Sondaggio elezioni politiche italiane 2013

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  • Durante
    Opinionista
    • 16/11/08
    • 2103

    #316
    Se malauguratamente la riforma elettorala non prendesse la piega giusta stavolta e si giungesse alle elezioni con queste modalità bizantinesche, se Grillo non fa scivoloni che possono comprometterlo le future elezioni gli farebbero superare il 30% di consenso, quindi l'avidità dettata dalla sete di potere dei soliti noti non farebbero altro che autoaffondarsi. Siamo arrivati ad un punto che sia l'imprenditoria (piccola e media) che è quella che conta ha capito che non si può tornare indietro e così è per la maggioranza della società. Oramai il processo di cambiamento può essere rallentato dalle lobby e varie consorterie che non vogliono mollare il loro blindato monopolismo, ma non fermato.

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    • Il gatto
      Opinionista
      • 21/11/09
      • 12721

      #317
      Non è detto, la sudditanza che caratterizza gli eletti non gli fa buon gioco, ne lo aiuta quella politica radicale che ora comincia ad emergere dietro le istanze contro la casta che ha caratterizzato il 99% della sua propaganda pubblica e che gli ha ottenuto da sola il consenso poi raccolto, ma che è la sola istanza di larghissimo consenso.
      Ora comincia ad uscire quella decrescita felice con relative implicazioni che costituisce il corpo politico della sua ideologia sociale e che potrebbe non interessare quel volume di elettori che lo hanno votato.

      Inoltre c'è il gioco delle alleanze a cui è ovviamente refrattario che ha sempre determinato le reali potenzialità di vittoria elettorale perchè puoi essere il primo partito e non avere nessuna maggioranza e il sistema elettorale è per forza di cose dimensionato sulle alleanze.

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      • conogelato
        Candle in the wind

        • 17/07/06
        • 66028

        #318
        Cosa ne pensate, amici, della lettera degli intellettuali ai grillini?

        Caro Beppe Grillo, cari amici del Movimento 5 Stelle,

        Una grande occasione si apre, con la vostra vittoria alle elezioni, di cambiare dalle fondamenta il sistema politico in Italia e anche in Europa. Ma si apre ora, qui e subito. E si apre in questa democrazia, dove è sperabile che nessuna formazione raggiunga, da sola, il 100 per cento dei voti. Nessuno di noi può avere la certezza che l’occasione si ripresenti nel futuro. Non potete aspettare di divenire ancora più forti (magari un partito-movimento unico) di quel che già siete, perché gli italiani che vi hanno votato vi hanno anche chiamato: esigono alcuni risultati molto concreti, nell’immediato, che concernano lo Stato di diritto e l’economia e l’Europa. Sappiamo che è difficile dare la fiducia a candidati premier e a governi che includono partiti che da quasi vent’anni hanno detto parole che non hanno mantenuto, consentito a politiche che non hanno restaurato ma disfatto la democrazia, accettato un’Europa interamente concentrata su un’austerità che – lo ricorda il Nobel Joseph Stiglitz – di fatto «è stata una strategia anti-crescita», distruttiva dell’Unione e dell’ideale che la fonda.

