ho affrontato sei gravidanze per avere due figlie. se il mio problema fosse stato il concepimento, forse avrei affrontato anche quello. difficile dirlo, se non ci si trova a dover decidere davvero.
Io opterei per l'adozione, non ho alcun desiderio di gravidanza e in linea di principio mi sembra molto più giusto riservare lo spazio in famiglia ad un bambino che già c'è ed è in difficoltà.
Però nel caso trovassi una compagna che lo desidera fortemente, e nel caso si decidesse di avere figli, probabilmente sì, ci si farebbe ricorso (lei, perché io di mesi di nausea non ne ho voglia)
Ni sumisa ni devota, libre linda y loca!
Nel tuo piccolo mondo, tra piccole iene, anche il sole sorge solo se conviene.
Credo che chi non ci è passato, provando ad avere un figlio proprio, impastato con la carne ed il sangue tuo e dell'uomo che ami, non possa capire e giudicare.
non giudico nessuno...
non ho alcuna propensione per questo tipo di atteggiamento
trovo che l'argomentazione "chi non ci è passato non può capire" sia molto dogmatica
La frase in neretto poi la dice lunga su una cosa: l'idea che un figlio sia nostra opera e creazione.
Un bambino è un nuovo uomo che dobbiamo amare affinchè si stacchi da noi.
Riguardo al riferimento all'uomo che ami, credo che insieme si costruisca ben più di celulle e pelle.
Anche in questo caso poi l'accento è sui genitori e non sul figlio
Io capisco chi prova tutti i mezzi, ma proprio tutti, per partorire un bambino.
anche questo neretto sottolinea il riferimento primario al genitore e non al figlio.
L'accento è sul genitore, che lo concepisce e vive la sua maternità.
Se l'accento fosse posto sul bimbo sarebbe molto più importante l'esperienza del dare.
Sono idee scarsamente condivise, mi rendo conto.
In genere gli aspiranti genitori si arrabbiano, credono di doversi difendere o imputano le tue parole ad un incapacità di comprendere ( non hai vissuto non puoi capire, dici così perchè non lo vuoi, aspetta di passarci.... ).
Mi chiedo perchè.
L'unica ragione in favore alla scelta di ignorarli sembra essere l'irrazionalità della natura e del sentimento.
Conosco abbastanza, per motivi personali e di studio, sia le procedure che le problematiche psicologiche relative ai procedimenti di adozione. L'adozione non è affatto semplice, da entrambi i punti di vista. E' a suo modo una gravidanza e un parto, lunga anni e altrettanto dolorosa e difficile. Ho visto da vicino adozioni andare nel peggiore dei modi, e non sempre per incapacità di amare dei genitori. Spesso i bimbi vengono da situazioni davvero difficili e non tutti sono preparati ad affrontare il loro vissuto, per questo la maggior parte dei genitori adottivi cerca bimbi molto piccoli, e si reca all'estero. Nel nostro paese esiste - giustamente - una legislazione che garantisce al massimo il recupero del rapporto tra genitori in difficoltà e figli, e questo credo che spiega il minor numero di minori tecnicamente "in stato di abbandono" e quindi adottabili.
Sai quale è la scelta in assoluto più generosa e disinteressata? L'affido familiare: prendi in casa dei bimbi di famiglie in difficoltà e li aiuti, dai loro amore, senza possesso, perchè non saranno mai "tuoi", ma anzi tra i compiti dei genitori affidatari vi è quello di favorire i rapporti con i genitori naturali, finchè loro non saranno di nuovo in grado di prendersene cura. Due mie amiche lo hanno fatto, una - single - con un adolescente, l'altra con un bimbo molto piccolo. Sono esperienze straordinarie, che mettono in circolo quantità industriali d'amore e creano legami profondi tra persone diversissime per estrazione sociale. L'affidamento familiare non è riservato ai coniugati, come l'adozione normale, ma è aperto anche a single e coppie di fatto.
Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
(George Bernard Shaw)
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