"Gioco di mani" e spreco di té

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  • dark lady
    la viaggiatrice
    • 09/03/05
    • 70542

    #16
    Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
    Io non giustifico nulla; e nemmeno ipotizzavo "paura", bensì gestione del rifiuto già acquisito, che è una cosa diversa;

    del resto, se ti poni nei panni di quella persona, ti rendi subito conto del tratto patologico di quell'eros:
    tutti amiamo essere desiderati, e quel desiderio è un'importante fonte di gratificazione;
    nel momento in cui viene a mancare, in via ordinaria ci si dovrebbe ritrarre immediatamente, ma anche per una questione di orgoglio;

    quel tipo di soggetto invece metabolizza come "utile" proprio il disprezzo che suscita in chi lo rifiuta, che ordinariamente dovrebbe essere indesiderabile;
    questo non giustifica nulla; è solo la spiegazione di un meccanismo, peraltro non mia, ma di una specialista in psicologia che ha scritto libri sulla violenza di genere e trattato numerosi pazienti con quei comportamenti.
    Ma non si parla neppure di rifiuto, dai! Il tipo che ti fa la battuta volgare per strada, quello che ti palpa il culo in autobus, che rifiuto starebbero elaborando, scusa? E' gente che pensa di essere al "mercato delle femmine" e che di fronte alla donna incrociata a caso per strada pensa bene di fare il bulletto di periferia. Perché non è che lo fanno con un soggetto specifico che sia oggetto di desiderio, lo fanno con chi capita sotto le loro grinfie.
    Il muratore rumeno che venerdì scorso mi ha fischiato mentre passavo in centro urlandomi cose che preferisco non ripetere, non stava gestendo alcun rifiuto, semplicemente voleva fare lo spaccone.
    Questo non è un problema psicologico, ma culturale. Ed educativo, come ha ben detto Rdc. Una totale assenza di educazione al rispetto della donna in quanto essere paritetico.
    Così come quello che allunga le mani in discoteca o che ti si struscia contro come se avesse il diritto di farlo. Eventualmente il rifiuto dovrà gestirlo dopo, quando gli arriva la mia inevitabile gomitata nelle costole per tutta risposta.
    “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

    Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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    • dark lady
      la viaggiatrice
      • 09/03/05
      • 70542

      #17
      Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
      Una cosa è dire “è inaccettabile”, e lì credo ci sia unanimità (tutti i generi possibili ed immaginabili d'accordo ), altra cosa è chiedersi perché alcuni soggetti trasformino il rifiuto in carburante invece che in freno.
      Che, a ben vedere, è proprio l'interrogativo fondamentale.
      E la risposta non é 42
      Mah, come ho detto, per me è tutta una questione culturale. Ed è una cultura che va cambiata a livello molto profondo. Siamo ancora lontanissimi da questo.
      “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

      Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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      • axeUgene
        Opinionista

        • 17/04/10
        • 24593

        #18
        Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio

        Mah, come ho detto, per me è tutta una questione culturale. Ed è una cultura che va cambiata a livello molto profondo. Siamo ancora lontanissimi da questo.
        la cultura può inibire quella specifica manifestazione; magari in Giappone non è un comportamento diffuso; ma lo stesso handicap relazionale si manifesta in modi altrettanto patologici;
        gestire la frustrazione non è una cosa semplicissima per chi abbia una qualsiasi tara dell'autostima;
        è proprio necessario bocciare uno alla scuola d'arte, se poi devi fargli guerra perché ha invaso la Polonia ?
        c'è del lardo in Garfagnana

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        • Vega
          Opinionista

          • 04/05/05
          • 17973

          #19
          Auto-punizione perché e di cosa? Posso capire al limite un atteggiamento di gestione, "attaccando" prima di venire attaccati, rifiutati, sapendo, in un certo senso, che quella non ti considererà nemmeno di striscio, anche facessi la persona per bene. Ma l'auto-punizione mi è poco chiara.
          Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

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          • axeUgene
            Opinionista

