Poesie

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  • dark lady
    la viaggiatrice
    • 09/03/05
    • 70446

    #1831
    E la gente rimase a casa
    E lesse libri e ascoltò
    E si riposò e fece esercizi
    E fece arte e giocò
    E imparò nuovi modi di essere
    E si fermò

    E ascoltò più in profondità
    Qualcuno meditava
    Qualcuno pregava
    Qualcuno ballava
    Qualcuno incontrò la propria ombra
    E la gente cominciò a pensare in modo differente

    E la gente guarì.
    E nell’assenza di gente che viveva
    In modi ignoranti
    Pericolosi
    Senza senso e senza cuore,
    Anche la terra cominciò a guarire

    E quando il pericolo finì
    E la gente si ritrovò
    Si addolorarono per i morti
    E fecero nuove scelte
    E sognarono nuove visioni
    E crearono nuovi modi di vivere
    E guarirono completamente la terra
    Così come erano guariti loro

    ( Kitty O’Meary. 1839- 1888)

    Ua fake news narra che questa poesia fu scritta dall'autrice durante la peste nel 1800. In realtà si tratta di una poetessa contemporanea che l'ha scritta proprio in questo periodo di coronavirus. Però è molto bella
    “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

    Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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    • conogelato
      Candle in the wind

      • 17/07/06
      • 66028

      #1832
      Dicono che la Speranza sia felicità,
      Ma il vero Amore deve amare il passato,
      E il Ricordo risveglia i pensieri felici
      Che primi sorgono e ultimi svaniscono.


      E tutto ciò che il Ricordo ama di più
      Un tempo fu Speranza solamente;
      E quel che amò e perse la Speranza
      Ormai è circonfuso nel Ricordo.


      È triste! È tutto un'illusione:
      Il futuro ci inganna da lontano,
      Non siamo più quel che ricordiamo,
      Né osiamo pensare a ciò che siamo.

      GEORGE BYRON
      amate i vostri nemici

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      • conogelato
        Candle in the wind

        • 17/07/06
        • 66028

        #1833
        Sulla morte senza esagerare


        Non s'intende di scherzi,
        stelle, ponti,
        tessitura, miniere, lavoro dei campi,
        costruzione di navi e cottura di dolci.
        Quando conversiamo del domani
        intromette la sua ultima parola
        a sproposito.
        Non sa fare neppure ciò
        che attiene al suo mestiere:
        né scavare una fossa,
        né mettere insieme una bara,
        né rassettare il disordine che lascia.
        Occupata a uccidere,
        lo fa in modo maldestro,
        senza metodo né abilità.
        Come se con ognuno di noi stesse imparando.
        Vada per i trionfi,
        ma quante disfatte,
        colpi a vuoto
        e tentativi ripetuti da capo!
        A volte le manca la forza
        di far cadere una mosca in volo.
        Più d'un bruco
        la batte in velocità.
        Tutti quei bulbi, baccelli,
        antenne, pinne, trachee,
        piumaggi nuziali e pelame invernale
        testimoniano i ritardi
        del suo ingrato lavoro.
        La cattiva volontà non basta
        e perfino il nostro aiuto con guerre e rivoluzioni
        e, almeno finora, insufficiente.
        I cuori battono nelle uova.
        Crescono gli scheletri dei neonati.
        Dai semi spuntano le prime due foglioline,
        e spesso anche grandi alberi all'orizzonte.
        Chi ne afferma l'onnipotenza
        è lui stesso la prova vivente
        che essa onnipotente non è.
        Non c'è vita
        che almeno per un attimo
        non sia stata immortale.
        La morte
        è sempre in ritardo di quell'attimo.
        Invano scuote la maniglia
        d'una porta invisibile.
        A nessuno può sottrarre
        il tempo raggiunto.


