Citazione Originariamente Scritto da sandor Visualizza Messaggio
scusa se parlo della mia esperienza, ma se guardo al mio recente passato non mi ritrovo "tanto" in quello che dici. guarda io la vedo così: se anche a livello ideale la rivoluzione, in francia, fu quello che hai detto, allora non capisco "perché", ancora qui da noi al sud ...
perché a te piace l'idea della gerarchia; sei affettivamente educato a concepire i rapporti sociali in quel quadro, con lo stato, i notabili, l'obbedienza e la remunerazione;
ma quello è solo uno dei sud; non è un male in sé, ma quella specie di pace sociale atavica ha anche dei costi, di cui essere consapevoli;

non ti dico di andare a Brooklyn, ma se ti prendessi una settimana per vistare Torino o Milano, vedresti cosa hanno costruito i tuoi parenti; Milano e dintorni è quello che è grazie ai siciliani, calabresi, pugliesi, lucani e campani, una città viva, brutta ma con tanti colori, proprio per il desiderio che sorge da quel grigiore, altrimenti anonimo e provinciale;
ti fai un giro nelle periferie, dove vedi i vecchini che giocano a carte, magari nel bar dei cinesi, li ascolti parlare e in quel miscuglio di birignao milanese e vocali pugliesi, vedi la faccia rugosa da pescatore liparota che si ammazza di lavoro coi figli per mandare avanti il più bel ristorante di un quartiere altrimenti anonimo e triste; ci sono anche aspetti deteriori, ma c'è anche un sud di cui essere orgogliosi;

ecco, a partire da una spinta egualitaria si può fare molto, ma bisogna anche tener conto di alcuni elementi, come la "maturità" delle persone per quel tipo di cambiamento. in italia nessuna "rivoluzione" è stata necessaria o meglio "indispensabile" per giungere ai risultati di civiltà e progresso di oggi. perché? perché probabilmente le persone erano pronte a quel passo. quello che cerco di dire è che è difficile cambiare cose come il carattere, l'intelligenza, la naturale predisposizione alla modernità di un popolo sulla base di un atto di volontà quale può essere una rivoluzione. poi tutto il resto lo capisco benissimo.
le società vanno per conto loro; la politica non può cambiare le aspirazioni delle persone; al più, può organizzarle evitando disastri;

l'errore di molti è pensare in termini personali e dirigisti, quando si dovrebbero osservare i desideri aggregati delle persone e valutare la possibilità in cui quel vettore di forze può produrre qualcosa; se hai 20 milioni di persone che chiedono soldi e lavoro ad uno stato, in una società che quei soldi e lavoro non sono prodotti spontaneamente, ti puoi ragionevolmente aspettare che prima o poi quelli crepino di fame, oppure che giungano ad un accordo con chi quei soldi e lavoro è in grado di offrirli, sulla base di un compromesso;
se vuoi che io apra un albergo e ti faccia fare il portiere, il contabile o il manager, sei tu a dover pretendere che la strada si faccia e a prendere per una recchia il boss e lo spacciatore, i notabili conniventi, radere al suolo gli abusi, esigere i tributi;

poi, dipende da te; se resti lì e ti pesa minare quella specie di pace sociale, poi devi trovare la fonte di reddito che non posso darti io;
mi rendo conto che è un compito sovrumano; infatti, i migliori, quelli forti e che avevano più fame e desiderio di affrancarsi dai padroni, sono emigrati; quelle persone che vedi a Milano, Torino, Londra o NY.