"Gioco di mani" e spreco di té

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  • axeUgene
    Opinionista

    • 17/04/10
    • 24593

    #61
    Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio

    Si, ma qui non parlavamo di uomini violenti. Ma di persone che trattano le donne come oggetti. Tipo appunto quelli che ti palpeggiano senza averne diritto, che ti urlano appellativi poco simpatici lungo la strada, ecc, ecc.
    Il mio collega che allunga le mani non è certo un uomo violento. E' uno dei ragazzi più pacifici che io conosca. Solo, non sa capire quando un "no" è un "no". E questo atteggiamento è figlio del patriarcato, altro che. Dell'idea che la donna sia un oggetto del piacere.
    che io non sia d'accordo conta il giusto;
    ma sono gli studi interdisciplinari a fare un po' più di chiarezza:

    certamente c'è un tratto socio-culturale di prevaricazione nei confronti della donna-oggetto; ma i comportamenti relativi si consumano ed esprimono in un contesto/palcoscenico sociale: la celebre foto della giovane americana molestata dai pappagalli fiorentini davanti al caffè Gilli, rappresenta una dialettica pubblica, esposta senza vergogna, in cui i destinatari del messaggio sono gli altri maschi e il "pubblico", non la ragazza; non c'è relazione con lei;
    il tuo collega, al contrario, agisce in un contesto privato, senza spettatori a cui comunicare il suo status di "gallo";
    quello che tu descrivi come un "non capire il no", non esiste, è materialmente impossibile, a meno di essere un deficiente, in senso tecnico di incapace di intendere;
    ​​​poi, la mitezza sociale non esclude affatto quel comportamento, che è a tutti gli effetti una violenza, poiché ignora il rifiuto; se io tento un approccio fisico non mi serve un dottorato in psicologia per constatare l'eventuale rifrazione di una donna e il suo dissenso;
    se io insisto, ho una patologia; dove interviene la cultura patriarcale è nel giustificazionismo DEGLI ALTRI, che dicono: va beh, si sa che la donna deve fingere fi non volere;
    io non posso credere che tu o altri non abbiate l'esperienza di percepire se siete desiderate o no, e delle implicazioni emotive dell'insistenza a fronte del rifiuto, che non possono essere culturali, perché investono un proprio stato d'animo primario;
    E comunque, pure gli uomini violenti in famiglia sono un problema culturale. Perché un tempo lo erano tutti. E non credo fossero tutti pazienti psichiatrici. Semplicemente, quella era la cultura.
    no, è sbagliato;
    in passato tutti gli uomini erano certamente di cultura patriarcale, ma ti posso assicurare che la violenza era un tratto indipendente; nel senso che, seppure legittimata, solo le personalità violente la mettevano in atto; i miei nonni e bisnonni erano certamente patriarcali, ma sicuramente molto miti e indisponibili alla violenza in famiglia; ma persino nelle circostanze estreme delle varie guerre, in linea di massima;

    la cultura dei rapporti di potere tra generi è un fatto, pubblico e sociale; ma la dinamica emotiva di relazione sta su un piano a parte, che interagisce in modo molto marginale con la cultura, e dipende dalla personalità;
    nei racconti delle femministe anni 60 e 70 è pieno di "compagni" pezzi di merda, intellettuali della liberazione della donna, e violenti in privato, così come di uomini dal tratto ideologico "antichissimo" e tradizionale, ma miti e rispettosi.


    c'è del lardo in Garfagnana

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    • dark lady
      la viaggiatrice
      • 09/03/05
      • 70542

      #62
      Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
      che io non sia d'accordo conta il giusto;
      ma sono gli studi interdisciplinari a fare un po' più di chiarezza:

