Coppie e situazioni paradossali

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  • axeUgene
    Opinionista

    • 17/04/10
    • 24592

    #16
    Originariamente Scritto da nahui Visualizza Messaggio
    Mi chiedo se vedere le cose così, sotto questa luce da sala operatoria, non sia un abbandono definitivo della possibilità di innamorarsi di nuovo. Perché innamorarsi in una certa misura è accecamento, è chiudere gli occhi.
    anche questo è un pregiudizio, credo associato all'esperienza giovanile;
    io credo che innamorarsi sia - invece, e in circostanze adeguate di consapevolezza - aprire gli occhi sull'essenziale; che poi, effettivamente, risponde a circostanze di prosaica materialità, anche se discendenti da una condizione spirituale;

    cioè, nun me devi da rompe er cazzo, dopodiché sono tutto per te, riposato e fresco come una rosa
    il che, significa aver individuato dei bisogni umani fondamentali, soddisfatti i quali si è in grado di essere presenti e disponibili; laddove, in caso contrario, una gran parte dell'energia, che col tempo è sempre meno, viene impiegata a contenere frustrazione e tristezza, ansia e controllo, timore di essere;
    nella coppia, quella che inizialmente può essere tolleranza per i difetti dell'altro, dovrebbe diventare amore e divertimento per quelli, come il rovescio della medaglia dei pregi che ci piacciono (è sempre così) - esperienza di cui posso testimoniare - e non restare tolleranza; perché quello che tolleri nei momenti di entusiasmo diventa distruttivo alla prima difficoltà
    c'è del lardo in Garfagnana

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    • nahui
      Astensionista

      • 05/03/09
      • 21040

      #17
      Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
      anche questo è un pregiudizio, credo associato all'esperienza giovanile;
      io credo che innamorarsi sia - invece, e in circostanze adeguate di consapevolezza - aprire gli occhi sull'essenziale; che poi, effettivamente, risponde a circostanze di prosaica materialità, anche se discendenti da una condizione spirituale;

      cioè, nun me devi da rompe er cazzo, dopodiché sono tutto per te, riposato e fresco come una rosa
      il che, significa aver individuato dei bisogni umani fondamentali, soddisfatti i quali si è in grado di essere presenti e disponibili; laddove, in caso contrario, una gran parte dell'energia, che col tempo è sempre meno, viene impiegata a contenere frustrazione e tristezza, ansia e controllo, timore di essere;
      nella coppia, quella che inizialmente può essere tolleranza per i difetti dell'altro, dovrebbe diventare amore e divertimento per quelli, come il rovescio della medaglia dei pregi che ci piacciono (è sempre così) - esperienza di cui posso testimoniare - e non restare tolleranza; perché quello che tolleri nei momenti di entusiasmo diventa distruttivo alla prima difficoltà
      Sono d'accordo con quello che scrivi, è un ragionamento adulto, maturo e consapevole. Però nell'aprirsi all'altro, pur attentamente vagliato , c'è sempre un rendersi vulnerabili, accettare il rischio di una sofferenza, sperare, confidare, affidarsi, che comporta la necessità di allentare la razionalità.
      Ti amo, vedo i tuoi difetti, amo pure quelli, come as you are, ma non è mai scendere un gradino, è lanciarsi da un aereo. Tu porti il tuo paracadute razionale, io attivo la mia parte spiritualista , chiudo gli occhi, inshallah
      Se questo non riesci più a farlo, trovi cavilli, ti ritiri in te stesso.
      Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
      (George Bernard Shaw)

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      • axeUgene
        Opinionista

        • 17/04/10
        • 24592

        #18
        Originariamente Scritto da nahui Visualizza Messaggio
        Però nell'aprirsi all'altro, pur attentamente vagliato , c'è sempre un rendersi vulnerabili, accettare il rischio di una sofferenza, sperare, confidare, affidarsi, che comporta la necessità di allentare la razionalità.
        vedi, il pregiudizio mi porterebbe a darti ragione;
        se, invece, rivedo il tutto con attenzione, devo constatare che è esattamente u' cuntrario, come diceva la prof missinese di mate

