Difficoltà con la resurrezione di Gesù.
La più antica testimonianza pasquale non si trova nei Vangeli, ma nelle lettere di Paolo, le quali, anzi, sono più antiche di circa una generazione dello stesso Vangelo di Marco, e rappresentano, addirittura, i documenti più antichi del Nuovo Testamento.
Negli anni 55-56 l'apostolo Paolo scriveva da Efeso, nell'Asia Minore, alla comunità di corinto da lui fondata. Ora nel quindicesimo capitolo di questa prima lettera ai Corinzi si trova la più antica testimonianza pasquale, che Paolo trasmise alla comunità di Corinto al momento della sua fondazione, ma che egli aveva a sua volta ricevuto e che, quanto a linguaggio, autorità ed ambiente,risale probabilmente alla primitiva comunità di Gerusalemme: una testimonianza che, in ogni caso, ha avuto origine tra gli anni 35 e 45, al tempo in cui Paolo, subito dopo la morte di Gesù, divenne cristiano e missionario. Paolo cita questa professione di fede, amliandola con una lista, controllabile dai contemporanei, dei testimoni della resurrezione, ai quali il risorto si fece vedere, è apparso, si è rivelato, i quali, quindi, lo hanno incontrato, non importa in qual momento, e la maggior parte dei quali è ancora viva, e quindi interrogabile, negli anni 55-56.
Ecco il testo, anche qui si possono costatare le differenze,non soltanto rispetto all'apocrifo Vangelo di Pietro, ma anche rispetto alle narrazioni evangeliche canoniche:
Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto.
Cristo morì per i nostri peccati,
secondo le Scritture,
Fu sepolto
ed è risuscitato il terzo giorno,
secondo le Scritture,
Ed apparve a Cefa e quindi ai Dodici.
" In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come ad un aborto".
Le differenze tra la più antica testimonianza pasquale ed i successivi racconti pasquali sono evidenti:
- I racconti di resurrezione degli evangelisti elaborano in misura crescente il loro oggetto e divergono notevolmente tra loro. La più antica testimonianza pasquale è di una concisione protocollare.
- I racconti pasquali degli evangelisti hanno una netta tendenza alla descrizione leggendaria ( racconti per stupire gli uditori). La testimonianza di Paolo parla il linguaggio delle professioni di fede e può essere stata un riassunto catechetico, magari da imparare a memoria nella catechesi.
- Gli evangelisti, per illustrare il messaggio pasquale, annettono importanza al sepolcro vuoto. In Paolo invece, ( come anche negli altri scritti neotestamentari), il sepolcro vuoto ( compresi gli angeli) non viene nemmeno menzionato; egli sottolinea piuttosto il fatto che Gesù sia apparso ai suoi discepoli come il Vivente.
- E mentre i discorsi del sepolcro non sono avvallati da nessun testimone diretto, nelle lettere di Paolo ( che hanno preceduto di alcuni decenni i Vangeli) si trovano diverse affermazioni dello stesso Paolo, che riferisce di "apparizioni", "rivelazioni" del risorto. Non in virtù del sepolcro vuoto, ma per le "apparizioni" o "rivelazioni", certamente visioni od audizioni oggettive o soggettive, in ogni caso chiamate alla predicazione simili a quelle dei profeti;, i discepoli di Gesù sono giunti alla fede nel risuscitamento del loro maestro alla vita eterna. la polemica intorno al sepolcro vuoto è quindi una falsa polemica. dalla discussione teologica è emerso che, storicamente, per noi oggi non è verificabile un sepolcro vuoto. Anche gli esegeti critici tengono conto della possibilità che il sepolcro sia stato vuoto, ma che cos'è dimostrato con ciò? Un sepolcro vuoto non è per sé una prova in favore della resurrezione. Le spiegazioni di un simile fatto possono essere molte, e già gli evangelisti parlano di alcune "possibilità", certamente per contrastare le voci tendenziose dei giudei: inganno dei discepoli, furto del cadavere,scambio di persona, morte apparente. Il che significa che di per sé il sepolcro vuoto dice soltanto: " Egli non è qui". Si deve aggiungere subito espressamente, il che non è affatto ovvio: " Egli è risuscitato". Ma proprio questo può essere detto ad uno anche senza l'esibizione di un sepolcro vuoto. Infatti, comunque si pensi sul conto della storicità del sepolcro vuoto; né la resurrezione di Gesù né la nostra dipendono da un sepolcro vuoto. La rianimazione di un cadavere non è una condizione per la resurrezione alla vita eterna. Anche per Paolo, quindi, deisivo non è il sepolcro vuoto, da lui nemmeno menzionato, ma la dimostrazione di Gesù come il Vivente: e ciò sia per la sua predicazione che per quella delle altre lettere del Nuovo Testamento.
La fede cristiana, pertanto, non invita ad un sepolcro vuoto, ma all'incontro con lo stesso Cristo vivente: " Perché cercate tra i morti colui che è vivo?"
Ma allora la resurrezione non è un evento storico? La risposta vera suona .
No, non un evento storico, ma ciononostante un evento reale.
Che significa ciò?.....................................
......................e Hans Kung nel suo libro "Vita eterna?" continua a scrivere delle difficoltà ad accettare la resurrezione di Gesù. Personalmente l'ho trovato molto interessante, ovviamente si nota la sua ampia cultura però la esprime in maniera semplice, come se parlasse agli studenti delle medie,....... di una volta
poiché è nato nel 1928.
