c'è un testo interessante dello storico giorgio galli, intitolato "in difesa del comunismo nella storia del ventesimo secolo", in cui galli propone una interpretazione alternativa del ruolo del comunismo nelle vicende del secolo passato. in particolare galli contesta la teoria di nolte sulla guerra civile in europa e nel mondo che a parere di quest'ultimo sarebbe stata condotta da nazisti e comunisti nell'ottica di assicurarsi la supremazia sul vecchio continente. e contesta anche il peso del movimento comunista negli sviluppi della seconda guerra mondiale e delle guerre di decolonizzazione degli anni successivi. infine galli contesta la responsabilità del solo comunismo nelle morti di milioni di esseri umani in quella che lui definisce la seconda guerra dei trent'anni.
galli sostiene che le cause delle morti del ventesimo secolo vada ricercata nelle dinamiche di interrelazione dei grandi stati che si vennero formando dal XVII secolo fino ad oggi e che egli definisce "leviatani". sono gli stati sorti sul modello teorico prospettato da locke ma soprattutto da hobbes. questi stati avrebbero a un certo punto, risolta la problematica di conflitto interna, che aveva portato le classi emergenti borghesi a lottare contro l'ancien regime, deciso di risolvere i conflitti internazionali mediante la guerra. una guerra che galli definisce "seconda guerra dei trent'anni" (1914/1945) e non prima e seconda guerra mondiale. unificando le due grandi guerre e includendovi anche la guerra di spagna e la guerra fascista d'etiopia.
venendo a noi, mi domando e vi domando se oggi abbia un senso tentare di riabilitare il comunismo, attraverso una riflessione su ciò che esso porta in sé di positivo e attuale. e se l'aspirazione all'uguaglianza che contrassegna gli esseri umani in ogni epoca storica possa essere una sorta di giustificazione dell'esperimento comunista, dato che forse il comunismo è presente nel nostro dna collettivo. se, infine, oggi si possa parlare, stanti gli eventi economici che stanno scuotendo il mondo, del comunismo come di un sistema possibile e un'alternativa credibile al capitalismo.
galli sostiene che le cause delle morti del ventesimo secolo vada ricercata nelle dinamiche di interrelazione dei grandi stati che si vennero formando dal XVII secolo fino ad oggi e che egli definisce "leviatani". sono gli stati sorti sul modello teorico prospettato da locke ma soprattutto da hobbes. questi stati avrebbero a un certo punto, risolta la problematica di conflitto interna, che aveva portato le classi emergenti borghesi a lottare contro l'ancien regime, deciso di risolvere i conflitti internazionali mediante la guerra. una guerra che galli definisce "seconda guerra dei trent'anni" (1914/1945) e non prima e seconda guerra mondiale. unificando le due grandi guerre e includendovi anche la guerra di spagna e la guerra fascista d'etiopia.
venendo a noi, mi domando e vi domando se oggi abbia un senso tentare di riabilitare il comunismo, attraverso una riflessione su ciò che esso porta in sé di positivo e attuale. e se l'aspirazione all'uguaglianza che contrassegna gli esseri umani in ogni epoca storica possa essere una sorta di giustificazione dell'esperimento comunista, dato che forse il comunismo è presente nel nostro dna collettivo. se, infine, oggi si possa parlare, stanti gli eventi economici che stanno scuotendo il mondo, del comunismo come di un sistema possibile e un'alternativa credibile al capitalismo.


ma se hai letto tutta la pappardella e poi riscrivi:
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