        Ma dire no a un governo che facesse propri alcuni punti fondamentali della vostra battaglia sarebbe a nostro avviso una forma di suicidio: gli orizzonti che avete aperto si chiuderebbero, non sappiamo per quanto tempo. Le speranze pure. Non otterremmo quelle misure di estrema urgenza che solo con una maggioranza che vi includa diventano possibili. Tra queste: una legge sul conflitto di interesse che impedisca a presenti e futuri padroni della televisione, della stampa o delle banche di entrare in politica; una legge elettorale maggioritaria con doppio turno alla francese; il dimezzamento dei parlamentari il più presto possibile e dei loro compensi subito; una Camera delle autonomie al posto del Senato, composta di rappresentanti delle regioni e dei comuni; la riduzione al minimo dei rimborsi statali ai partiti; una legge anti-corruzione e anti-evasione che riformi in senso restrittivo, anche aumentando le pene, la disciplina delle prescrizioni, bloccandole ad esempio al rinvio a giudizio; nuovi reati come autoriciclaggio, collusione mafiosa, e ripristino del falso in bilancio; ineleggibilità per condannati fin dal primo grado, che colpisca corruttori e corrotti e vieti loro l’ingresso in politica; un’operazione pulizia nelle regioni dove impera la mafia (Lombardia compresa); una confisca dei beni di provenienza non chiara; una tutela rigorosa del paesaggio e limiti netti alla cementificazione; un’abolizione delle province non parziale ma totale; diritti civili non negoziati con la Chiesa; riconsiderazione radicale dei costi e benefici delle opere pubbliche più contestate come la Tav. E vista l’emergenza povertà e la fuga dei cervelli: più fondi a scuola pubblica e a ricerca, reddito di cittadinanza, Non per ultimo: un bilancio europeo per la crescita e per gli investimenti su territorio, energia, ricerca, gestito da un governo europeo sotto il controllo del Parlamento europeo (non il bilancio ignominiosamente decurtato dagli avvocati dell’austerità nel vertice europeo del 7-8 febbraio).

        Non sappiamo quale possa essere la via che vi permetta di dire sì a questi punti di programma consentendo la formazione del nuovo governo che decida di attuarli, e al tempo stesso di non contraddire la vostra vocazione. Nella giunta parlamentare si può fin da subito dar seguito alla richiesta di ineleggibilità di Berlusconi, firmata da ormai 150.000 persone : la fiducia può essere condizionata alla volontà effettiva di darvi seguito. Quel che sappiamo, è che per la prima volta nei paesi industrializzati e in Europa, un movimento di indignati entra in Parlamento, che un’Azione Popolare diventa possibile. Oggi ha inizio una vostra marcia attraverso le istituzioni, che cambieranno solo se voi non fuggirete in attesa di giorni migliori, o peggiori. Se ci aiuterete a liberarci ora, subito, dell’era Berlusconi: un imprenditore che secondo la legge non avrebbe nemmeno dovuto metter piedi in Parlamento e tanto meno a Palazzo Chigi.

        Avete detto: «Lo Stato siamo noi». Avete svegliato in Italia una cittadinanza che vuole essere attiva e contare, non più delegando ai partiti tradizionali le proprie aspirazioni. Vale per voi, per noi tutti, la parola con cui questa cittadinanza attiva si è alzata e ha cominciato a camminare, nell’era Berlusconi: «Se non ora, quando?»

        amate i vostri nemici

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        • Il gatto
          Opinionista
          • 21/11/09
          • 12721

          #319
          A cui il guru ha già risposto con uno dei suoi salmi

          Intellettuale: "Persona fornita di una buona cultura o cultore di studi per lo più riconducibili a un moderno valore umanistico" (dal Dizionario della lingua italiana Devoto-Oli). La funzione principale degli intellettuali è quella di lanciare appelli. L'appello e l'intellettuale sono imprescindibili. Cosa sarebbe infatti un appello senza una lista di intellettuali che fanno a gara per essere primi firmatari?
          "Gli intellettuali sono razionali
          lucidi, imparziali, sempre concettuali
          sono esistenziali, molto sostanziali
          sovrastrutturali e decisionali." (*)
          L'intellettuale italiano è in prevalenza di sinistra, dotato di buoni sentimenti e con una lungimiranza politica postdatata.
          "Gli intellettuali fanno riflessioni
          considerazioni piene di allusioni
          allitterazioni, psicoconnessioni
          elucubrazioni, autodecisioni." (*)
          L'intellettuale non è mai sfiorato dal dubbio, sorretto com'è da un intelletto fuori misura per i comuni mortali. Se si schiera lo fa per motivi etici, morali, umanistici su indicazione del partito. Quando il pdmenoelle chiama, l'intellettuale risponde. Sempre! In fila per sei con il resto di due.