      certamente c'è un tratto socio-culturale di prevaricazione nei confronti della donna-oggetto; ma i comportamenti relativi si consumano ed esprimono in un contesto/palcoscenico sociale: la celebre foto della giovane americana molestata dai pappagalli fiorentini davanti al caffè Gilli, rappresenta una dialettica pubblica, esposta senza vergogna, in cui i destinatari del messaggio sono gli altri maschi e il "pubblico", non la ragazza; non c'è relazione con lei;
      il tuo collega, al contrario, agisce in un contesto privato, senza spettatori a cui comunicare il suo status di "gallo";
      quello che tu descrivi come un "non capire il no", non esiste, è materialmente impossibile, a meno di essere un deficiente, in senso tecnico di incapace di intendere;
      ​​poi, la mitezza sociale non esclude affatto quel comportamento, che è a tutti gli effetti una violenza, poiché ignora il rifiuto; se io tento un approccio fisico non mi serve un dottorato in psicologia per constatare l'eventuale rifrazione di una donna e il suo dissenso;
      se io insisto, ho una patologia; dove interviene la cultura patriarcale è nel giustificazionismo DEGLI ALTRI, che dicono: va beh, si sa che la donna deve fingere fi non volere;
      io non posso credere che tu o altri non abbiate l'esperienza di percepire se siete desiderate o no, e delle implicazioni emotive dell'insistenza a fronte del rifiuto, che non possono essere culturali, perché investono un proprio stato d'animo primario;

      no, è sbagliato;
      in passato tutti gli uomini erano certamente di cultura patriarcale, ma ti posso assicurare che la violenza era un tratto indipendente; nel senso che, seppure legittimata, solo le personalità violente la mettevano in atto; i miei nonni e bisnonni erano certamente patriarcali, ma sicuramente molto miti e indisponibili alla violenza in famiglia; ma persino nelle circostanze estreme delle varie guerre, in linea di massima;

      la cultura dei rapporti di potere tra generi è un fatto, pubblico e sociale; ma la dinamica emotiva di relazione sta su un piano a parte, che interagisce in modo molto marginale con la cultura, e dipende dalla personalità;
      nei racconti delle femministe anni 60 e 70 è pieno di "compagni" pezzi di merda, intellettuali della liberazione della donna, e violenti in privato, così come di uomini dal tratto ideologico "antichissimo" e tradizionale, ma miti e rispettosi.

      Spiacente, ma non è proprio così. E peraltro ci sono fior di studi sociologici a dimostrarlo. La violenza di genere è un fenomeno strutturale, derivato dalla disuguaglianza e dagli stereotipi sui ruoli sessuali, senza contare i rapporti di potere asimmetrici. Tutte cose che alimentano tale violenza. Che non è necessariamente fisica, bada bene. Pure mio nonno non ha mai alzato un dito su mia nonna ed era un uomo super pacifico. Però lei non poteva uscire senza di lui. Quando uscivano insieme e incrociavano qualche uomo che noi conoscevamo ed era con lui abbassava gli occhi perché altrimenti lui si sarebbe arrabbiato. Lei non ha mai potuto lavorare dopo sposata, perché "le donne devono stare in casa e badare alla famiglia".
      Un uomo pacifico, ma tutto questo E' violenza. Psicologica. Economica. Ed era la condizione della maggior parte delle donne. Poi se tu in famiglia hai avuto esempi diversi bene, e fortunate tua nonna e tua mamma. Ma la realtà dei fatti della maggioranza delle donne era tutt'altra.
      “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

      Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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      • axeUgene
        Opinionista

        • 17/04/10
        • 24593

        #63
        Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio

        Spiacente, ma non è proprio così. E peraltro ci sono fior di studi sociologici a dimostrarlo. La violenza di genere è un fenomeno strutturale, derivato dalla disuguaglianza e dagli stereotipi sui ruoli sessuali, senza contare i rapporti di potere asimmetrici. Tutte cose che alimentano tale violenza. Che non è necessariamente fisica, bada bene. Pure mio nonno non ha mai alzato un dito su mia nonna ed era un uomo super pacifico. Però lei non poteva uscire senza di lui. Quando uscivano insieme e incrociavano qualche uomo che noi conoscevamo ed era con lui abbassava gli occhi perché altrimenti lui si sarebbe arrabbiato. Lei non ha mai potuto lavorare dopo sposata, perché "le donne devono stare in casa e badare alla famiglia".
        Un uomo pacifico, ma tutto questo E' violenza. Psicologica. Economica. Ed era la condizione della maggior parte delle donne.
        ma guarda che nessuno mette in discussione questa cosa, eh... tantomeno io;