            • 17/04/10
            • 24593

            #20
            Originariamente Scritto da Vega Visualizza Messaggio
            Auto-punizione perché e di cosa? Posso capire al limite un atteggiamento di gestione, "attaccando" prima di venire attaccati, rifiutati, sapendo, in un certo senso, che quella non ti considererà nemmeno di striscio, anche facessi la persona per bene. Ma l'auto-punizione mi è poco chiara.
            non è il lavoro mio; ma lo schema di un comportamento penalizzante è quello di amministrare di persona qualcosa che si teme come ignoto, riducendone l'angoscia; tipo una confort zone della sofferenza;

            la situazione deve essere degradante, ma anche modicamente l'oggetto: vedi ? io ti tasto il culo, sapendo che ti incazzerai e mi darai dello stronzo molesto; ma supererò la cosa perché non ho investito su di te, quindi me ne strabatto le palle; sto in questa melma, relativamente a mio agio, perché ho deciso che non sono abbastanza per potermi permettere il rischio di fallire su un vero investimento emotivo.
            c'è del lardo in Garfagnana

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            • Vega
              Opinionista

              • 04/05/05
              • 17973

              #21
              Più che auto-punizione, potremmo parlare più di di auto-sabotaggio, se le cose stessero così?
              Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

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              • axeUgene
                Opinionista

                • 17/04/10
                • 24593

                #22
                Originariamente Scritto da Vega Visualizza Messaggio
                Più che auto-punizione, potremmo parlare più di di auto-sabotaggio, se le cose stessero così?
                beh, la punizione è il movente del sabotaggio; la gratificazione consiste nel gestire e controllare il proprio degrado come una scelta, e non come una sconfitta.
                c'è del lardo in Garfagnana

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                • Vega
                  Opinionista

                  • 04/05/05
                  • 17973

                  #23


                  Fra punirsi e sabotarsi per insicurezza o paura di qualcosa, mi pare ci sia differenza. Nel primo direi che ti colpevolizzi, nel secondo non affronti per disagio su quel che può accadere, scarsa stima ecc...
                  Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

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                  • axeUgene
                    Opinionista

                    • 17/04/10
                    • 24593

                    #24
                    La persona che si pone in una condizione avvilita si punisce, perché si somministra una modica dose di infelicità che controlla, o si illude di controllare; e placa l'angoscia di una punizione temuta, se invece persegue la felicità;

                    un comportamento relazionale con un eros impotente, che reifica l'altro, è tipicamente una forma di questo esilio, di cui violenza e abusi sono manifestazioni caratteristiche; l'ammissione della propria inadeguatezza.
                    c'è del lardo in Garfagnana

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                    • Vega
                      Opinionista

                      • 04/05/05
                      • 17973

                      #25
                      La punizione temuta mi pare diversa da quella auto-inflitta, tipo punirsi con l'infelicità. Più che punizione direi che sia meglio lo stress conosciuto rispetto a quello ignoto, potenzialmente superiore.Non è che uno si autopunisce, resta nel suo brodo per paura di uno più bollente.
                      Ma siamo sicuri che chi fa apprezzamenti spinti, molestie, sia spinto da auto-punizione e non sia più un insieme di fattori che concorrono ad un certo comportamento, ambiente che si frequenta, cultura e modelli appresi compresi?
                      Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

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                      • axeUgene
                        Opinionista

                        • 17/04/10
                        • 24593

                        #26
                        Originariamente Scritto da Vega Visualizza Messaggio
                        La punizione temuta mi pare diversa da quella auto-inflitta, tipo punirsi con l'infelicità. Più che punizione direi che sia meglio lo stress conosciuto rispetto a quello ignoto, potenzialmente superiore.Non è che uno si autopunisce, resta nel suo brodo per paura di uno più bollente.
                        il comportamento è funzionale, e graduale; del resto, studiatissimo nelle dinamiche auto-distruttive;
                        Ma siamo sicuri che chi fa apprezzamenti spinti, molestie, sia spinto da auto-punizione e non sia più un insieme di fattori che concorrono ad un certo comportamento, ambiente che si frequenta, cultura e modelli appresi compresi?
                        c'è di tutto; ma una linea di discrimine la puoi concretamente tracciare nella misura del godimento e di dove è allocato:
                        se io vivo in un contesto in cui non affronto un attrito morale nella ricerca del mio piacere imposto a un soggetto che subisce e non è consenziente, è una circostanza di prima mano: non sono animalista, né ho una pressione in tal senso, mi piace la rosticciana, vado dal macellaio e mi faccio il barbecue;

