Dalla soglia di un sogno mi chiamarono…
Era la buona voce, amata voce.
- Dimmi: verrai con me a vedere l’anima?…
Una carezza mi raggiunse il cuore.
- Sempre con te… Ed avanzai nel sogno
per una lunga, spoglia galleria;
sentii sfiorarmi la sua veste pura
e il palpito soave della mano amica.
Dietro di me
Rottami
Orrori
Fatti
Cose
Genti
Allucinanti.
Vieni
Sipario di freddo.
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Una fontana inutile
Tu sei
L'impronta naturale
Dei teli
Che il destino
Ti ha ammantato
E solo il soffitto
E' il tuo cielo.
Poi
Verrà un legno
E forse la pace.
Forse:
Non scordarlo.
Se avessi il drappo ricamato del cielo,
Intessuto dell’oro e dell’argento e della luce,
I drappi dai colori chiari e scuri del giorno e della notte,
Dai mezzi colori dell’alba e del tramonto,
Stenderei quei drappi sotto i tuoi piedi.
Invece, essendo povero, ho soltanto sogni,
E i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi.
Cammina leggera, perché cammini sui miei sogni.
- William Butler Yeats
I'm laying down, eating snow
My fur is hot, my tongue is cold
On a bed of spider web
I think of how to change myself
A lot of hope in a one man tent
There's no room for innocence
So take me home before the storm
Velvet mites will keep us warm.
Ninna Nanna, pija sonno
che se dormi non vedrai
tante infamie e tanti guai
che succedono ner monno
Tra le spade e li fucili
de li popoli "civili"
tra la gente che se scanna
per un matto che comanna
Che se scanna e che s'ammazza
a vantaggio della razza
o a vantaggio della fede
per un Dio che nun se vede
Ma che serve da riparo
al sovrano macellaro
che sto covo d'assassini
che ci insanguina la tera
sa benone che la guera
"Io il mio discorso l'ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me". Giacomo Matteotti al termine del suo discorso alla Camera il 30 maggio 1924
Nel campo mezzo grigio e mezzo nero
resta un aratro senza buoi che pare
dimenticato, tra il vapor leggero.
E cadenzato dalla gora viene
lo sciabordare delle lavandare
con tonfi spessi e lunghe cantilene:
Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese!
quando partisti, come son rimasta!
come l’aratro in mezzo alla maggese.
(G. Pascoli)
Lo scenario è decadente, come tutta la poesia di Pascoli... un campo arato a metà sta a simboleggiare un amore che non è stato ancora vissuto, che è rimasto come una promessa, labile, nella nebbia (il vapor leggero), mentre l'aratro dimenticato, privato dei suoi buoi, dà tutta l'idea dell'abbandono.
La vita, però, continua... e le lavandare rinnovano il loro sciabordare... verbo fortemente onomatopeico, come i seguenti tonfi, che stanno a rappresentare il suono, il ritmo della vita che va avanti.
Ma il canto intonato dalle stesse lavandare è lì a dire, ancora una volta, che lui è andato via... e che non torna... dopo aver lasciato la sua donna come l'aratro, abbandonato, nel campo.
Queste dure colline che han fatto il mio corpo
e lo scuotono a tanti ricordi, mi han schiuso il prodigio
di costei, che non sa che la vivo e non riesco a comprenderla.
Il tuo cuore lo porto con me
Lo porto nel mio
Non me ne divido mai.
Dove vado io, vieni anche tu, mia amata;
qualsiasi cosa sia fatta da me,
la fai anche tu, mia cara.
Non temo il fato
perchè il mio fato sei tu, mia dolce.
Non voglio il mondo, perchè il mio,
il più bello, il più vero sei tu.
Questo è il nostro segreto profondo
radice di tutte le radici
germoglio di tutti i germogli
e cielo dei cieli
di un albero chiamato vita,
che cresce più alto
di quanto l'anima spera,
e la mente nasconde.,
Questa è la meraviglia che le stelle separa.
Il tuo cuore lo porto con me,
lo porto nel mio.
Non manca nulla a queste colonne
lanciate su se stesse, queste grotte chiuse
come uno scrigno, questi getti di lava:
chi guarda ha già così tanto dietro,
così incerto ciò che gli resta,
che aggiungere se stesso
all'altezza della battigia
non gli pare possibile.
Nulla da aggiungere, nessun significato
da appoggiare come un enorme piede
sulla crosta millenaria di fiumi e lave,
neppure una Coca Cola davanti
all'incredibile sete del mare.
Ermanno Krumm
Mi accorsi subito che il cadavere del morto era deceduto.
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