        il punto è che ragionare in questi termini dei comportamenti abusivi in realtà non ti spiega perché, nell'ambito di un determinato standard culturale, non siamo affatto tutti uguali, perché vengono rimosse le variabili individuali, che invece spiegano bene le differenze;

        una donna violentata o una prostituta devono necessariamente interrompere circuiti emotivi normalmente coinvolti in un atto erotico; e, specularmente, lo stupratore, per esercitare un controllo fisico sulla vittima, deve attivare percorsi neurologici antagonisti - almeno in buona parte - a quelli dell'eccitazione; e così il cliente della prostituta, che deve in qualche modo deviare dallo standard di reciprocità ordinario;

        perciò, anche se ad intensità diversa, pure la violenza che subisci dal collega presuppone da parte sua l'alterazione dei normali meccanismi di gratificazione erotica, perché questi, per funzionare in modo ordinario al nostro livello evolutivo, richiedono un determinato stato di rilassamento e fiducia che si determina solo col consenso;

        volendo, potremmo discutere di un tratto maschile istintivo di predazione sessuale, ma questo precede di svariate centinaia di migliaia di anni la cultura patriarcale.


        c'è del lardo in Garfagnana

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        • axeUgene
          Opinionista

          • 17/04/10
          • 24593

          #64
          Originariamente Scritto da Vega Visualizza Messaggio

          Il caso del collega di Dark mi pare diverso, ha già avuto il rifiuto avendo avuto una brevissima relazione. Potrebbe forse rientrare nel tipo stalker respinto (esagero), che ricerca comunque un contatto anche a valle dell'interruzione.
          beh, ci sta; ma questo non cambia che l'oggetto remunerativo/gratificazione sia deviato, pervertito rispetto all'ordinario erotico;
          nella spiegazione "patriarcato -> violenza", la seconda viene ascritta come determinata dal primo, mentre la realtà clinica mostra che per l'abuso è necessaria una condizione psicologica particolare, indipendente dalla cultura;

          tu potresti educare in modo totalitario tutti i maschi al patriarcato e alla donna oggetto, ma ti assicuro che per il tipo di funzionamento emotivo mio e di moltissimi maschi, basterebbe un sopracciglio alzato a farmi perdere l'erezione per due settimane; figuriamoci se potrei erotizzare una situazione in cui una mi guarda col disprezzo di cui è ordinariamente oggetto chi invade l'intimità di una persona non consenziente;

          chi ci riesce, deve aver erotizzato la sopraffazione, oppure il disprezzo; ma non è la normalità, anche in un contesto di ruoli, perché in questi schemi è necessaria una rimodulazione dei percorsi ordinari del piacere.

          c'è del lardo in Garfagnana

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          • Vega
            Opinionista

            • 04/05/05
            • 17973

            #65
            Sul disprezzo almeno avrei dei dubbi. Spesso lo stalker ricerca il contatto ed è "sordo" alle risposte negative. Almeno per quelli che ricercano insistentemente relazione, contatto.
            Poi, come detto, ci sono varie tipologie. C'è quello che stalkerizza per vendetta, come il predatore. Forse questo trae godimento dal sopraffare visto che la sua ricerca è di tipo sessuale con chi prende di mira.
            Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

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            • dark lady
              la viaggiatrice
              • 09/03/05
              • 70542

              #66
              Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
              ma guarda che nessuno mette in discussione questa cosa, eh... tantomeno io;

              il punto è che ragionare in questi termini dei comportamenti abusivi in realtà non ti spiega perché, nell'ambito di un determinato standard culturale, non siamo affatto tutti uguali, perché vengono rimosse le variabili individuali, che invece spiegano bene le differenze;

              una donna violentata o una prostituta devono necessariamente interrompere circuiti emotivi normalmente coinvolti in un atto erotico; e, specularmente, lo stupratore, per esercitare un controllo fisico sulla vittima, deve attivare percorsi neurologici antagonisti - almeno in buona parte - a quelli dell'eccitazione; e così il cliente della prostituta, che deve in qualche modo deviare dallo standard di reciprocità ordinario;

              perciò, anche se ad intensità diversa, pure la violenza che subisci dal collega presuppone da parte sua l'alterazione dei normali meccanismi di gratificazione erotica, perché questi, per funzionare in modo ordinario al nostro livello evolutivo, richiedono un determinato stato di rilassamento e fiducia che si determina solo col consenso;

              volendo, potremmo discutere di un tratto maschile istintivo di predazione sessuale, ma questo precede di svariate centinaia di migliaia di anni la cultura patriarcale.

