Poesie

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  • Mr. D.
    الإمام محمد بن الحسن المهدى
    • 06/08/06
    • 4221

    #316
    Fern Hill
    di Dylan Thomas



    Now as I was young and easy under the apple boughs
    About the lilting house and happy as the grass was green,
    The night above the dingle starry,
    Time let me hail and climb
    Golden in the heydays of his eyes,
    And honoured among wagons I was prince of the apple towns
    And once below a time I lordly had the trees and leaves
    Trail with daisies and barley
    Down the rivers of the windfall light.

    And as I was green and carefree, famous among the barns
    About the happy yard and singing as the farm was home,
    In the sun that is young once only,
    Time let me play and be
    Golden in the mercy of his means,
    And green and golden I was huntsman and herdsman, the calves
    Sang to my horn, the foxes on the hills barked clear and cold,
    And the sabbath rang slowly
    In the pebbles of the holy streams.

    All the sun long it was running, it was lovely, the hay
    Fields high as the house, the tunes from the chimneys, it was air
    And playing, lovely and watery
    And fire green as grass.
    And nightly under the simple stars
    As I rode to sleep the owls were bearing the farm away,
    All the moon long I heard, blessed among stables, the nightjars
    Flying with the ricks, and the horses
    Flashing into the dark.

    And then to awake, and the farm, like a wanderer white
    With the dew, come back, the cock on his shoulder: it was all
    Shining, it was Adam and maiden,
    The sky gathered again
    And the sun grew round that very day.
    So it must have been after the birth of the simple light
    In the first, spinning place, the spellbound horses walking warm
    Out of the whinnying green stable
    On to the fields of praise.

    And honoured among foxes and pheasants by the gay house
    Under the new made clouds and happy as the heart was long,
    In the sun born over and over,
    I ran my heedless ways,
    My wishes raced through the house high hay
    And nothing I cared, at my sky blue trades, that time allows
    In all his tuneful turning so few and such morning songs
    Before the children green and golden
    Follow him out of grace,

    Nothing I cared, in the lamb white days, that time would take me
    Up to the swallow thronged loft by the shadow of my hand,
    In the moon that is always rising,
    Nor that riding to sleep
    I should hear him fly with the high fields
    And wake to the farm forever fled from the childless land.
    Oh as I was young and easy in the mercy of his means,
    Time held me green and dying
    Though I sang in my chains like the sea.
    بناهاى آباد گردد خراب
    ز باران و از تابش آفتاب

    پى افكندم از نظم كاخي بلند
    كه از باد و باران نيابد گزند

    از آن پس نميرم كه من زنده*ام
    كه تخم سخن را پراكنده*ام

    هر آنكس كه دارد هش و راى و دين
    پس از مرگ بر من كند آفرين

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    • Mr. D.
      الإمام محمد بن الحسن المهدى
      • 06/08/06
      • 4221

      #317
      NÄCHTLICH GESCHÜRZT

      di Paul Celan
      Für Hannah und Hermann Lenz



      Nächtlich geschürzt
      die Lippen der Blumen,
      gekreuzt und verschränkt
      die Schäfte der Fichten,
      ergraut das Moos, erschüttert der Stein,
      erwacht zum unendlichen Fluge
      die Dohlen über dem Gletscher:

      dies ist die Gegend, wo
      rasten, die wir ereilt:

      sie werden die Stunde nicht nennen,
      die Flocken nicht zählen,
      den Wassern nicht folgen ans Wehr.

      Sie stehen getrennt in der Welt,
      ein jeglicher bei seiner Nacht,
      ein jeglicher bei seinem Tode,
      unwirsch, barhaupt, bereift
      von Nahem und Fernem.

      Sie tragen die Schuld ab, die ihren Ursprung beseelte,
      sie tragen sie ab an ein Wort,
      das zu Unrecht besteht, wie der Sommer.

      Ein Wort – du weißt:
      eine Leiche.