        se operasse davvero la razionalità, la circostanza verrebbe vista come un'opportunità da gestire, in cui ci può essere solo un lato positivo, nella probabilità che le cose funzionino;
        il timore connesso all'ipotesi del rifiuto è la vera irrazionalità, perché l'eventuale malus non ha a che vedere con la perdita di qualcosa che non c'è ancora, ma con la pregressa vulnerabilità;

        la stessa che si può curare, attenuare, solo esponendosi e venendo accettati;
        anche in questo caso il pregiudizio opera un sabotaggio e impedisce di far propria una necessaria manovra di controsterzo che ti fa governare l'auto che sbanda;

        hai il culone, le rughe, ecc... fottitene; vedrai quanto è più divertente trovare quello che se ne fotte e ti fotte allegramente, e magari si innamora proprio di quel tuo fotterne dei clichés; e se non gli piaci, pazienza; avrai de-selezionato una palla al piede; ma il problema culone o rughe è una cosa che puoi e devi affrontare da sola, e non proiettandolo sull'eventuale gradimento altrui;

        se poi ci sono le clausole vessatorie che inibiscono, vuol dire che ci sono motivi contrattuali nascosti che si capiscono solo quando vai a vedere la procedura di soluzione delle controversie e che poco appaiono nella formulazione generale;
        insomma, riguarda altro.
        c'è del lardo in Garfagnana

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        • nahui
          Astensionista

          • 05/03/09
          • 21040

          #19
          Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio

          se poi ci sono le clausole vessatorie che inibiscono, vuol dire che ci sono motivi contrattuali nascosti che si capiscono solo quando vai a vedere la procedura di soluzione delle controversie e che poco appaiono nella formulazione generale;
          insomma, riguarda altro.
          Fino a questo punto sono d'accordo, sono le stesse cose che dico a mia figlia. Poi quest'ultima frase non l'ho capita, decripta

          Non temete ragazzi, nella pratica è tutto più semplice !
          Per tornare in topic, il consiglio di zia Nahui, quando vi prendono i sacri furori come alla signora del racconto di Dark, non è di pensare: "Cosa mi può dare questa persona, cosa mi succederà con lui" ma "Cosa perdo se inizio questa storia ? Sono disposta a perdere quello che ho per lui ?". Perché è il piede in due scarpe che non funziona, quindi conviene impazzire sì, ma con giudizio, e farsi quelle due o tre domande che ti impediranno di disperarti quando non si troverà il coperchio per la pentola che hai messo sul fuoco.
          Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
          (George Bernard Shaw)

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          • axeUgene
            Opinionista

            • 17/04/10
            • 24592

            #20
            Originariamente Scritto da nahui Visualizza Messaggio
            Fino a questo punto sono d'accordo, sono le stesse cose che dico a mia figlia. Poi quest'ultima frase non l'ho capita, decripta
            vuol dire che se si azionano clausole ostative agiscono riserve sostanziali nella disciplina della fattispecie; e cioè che il fine del contratto non è solo quello apparente, ma include l'ipotesi del fallimento o della rinuncia come confortevole; il che, si ricollega al passo successivo:

            Non temete ragazzi, nella pratica è tutto più semplice !
            Per tornare in topic, il consiglio di zia Nahui, quando vi prendono i sacri furori come alla signora del racconto di Dark, non è di pensare: "Cosa mi può dare questa persona, cosa mi succederà con lui" ma "Cosa perdo se inizio questa storia ? Sono disposta a perdere quello che ho per lui ?". Perché è il piede in due scarpe che non funziona, quindi conviene impazzire sì, ma con giudizio, e farsi quelle due o tre domande che ti impediranno di disperarti quando non si troverà il coperchio per la pentola che hai messo sul fuoco.
            alla fine, il tornaconto non è nemmeno consapevole; paura e speranza agiscono nella percezione dell'adesso e del poi, fuori dal razionale; altrimenti non vedremmo così tante persone che indulgono in confortevoli comportamenti palesemente e consapevolmente autodistruttivi, dal fumo, agli eccessi alimentari, fino alle relazioni malate; in questo incide la propensione al rischio, che in parte è genetica;

            ma un desiderio rimosso, una gioia negata, finiscono sempre da qualche parte nel sistema chiuso di una persona, magari nella creatività o più spesso nella nevrosi, che rinvia ad altre condizioni patologiche;
            alla fine, calcolo o non calcolo, buona o cattiva che sia l'opzione incendiaria, non si può mai sapere in anticipo quale tra le scelte rappresenta la vita, e quale l'autodistruzione, perché gli esiti sono troppo distanti e i conti si fanno sulle scale
            c'è del lardo in Garfagnana