        Wislawa Szymborska
        amate i vostri nemici

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        • Turbociclo
          Opinionista
          • 28/04/19
          • 5572

          #1834

          Ah, da “La canzone dei folli”, Charles Bukowski

          


          Non finirà mai, non ci saranno
          soccorsi né pietà né cose vive,
          andrà tutto avanti, inutilmente, percorso
          di menzogne e vecchie abitudini,
          continuerà così, vita di un corpo
          senza testa, rifacendo sempre lo stesso
          cammino, ripetendo gli stessi trucchi,
          sognando sogni già sognati,
          come in una montagna deserta,
          e nonostante miliardi di esseri
          non ci sarà un solo vero uomo,
          soltanto eterni rifiuti, e saranno veri
          soltanto gli animali, soli depositari
          di grazia e puro spirito,
          saranno loro gli ultimi, gli autentici,
          gli onesti, brace e significato
          profondo, il lupo avrà cuore
          e la pantera polmoni
          e l’aquila occhi, e l’ultima
          guerra sarà un uomo seduto su una
          sedia, che se la ride di
          tutto quanto
          .
          " L' uomo ha una tale passione per il sistema
          e la deduzione logica che è disposto ad alterare la verità,
          per non vedere il visibile, a non udire l' udibile,
          pur di legittimare la propria logica."

          Dostoevskij.

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          • follemente
            Opinionista

            • 22/12/09
            • 11727

            #1835
            Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
            E la gente rimase a casa
            E lesse libri e ascoltò
            E si riposò e fece esercizi
            E fece arte e giocò
            E imparò nuovi modi di essere
            E si fermò

            E ascoltò più in profondità
            Qualcuno meditava
            Qualcuno pregava
            Qualcuno ballava
            Qualcuno incontrò la propria ombra
            E la gente cominciò a pensare in modo differente

            E la gente guarì.
            E nell’assenza di gente che viveva
            In modi ignoranti
            Pericolosi
            Senza senso e senza cuore,
            Anche la terra cominciò a guarire

            E quando il pericolo finì
            E la gente si ritrovò
            Si addolorarono per i morti
            E fecero nuove scelte
            E sognarono nuove visioni
            E crearono nuovi modi di vivere
            E guarirono completamente la terra
            Così come erano guariti loro

            ( Kitty O’Meary. 1839- 1888)

            Ua fake news narra che questa poesia fu scritta dall'autrice durante la peste nel 1800. In realtà si tratta di una poetessa contemporanea che l'ha scritta proprio in questo periodo di coronavirus. Però è molto bella
            Davvero? E' una fake news? Come posso appurarlo? Me l'ha inviata un uomo di cultura alquanto prestigiosa...

            Comment

            • follemente
              Opinionista

              • 22/12/09
              • 11727

              #1836
              “È notte” di Eduardo De Filippo




              Tutt’è silenzio dint’a sta nuttata
              nun se sente nu passo ‘e cammenà.
              Nu ventariello tutta na serata
              pare ca me vuleva accarezzà.
              E finalmente chiagno! Tu non vide,
              tu staje luntano, comme ‘o può ‘vedè?
              Però t’ ‘o ddico pecchè tu me cride
              e si me cride, chiagne nzieme a me!
              Scenne stu chianto lento, doce doce,
              nun aizo na mano p’ ‘asciuttà.
              Io strillo pe’ te fa’sentì sta voce,
              ma tu non puo’ sentì…c’allùcco a ffa’?
              Tutt’è silenzio…ncielo quanta stelle!
              affaccete, tu pure ‘e ppuo’ vedè:
              songo a migliare, e saie pecchè so’ belle?
              Pecchè stanno luntano, comm’ ‘a tte!

              ************************************************

              Traduzione:

              Tutto è silenzio in questa nottata
              non si sente un passo camminare.
              Un venticello per tutta la serata
              pare che mi volesse accarezzare…
              E finalmente piango! Tu non vedi,
              tu sei lontana, come puoi vedere?.
              Però te lo dico perché tu mi creda
              e se mi credi, piangi assieme a me!
              Scende lento questo pianto, dolce dolce,
              e non alzo una mano per asciugarlo.
              Grido per farti sentire questa voce,
              ma tu non puoi sentire…che grido a fare?
              Tutto è silenzio…in cielo quante stelle!
              Affacciati, anche tu le puoi vedere:
              sono migliaia, e sai perché son belle?
              Perché sono lontane, come te!