      Laß uns sie waschen,
      laß uns sie kämmen,
      laß uns ihr Aug
      himmelwärts wenden.
      بناهاى آباد گردد خراب
      ز باران و از تابش آفتاب

      پى افكندم از نظم كاخي بلند
      كه از باد و باران نيابد گزند

      از آن پس نميرم كه من زنده*ام
      كه تخم سخن را پراكنده*ام

      هر آنكس كه دارد هش و راى و دين
      پس از مرگ بر من كند آفرين

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      • ery
        Opinionista
        • 04/02/07
        • 4

        #318
        Tagore

        Gli alberi sono lo sforzo infinito della terra per parlare con il cielo in ascolto

        Comment

        • ery
          Opinionista
          • 04/02/07
          • 4

          #319
          tagore

          Gli alberi sono lo sforzo infinito della terra per parlare con il cielo in ascolto


          Anche noi dovremmo sforzarci di trovare un momento nella nostra vita per fermarci e ascoltare quello che la natura dice al nostro cuore.

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          • lam
            Anima vagabonda
            • 22/11/06
            • 3075

            #320
            Muore lentamente chi evita una passione,
            chi preferisce il nero su bianco
            e i puntini sulle "i"
            piuttosto che un insieme di emozioni,
            proprio quelle
            che fanno brillare gli occhi,
            quelle che fanno
            di uno sbadiglio un sorriso,
            quelle che fanno battere il cuore
            davanti all'errore e ai sentimenti.

            Pablo Neruda
            Siamo fatti con la stessa materia di cui sono fatti i sogni.

            omohitsutsu
            nureba ya hito no
            mietsuramu
            yume to shiriseba
            samezaramashi wo.

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            • lam
              Anima vagabonda
              • 22/11/06
              • 3075

              #321
              E' oggi: tutto l'ieri andò cadendo
              entro dita di luce e occhi di sogno,
              domani arriverà con passi verdi:
              nessuno arresta il fiume dell'aurora.

              Nessuno arresta il fiume delle tue mani,
              gli occhi dei tuoi sogni, beneamata,
              sei tremito del tempo che trascorre
              tra luce verticale e sole cupo,

              e il cielo chiude su te le sue ali
              portandoti, traendoti alle mie braccia
              con puntuale, misteriosa cortesia.

              Per questo canto il giorno e la luna,
              il mare, il tempo, tutti i pianeti,
              la tua voce diurna e la tua pelle notturna.

              Pablo Neruda

              for you..
              Siamo fatti con la stessa materia di cui sono fatti i sogni.

              omohitsutsu
              nureba ya hito no
              mietsuramu
              yume to shiriseba
              samezaramashi wo.

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              • conogelato
                Candle in the wind

                • 17/07/06
                • 66028

                #322
                Barbara



                --------------------------------------------------------------------------------
                Ricordati Barbara
                Pioveva senza sosta quel giorno su Brest
                E tu camminavi sorridente
                Serena rapita grondante
                Sotto la pioggia
                Ricordati Barbara
                Come pioveva su Brest
                E io ti ho incontrata a rue de Siam
                Tu sorridevi
                Ed anch'io sorridevo
                Ricordati Barbara
                Tu che io non conoscevo
                Tu che non mi conoscevi
                Ricordati Ricordati quel giorno ad ogni costo
                Non lo dimenticare
                Un uomo s'era rifugiato sotto un portico
                E ha gridato il tuo nome
                Barbara
                E sei corsa verso di lui sotto la pioggia
                Grondante rapita rasserenata
                E ti sei gettata tra le sue braccia
                Ricordati questo Barbara
                E non mi rimproverare di darti del tu
                lo dico tu a tutti quelli che amo
                Anche se una sola volta li ho veduti
                Io dico tu a tutti quelli che si amano
                Anche se non li conosco
                Ricordati Barbara
                Non dimenticare
                Questa pioggia buona e felice
                sul tuo volto felice
                Su questa città felice
                Questa pioggia sul mare
                Sull'arsenale
                Sul battello d'Ouessant
                Oh Barbara
                Che coglionata la guerra
                Che ne è di te ora
                Sotto questa pioggia di ferro
                Di fuoco d'acciaio di sangue
                E l'uomo che ti stringeva tra le braccia
                Amorosamente
                è morto disperso o è ancora vivo
                Oh Barbara
                Piove senza sosta su Brest
                Come pioveva allora
                Ma non è più la stessa cosa e tutto è crollato
                E' una pioggia di lutti terribili e desolata
                Non c'è nemmeno più la tempesta
                Di ferro d'acciaio e di sangue
                Soltanto di nuvole
                Che crepano come cani
                Come i cani che spariscono
                Sul filo dell'acqua a Brest
                E vanno ad imputridire lontano
                Lontano molto lontano da Brest
                Dove non vi è piú nulla.