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            • dark lady
              la viaggiatrice
              • 09/03/05
              • 70468

              #21
              Originariamente Scritto da nahui Visualizza Messaggio
              Fino a questo punto sono d'accordo, sono le stesse cose che dico a mia figlia. Poi quest'ultima frase non l'ho capita, decripta

              Non temete ragazzi, nella pratica è tutto più semplice !
              Per tornare in topic, il consiglio di zia Nahui, quando vi prendono i sacri furori come alla signora del racconto di Dark, non è di pensare: "Cosa mi può dare questa persona, cosa mi succederà con lui" ma "Cosa perdo se inizio questa storia ? Sono disposta a perdere quello che ho per lui ?". Perché è il piede in due scarpe che non funziona, quindi conviene impazzire sì, ma con giudizio, e farsi quelle due o tre domande che ti impediranno di disperarti quando non si troverà il coperchio per la pentola che hai messo sul fuoco.
              Condivido parola per parola. E' esattamente quanto ho fatto io quando mi successe un paio d'anni fa... Ho deciso praticamente subito quello che volevo, chiedendomi "Cosa sto perdendo" più che "cosa potrei guadagnare". Poi vabbé, una volta presa la decisione non è che sia finita. O meglio, se decidi di "lasciare il vecchio per il nuovo" alla fine vai via abbastanza liscia. Se decidi il contrario, ti rendi conto che vuoi esattamente quello che già hai, non è che l'attrazione e la spinta che ti proiettavano verso un'altra persona se ne vadano così come sono venute. Io ci ho messo tipo un anno e mezzo per uscirne del tutto. Una mia amica si è trascinata una situazione simile per due anni e mezzo.
              E poi comunque quando scegli mica lo sai se stai scegliendo bene. A me è andata egregiamente, ma potevo anche invece rendermi conto tempo dopo di aver fatto la scelta sbagliata.
              “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

              Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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              • axeUgene
                Opinionista

                • 17/04/10
                • 24592

                #22
                Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
                E poi comunque quando scegli mica lo sai se stai scegliendo bene. A me è andata egregiamente, ma potevo anche invece rendermi conto tempo dopo di aver fatto la scelta sbagliata.
                uno dei luoghi comuni della saggezza dei padri più perversamente vero è quello del: fai la scelta più difficile, che è sicuramente quella giusta;
                si dimostra vero perché l'eroismo della circostanza ha un potere gratificate, come una pippata di coca; quindi uno si sente nel giusto perché il sacrificio lo rende irreprensibile e gasato; una sensazione di potenza;
                ma, è sicuro che esiste una lettura opposta della circostanza che ribalterebbe l'opportunità di quella scelta e la declasserebbe ad opzione vanitosa, di narcisismo morale;

                in soldoni, agiamo sempre per egoismo, ma spesso non abbiamo gli strumenti per individuarlo, né determinarne la qualità in termini di complessivo miglioramento ambientale, che è molto frutto di circostanze non ponderabili.
                c'è del lardo in Garfagnana

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                • nahui
                  Astensionista

                  • 05/03/09
                  • 21040

                  #23
                  Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
                  alla fine, calcolo o non calcolo, buona o cattiva che sia l'opzione incendiaria, non si può mai sapere in anticipo quale tra le scelte rappresenta la vita, e quale l'autodistruzione, perché gli esiti sono troppo distanti e i conti si fanno sulle scale
                  E quindi vedi che torni a me ? Ti lanci, senza paracadute, ed anche per una frazione di secondo - prima di goderti il panorama dall'alto - devi chiudere gli occhi. Quando non sei più disponibile, o non sei più capace di fare questo Atto di Fede, vi saluto suonatori, sei fuori dal club. E questo nell'iniziare qualsiasi relazione, non solo quando si tratta di scegliere tra la strada vecchia e quella nuova.
                  Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
                  (George Bernard Shaw)

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                  • dark lady
                    la viaggiatrice
                    • 09/03/05
                    • 70468