La più antica testimonianza pasquale non si trova nei Vangeli, ma nelle lettere di Paolo, le quali, anzi, sono più antiche di circa una generazione dello stesso Vangelo di Marco, e rappresentano, addirittura, i documenti più antichi del Nuovo Testamento.
Negli anni 55-56 l'apostolo Paolo scriveva da Efeso, nell'Asia Minore, alla comunità di corinto da lui fondata. Ora nel quindicesimo capitolo di questa prima lettera ai Corinzi si trova la più antica testimonianza pasquale, che Paolo trasmise alla comunità di Corinto al momento della sua fondazione, ma che egli aveva a sua volta ricevuto e che, quanto a linguaggio, autorità ed ambiente,risale probabilmente alla primitiva comunità di Gerusalemme: una testimonianza che, in ogni caso, ha avuto origine tra gli anni 35 e 45, al tempo in cui Paolo, subito dopo la morte di Gesù, divenne cristiano e missionario. Paolo cita questa professione di fede, amliandola con una lista, controllabile dai contemporanei, dei testimoni della resurrezione, ai quali il risorto si fece vedere, è apparso, si è rivelato, i quali, quindi, lo hanno incontrato, non importa in qual momento, e la maggior parte dei quali è ancora viva, e quindi interrogabile, negli anni 55-56.
Ecco il testo, anche qui si possono costatare le differenze,non soltanto rispetto all'apocrifo Vangelo di Pietro, ma anche rispetto alle narrazioni evangeliche canoniche:
Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto.
Cristo morì per i nostri peccati,
secondo le Scritture,
Fu sepolto
ed è risuscitato il terzo giorno,
secondo le Scritture,
Ed apparve a Cefa e quindi ai Dodici.
" In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come ad un aborto".
Le differenze tra la più antica testimonianza pasquale ed i successivi racconti pasquali sono evidenti:
- I racconti di resurrezione degli evangelisti elaborano in misura crescente il loro oggetto e divergono notevolmente tra loro. La più antica testimonianza pasquale è di una concisione protocollare.
- I racconti pasquali degli evangelisti hanno una netta tendenza alla descrizione leggendaria ( racconti per stupire gli uditori). La testimonianza di Paolo parla il linguaggio delle professioni di fede e può essere stata un riassunto catechetico, magari da imparare a memoria nella catechesi.
- Gli evangelisti, per illustrare il messaggio pasquale, annettono importanza al sepolcro vuoto. In Paolo invece, ( come anche negli altri scritti neotestamentari), il sepolcro vuoto ( compresi gli angeli) non viene nemmeno menzionato; egli sottolinea piuttosto il fatto che Gesù sia apparso ai suoi discepoli come il Vivente.
- E mentre i discorsi del sepolcro non sono avvallati da nessun testimone diretto, nelle lettere di Paolo ( che hanno preceduto di alcuni decenni i Vangeli) si trovano diverse affermazioni dello stesso Paolo, che riferisce di "apparizioni", "rivelazioni" del risorto. Non in virtù del sepolcro vuoto, ma per le "apparizioni" o "rivelazioni", certamente visioni od audizioni oggettive o soggettive, in ogni caso chiamate alla predicazione simili a quelle dei profeti;, i discepoli di Gesù sono giunti alla fede nel risuscitamento del loro maestro alla vita eterna. la polemica intorno al sepolcro vuoto è quindi una falsa polemica. dalla discussione teologica è emerso che, storicamente, per noi oggi non è verificabile un sepolcro vuoto. Anche gli esegeti critici tengono conto della possibilità che il sepolcro sia stato vuoto, ma che cos'è dimostrato con ciò? Un sepolcro vuoto non è per sé una prova in favore della resurrezione. Le spiegazioni di un simile fatto possono essere molte, e già gli evangelisti parlano di alcune "possibilità", certamente per contrastare le voci tendenziose dei giudei: inganno dei discepoli, furto del cadavere,scambio di persona, morte apparente. Il che significa che di per sé il sepolcro vuoto dice soltanto: " Egli non è qui". Si deve aggiungere subito espressamente, il che non è affatto ovvio: " Egli è risuscitato". Ma proprio questo può essere detto ad uno anche senza l'esibizione di un sepolcro vuoto. Infatti, comunque si pensi sul conto della storicità del sepolcro vuoto; né la resurrezione di Gesù né la nostra dipendono da un sepolcro vuoto. La rianimazione di un cadavere non è una condizione per la resurrezione alla vita eterna. Anche per Paolo, quindi, deisivo non è il sepolcro vuoto, da lui nemmeno menzionato, ma la dimostrazione di Gesù come il Vivente: e ciò sia per la sua predicazione che per quella delle altre lettere del Nuovo Testamento.
La fede cristiana, pertanto, non invita ad un sepolcro vuoto, ma all'incontro con lo stesso Cristo vivente: " Perché cercate tra i morti colui che è vivo?"
Ma allora la resurrezione non è un evento storico? La risposta vera suona .
No, non un evento storico, ma ciononostante un evento reale.
Che significa ciò?.....................................
......................e Hans Kung nel suo libro "Vita eterna?" continua a scrivere delle difficoltà ad accettare la resurrezione di Gesù. Personalmente l'ho trovato molto interessante, ovviamente si nota la sua ampia cultura però la esprime in maniera semplice, come se parlasse agli studenti delle medie,....... di una volta
poiché è nato nel 1928.




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