no. quella che è la mia personale "percezione" della "borghesia" è quella di gente che campa sulle "spalle" dei propri "ascendenti", cioè sulle loro "conoscenze", sul loro "denaro", sui rapporti di "parentela". cioè gente che ha ereditato la stessa "concezione della vita" propria a coloro che aveva "combattuto" e "rovesciato", cioè i "nobili" e il "clero". se così non fosse nella realtà allora non si spiegherebbero i moti "proletari". non so se è chiaro.
ecco. mi spieghi la differenza tra questo tipo di situazione e quella di "antico regime"? ma c'è poi davvero una "differenza sostanziale"? guarda, ti dico anche che volendo anche i regimi comunisti o altro erano fondati sul "privilegio", ma almeno esisteva un concetto di "meritocrazia" più "moderno" e "massificato" rispetto a quello che, in epoca medievale ad esempio, avrebbe consentito al figlio del pastore di insegnare "diritto" magari a bologna. insomma, axe.
e no. la religione come ti dicevo c'entra abbastanza poco. il movimento aveva una forte potenza di "rottura" ma ovviamente i suoi teorici, quando elaboravano i motti o le idee, avevano lo scopo di irretire le "masse", senza le quali non si fanno rivoluzioni, e quando si fanno, sempre le rivoluzioni, allora queste valgono "soprattutto" per le masse, nel bene e nel male. ti consiglierei un efficace ripasso del "manifesto". è una chiarissima "lettura". ed è anche piuttosto "agevole", e anche molto letta, anche oggi. soprattutto dalle masse. sarà un caso?
questo mi pare strano, ma mi pare anche dipenda dal "tasso" di alfabetizzazione, che all'epoca mi pare fosse "per pochi". dopo tutto anche i primi parlamentari erano membri di qualche "forza sociale", non dico di partiti, che pure era assai minoritaria. almeno fino a giolitti, mussolini, e poi democrazia "con" suffragette. da là poi è storia.








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