[QUOTE=alessandra1977;556913]La Vita
Condanna a vita?
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[QUOTE=alessandra1977;556913]La Vita[B]Come dicevo sempre alla mia ex moglie, mi rifiuto di guidare pi
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Io ho appreso la sofferenza perche' l'ho vissuta, sulla pelle della mia bambina. E rifarei le stesse scelte di 10 anni fà (no all'aborto, no all'eutanasia, no all'accanimento terapeutico).amate i vostri nemici
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i soliti nazo-intranzisti-cattostolti.
ovvio che ognuno ha il proprio limite oltre il quale secondo la sua insindacabile opionione il dolore diventa intollerabile.questione di dolore e di tempo di sofferenza. e tu non mi pare sia nessuno per poter dire ad un altra persona che sta soffrendo e che ti sta chiedendo di poter porre fine alla sua vita e di conseguenza al suo dolore "no guarda, il tuo dolore non mi sembra ancora abbastanza forte, ti abbiamo dato un po' di morfina e stasera ti portiamo anche una bella videocassetta quindi non lamentarti che tanto PRIMA O POI muori lostesso, è un fatto naturale non lo sai? e se proprio non sai come passare il tempo qualche padre nostro fa il caso tuo visto che gesù ha patito di peggio"
ma come fate a essere così insensibili e sadici?
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Ranko la natura fa il suo corso, e per me è sacrosanto.
E' chi vuole preservare la vita a tutti i costi che non rispetta il naturale andamento delle cose, se proprio vogliamo fare filosofia.
Welby sarebbe morto molto prima, invece ha sofferto da cani.
Noi abbiamo portato esempi truci ma realistici, tu parli di uno che si fa untaglio sul dito e chiede di morire...mi sa che siamo ai confini della realtà.
Vuoi conoscere il limite? E' giusto, non siamo noi a doverlo stabilire a tavolino. Quando, però, una persona è in grado di intendere e di volere, ed a ragion veduta chiede il non accanimento, dovremmo rispettare il suo punto di vista (l'unico che conta quando ti dicono che è solo questione di tempo) ed il suo soggettivo dolore.
Qui parliamo di casi in cui il medico ha pronunciato la fatidica frase "è solo questione di tempo, la curiamo per farle guadagnare un anno"....già, ma a che prezzo?
Cono, ci siamo passati tutti più o meno.
Io ho visto mio zio passare dalla salute perfetta ad un tumore al cervello inoperabile nel giro di 4 mesi.
I primi due mesi, chemio.
Gli altri due, stato neurovegetativo.
Non è bello vedere una persona che fino a qualche tempo prima ti parlava, ridotta ad un vegetale che deve essere lavato, cambiato, intubato.
A che pro?
Avrebbe sofferto due mesi e via...che senso ha prolungare l'agonia?
Qui non si parla di cure, si parla di palliativi a tempo.[B]Come dicevo sempre alla mia ex moglie, mi rifiuto di guidare pi
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Quel che non capisco e' che un tempo la chiesa si accaniva sulle terapie, trovando sbagliato impedire alla natura di fare il suo corso. Se un uomo era malato e destinato ad essere richiamato al Signore, era giusto che perisse.
Cosa e' cambiato nel vostro modo di vedere la vita?"Tipo piacevole. Mai scontato. Non banale." - Utente da Empoli
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Una volta il malato poteva usufruire di ben poche cure, la maggior parte delle volte erano solamente palliativi, veniva disteso su un letto e praticamente se guariva da solo, bene, altrimenti se ne andava.Originariamente Scritto da okno Visualizza MessaggioQuel che non capisco e' che un tempo la chiesa si accaniva sulle terapie, trovando sbagliato impedire alla natura di fare il suo corso. Se un uomo era malato e destinato ad essere richiamato al Signore, era giusto che perisse.
Cosa e' cambiato nel vostro modo di vedere la vita?
Poi c'errare humanum est, perseverare autem diabolicum
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[QUOTE=Ranko;557246]State facendo una carrellata di immagini truci tanto per sviare dalla sostanza della discussione.
Un malato terminale viene sedato per quanto possibile e alla fine entra in agonia e muore di morte naturale.
Fa parte della vita che ci possano essere delle sofferenze e che ci sia la morte.
Voi potete evitare ambedue?
Inoltre qual'Admin vicario

[size=1]non esisto pi
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complicità nel suicidio?Originariamente Scritto da Ranko Visualizza MessaggioUna volta il malato poteva usufruire di ben poche cure, la maggior parte delle volte erano solamente palliativi, veniva disteso su un letto e praticamente se guariva da solo, bene, altrimenti se ne andava.
Poi c'è stato il progresso della medicina che ha curato molte malattie ed ha anche fornito gli strumenti per far rimanere nell'aldiqua le persone molto più a lungo, anche in situazioni limite. Non usufruirne e lasciare freddamente che una persona se ne vada è comunque un omicidio o , a seconda dei casi, complicità nel suicidio altrui.
da quando c'è il dovere di essere curati? un dottore non è costretto (e legalmente non può
curare un paziente che non vuole.
un malato terminale può chiedere di essere dimesso quando vuole, se mentalmente stabile. nessuno può obbligarlo a restareAdmin vicario

[size=1]non esisto pi
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Percio', una volta che era un palliativo non andava bene per la chiesa, non si prende per il culo il Signore.
Ora che invece ha fatto progressi e che ti tiene in vita, magari come un vegetale, DEVI curarti.
Continuo a non capire.."Tipo piacevole. Mai scontato. Non banale." - Utente da Empoli
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