Il perdono che Gesù raccomanda più volte di concedere a chiunque è una questione che riguarda in primo luogo i discepoli stessi, il loro rapporto con se stessi e con la propria vita , e solo secondariamente il loro rapporto con gli altri. Quel perdono universale, infinito, inesauribile dovrà essere infatti per i discepoli un mezzo per non rimanere invischiati nel mondo, per non avere questioni in sospeso ( rancori, sdegno, crediti da riscuotere) che li tengono legati al mondo medesimo, intralciando la loro via verso il divino. In tal modo il passo di Matteo 6,14-14:
se infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà a voi le vostre colpe
è da leggersi non come lo si intende di solito, ovverosia come una sorta di commercio di perdoni tra Dio ed i discepoli, bensì nella prospettiva di un coincidere delle colpe altrui con le vostre colpe, le colpe altrui che voi non perdonate, e che dunque continuano, per voi, ad avere importanza, divengono colpe vostre, debiti vostri nei confronti del Padre, poiché nella misura in cui date importanza ad esse, e dunque anche al mondo entro il quale esse hanno senso, voi vi distogliete da ciò che vi è oltre il mondo. Analogo significato ha anche Matteo 16,19:
a te darò le chiavi del Regno dei cieli, e tutto ciò che legherai in terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai in terra sarà sciolto nei cieli
ovvero tu hai le chiavi del divino, usale, ed evita ciò che è legame in terra,poiché ciò che è legame in terra ti intralcerà anche nei cieli, e sciogli ciò che è per te legame in terra, perché non ti leghi nei cieli. Se così non fosse, queste parole di Gesù a Pietro contrasterebbero con il suo comandamento di perdonare sempre, all'infinito ( foss'anche settanta volte sette), e darebbero bensì al rancore del discepolo un valore cosmico.
se infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà a voi le vostre colpe
è da leggersi non come lo si intende di solito, ovverosia come una sorta di commercio di perdoni tra Dio ed i discepoli, bensì nella prospettiva di un coincidere delle colpe altrui con le vostre colpe, le colpe altrui che voi non perdonate, e che dunque continuano, per voi, ad avere importanza, divengono colpe vostre, debiti vostri nei confronti del Padre, poiché nella misura in cui date importanza ad esse, e dunque anche al mondo entro il quale esse hanno senso, voi vi distogliete da ciò che vi è oltre il mondo. Analogo significato ha anche Matteo 16,19:
a te darò le chiavi del Regno dei cieli, e tutto ciò che legherai in terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai in terra sarà sciolto nei cieli
ovvero tu hai le chiavi del divino, usale, ed evita ciò che è legame in terra,poiché ciò che è legame in terra ti intralcerà anche nei cieli, e sciogli ciò che è per te legame in terra, perché non ti leghi nei cieli. Se così non fosse, queste parole di Gesù a Pietro contrasterebbero con il suo comandamento di perdonare sempre, all'infinito ( foss'anche settanta volte sette), e darebbero bensì al rancore del discepolo un valore cosmico.

, che riguarda la persona personalissimamente, e non gli altri.

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