              Eduardo De Filippo

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              • Tiberio
                Opinionista
                • 16/08/16
                • 3530

                #1837
                Il trionfo di Bacco ed Arianna o Canzona di Bacco (e Arianna)

                Quant’è bella giovinezza,
                che si fugge tuttavia!
                Chi vuol esser lieto, sia:
                di doman non c’è certezza.
                Quest’è Bacco e Arianna,
                belli, e l’un dell’altro ardenti:
                perché ’l tempo fugge e inganna,
                sempre insieme stan contenti.
                Queste ninfe ed altre genti
                sono allegre tuttavia.
                Chi vuol esser lieto, sia:
                di doman non c’è certezza.
                Questi lieti satiretti,
                delle ninfe innamorati,
                per caverne e per boschetti
                han lor posto cento agguati;
                or da Bacco riscaldati,
                ballon, salton tuttavia.
                Chi vuol esser lieto, sia:
                di doman non c’è certezza.
                Queste ninfe anche hanno caro
                da lor essere ingannate:
                non può fare a Amor riparo,
                se non gente rozze e ingrate;
                ora insieme mescolate
                suonon, canton tuttavia.
                Chi vuol esser lieto, sia:
                di doman non c’è certezza.

                Questa soma, che vien drieto
                sopra l’asino, è Sileno:
                cosí vecchio è ebbro e lieto,
                giá di carne e d’anni pieno;
                se non può star ritto, almeno
                ride e gode tuttavia.
                Chi vuol esser lieto, sia:
                di doman non c’è certezza.
                Mida vien drieto a costoro:
                ciò che tocca, oro diventa.
                E che giova aver tesoro,
                s’altri poi non si contenta?
                Che dolcezza vuoi che senta
                chi ha sete tuttavia?
                Chi vuol esser lieto, sia:
                di doman non c’è certezza.
                Ciascun apra ben gli orecchi,
                di doman nessun si paschi;
                oggi sian, giovani e vecchi,
                lieto ognun, femmine e maschi;
                ogni tristo pensier caschi:
                facciam festa tuttavia.
                Chi vuol esser lieto, sia:
                di doman non c’è certezza.
                Donne e giovinetti amanti,
                viva Bacco e viva Amore!
                Ciascun suoni, balli e canti!
                Arda di dolcezza il core!
                Non fatica, non dolore!
                Ciò c’ha a esser, convien sia.
                Chi vuol esser lieto, sia:
                di doman non c’è certezza.

                Lorenzo de' Medici (Lorenzo il Magnifico)
                Last edited by Tiberio; 02-04-2020, 10:58.
                "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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                • Tiberio
                  Opinionista
                  • 16/08/16
                  • 3530