                    #24
                    Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
                    uno dei luoghi comuni della saggezza dei padri più perversamente vero è quello del: fai la scelta più difficile, che è sicuramente quella giusta;
                    si dimostra vero perché l'eroismo della circostanza ha un potere gratificate, come una pippata di coca; quindi uno si sente nel giusto perché il sacrificio lo rende irreprensibile e gasato; una sensazione di potenza;
                    ma, è sicuro che esiste una lettura opposta della circostanza che ribalterebbe l'opportunità di quella scelta e la declasserebbe ad opzione vanitosa, di narcisismo morale;

                    in soldoni, agiamo sempre per egoismo, ma spesso non abbiamo gli strumenti per individuarlo, né determinarne la qualità in termini di complessivo miglioramento ambientale, che è molto frutto di circostanze non ponderabili.
                    Beh, chiaro che agisci per egoismo. Nella scelta sentimentale cerchi quello che ti fa stare meglio, o che comunque tu pensi ti faccia stare meglio. E' solo col senno di poi che capisci se hai fatto la scelta giusta. A volte ti va bene, a volte no.
                    “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                    Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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                    • axeUgene
                      Opinionista

                      • 17/04/10
                      • 24592

                      #25
                      Originariamente Scritto da nahui Visualizza Messaggio
                      E quindi vedi che torni a me ? Ti lanci, senza paracadute, ed anche per una frazione di secondo - prima di goderti il panorama dall'alto - devi chiudere gli occhi. Quando non sei più disponibile, o non sei più capace di fare questo Atto di Fede, vi saluto suonatori, sei fuori dal club. E questo nell'iniziare qualsiasi relazione, non solo quando si tratta di scegliere tra la strada vecchia e quella nuova.
                      fai attenzione, perché chiamarlo atto di fede implica necessariamente la relazione con un obiettivo futuro, presente nella percezione del momento; altrimenti è fede in cosa ?

                      anche non sapendo quali saranno le conseguenze e, forse, a maggior ragione, per me pesa di più la percezione del danno attuale in termini di stress, come saldo tra gratificazione eroica e inibizione del desiderio;
                      a volte la prima ha un costrutto riconosciuto e premiante, virtuoso; in altri casi, si tratta di uno stress ingiustificato, persino da una retorica del sentimento;

                      a volte la rielaborazione a posteriori edulcora e impedisce una corretta valutazione, ma quando sale uno stress tale da consumare le energie e somatizzare, scatta un meccanismo di difesa e sopravvivenza, perché non puoi più nemmeno essere presente come persona virtuosa; sei una larva e basta, che non ha avuto l'istinto sufficiente per fuggire e ci ha rimesso le penne.
                      c'è del lardo in Garfagnana

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                      • Neliel*
                        Libra
                        • 06/10/10
                        • 1377

                        #26
                        Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
                        Si, ma senza dubbio spesso è qualcosa che manca al soggetto individuale. Ma questo è comunque sintomo che nella coppia c'è qualcosa che non soddisfa, di cui si sente la mancanza.
                        Perché alla fine se è a te che manca "un pezzetto di strada da fare per conto tuo" non è che c'entri la relazione sentimentale. Per me cercare se stessi nell'altro non porta ad un rapporto sano. Io vedo la coppia come due persone che camminano lungo strade che corrono parallele, sostenendosi a vicenda quando uno dei due è in difficoltà, ma pur sempre restando indipendenti nell'autoaffermazione individuale.
                        La mia impressione è che le cose inizino a funzionare davvero, in una coppia, quando entrambi i componenti si trovano ad avere la percezione di potercela fare da soli in ogni caso. Allora il rapporto di coppia si ripulisce dalle dinamiche di dipendenza l'uno dall'altro che a volte possono essere deleterie.
                        Poi certo, mica è detto che duri per sempre. Come tu dici, poi magari può capitare che le due strade parallele si allontanino tra loro. Sono cose di cui ti rendi conto solo quando accadono.
                        A questo proposito mi viene da pensare che il fatto di sentirmi 'arrivata', è proprio uno dei motivi che mi ha spinto a concludere la mia precedente relazione.
                        Sentivo che insieme a lui mi sarei sempre trovata sotto ad una specie di campana di vetro, protetta dal mondo esterno, da una parte di cattiverie, ingiustizie e situazioni spiacevoli ma anche da possibilità di crescita personali verso le quali lui non mi accompagnava o sosteneva in pieno, o altrimenti, che non avrei potuto sperimentare in quanto seppur vero che si dovrebbe viaggiare su binari paralleli, essi non possono comunque allontanarsi più di tanto o si rischia che i due treni scompaiano alla vista l'uno dell'altro.
                        In semplice: in una relazione, volenti o nolenti bisogna fare dei sacrifici e/o scendere a compromessi se si vuole rimanere insieme. Se viene meno la voglia di farlo e la scarpa inizia a starci stretta viene spontaneo svincolarsi, sia che si adocchi una scarpa più comoda, sia che questo non accada, rischiando di trovarsi scalzi dall'oggi al domani.
                        A me è capitata la seconda opzione e per quanto mi sia fatta male a camminare sulla terra nuda, non me ne pento.

