Citazione Originariamente Scritto da gillian Visualizza Messaggio
Come da voi abbondantemente sottolineato gli anziani hanno vita più lunga e si fanno meno figli…conseguenza un innalzamento dell’età media italiana e contemporaneamente un decremento demografico a cui l’immigrazione ha inciso…ma ancora non in maniera determinante.
Propongo 5 soluzioni che devono essere attuate contemporaneamente ed in maniera immedita.

1) un aumento consistente dell’assegno familiare per il secondo figlio per le famiglie a reddito medio-basso e crescente per i figli successivi sempre in proporzione al reddito.
2) Una politica di investimenti sulle infrastrutture che possa creare i presupposti per la creazione di un maggior numero di posti di lavoro
3) Migliorare la formazione di base e l’acquisizione di competenze avanzate nelle nuove generazioni:………....c’è una richiesta di specialisti in vari rami che rimangono inevase.
4) investire in politiche in grado di migliorare la possibilità di essere attivi e solidamente inseriti nel mercato del lavoro.
5) Gestire i flussi di entrata (immigrazione) funzionali al nostro modello economico e bilanciati rispetto alla possibilità di integrazione dinamica nel nostro modello sociale.

Su tutti questi 5 punti dobbiamo dimostrare di saper fare meglio e di più se non vogliamo condannarci a un irreversibile declino, non solo demografico.
C'è il punto 6, Gillian. Quello decisivo, ma che evidentemente nessuno qua dentro si prende la briga di leggere....
Proverò, dalla riflessione di Antonio Scurati postata ieri, ad estrapolarne l'essenziale.


"Perché siamo un Paese che fa sempre meno figli? Se lo chiedeva lunedì Luciano Fontana colloquiando con un lettore di questo giornale. Proprio quest’anno la parte apicale della generazione X, la generazione che festeggiò i suoi 20 anni guardando in Tv, svagata e indifferente, la demolizione a picconate del muro di Berlino, compie 50 anni. Giunti al limite biologico della nostra capacità di riproduzione (almeno per le donne), è una domanda che non possiamo più eludere.
La risposta è, ovviamente, articolata. La compongono ragioni biologiche (calo drastico della fertilità maschile), ragioni sociologiche (diminuzione del numero delle donne in età fertile causa invecchiamento della popolazione), ragioni politiche (mancanza di adeguati programmi di sostegno alle famiglie). Detto ciò, dobbiamo essere onesti con noi stessi. Abbiamo compiuto 50 anni, smettiamola di lamentarci e di raccontarci favole della buona notte. Un ceto politico irresponsabile e la concentrazione di spermatozoi nel nostro seme non bastano a spiegare l’entità di questa ecatombe bianca. E nemmeno sono sufficienti la precarietà del lavoro o i servizi carenti. Il pragmatismo qui non spiega niente. La parte più amara di questa verità è che il calo demografico in Italia — e in Occidente — non accade per ragioni materiali e contingenti. Nessuna analisi delle nostre condizioni di vita materiale giustifica la nostra infecondità generazionale. La controprova è semplice. Basta voltarsi indietro: i nostri padri e le nostre madri nacquero, numerosi, sotto le bombe. La nostra infecondità, il nostro braccino corto con la vita, va imputata, invece, principalmente, a ragioni culturali e — mi si permetta il parolone, non a caso desueto — a ragioni «spirituali».
Affacciatici alla vita adulta nei mirabolanti anni ’80 — un combinato di edonismo sfrenato, individualismo disperato e ottimismo patinato — sospinti dalla fanfara fasulla della «fine della storia», abbiamo vissuto a lungo, troppo a lungo, sotto dettatura della cronaca, misurando le nostre esistenze sul metro breve del presente assoluto. Un metro su cui non trovano spazio le grandi scene della vita: l’amore, l’arte, la politica (quella vera), la generazione di figli. Anche qui le concause sono numerose: da bambini abbiamo cenato con le immagini del fungo atomico e delle Brigate rosse sugli schermi dei televisori, da ragazzi abbiamo ballato al ritmo frenetico dei crolli di borsa. Ci hanno impastati con una miscela di nichilismo punk degli anni ’70 e di nichilismo neo-liberista degli ’80. Fatto sta che il futuro, e con esso il passato, è ben presto sparito dall’orizzonte del nostro esistere nel tempo. E, da sempre, generare dei figli è il canale principale per sintonizzarsi sulla frequenza del futuro."

Antonio Scurati (Napoli, 25 giugno 1969) è uno scrittore e accademico italiano.

Docente di letterature comparate e di creative writing all’Università IULM, editorialista del Corriere della Sera, ha vinto i principali premi letterari italiani.

Scurati è co-direttore scientifico del Master in Arti del Racconto.

https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Scurati