                  #1838
                  A livella

                  Ogn'anno, il due novembre, c'é l'usanza
                  Per i defunti andare al Cimitero.
                  Ognuno ll'adda fà chesta crianza;
                  Ognuno adda tené chistu penziero.
                  Ogn'anno, puntualmente, in questo giorno,
                  Di questa triste e mesta ricorrenza,
                  Anch'io ci vado, e con dei fiori adorno
                  Il loculo marmoreo 'e zi' Vicenza.
                  St'anno m'é capitato 'navventura...
                  Dopo di aver compiuto il triste omaggio.
                  Madonna! si ce penzo, e che paura!,
                  Ma po' facette un'anema e curaggio.
                  'O fatto è chisto, statemi a sentire:
                  S'avvicinava ll'ora d'à chiusura:
                  Io, tomo tomo, stavo per uscire
                  Buttando un occhio a qualche sepoltura.
                  "Qui dorme in pace il nobile marchese
                  Signore di Rovigo e di Belluno
                  Ardimentoso eroe di mille imprese
                  Morto l'11 maggio del'31"
                  'O stemma cu 'a curona 'ncoppa a tutto...
                  ...sotto 'na croce fatta 'e lampadine;
                  Tre mazze 'e rose cu 'na lista 'e lutto:
                  Cannele, cannelotte e sei lumine.
                  Proprio azzeccata 'a tomba 'e stu signore
                  Nce stava 'n 'ata tomba piccerella,
                  Abbandunata, senza manco un fiore;
                  Pe' segno, sulamente 'na crucella.
                  E ncoppa 'a croce appena se liggeva:
                  "Esposito Gennaro - netturbino":
                  Guardannola, che ppena me faceva
                  Stu muorto senza manco nu lumino!
                  Questa è la vita! 'ncapo a me penzavo...
                  Chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
                  Stu povero maronna s'aspettava
                  Ca pur all'atu munno era pezzente?
                  Mentre fantasticavo stu penziero,
                  S'era ggià fatta quase mezanotte,
                  E i'rimanette 'nchiuso priggiuniero,
                  Muorto 'e paura... nnanze 'e cannelotte.
                  Tutto a 'nu tratto, che veco 'a luntano?
                  Ddoje ombre avvicenarse 'a parte mia...
                  Penzaje: stu fatto a me mme pare strano...
                  Stongo scetato... dormo, o è fantasia?
                  Ate che fantasia; era 'o Marchese:
                  C'o' tubbo, 'a caramella e c'o' pastrano;
                  Chill'ato apriesso a isso un brutto arnese;
                  Tutto fetente e cu 'nascopa mmano.
                  E chillo certamente è don Gennaro...
                  'Omuorto puveriello...'o scupatore.
                  'Int 'a stu fatto i' nun ce veco chiaro:
                  So' muorte e se ritirano a chest'ora?
                  Putevano sta' 'a me quase 'nu palmo,
                  Quanno 'o Marchese se fermaje 'e botto,
                  S'avota e tomo tomo.calmo calmo,
                  Dicette a don Gennaro:"Giovanotto!
                  Da Voi vorrei saper, vile carogna,
                  Con quale ardire e come avete osato
                  Di farvi seppellir, per mia vergogna,
                  Accanto a me che sono blasonato!
                  La casta è casta e va, si, rispettata,
                  Ma Voi perdeste il senso e la misura;
                  La Vostra salma andava, si, inumata;
                  Ma seppellita nella spazzatura!
                  Ancora oltre sopportar non posso
                  La Vostra vicinanza puzzolente,
                  Fa d'uopo, quindi, che cerchiate un fosso
                  Tra i vostri pari, tra la vostra gente"
                  "Signor Marchese, nun è colpa mia,
                  I'nun v'avesse fatto chistu tuorto;
                  Mia moglie è stata a ffa' sta fesseria,
                  I' che putevo fa' si ero muorto?
                  Si fosse vivo ve farrei cuntento,
                  Pigliasse 'a casciulella cu 'e qquatt'osse
                  E proprio mo, obbj'...'nd'a stu mumento
                  Mme ne trasesse dinto a n'ata fossa".
                  "E cosa aspetti, oh turpe malcreato,
                  Che l'ira mia raggiunga l'eccedenza?
                  Se io non fossi stato un titolato
                  Avrei già dato piglio alla violenza!"
                  "Famme vedé.-piglia sta violenza...
                  'A verità, Marché, mme so' scucciato
                  'E te senti; e si perdo 'a pacienza,
                  Mme scordo ca so' muorto e so mazzate!...
                  Ma chi te cride d'essere... nu ddio?
                  Ccà dinto, 'o vvuo capi, ca simmo eguale?...
                  ...Muorto si'tu e muorto so' pur'io;
                  Ognuno comme a 'na'ato é tale e quale".
                  "Lurido porco!...Come ti permetti
                  Paragonarti a me ch'ebbi natali
                  Illustri, nobilissimi e perfetti,
                  Da fare invidia a Principi Reali?".
                  "Tu qua' Natale... Pasca e Ppifania!!!
                  T"o vvuo' mettere 'ncapo...'int'a cervella
                  Che staje malato ancora è fantasia?...
                  'A morte 'o ssaje ched"e?...è una livella.
                  'Nu rre, 'nu maggistrato, 'nu grand'ommo,
                  Trasenno stu canciello ha fatt'o punto
                  C'ha perzo tutto, 'a vita e pure 'o nomme:
                  Tu nu t'hè fatto ancora chistu cunto?
                  Perciò, stamme a ssenti... nun fa"o restivo,
                  Suppuorteme vicino-che te 'mporta?
                  Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:
                  Nuje simmo serie... appartenimmo à morte!"

                  Totò (Antonio de Curtis)

                  "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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                  • follemente
                    Opinionista

                    • 22/12/09
                    • 11727

                    #1839
                    Aiutami, Tiberio, quale grande opera ricorda questa di Totò?