                        Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
                        Condivido parola per parola. E' esattamente quanto ho fatto io quando mi successe un paio d'anni fa... Ho deciso praticamente subito quello che volevo, chiedendomi "Cosa sto perdendo" più che "cosa potrei guadagnare". Poi vabbé, una volta presa la decisione non è che sia finita. O meglio, se decidi di "lasciare il vecchio per il nuovo" alla fine vai via abbastanza liscia. Se decidi il contrario, ti rendi conto che vuoi esattamente quello che già hai, non è che l'attrazione e la spinta che ti proiettavano verso un'altra persona se ne vadano così come sono venute. Io ci ho messo tipo un anno e mezzo per uscirne del tutto.
                        Non è finita neppure in quel caso. Devi rimettere in discussione tutta la tua vita, ripartire da 0 se vogliamo, soprattutto dopo una relazione durata anni.
                        E non è detto che con la nuova persona vada tutto liscio o che ci si stia lasciando dal vecchio per il grande amore.
                        A volte una terza variabile funge solo come cartina al tornasole a aiuta ad aprire gli occhi sulla situazione presente, che tanto bene magari non va.
                        Io sono una persona molto diversa da quella che ero 2 anni fa, sotto svariati punti di vista.


                        Tornando alla situazione che hai descritto nel post iniziale direi che la tipa è stata parecchio impulsiva.. a meno di non incappare sul serio nel 'colpo di fulmine' o di trovarsi in una situazione dalla quale non si vede l'ora di sbrogliarsi io ci avrei pensato bene prima di agire in una maniera simile. Come dice nahui non è per forza 'sbagliato', la presa di coscienza è quantomeno sintomo di una persona attiva e non passiva nei confronti della vita.

                        Che poi ci sta, come diceva axe, che non si passi per forza all'azione.. che conoscendo questa persona ci si renda conto di averla quantomeno idealizzata e si torni nei ranghi prima di arrivare al 'punto di non ritorno'.
                        Last edited by Neliel*; 01-06-2016, 14:11.
                        ..Spes ultima Dea..

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                        • dark lady
                          la viaggiatrice
                          • 09/03/05
                          • 70468

                          #27
                          Vero Neliel, dici bene. A volte intraprendere qualcosa di nuovo è uno stress. Io credo vi siano molte persone che scelgono di non buttarsi in qualcosa di diverso non tanto perché preferiscono quello che hanno già ma perché alla fine non hanno voglia di ricominciare tutto da capo. A volte è semplicemente pigrizia.
                          “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                          Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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                          • axeUgene
                            Opinionista

                            • 17/04/10
                            • 24592

                            #28
                            Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
                            Vero Neliel, dici bene. A volte intraprendere qualcosa di nuovo è uno stress. Io credo vi siano molte persone che scelgono di non buttarsi in qualcosa di diverso non tanto perché preferiscono quello che hanno già ma perché alla fine non hanno voglia di ricominciare tutto da capo. A volte è semplicemente pigrizia.
                            hmmm, la pigrizia è sempre sintomo di un disagio maggiore, magari nascosto;
                            nessun esser umano è pigro, che è una definizione morale, dispregiativa;
                            te lo dice un pigro

                            una persona pigra vive un corto circuito del desiderio vitale, una forma di depressione; non fa perché non è in grado di proiettare alcuna aspettativa di gratificazione e gioia nel fare, come sarebbe naturale per l'istinto desiderante, che è desiderio di qualsiasi cosa, beninteso; questo è sempre il frutto di un trauma molto profondo;
                            la cosa è speculare per gli iperattivi, che disprezzano i pigri ma sono vittime di un trauma analogo, che li costringe a riempire il tempo di attività che li distraggano dall'elaborazione consapevole di quel trauma, ché non sono in grado di reggere.
                            c'è del lardo in Garfagnana