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          • conogelato
            Candle in the wind

            • 17/07/06
            • 66028

            #320
            Si...si....ma te? Voi, amici del forum che ne pensate?
            amate i vostri nemici

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            • Il gatto
              Opinionista
              • 21/11/09
              • 12721

              #321
              Ne pensate di che?
              Circa l'alleanza è cosa che non si può fare e grillo non la farà anche perchè sarebbe lampante l'inadeguatezza e la sudditanza dei suoi seguaci eletti, un lusso che non si può permettere puntando tutto su una propaganda anticasta a cui è funzionale il poter presentare il pdl unito al pd per dire monezza loro mentre io luce cristallina (monnezza più pulita perchè non si è ancora immonnezzata ufficialmente).
              Per cui la situazione potrebbe evolvere con un governo del presidente che proceda alla legge elettorale e grillo si scaglierà contro la legge truffa che mira ad estrometterlo.

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              • conogelato
                Candle in the wind

                • 17/07/06
                • 66028

                #322
                Ok. Altri?
                amate i vostri nemici

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                • Il gatto
                  Opinionista
                  • 21/11/09
                  • 12721

                  #323
                  Ma dicci anche quello che prevedi tu.
                  Mica è bello fare domande senza dare la risposta propria.

                  Comment

                  • conogelato
                    Candle in the wind

                    • 17/07/06
                    • 66028

                    #324
                    Se l'ho posta all'attenzione del forum è perchè mi è piaciuta: Spero di non essere il solo, ciao!
                    amate i vostri nemici

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                    • Il gatto
                      Opinionista
                      • 21/11/09
                      • 12721

                      #325
                      Ogni risposta e' di per se all'attenzione di tutti senza padrini promotori e comunque la tua previsione degli eventi resta incognita.
                      Invece e' interessante specialmente su questioni dove non c'e' la fede a dare risposte e citazioni a descriverle.

                      Comunque per avere governo e legge elettorale si potrebbe usare l'antico sistema del menga, li chiudiamo dentro con acqua e senza pane finchè non esce ciò che si vuole esca.
                      Last edited by Il gatto; 13-03-2013, 19:21.

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                      • Il gatto
                        Opinionista
                        • 21/11/09
                        • 12721

                        #326
                        quindi l'avidità dettata dalla sete di potere dei soliti noti non farebbero altro che autoaffondarsi
                        Dipende da come le parti si giocano le loro carte e dalla penetrazione che riesce a relizzare l'istrione sul capo.

                        Due presentazioni della stessa cosa

                        Salina, la giunta si aumenta lo stipendio
                        nell'isola che moltiplica le spese per tre
                        Salina, nelle Eolie, conta 2250 abitanti. Sindaco e assessori di Santa Marina hanno deliberato un aumento complessivo di 10 mila euro all'anno delle loro indennità.
                        Un aumento delle indennità di sindaco e assessori ''mentre nel Paese dilaga un forte sentimento di anti-politica", avverte Bartolo Domenico Giuffrè

                        Maledetta casta, sempre loro, sempre il solito latrocinio a spese dei contribuenti


                        Un aumento per la verità molto esiguo: la mensilità del sindaco passerà, infatti, da 860 e 940 euro netti. Del 10 per cento aumenterà anche l'indennità del suo vice che prenderà non più 460 ma 502 euro netti. Così gli assessori, che avranno non più 199 ma 218 euro. Più o meno 10 mila euro all'anno.

                        Degli sfruttati che si pigliano certe beghe per una miseria.

                        Salina, nelle Eolie, conta 2250 abitanti. Sindaco e assessori di Santa Marina hanno deliberato un aumento complessivo di 10 mila euro all'anno delle loro inden…


                        Cosette che danno all'istrione di turno ampi margini di manovra, purchè li sappia sfruttare.

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                        • Full di Jack
                          Opinionista
                          • 29/04/12
                          • 904

                          #327
                          Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
                          Cosa ne pensate, amici, della lettera degli intellettuali ai grillini?