                Jacques Prèvert
                amate i vostri nemici

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                • Acquerapide

                  #323
                  Il Corvo (The Raven)
                  Edgar Allan Poe


                  I.

                  Una volta in una fosca mezzanotte, mentre io meditavo, debole e stanco,
                  sopra alcuni bizzarri e strani volumi d'una scienza dimenticata;
                  mentre io chinavo la testa, quasi sonnecchiando - d'un tratto, sentii un colpo leggero,
                  come di qualcuno che leggermente picchiasse - pichiasse alla porta della mia camera.
                  -- « È qualche visitatore - mormorai - che batte alla porta della mia camera » --
                  Questo soltanto, e nulla più.

                  II.

                  Ah! distintamente ricordo; era nel fosco Dicembre,
                  e ciascun tizzo moribondo proiettava il suo fantasma sul pavimento.
                  Febbrilmente desideravo il mattino: invano avevo tentato di trarre
                  dai miei libri un sollievo al dolore - al dolore per la mia perduta Eleonora,
                  e che nessuno chiamerà in terra - mai più.

                  III.

                  E il serico triste fruscio di ciascuna cortina purpurea,
                  facendomi trasalire - mi riempiva di tenori fantastici, mai provati prima,
                  sicchè, in quell'istante, per calmare i battiti del mio cuore, io andava ripetendo:
                  « È qualche visitatore, che chiede supplicando d'entrare, alla porta della mia stanza.
                  « Qualche tardivo visitatore, che supplica d'entrare alla porta della mia stanza;
                  è questo soltanto, e nulla più ».

                  IV.

                  Subitamente la mia anima divenne forte; e non esitando più a lungo:
                  « Signore - dissi - o Signora, veramente io imploro il vostro perdono;
                  « ma il fatto è che io sonnecchiavo: e voi picchiaste sì leggermente,
                  « e voi sì lievemente bussaste - bussaste alla porta della mia camera,
                  « che io ero poco sicuro d'avervi udito ». E a questo punto, aprii intieramente la porta.
                  Vi era solo la tenebra, e nulla più.

                  V.

                  Scrutando in quella profonda oscurità, rimasi a lungo, stupito impaurito
                  sospettoso, sognando sogni, che nessun mortale mai ha osato sognare;
                  ma il silenzio rimase intatto, e l'oscurità non diede nessun segno di vita;
                  e l'unica parola detta colà fu la sussurrata parola «Eleonora!»
                  Soltanto questo, e nulla più.

                  VI.

                  Ritornando nella camera, con tutta la mia anima in fiamme;
                  ben presto udii di nuovo battere, un poco più forte di prima.
                  « Certamente - dissi - certamente è qualche cosa al graticcio della mia finestra ».
                  Io debbo vedere, perciò, cosa sia, e esplorare questo mistero.
                  È certo il vento, e nulla più.

                  VII.

                  Quindi io spalancai l'imposta; e con molta civetteria, agitando le ali,
                  si avanzò un maestoso corvo dei santi giorni d'altri tempi;
                  egli non fece la menoma riverenza; non esitò, nè ristette un istante
                  ma con aria di Lord o di Lady, si appollaiò sulla porta della mia camera,
                  s'appollaiò, e s'installò - e nulla più.

                  VIII.