              Se parliamo di stupro però è una cosa diversa. Qui parlavamo di violenza più generica.
              Che poi in realtà dietro lo stupro non c'è nulla che abbia a che vedere con l'eccitazione, se ovviamente escludi i criminali seriali.
              Dietro allo stupro c'è un desiderio di controllo e di potere sulla vittima. L'autore cerca di affermare il proprio dominio su di essa, riducendola a oggetto.
              Ti dirò di più: la criminologia contemporanea definisce lo stupro come una sorta di rappresentazione sociale. E l'autore di violenze sessuali virnr motivato dal fatto di aver recepito una concezione culturale del sesso come strumento di potere e di dominio sugli individui più deboli. Vedi anche i soldati che stupravano le donne dei paesi che saccheggiavano.
              Poi chiaro che se parliamo di stupratori seriali e di devianze ci può stare dentro di tutto, ma non è quello il fulcro. Il fulcro è solo culturale.
              “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

              Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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              • axeUgene
                Opinionista

                • 17/04/10
                • 24593

                #67
                Originariamente Scritto da Vega Visualizza Messaggio
                Sul disprezzo almeno avrei dei dubbi. Spesso lo stalker ricerca il contatto ed è "sordo" alle risposte negative. Almeno per quelli che ricercano insistentemente relazione, contatto.
                lo stalker sì, ma ha un tratto di intensità maniacale e di distanza fisica; peraltro, la de-erotizzazione di quella circostanza è ancora più evidente;

                mentre il molestatore si pone ordinariamente in uno schema che lo vede come oggetto di disprezzo: la persona a cui si propone insistentemente lo giudica reiteratamente inadeguato, inferiore allo standard desiderabile, fastidioso e, appunto, molesto;
                questa postura è palesemente marchio di inesistenti dignità e amor proprio, da cui il disprezzo;

                mo', per quale motivo un uomo può scegliere di porsi in questa posizione afflittiva ? un motivo c'è, sicuramente; ma difficilmente si tratta di un godimento primario, ordinario, la funzione normale della ricerca di un piacere.

                c'è del lardo in Garfagnana

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                • axeUgene
                  Opinionista

                  • 17/04/10
                  • 24593

                  #68
                  Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
                  Poi chiaro che se parliamo di stupratori seriali e di devianze ci può stare dentro di tutto, ma non è quello il fulcro. Il fulcro è solo culturale.
                  io non credo, per un motivo su cui non ti sei ancora confrontata:

                  il funzionamento erotico pieno è relazionale, di nutre anche del desiderio altrui; le devianze sono, per l'appunto, eccezioni; pochi uomini sono in grado di stuprare, ma anche di molestare, se non in branco;

                  ora, se io fossi un molestatore, un tornaconto di quel comportamento che mi costa il rifiuto potrebbe essere a sua volta la svalutazione dell'oggetto: vali talmente poco che posso permettermi di essere rifiutato da te senza soffrire , che, in realtà, rivela proprio quella ferita; al fondo, magari proprio un trauma specifico da rifiuto/abbandono;
                  nessuno che provi un desiderio autentico e la speranza di soddisfarlo si pone nella condizione di venir rifiutato, essere indisponente, insistente, fuori da un gioco condiviso;
                  semmai, in via ordinaria, l'uomo interessato tende all'opposto, il servismo-della-gleba, vuoi mettermi una scopa nel culo, così ti ramazzo la stanza ?

                  a parte valutazioni di ordine morale, tu insisteresti mai con uno che non ti vuole ? amor proprio, dignità, orgoglio se vuoi, non sono sentimenti eccezionali, ma l'ordinario, direi; no ?
                  c'è del lardo in Garfagnana

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                  • dark lady
                    la viaggiatrice
                    • 09/03/05
                    • 70542