                          Caro Beppe Grillo, cari amici del Movimento 5 Stelle,

                          Una grande occasione si apre, con la vostra vittoria alle elezioni, di cambiare dalle fondamenta il sistema politico in Italia e anche in Europa. Ma si apre ora, qui e subito. E si apre in questa democrazia, dove è sperabile che nessuna formazione raggiunga, da sola, il 100 per cento dei voti. Nessuno di noi può avere la certezza che l’occasione si ripresenti nel futuro. Non potete aspettare di divenire ancora più forti (magari un partito-movimento unico) di quel che già siete, perché gli italiani che vi hanno votato vi hanno anche chiamato: esigono alcuni risultati molto concreti, nell’immediato, che concernano lo Stato di diritto e l’economia e l’Europa. Sappiamo che è difficile dare la fiducia a candidati premier e a governi che includono partiti che da quasi vent’anni hanno detto parole che non hanno mantenuto, consentito a politiche che non hanno restaurato ma disfatto la democrazia, accettato un’Europa interamente concentrata su un’austerità che – lo ricorda il Nobel Joseph Stiglitz – di fatto «è stata una strategia anti-crescita», distruttiva dell’Unione e dell’ideale che la fonda.

                          Ma dire no a un governo che facesse propri alcuni punti fondamentali della vostra battaglia sarebbe a nostro avviso una forma di suicidio: gli orizzonti che avete aperto si chiuderebbero, non sappiamo per quanto tempo. Le speranze pure. Non otterremmo quelle misure di estrema urgenza che solo con una maggioranza che vi includa diventano possibili. Tra queste: una legge sul conflitto di interesse che impedisca a presenti e futuri padroni della televisione, della stampa o delle banche di entrare in politica; una legge elettorale maggioritaria con doppio turno alla francese; il dimezzamento dei parlamentari il più presto possibile e dei loro compensi subito; una Camera delle autonomie al posto del Senato, composta di rappresentanti delle regioni e dei comuni; la riduzione al minimo dei rimborsi statali ai partiti; una legge anti-corruzione e anti-evasione che riformi in senso restrittivo, anche aumentando le pene, la disciplina delle prescrizioni, bloccandole ad esempio al rinvio a giudizio; nuovi reati come autoriciclaggio, collusione mafiosa, e ripristino del falso in bilancio; ineleggibilità per condannati fin dal primo grado, che colpisca corruttori e corrotti e vieti loro l’ingresso in politica; un’operazione pulizia nelle regioni dove impera la mafia (Lombardia compresa); una confisca dei beni di provenienza non chiara; una tutela rigorosa del paesaggio e limiti netti alla cementificazione; un’abolizione delle province non parziale ma totale; diritti civili non negoziati con la Chiesa; riconsiderazione radicale dei costi e benefici delle opere pubbliche più contestate come la Tav. E vista l’emergenza povertà e la fuga dei cervelli: più fondi a scuola pubblica e a ricerca, reddito di cittadinanza, Non per ultimo: un bilancio europeo per la crescita e per gli investimenti su territorio, energia, ricerca, gestito da un governo europeo sotto il controllo del Parlamento europeo (non il bilancio ignominiosamente decurtato dagli avvocati dell’austerità nel vertice europeo del 7-8 febbraio).

                          Non sappiamo quale possa essere la via che vi permetta di dire sì a questi punti di programma consentendo la formazione del nuovo governo che decida di attuarli, e al tempo stesso di non contraddire la vostra vocazione. Nella giunta parlamentare si può fin da subito dar seguito alla richiesta di ineleggibilità di Berlusconi, firmata da ormai 150.000 persone : la fiducia può essere condizionata alla volontà effettiva di darvi seguito. Quel che sappiamo, è che per la prima volta nei paesi industrializzati e in Europa, un movimento di indignati entra in Parlamento, che un’Azione Popolare diventa possibile. Oggi ha inizio una vostra marcia attraverso le istituzioni, che cambieranno solo se voi non fuggirete in attesa di giorni migliori, o peggiori. Se ci aiuterete a liberarci ora, subito, dell’era Berlusconi: un imprenditore che secondo la legge non avrebbe nemmeno dovuto metter piedi in Parlamento e tanto meno a Palazzo Chigi.