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                            • Neliel*
                              Libra
                              • 06/10/10
                              • 1377

                              #29
                              La pigrizia in questo senso può esser causata proprio da quell'accontentarsi di cui parlavi.
                              Uno pensa: ma chi me lo fa fare di mollare una situazione che ho, tranquilla, senza particolari scosse anche se non mi regala più chissà quali stimoli, piuttosto che mettermi in discussione e andare per una strada totalmente sconosciuta e faticosa?
                              Può essere intesa anche come paura se vogliamo.
                              Paura del mondo circostante, paura di perdere la stabilità, la sicurezza, appigli ai quali aggrapparsi in caso di tempesta.
                              Un po' come quel lavoro a tempo indeterminato, anche noioso, ma che ci permette di pagare il mutuo. Poi c'è anche chi si licenzia, vende la casa e inizia a viaggiare intorno al mondo ma.. vai a trovarli quanti sono..

                              Una persona fondamentalmente insicura anche nel caso riuscisse a trovare la forza o la voglia di svincolarsi da una situazione poco piacevole (e di solito lo fanno quando arrivano a livelli di sopportazione sovrumani), o se viene piantato dal partner andrà quasi immediatamente a cercarne un'altra, anche fosse di pari portata e non, come ci si aspetterebbe, più soddisfacente della prima.
                              Della serie: meglio male accompagnati che soli.
                              Last edited by Neliel*; 01-06-2016, 14:51.
                              ..Spes ultima Dea..

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                              • axeUgene
                                Opinionista

                                • 17/04/10
                                • 24592

                                #30
                                Originariamente Scritto da Neliel* Visualizza Messaggio
                                La pigrizia in questo senso può esser causata proprio da quell'accontentarsi di cui parlavi.
                                Uno pensa: ma chi me lo fa fare di mollare una situazione che ho, tranquilla, senza particolari scosse anche se non mi regala più chissà quali stimoli, piuttosto che mettermi in discussione e andare per una strada totalmente sconosciuta e faticosa?
                                Può essere intesa anche come paura se vogliamo.
                                Paura del mondo circostante, paura di perdere la stabilità, la sicurezza, appigli ai quali aggrapparsi in caso di tempesta.
                                appunto, è paura derivata da un trauma; la pigrizia descrive un atteggiamento sotto forma di stigma morale, un sotto-standard; mentre la paura - ancorché deprecata, vedi mitologia del coraggio e dell'eroismo - è una condizione che riguarda tutti, prima o poi;
                                un essere umano per default trova energia nel desiderio, di stare meglio, fare meno fatica, accumulare risorse, ecc... e perciò si ingegna e si dà da fare; quando il meccanismo si blocca, è segno della presenza di un grosso ostacolo;

                                Una persona fondamentalmente insicura anche nel caso riuscisse a trovare la forza o la voglia di svincolarsi da una situazione poco piacevole (e di solito lo fanno quando arrivano a livelli di sopportazione sovrumani)
                                quando lo stress mina il sistema nervoso al punto di compromettere capacità elementari, certo;
                                o se viene piantato dal partner andrà quasi immediatamente a cercarne un'altra, anche fosse di pari portata e non, come ci si aspetterebbe, più soddisfacente della prima.
                                Della serie: meglio male accompagnati che soli.
                                il guaio è che allo stress crescente ci si adatta, se somministrato gradualmente; è un meccanismo sperimentato ed efficace, come nel percorso dalle prime discriminazioni razziali fino ai campi di sterminio, o nel far debiti con gli strozzini;

                                se ti dicessero da subito qual è il tuo destino, combatteresti per evitarlo; ma attraverso adattamenti successivi la personalità si adegua a rinunce sempre maggiori e viene espropriata della propria identità; una tranquillità elaborata precedentemente come "vantaggio" costa sempre di più per incrementi "accettabili", fino al completo annullamento;

                                di solito, nelle questioni sentimentali prima o poi l'equilibrio si rompe, perché basta un incontro a smuovere, nel senso della rottura o di una rassegnazione mutilata.
                                c'è del lardo in Garfagnana

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