                    #69
                    Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
                    io non credo, per un motivo su cui non ti sei ancora confrontata:

                    il funzionamento erotico pieno è relazionale, di nutre anche del desiderio altrui; le devianze sono, per l'appunto, eccezioni; pochi uomini sono in grado di stuprare, ma anche di molestare, se non in branco;

                    ora, se io fossi un molestatore, un tornaconto di quel comportamento che mi costa il rifiuto potrebbe essere a sua volta la svalutazione dell'oggetto: vali talmente poco che posso permettermi di essere rifiutato da te senza soffrire , che, in realtà, rivela proprio quella ferita; al fondo, magari proprio un trauma specifico da rifiuto/abbandono;
                    nessuno che provi un desiderio autentico e la speranza di soddisfarlo si pone nella condizione di venir rifiutato, essere indisponente, insistente, fuori da un gioco condiviso;
                    semmai, in via ordinaria, l'uomo interessato tende all'opposto, il servismo-della-gleba, vuoi mettermi una scopa nel culo, così ti ramazzo la stanza ?

                    a parte valutazioni di ordine morale, tu insisteresti mai con uno che non ti vuole ? amor proprio, dignità, orgoglio se vuoi, non sono sentimenti eccezionali, ma l'ordinario, direi; no ?
                    Ma infatti come ti ho già detto qui il desiderio non c'entra nulla. E' un desiderio di prevaricazione dettato da un fattore puramente culturale.
                    Ho seguito non tanto tempo fa un convegno sul tema. Chi agisce violenza normalmente non risulta affetto patologia psicologiche o psichiatriche.
                    La condotta maltrattante è legata ad una piena consapevolezza. E lo vedi anche nei procedimenti, dove quasi mai vi sono perizie psichiatriche a certificare situazioni patologiche.
                    La causa scatenante è proprio quella cultura che autorizza la violenza nei confronti di soggetti ritenuti meno importanti sulla scala sociale. Come appunto le donne.La volontà del violento è quella di dichiarare un proprio predominio, una posizione di forza legata al genere.
                    “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                    Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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                    • dark lady
                      la viaggiatrice
                      • 09/03/05
                      • 70542

                      #70
                      Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio


                      a parte valutazioni di ordine morale, tu insisteresti mai con uno che non ti vuole ? amor proprio, dignità, orgoglio se vuoi, non sono sentimenti eccezionali, ma l'ordinario, direi; no ?
                      Io non sono un uomo che considera la donna un essere inferiore e quindi contro cui è possibile attuare un controllo e un predominio, quindi ovviamente no.
                      “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                      Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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                      • Vega
                        Opinionista

                        • 04/05/05
                        • 17973

                        #71
                        Chi molesta, occasione singola o quasi o reiterata, è perché è colpito o addirittura si fissa su qualcuna. Mi sembra un incaprettamento mentale contorto la svalutazione e il valere poco dell'oggetto, per incassare il rifiuto imodo migliore. Il muratore di Dark, penso proprio che manco gli passi per l'anticamera del cervello un fatto del genere, e forse nemmeno allo stalker.

                        Tanto quando vedete la gnocca, in generale e come minino comune denominatore, vi viene un gap cognitivo e non capite più una mazza
                        Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

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                        • axeUgene
                          Opinionista

                          • 17/04/10
                          • 24593

                          #72
                          Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio

                          Ma infatti come ti ho già detto qui il desiderio non c'entra nulla.
                          gin qui, ci siamo;
                          E' un desiderio di prevaricazione dettato da un fattore puramente culturale.
                          qui molto meno; tu non diverresti omosessuale per un condizionamento di un ambiente di lesbiche; potresti in qualche modo forzarti, ma la cultura CONSENTE o meno l'espressione di un desiderio, non lo crea;
                          Ho seguito non tanto tempo fa un convegno sul tema. Chi agisce violenza normalmente non risulta affetto patologia psicologiche o psichiatriche.
                          non è incapace di intendere, nel senso della responsabilità penale, ma ha certamente un eros deviato, patologico:
                          La condotta maltrattante è legata ad una piena consapevolezza. E lo vedi anche nei procedimenti, dove quasi mai vi sono perizie psichiatriche a certificare situazioni patologiche.
                          La causa scatenante è proprio quella cultura che autorizza la violenza nei confronti di soggetti ritenuti meno importanti sulla scala sociale. Come appunto le donne.La volontà del violento è quella di dichiarare un proprio predominio, una posizione di forza legata al genere.
                          fosse come dici, tutte le persone esposte a quella che definisci "causa" dovrebbero produrre quello stesso effetto; palesemente, non è così;