                  Allora, quest'uccello d'ebano, inducendo la mia triste fantasia a sorridere,
                  con la grave e severa dignità del suo aspetto:
                  « Sebbene il tuo ciuffo sia tagliato e raso - io dissi - tu non sei certo un vile,
                  « orrido, torvo e antico corvo errante lontanto dalle spiagge della Notte
                  « dimmi qual'è il tuo nome signorile sulle spiagge avernali della Notte! »
                  Disse il corvo: « Mai più ». (1)

                  (1) In inglese è «no more» che ha molto del gracchiare del corvo.

                  IX.

                  Mi meravigliai molto udendo parlare sì chiaramente questo sgraziato uccello,
                  sebbene la sua risposta fosse poco sensata - fosse poco a proposito;
                  poichè non possiamo fare a meno d'ammettere, che nessuna vivente creatura umana,
                  mai, finora, fu beata dalla visione d'un uccello sulla porta della sua camera,
                  con un nome siffatto: « Mai più ».

                  X.

                  Ma il corvo, appollaiato solitario sul placido busto, profferì solamente
                  quest'unica parola, come se la sua anima in quest'unica parola avesse effusa.
                  Niente di nuovo egli pronunziò - nessuna penna egli agitò -
                  finchè in tono appena più forte di un murmure, io dissi: « Altri amici mi hanno già abbandonato,
                  domani anch'esso mi lascerà, come le mie speranze, che mi hanno già abbandonato ».
                  Allora, l'uccello disse: « Mai più ».

                  XI.

                  Trasalendo, perchè il silenzio veniva rotto da una risposta sì giusta:
                  « Senza dubbio - io dissi - ciò ch'egli pronunzia è tutto il suo sapere e la sua ricchezza,
                  « presi da qualche infelice padrone, che la spietata sciagura
                  « perseguì sempre più rapida, finchè le sue canzoni ebbero un solo ritornello,
                  « finchè i canti funebri della sua Speranza ebbero il malinconico ritornello:
                  « Mai, - mai più ».

                  XII.

                  Ma il corvo inducendo ancora tutta la mia triste anima al sorriso,
                  subito volsi una sedia con ricchi cuscini di fronte all'uccello, al busto e alla porta;
                  quindi, affondandomi nel velluto, mi misi a concatenare
                  fantasia a fantasia, pensando che cosa questo sinistro uccello d'altri tempi,
                  che cosa questo torvo sgraziato orrido scarno e sinistro uccello d'altri tempi
                  intendea significare gracchiando: « Mai più ».

                  XIII.

                  Così sedevo, immerso a congetturare, senza rivolgere una sillaba
                  all'uccello, i cui occhi infuocati ardevano ora nell'intimo del mio petto;
                  io sedeva pronosticando su ciò e su altro ancora, con la testa reclinata adagio
                  sulla fodera di velluto del cuscino su cui la lampada guardava fissamente;
                  ma la cui fodera di velluto viola, che la lampada guarda fissamente
                  Ella non premerà, ah! - mai più!

                  XIV.

                  Allora mi parve che l'aria si facesse più densa, profumata da un incensiere invisibile,
                  agiato da Serafini, i cui morbidi passi tintinnavano sul soffice pavimento,
                  - « Disgraziato! - esclamai - il tuo Dio per mezzo di questi angeli ti à inviato
                  « il sollievo - il sollievo e il nepente per le tue memorie di Eleonora!
                  « Tracanna, oh! tracanna questo dolce nepente, e dimentica la perduta Eleonora!
                  Disse il corvo: « Mai più ».

                  XV.

                  - « Profeta - io dissi - creatura del male! - certamente profeta, sii tu uccello o demonio! -
                  - « Sia che il tentatore l'abbia mandato, sia che la tempesta t'abbia gettato qui a riva,
                  « desolato, ma ancora indomito, su questa deserta terra incantata
                  « in questa visitata dall'orrore - dimmi, in verità, ti scongiuro -
                  « Vi è - vi è un balsamo in Galaad? dimmi, dimmi - ti scongiuro. -
                  Disse il corvo: « Mai più ».

                  XVI.