                          Avete detto: «Lo Stato siamo noi». Avete svegliato in Italia una cittadinanza che vuole essere attiva e contare, non più delegando ai partiti tradizionali le proprie aspirazioni. Vale per voi, per noi tutti, la parola con cui questa cittadinanza attiva si è alzata e ha cominciato a camminare, nell’era Berlusconi: «Se non ora, quando?»

                          http://temi.repubblica.it/repubblica...93&ref=HRER1-1
                          Sai cosa ne penso, Cono?
                          Che se la sono cantata e suonata da soli, i filosofi.
                          La parte che ho quotato in grassetto l' hanno scritta loro, cosa pretendono dal m5s?, il suicidio sul nascere? Tre anni di lotta democratica che ha portato a tanto consenso per spazzare via i due giganti, uno il monumento al malaffare, l' altro il monumento all' incapacità ed alla prima occasione ti allei con uno dei due?

                          Se fossero stati più umili avrebbero cercato una risposta a quel problema, i filosofi.
                          A presto!

                          Comment

                          • anaffettivo
                            Opinionista
                            • 02/09/08
                            • 1336

                            #328
                            Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
                            no guarda, non hai letto attentamente;
                            Ti assicuro che credo di averlo fatto, ovviamente qualcosa mi sarà sfuggito.
                            Riprovo
                            del resto, non è che bisogna essere Nobel per l'economia per fare una semplice osservazione:
                            basta farsi un giro per casa e considerare dove sono prodotti gli oggetti che usiamo quotidianamente e valutarli comparando il valore aggiunto:

                            l'elettronica e la telefonia ? a parte qualche elettrodomestico, in Estremo Oriente; i mobili ? quelli italiani sono cari e se li possono permettere in pochi; guardate il successo di Ikea; altri oggettini eaccessori: Cina e altri emergenti; gli alimentari non deperibili della grande distribuzione: quasi tutti da multinazionali, e così i prodotti chimici, detergenti, ecc...
                            abbiamo un po' di abbigliamento teoricamente italiano, ma spesso solo rifinito in italia;
                            Letta così sembra proprio una lamentela riguardo il fatto che i beni di largo consumo siano in gran parte importati, cosa che peraltro non è. Anzi, posso sembrare fastidiosamente insistente, ma se insisto è perché mi ha colpito molto questo tuo intervento in quanto propone un linguaggio che solitamente ti era estraneo: quello dei luoghi comuni che fanno sensazione, che magari smuovono ingenuo sdegno prima di stimolare il ragionamento critico.
                            Allo stato attuale, pur con tutte le ben note e tragiche difficoltà, in tutti gli ambiti del lavorato e del semilavorato la bilancia commerciale italiana è in attivo; gli esempi che fai, nella forma in cui li poni, sono errati, gran parte della filiera produttiva degli elettrodomestici venduti in Italia (anche dei marchi tedeschi, giapponesi o coreani) avviene in Italia (ed anzi l'Italia ne esporta in paesi terzi), i mobili Ikea che citi sono prodotti in Italia, gli accessori cinesi sono estremamente marginali come volume di spesa (sia per il singolo che collettivamente, altro discorso per il tessile), tutta l'industria alimentare (che siano prodotti rapidamente deperibili o meno) è dominata per oltre il 95% dalla produzione interna. Interessante poi la tua "concessione" sul tessile (ne abbiamo un po') che colpisce perché sembra anche qui strizzare l'occhio ai luoghi comuni più diffusi, ovviamente è nota ai più la fama planetaria della moda italiana ma forse è meno noto che non si tratta affatto di un settore principe della nostra industria nazionale. Tutto il settore tessile pesa per l'economia italiana meno della chimica o perfino dell'hi tech che la vulgata comune ignora totalmente.
                            Quindi quello che recriminavo in questo tuo intervento è la scarsa documentazione e la sorprendente aderenza a tanti luoghi comuni che lo porta tanto lontano dal tenore ben più alto dei tuoi soliti, oltre il fatto che, sinceramente, non si capisce dove si voglia andare a parare (è sempre male importare? è sempre male delocalizzare parte di una filiera produttiva? è male ammettere partecipazioni di capitali stranieri nella proprietà di aziende italiane? dalle tue risposte successive nessuna di queste, e quindi continuo a non capire).