                    Comment

                    • Tiberio
                      Opinionista
                      • 16/08/16
                      • 3530

                      #1840
                      Originariamente Scritto da follemente Visualizza Messaggio
                      Aiutami, Tiberio, quale grande opera ricorda questa di Totò?
                      Non ne ho idea. Forse "Le notti romane al sepolcro degli Scipioni" di Alessandro Verri (zio biologico di Manzoni)

                      Faccio una ricerca
                      "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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                      • Tiberio
                        Opinionista
                        • 16/08/16
                        • 3530

                        #1841
                        No, è questa


                        Parini, Dialogo sopra la nobiltà

                        Come indicato qui



                        Il Parini proseguì col Giorno.
                        Specialmente l'incompiuta ultima parte del poema satirico La Notte


                        In una parte de Il Giorno c'è il famoso episodio della cagnetta che causa il licenziamento del servo che la calcia per un morso.

                        Pare si tratti di una maltese, come la mia. Ma la mia non morde
                        "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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                        • Bauxite
                          Cosmo-Agonica

                          • 25/12/09
                          • 36341

                          #1842
                          Opzioni per un poeta

                          Con parole diverse
                          dire la stessa cosa,
                          sempre la stessa.
                          Sempre con le stesse parole
                          dire una cosa del tutto diversa
                          o la stessa in modo diverso.
                          Molte cose non dirle,
                          o dire molto
                          con parole che non dicono niente.
                          Oppure tacere in modo eloquente.

                          Hans Magnus Enzensberger

                          Comment

                          • follemente
                            Opinionista

                            • 22/12/09
                            • 11727

                            #1843
                            Originariamente Scritto da Tiberio Visualizza Messaggio
                            No, è questa


                            Parini, Dialogo sopra la nobiltà

                            Come indicato qui



                            Il Parini proseguì col Giorno.
                            Specialmente l'incompiuta ultima parte del poema satirico La Notte


                            In una parte de Il Giorno c'è il famoso episodio della cagnetta che causa il licenziamento del servo che la calcia per un morso.

                            Pare si tratti di una maltese, come la mia. Ma la mia non morde
                            Sì, è proprio questa, grazie! Il dialogo! Adesso non ho tempo di controllare, ma mi pare che un povero ed un nobile si parlino nell'aldilà.

                            Ricordo bene invece la vergine cuccia.

                            Comment

                            • conogelato
                              Candle in the wind

                              • 17/07/06
                              • 66028

                              #1844
                              L'INFINITO

                              Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
                              E questa siepe, che da tanta parte
                              Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
                              Ma sedendo e mirando, interminati
                              Spazi di là da quella, e sovrumani
                              Silenzi, e profondissima quiete
                              Io nel pensier mi fingo; ove per poco
                              Il cor non si spaura. E come il vento
                              Odo stormir tra queste piante, io quello
                              Infinito silenzio a questa voce
                              Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
                              E le morte stagioni, e la presente
                              E viva, e il suon di lei. Così tra questa
                              Immensità s'annega il pensier mio:
                              E il naufragar m'è dolce in questo mare.

                              GIACOMO LEOPARDI
                              amate i vostri nemici

                              Comment

                              • Tiberio
                                Opinionista
                                • 16/08/16
                                • 3530

                                #1845
                                T.S. Eliot

                                La sepoltura dei morti (La terra desolata; parte prima)

                                Questo poemetto è considerato quello che precede la conversione religiosa di Eliot alla religione anglocattolica. Testi completi qui https://digilander.libero.it/ccalbat...a/eliot/1t.htm

                                La roccia rossa che gli dà riparo sarebbe la religione cristiana.
                                Considerata la primavera che viviamo, sembra quasi così (Eliot intendeva fare un paradosso; citata anche in Canzone dei dodici mesi di Guccini)

                                I versi finali sono di Baudelaire (anch'esso molto amato da F.G.), incipit de I fiori del male: "Tu, ipocrita lettore, mio simile, mio fratello!".

                                La Marie/Maria era un'amica di Eliot (poesia del 1920), è un'anziana nobile austriaca (1858-1940)



                                Aggiustamenti di traduzione e note miei

                                I. La sepoltura dei morti

                                Aprile è il mese più crudele, generando
                                Lillà da terra morta, confondendo
                                Memoria e desiderio, risvegliando
                                Le radici sopite con la pioggia della primavera.
                                L'inverno ci mantenne al caldo, ottuse
                                Con immemore neve la terra, nutrì
                                Con secchi tuberi una vita misera.
                                L'estate ci sorprese, giungendo sullo Starnbergersee
                                Con un scroscio di pioggia: noi ci fermammo sotto il colonnato,
                                E proseguimmo alla luce del sole, nel Hofgarten,
                                E bevemmo caffè, e parlammo un'ora intera.
                                Bin gar keine Russin, stamm' aus Litauen, echt deutsch. [ndr: no non sono russa, una vera lituana, sono tedesca]
                                E quando eravamo bambini stavamo presso l'arciduca,
                                Mio cugino, che mi condusse in slitta,
                                E ne fui spaventata. Mi disse, Marie,
                                Marie, tieniti forte. E ci lanciammo giù.
                                Fra le montagne, là ci si sente liberi.
                                Per la gran parte della notte leggo, d'inverno vado nel sud.