                  - « Profeta! - io dissi - creatura del male! - Certamente profeta, sii tu uccello o demonio!
                  « Per questo Cielo che s'incurva su di noi - per questo Dio che tutti e due adoriamo -
                  « dì a quest'anima oppressa dal dolore, se, nel lontano Eden,
                  « essa abbraccerà una santa fanciulla, che gli angeli chiamano Eleonora,
                  « abbraccerà una rara e radiosa fanciulla che gli angeli chiamano Eleonora ».
                  Disse il corvo: « Mai più ».

                  XVII.

                  - « Sia questa parola il nostro segno d'addio, uccello o demonio! » - io urlai, balzando in piedi.
                  « Ritorna nella tempesta e sulla riva avernale della notte!
                  « Non lasciare nessuna piuma nera come una traccia della menzogna che la tua anima ha profferita!
                  « Lascia inviolata la mia solitudine! Sgombra il busto sopra la mia porta!
                  Disse il corvo: « Mai più ».

                  XVIII.

                  E il corvo, non svolazzando mai, ancora si posa, ancora è posato
                  sul pallido busto di Pallade, sovra la porta della mia stanza,
                  e i suoi occhi sembrano quelli d'un demonio che sogna;
                  e la luce della lampada, raggiando su di lui, proietta la sua ombra sul pavimento,
                  e la mia, fuori di quest'ombra, che giace ondeggiando sul pavimento
                  non si solleverà mai più!

                  ...nera.
                  Last edited by Ospite; 07-02-2007, 20:31.

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                  • Fairy
                    Opinionista
                    • 30/01/07
                    • 12

                    #324
                    Tempo fa, tanto tempo fa, me la dedic
                    E' una bella prigione, il mondo. ( Shakespeare, Amleto )

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                    • mithology
                      Opinionista
                      • 12/12/05
                      • 160

                      #325
                      THE ROAD NOT TAKEN

                      Two roads diverged in a yellow wood,
                      And sorry I could not travel both
                      And be one traveler, long I stood
                      And looked down one as far as I could
                      To where it bent in the undergrowth;
                      Then took the other, as just as fair,
                      And having perhaps the better claim,
                      Because it was grassy and wanted wear;
                      Though as for that the passing there
                      Had worn them really about the same,
                      And both that morning equally lay
                      In leaves no step had trodden black.
                      Oh, I kept the first for another day!
                      Yet knowing how way leads on to way,
                      I doubted if I should ever come back.
                      I shall be telling this with a sigh
                      Somewhere ages and ages hence:
                      Two roads diverged in a wood, and I-
                      I took the one less traveled by,
                      And that has made all the difference.
                      Two roads diverged in a wood and I-
                      I took the one less travelled by,
                      and that has made all the difference.

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                      • 83stellamaris83
                        Opinionista
                        • 20/02/07
                        • 46

                        #326
                        Je t'adore

                        Je t'adore

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                        • Xilinx23
                          The Count
                          • 01/06/05
                          • 41139

                          #327
                          Alda Merini
                          I Due Amanti


                          [I]Ribaciami amore
                          Membro del Consiglio degli Admin


                          [RIGHT][I]L'ironia

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                          • coeur renouvel
                            Opinionista
                            • 11/02/07
                            • 219

                            #328
                            Er Cartonaro

                            'Na giornata d'inverno fredda e corta
                            dall'aria pura e c

                            Comment

                            • erestor
                              ricercatore di cosa? BOH!!!
                              • 21/01/07
                              • 402

                              #329
                              Poesia di Pablo Neruda

                              Perch
                              [SIZE="4"][COLOR="Blue"][FONT="Book Antiqua"]"Io oso fare tutto ci

                              Comment

                              • Xilinx23
                                The Count
                                • 01/06/05
                                • 41139

                                #330
                                Alda Merini
                                Torna Amore


                                [I]Torna amore
                                vela delicata e libera
                                che occupi
                                il pensiero della mia terra

                                sto morendo sulla grandiosit
                                Membro del Consiglio degli Admin


                                [RIGHT][I]L'ironia

                                Comment

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