visto che non c'è Dio a parlare in prima persona, si tratta sempre di capi religiosi, o aspiranti tali, profeti, inviati, ecc...
ma io nemmeno contesto questo; se un credente vuole sostenere che un mio comportamento di auto-determinazione è dannoso, io difenderò sempre la sua libertà di farlo, purché sul piano delle argomentazioni di merito, laiche: es.:
non dovresti poter divorziare, perché se divorzi tu le altre famiglie saranno ingiustamente destabilizzate; bene, discutiamo se questo avviene davvero e se vale la pena per il bene comune che io rinunci a questa libertà;
ma se quello sostiene che è perché lo dice Dio, e che quel suo credo è insindacabile, allora mi pone - o vorrebbe pormi - in una condizione di soggezione morale, in cui la sua opinione vale più della mia, poiché sarebbe quella di Dio;
è solo a questo punto che scatta la confutazione delle premesse teologiche; ma è solo per amor di liberalità; se io ragionassi da integralista religioso mi metterei alla guida di uno dei miei M-106, che sono in grado di pilotare, e passerei sopra il predicatore;
non mi è chiaro il senso di questa frase;Come già dissi, finché c'è frammistione tra atei e credenti in dottrine diverse, non è possibile imporre a tutti certi comportamenti legati alle religioni.
per me, resta inteso che se qualcuno dichiara che un mio comportamento è immorale - cioè quanto fanno ordinariamente i predicatori delle religioni testamentarie - sarà bene che spieghi in modo convincente il perché e il percome;
altrimenti mi sta diffamando, e così dichiarando guerra, e non potrà stupirsi se mi difendo e difendo la mia morale e quella di chi mi è caro e affine, oggi sostanzialmente l'insieme degli ordinamenti laici e liberali, i diritti civili, ecc...







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