzi percorrerla da volontari. Infatti almeno all'inizio non si tratta esattamente di un processo consapevole: i risultati pregressi si valutano col senno di poi e uno sguardo retroattivo, mentre si è ancora inconsapevoli di quelli attuali.
                            Questo è quanto ho capito io, e c'entra ben poco con le vostre considerazioni. Il resto c'entra ancora meno.
                            Originariamente Scritto da Careful with that
                            i miei post in media sono di una dozzina di righe, al più;
                            Originariamente Scritto da Ned Flanders
                            Sono stato tanto...ma tanto Laurina, lontano dal Signore: Ne ho combinate di cotte e di crude. Ti basti sapere soltanto questo....

                            Comment

                            • axeUgene
                              Opinionista

                              • 17/04/10
                              • 24587

                              #15
                              Originariamente Scritto da BiO-dEiStA Visualizza Messaggio
                              Il bushido non c'entra niente: il tipo di guerriero a cui mi riferisco non segue un codice d'onore, e non serve padroni. Sviluppa il non attaccamento e non si cura nemmeno delle proprie opinioni.


                              Per quanto il significato di certi termini ti possa risultare oscuro, non la sto affatto buttando sul personale. Intanto perché non sono parole mie, e poi perché sono perfino di dominio pubblico: fai una piccola ricerca e lo scoprirai.
                              quanto al "buttarla sul personale", se rileggi attentamente cosa ho scritto, che è chiaro, non mi riferivo a te;
                              l'oscurità resta, nella misura in cui non si collocano le idee a sistema e bisogna fare congetture; come nel passo che segue;

                              Essere guerrieri è anche un modo di reagire, ma soprattutto di vivere. Tutto ciò che il guerriero fa ha il solo fine di aumentare la propria consapevolezza. Tratta la morte come alleata e se lo ritiene opportuno può anche mettersi nelle condizioni di rischiare la vita: se non è abbastanza forte ci lascia le penne, ma se non muore ci guadagna. Comunque lascia pochissimo al caso, sa cosa cerca e sceglie la via per arrivarci.
                              Chi invece viene posto di fronte a situazioni estreme contro la sua volontà e sopravvive ha un considerevole potere personale ma non ne è consapevole, non lo governa e quindi non è un guerriero. Può però diventarlo, come chiunque altro. La strada è aperta a tutti, ma sarebbe da pazzi percorrerla da volontari. Infatti almeno all'inizio non si tratta esattamente di un processo consapevole: i risultati pregressi si valutano col senno di poi e uno sguardo retroattivo, mentre si è ancora inconsapevoli di quelli attuali.
                              Questo è quanto ho capito io, e c'entra ben poco con le vostre considerazioni. Il resto c'entra ancora meno.
                              c'è del lardo in Garfagnana

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