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la questione è tecnica perché lo stesso fisco è un'"impresa", che deve impiegare il proprio personale in modo efficiente; se formi finanzieri capaci di leggere bilanci e trovare indizi di irregolarità milionarie, non è conveniente far loro rincorre il merciaio ambulante che non ha battuto lo scontrino, a rischi di fargli chiudere bottega, con tutte le conseguenze;
e che ho scritto io ?e ti posso assicurare che l'economia "in nero" è quella che fa leva su "bisogni" più "profondi" di quelli meramente economici, cioè fisici, insomma di salute, di sopravvivenza, ecc.
ma tu interloquisci con me o con un immaginario catto-marxista che sta solo nelle tue fantasie ?guarda: se cominciamo a considerare il piccolo imprenditore come qualcuno che è utile, anche allo stato, e non un criminale, allora ci possiamo trovare. se per te evasione vuol dire non pagare le tasse, è un conto. se invece per te vuol dire che lucrare sul lavoro altrui deve essere considerato un crimine, primi fra tutti dai politici, perché contrario alla cristianità, e al materialismo dialettico, allora capisci che non ci si trova.
io sono un laburista, ma prima di tutto un liberale; è ovvio che per me il lucro non è un crimine e la ricchezza un prodromo del progresso e dell'equità;
eh, chi si lamenta dell'evasione e della criminalità, spaccio, furti, traffici illeciti, ma è contro la moneta elettronica è certamente in malafede; oramai, la mitologica "vecchina" al mercato rionale ha i tatuaggi dei primi gruppi punk e andava in vacanza a Londra; inibisci il contante cartaceo, e quando viene l'idraulico si paga col pos, e così le carote al mercato; vedrai che sottrarsi ai controlli diventa più difficile, e chi ritira o detiene contanti sa di essere sotto osservazione; a me capita qualche volta l'anno, quando vado alle fiere; mi chiedessero conto, potrei documentare tranquillamente;si, guarda: facciamo i buoni pasto, come una volta.![]()
ha'voglia se le abbiamo; evidentemente non hai capito di che scrivevo, e cioè il dumping fiscale; cioè, il fatto che in Irlanda o olanda sia possibile pagare meno tasse per la stessa attività, col che è conveniente risiedere lì; in un'Unione, la prima regola dovrebbe essere l'omogeneità delle aliquote;allora. so che tu a volte scherzi. però ti ripeto che è un problema di livello economico. cioè i paesi ue c'hanno i soldi perché lavorano, e non solo perché c'hanno le sigarette e i biglietti della fortuna. se tu passi da voler concorrere con la romania a voler concorrere con la francia, allora quest'ultima anche se è "corta" te lo mette. ecco. le aziende francesi, mettiamo, sono così sviluppate da investire, a titolo di "multinazionali", nei paesi in via di sviluppo per farli "crescere". in italia a quanto ne so non abbiamo multinazionali. ecco: chiediti perché.
non al posto nostro, ma se c'è lucro, evidentemente sì; dove possono, lo fanno già;si. ma quelli "non vedono l'ora" di pagare le tasse in italia. sono tutti là che aspettano di pagare le tasse "al posto nostro"...![]()
le imprese, soprattutto medio grandi, non lucrano da padroni delle ferriere, sulle retribuzioni, ma sulle economie di scala e sull'efficienza dei loro processi;
se un gruppo straniero investe in Italia, il suo problema non sono le tasse, ma i rischi di conflittualità civile, i ritardi burocratici, che rendono impossibile qualsiasi pianificazione;
capace che un assessore regionale o comunale ti mette i bastoni fra le ruote per un'autorizzazione a costruire, poniamo un albergo, perché sobillato da albergatori locali; il gruppo aspetta 10 anni, e poi rinuncia, e 'n't'o culo ai posti di lavoro e agli investimenti...
pianifichi un investimento di decine di milioni a Bari o Livorno, ma devi trattare per anni con bande di burocrati e altro che possono intralciarti in ogni momento; poi è ovvio che il paese si impoverisce; perché l'albergatore che riesce a sottrarsi alla concorrenza non ha alcuna pressione a lavorare bene, anche se perde una parte di clientela.







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