Citazione Originariamente Scritto da Astrid Visualizza Messaggio
E quindi se la missione educativa deve essere paritetica, non sono paritetici anche i genitori?
Tu pensa che in famiglia ero io quella che "se dice una cosa è quella!" e a ribadirlo era spesso mia figlia, a suo padre, per ricordargli la mia autorevolezza.
Ma ti assicuro che sono anche comprensiva e accogliente, oltre che decisa e consapevole.
Credo sia stato il collegio - ecclesiastico - a darmi questo imprinting. Collegio che scelsi io di frequenatare e che, già all'epoca, era all'avanguardia per modernità - pensa che avevo una preside fantastica, una romanaccia. iper pratica e per nulla talebana, con un'apertura mentale superiore.
Quindi il padre propone valori (la madre non ne ha di valori? La donna è un essere inferiore e di basso spessore, poverina: ma per nascita, per scelta, per imposizione sociale o investitura divina?). Del resto restando sempre chiusa in casa che strade vuoi che conosca? E che possa, di conseguenza, indicare?
Quindi la madre, in tutto questo ruolo di squadra, quale ruolo giocherebbe (a parte portarselo in grembo 9 mesi, partorirlo, accudirlo, perderci forse e sonno, insegnargli a camminare, parlare, diventare autosufficiente, accompagnarlo a scuola, seguirlo nei compiti, seguirlo nelle varie attività formative post scolastiche, ... tutta roba pratica, manovalanza.
Mentre il padre, l'autorevole, si dedica a cosa esattamente?
Chi ha l'autorità? E da cosa deriva?
Credo sia molto più autorevole una madre che si fa in mille che un padre che filosofeggia.
"Si fa così", "Si fa cosà", "Si deve pensare così", "Non si deve pensare cosà".
Certo, due genitori paritetici, che fanno le cose con rispetto e coscienza, senza imporre nulla ma comportandosi a modo, sono decisamente più educativi di altri due "arruolati" pro genere, pro mission, e magari non pro quota.
Il padre padrone è fuori moda da parecchio. Appartiene a un'epoca in cui si facevano ragionare i figli con la cinghia e a scuola erano permessi ceffoni e bacchettate.
La madre sottomessa idem. Forse in alcune culture, dove si negano ancora i diritti base alle donne e dove la sovranità patriarcale governa su basi religiose, non sociali.
L'esempio del calcio, riferito a una famiglia non calza. I figli non sono goal.
La vita non è un driblig contro qualcuno per fare rete nella propria metà campo. I ruoli del calcio sono definiti e specialistici: prova a mettere un portiere a fare l'attaccante e poi vediamo come finisce.
Nell'educazione dei figli nessuno è portiere, attaccante o difensore.
Si è tutti centrocampisti. Si dà ciascuno il proprio per aiutare il figlio a trovare la sua direzione. Che poi faccia goal nella porta di sinistra o in quella di destra è giusto che sia una sua scelta.
Perchè un essere umano che non viene educato a scegliersi la sua strada da solo sarà un uomo senza apertura mentale e senza senso critico. Un giocattolo nelle mani dei poteri forti, delle fake news e di ciò che non conosce. Schiavo di convinzioni altrui e senza una sua personalità definita.
Il padre che descrivi tu è un manipolatore, non un educatore.
E a guardare bene sembra anche un sessista, autoritario (non autiorevole).
È l'esatto contrario invece! Non si tratta di stabilire cosa possa o debba fare la Donna, cosa possa o debba fare l'Uomo: chiaramente tutto. Si tratta invece di creare e assecondare l'Armonia fra i due universi, fra le due diverse sensibilità femminili e maschili...
Continuiamo pure con la metafora calcistica: perché esistono i ruoli? Perché a ciascuno viene assegnato il compito verso il quale è più portato naturalmente? Pelé non lo potevi mettere in porta, Zoff non lo potevi schierare centravanti. Se non recuperiamo i Carismi, le stupende e meravigliose peculiarità femminili e maschili, entrambi (l'Uomo e la Donna, il Padre e la Madre, il Marito e la Moglie) non si riconosceranno più. Infatti oggi la crisi di genere, la crisi dei rapporti affettivi muove proprio da questo: una gigantesca confusione di ruoli!