nell'accezione dilettantesca di ics, immagino che lui faccia riferimento al costrutto della notizia di reato come verosimile, dato che non posso immaginare che sia all'oscuro persino dell'obbligatorietà dell'esercizio dell'azione penale; altrimenti, sarebbe da mettersi le mano nei capelli e ci si potrebbe aspettare che si lamenti perché nessuno abbia eletto quel giudice![]()
la questione l'ho evocata perché una legislazione che investa il magistrato di una responsabilità personale - oltre a quella attualmente prevista - pone alla dottrina il problema della libertà dell'esercizio dell'azione;non si parla di interessi "potenti" ma di reati. se c'è "la notizia di reato" allora il p.m. deve agire. se no, no. questo vuol dire che il "giudizio di valore", tipo "interesse potente=reato" non ci può essere, come non ci può essere il "teorema", cioè "condannare qualcuno" prima di sottoporlo a processo.
se un magistrato fosse esposto a conseguenze personali non in relazione a tassative negligenze, oggettivamente riscontrabili, ma per il semplice esito assolutorio di un procedimento - quello che auspica ics - avremmo un'inibizione commisurata alla potenza dell'imputato, capacità di avvalersi di una difesa esperta, ecc...
oltre che una tutela diminuita dello stesso diritto soggettivo del magistrato-individuo, paradossalmente menomato dalla stessa norma che dovrebbe essere pensata come garantista.







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