                        nel momento in cui abuso di una donna in un contesto in cui quel comportamento presenta un attrito morale, sociale e relazionale, evidentemente il mio piacere è deviato, proprio nel senso precipuo della parola:
                        invece di essere alimentato dal desiderio corrispondente, lo è dall'atto di potere e forza;

                        ora, io ho due alternative: una è la seduzione e la gratificazione di essere corrisposto, col rischio di essere respinto, e la necessità di cambiare obiettivo, nell'eventualità;
                        ma se propendo per la seconda, l'insistenza e l'abuso, mi qualifico per uno status inferiore, dell'incapacità di sedurre e essere scelto; e questo è di per sé una patologia dell'eros, non un fatto culturale;

                        la cultura è a monte, nella misura in cui dispone determinate regole - quelle che modulano l'attrito morale/inibizione; ma l'eros patologico non è un prodotto della cultura.

                        c'è del lardo in Garfagnana

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                        • Vega
                          Opinionista

                          • 04/05/05
                          • 17973

                          #27
                          Sinceramente, pensi che, per esempio, tutti quelli che fanno apprezzamenti spinti, tipo i muratori sull'impalcatura che vedono passare una bella ragazza, abbiano dinamiche auto-distruttive e auto-sabotanti?
                          O magari non sia più alla fine un modo di fare e pensare dato da altri motivi?
                          Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

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                          • axeUgene
                            Opinionista

                            • 17/04/10
                            • 24593

                            #28
                            Originariamente Scritto da Vega Visualizza Messaggio
                            Sinceramente, pensi che, per esempio, tutti quelli che fanno apprezzamenti spinti, tipo i muratori sull'impalcatura che vedono passare una bella ragazza, abbiano dinamiche auto-distruttive e auto-sabotanti?
                            O magari non sia più alla fine un modo di fare e pensare dato da altri motivi?
                            di una manifestazione del genere, non posso pensare quasi nulla; certamente non è una postura relazionale erotica verso quella passante, ma un'affermazione di status nel branco dei colleghi;

                            faresti un passo avanti se, invece di riferirti ad un generico "altro", tu cercassi di individuare la remunerazione del comportamento;
                            certo che se io sono un collega d'ufficio di Dark e insisto in avances, malgrado la consapevolezza di non essere gradito, mi sottopongo all'umiliazione e al disprezzo che si appalesano nella mia inattitudine a sedurre e nella frustrazione;
                            perché scelgo di pormi in quella condizione ? che beneficio posso mai ottenere a fronte di quella condizione ? perché una spiegazione razionale ci deve essere.
                            c'è del lardo in Garfagnana

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                            • Vega
                              Opinionista

                              • 04/05/05
                              • 17973

                              #29
                              Magari andare per tipologie di molestie, contesti e tipo di persona/personalità che li fa. Non tutti saranno motivati dagli stessi problemi.
                              Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

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                              • axeUgene
                                Opinionista

                                • 17/04/10
                                • 24593

                                #30
                                Originariamente Scritto da Vega Visualizza Messaggio
                                Magari andare per tipologie di molestie, contesti e tipo di persona/personalità che li fa. Non tutti saranno motivati dagli stessi problemi.
                                beh, io ho riportato un parere specialistico;
                                "non tutti saranno..." non fa avanzare in nessuna direzione;
                                comincia a fare ipotesi sulla remunerazione di un comportamento abusivo, così ha senso discutere.
                                c'è del lardo in Garfagnana

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