                          una persona media avrebbe grandi difficoltà emotivo-cinetiche anche ad accoppare una pantegana con un badile; o tirare il collo a un coniglio; per dare un appuntamento ad una ex, farla a pezzi e seppellirla in un bosco, e magari poi tentare il suicidio, devi avere più di qualche rotella fuori posto;

                          la cultura, per definizione, produce comportamenti normali, magari solo entro un cluster; se hai una cultura mafiosa, sarai omertoso o vendicativo; ma rappresenterai l'ordinario nel tuo cluster; proprio perché, in quanto cultura, l'ambiente interessato percepirà il comportamento come atteso, normale;

                          ripeto: tu non insisteresti a proporti a uno che non ti vuole, e non perché non sei uomo; semplicemente perché ordinariamente l'umiliazione del rifiuto/giudizio di inadeguatezza, indesiderabilità, declassamento, fa soffrire, sollecita un medio amor proprio, orgoglio;
                          se questa cosa viene superata e ci si pone in quella posizione, è ovvio che il tornaconto va a compensare un bisogno deviato; se ti accolli a uno che ti respinge e ti umilia hai un problema; non è che lo fai perché hai letto Miriano o ti piace l'uomo che comanda.
                          c'è del lardo in Garfagnana

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                          • axeUgene
                            Opinionista

                            • 17/04/10
                            • 24593

                            #73
                            Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio

                            Io non sono un uomo che considera la donna un essere inferiore e quindi contro cui è possibile attuare un controllo e un predominio, quindi ovviamente no.
                            non c'entra nulla il genere; il punto è solo se in termini di gratificazione erotica saresti o meno capace di godere in assenza del desiderio corrisposto, anche tu fossi uomo; un uomo normale si eccita se corrisposto; se si eccita per la resistenza e nella manifestazione di un rifiuto e disagio/malessere femminile è un uomo patologico, non un patriarcale; semmai, alcuni tratti di un'astrazione di quel patriarcato possono disinibire il tratto patologico, non crearlo;

                            il problema - comprensibile, perché bisogna essere addestrati specificamente - è che tu, come quasi tutti, non distingui tra ideologie di prima, seconda, terza mano;
                            in questo modo, associ una manifestazione, un "segno", ad un'intera concezione di riferimento, ma sei in errore;
                            prima di tutto perché così omologhi psicologie diverse; in secondo luogo perché in questo modo non capisci le differenze e le motivazioni, sbagli analisi;

                            per i nostri nonni quell'idea gerarchica che indichi era una condizione nativa e "naturale", nell'ambito della quale vigevano determinati codici integrati di ruolo, con prerogative, diritti e doveri, variamente declinabili; ogni comportamento sollecitava la coscienza critica solo nella misura in cui era eccentrico rispetto a quel sistema; il resto era normalità; non ci si pensava perché non si era educati a farlo, ma non era barbarie etica e relativismo;

                            per arrivare a tempi più recenti, se il tuo collega fosse stato 40 anni fa tra gli amici del muretto, nessuno avrebbe considerato violenza una palpata - che oggi invece è nozione acquisita; ma TUTTI gli amici avrebbero redarguito il tuo collega per la mancanza di orgoglio cavalleresco, perché quella era una componente imprescindibile del pacchetto maschilista; la sopraffazione sessuale non è mai stata nel codice di decenza del maschilismo, oltre quanto codificato dai ruoli; il "dovere coniugale" spettava anche all'uomo, pure nel medioevo;

                            come per qualsiasi ideologia, il recupero in seconda o terza mano in differita nel tempo ha una funzione del tutto diversa, perché si cala in un contesto culturale completamente diverso;
                            dirsi "fascista" nel 1922 era una cosa; farlo nel 1943 un'altra; nel 1947 un'altra ancora, e così nel 1977 o nel 1994, ecc...
                            c'è del lardo in Garfagnana

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                            • Vega
                              Opinionista

                              • 04/05/05
                              • 17973

                              #74
                              un uomo normale si eccita se corrisposto
                              Un uomo normale si eccita. Punto.
                              Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

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