Originariamente Scritto da dark lady
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ma sono gli studi interdisciplinari a fare un po' più di chiarezza:
certamente c'è un tratto socio-culturale di prevaricazione nei confronti della donna-oggetto; ma i comportamenti relativi si consumano ed esprimono in un contesto/palcoscenico sociale: la celebre foto della giovane americana molestata dai pappagalli fiorentini davanti al caffè Gilli, rappresenta una dialettica pubblica, esposta senza vergogna, in cui i destinatari del messaggio sono gli altri maschi e il "pubblico", non la ragazza; non c'è relazione con lei;
il tuo collega, al contrario, agisce in un contesto privato, senza spettatori a cui comunicare il suo status di "gallo";
quello che tu descrivi come un "non capire il no", non esiste, è materialmente impossibile, a meno di essere un deficiente, in senso tecnico di incapace di intendere;
poi, la mitezza sociale non esclude affatto quel comportamento, che è a tutti gli effetti una violenza, poiché ignora il rifiuto; se io tento un approccio fisico non mi serve un dottorato in psicologia per constatare l'eventuale rifrazione di una donna e il suo dissenso;
se io insisto, ho una patologia; dove interviene la cultura patriarcale è nel giustificazionismo DEGLI ALTRI, che dicono: va beh, si sa che la donna deve fingere fi non volere;
io non posso credere che tu o altri non abbiate l'esperienza di percepire se siete desiderate o no, e delle implicazioni emotive dell'insistenza a fronte del rifiuto, che non possono essere culturali, perché investono un proprio stato d'animo primario;
E comunque, pure gli uomini violenti in famiglia sono un problema culturale. Perché un tempo lo erano tutti. E non credo fossero tutti pazienti psichiatrici. Semplicemente, quella era la cultura.
in passato tutti gli uomini erano certamente di cultura patriarcale, ma ti posso assicurare che la violenza era un tratto indipendente; nel senso che, seppure legittimata, solo le personalità violente la mettevano in atto; i miei nonni e bisnonni erano certamente patriarcali, ma sicuramente molto miti e indisponibili alla violenza in famiglia; ma persino nelle circostanze estreme delle varie guerre, in linea di massima;
la cultura dei rapporti di potere tra generi è un fatto, pubblico e sociale; ma la dinamica emotiva di relazione sta su un piano a parte, che interagisce in modo molto marginale con la cultura, e dipende dalla personalità;
nei racconti delle femministe anni 60 e 70 è pieno di "compagni" pezzi di merda, intellettuali della liberazione della donna, e violenti in privato, così come di uomini dal tratto ideologico "antichissimo" e tradizionale, ma miti e rispettosi.

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