                                Quali sono le radici che s'afferrano, quali i rami che crescono
                                Da queste macerie di pietra? Figlio dell'uomo,
                                Tu non puoi dire, né immaginare, perché conosci soltanto
                                Un cumulo d'immagini infrante, dove batte il sole,
                                E l'albero morto non dà riparo, nessun conforto lo stridere del grillo,
                                L'arida pietra nessun suono d'acque.
                                C'è solo ombra sotto questa roccia rossa,
                                (Venite all'ombra di questa roccia rossa),
                                E io vi mostrerò qualcosa di diverso
                                Dall'ombra vostra che al mattino vi segue a lunghi passi, o dall'ombra
                                Vostra che a sera incontro a voi si leva;
                                In una manciata di polvere vi mostrerò la paura.
                                Friscb weht der Wind
                                Der Heimat zu
                                Mein Iriscb Kind,
                                Wo weilest du?
                                Fu un anno fa che mi donasti giacinti per la prima volta;
                                Mi chiamarono la ragazza dei giacinti. "
                                - Eppure quando tornammo, a ora tarda. dal giardino dei giacinti,
                                Tu con le braccia cariche, con i capelli madidi, io non potevo
                                Parlare, mi si annebbiavano gli occhi, non ero
                                Né vivo né morto, e non sapevo nulla, mentre guardavo il silenzio,
                                Il cuore della luce.
                                Oed' und leer das Meer.

                                Madame Sosostris, chiaroveggente famosa,
                                Aveva preso un brutto raffreddore, ciononostante
                                E' nota come la donna più saggia d'Europa,
                                Con un diabolico mazzo di carte. Ecco qui, disse,
                                La vostra carta, il Marinaio Fenicio Annegato
                                (Quelle sono le perle che furono i suoi occhi. Guardate!)
                                E qui è la Belladonna, la Dama delle Rocce,
                                La Dama delle situazioni.
                                Ecco qui l'uomo con le tre aste, ecco la Ruota,
                                E qui il mercante con un occhio solo, e questa carta,
                                Che non ha figura, è qualcosa che porta sul dorso,
                                E che a me non è dato vedere. Non trovo
                                L'Impiccato. Temete la morte per acqua.
                                Vedo turbe di gente che cammina in cerchio.
                                Grazie. Se vedete la cara Mrs. Equitone,
                                Ditele che le porterò l'oroscopo io stessa:
                                Bisogna essere così prudenti in questi giorni.

                                Città irreale,
                                Sotto la nebbia bruna di un'alba d'inverno,
                                Una gran folla fluiva sopra il London Bridge, così tanta,

                                Ch'io non avrei mai creduto che morte tanta n'avesse disfatta.
                                Sospiri, brevi e infrequenti, se ne esalavano,
                                E ognuno procedeva con gli occhi fissi ai piedi. [Dante, Inf., III] Affluivano
                                Su per il colle e giù per la King William Street,
                                Fine a dove Saint Mary Woolnoth segnava le ore
                                Con morto suono sull'ultimo tocco delle nove.
                                Là vidi uno che conoscevo, e lo fermai, gridando: " Stetson! [ndr trattasi di Ezra Pound]
                                Tu che eri con me , sulle navi a Milazzo!
                                Quel cadavere che l'anno scorso piantasti nel giardino,
                                Ha cominciato a germogliare? Fiorirà quest'anno?
                                Oppure il gelo improvviso ne ha danneggiato l'aiola?
                                Oh, tieni il Cane a distanza, che è amico dell'uomo,
                                Se non vuoi che con l'unghie, di nuovo, lo metta allo scoperto!
                                Tu, hypocrite lecteur! - mon semblable, - mon frère!
                                "
                                Last edited by Tiberio; 08-04-2020, 15:48.
                                "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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