                            io ho scritto esplicitamente che la delocalizzazione del lavoro meno qualificato ci sta; però, mi sembra ovvio che l'Italia non può lasciarsi retrocedere a paese di delocalizzazione, per ovvii motivi di incomprimibilità dei salari;
                            non ti preoccupare, questo "rischio" non esiste semmai si sta assistendo alla delocalizzazione di fasi della filiera di prodotti italiani, più che la rilocazione in Italia delle fasi che richiedono minore qualificazione.

                            ribadisco pienamente quello che ho scritto all'inizio, e cioè che è indice di impoverimento la marcata riduzione nel paniere dei consumi della famiglia media italiana di beni che presentino una componente importante di valore nazionale
                            Bè, se il senso di quanto prima è solo che "se tutti si spende meno, statisticamente, è perché si è tutti tendenzialmente più poveri" si tratta di un'ovvietà.


                            no, credo che questa sia una lettura sbagliata;
                            In cosa? Che il potere d'acquisto sia diminuito è attestato dall'ISTAT e mi pare convieni. Che ci sia stata una riduzione dei consumi è anche attestato dall'ISTAT (e anche su questo mi pare convieni), che la prima cosa implichi la seconda non è deterministico ma induttivamente attendibile basandosi su secoli di osservazioni precedenti. Che la maggior parte dei prodotti venduti in Italia sia di produzione italiana è altresì un dato di fatto, che la riduzione dei consumi implichi dunque minori vendite di questi prodotti è un'ovvietà statistica. Che minori vendite possano essere un problema per un'azienda è anch'esso induttivamente assumibile sulla base di secoli di osservazioni precedenti. Che questi problemi possano poi trasferirsi dall'azienda ai lavoratori o ad altre aziende credo sia comprensibile.
                            Dunque, ripeto, in cosa è sbagliata la letterua che feci nello scorso messaggio?

                            la fascia di alta gamma tiene bene,
                            anche questa sempra la riproposizione del luogo comune "l'industria del lusso tira sempre" ma è in realtà molto parziale. i margini di certe aziende erano ben alti e quindi reggono bene, inoltre hanno risorse per reggere più a lungo, ma se intendi sostenere che non si siano contratte le vendite anche per questa fascia sei in errore.

                            mentre si rafforzano i prodotti economici, spesso importati;
                            Cosa anch'essa falsa. Anche i consumi di prodotti economici si sono ridotti (e sono comunque importati solo in parte minoritaria), semplicemente si sono ridotti un po' meno statisticamente in quanto in questa fascia rientrano molti beni di sussistenza ai quali non si può rinunciare del tutto.
                            pensa alla penetrazione del capitale spagnolo nei grandi magazzini della moda,
                            Non capisco a cosa ti riferisci, non essendo un paese autarchico (viva Dio) siamo aperti alla presenza di altre aziende e quindi nulla impedisce a Zara di aprire punti vendita in Italia, come li ha aperti in moltissimi paesi del mondo, dall'UK all'Argentina, "penetrazione" peraltro avvenuta anni fa e totalmente sconnessa dalle altre considerazioni che fai.
                            al successo di Ikea in un settore tradizionalmente di appannaggio dell'industria nazionale anche nella fascia economica...
                            Anche in questo caso sembra un esempio poco calzante. A parte il fatto che i mobili IKEA venduti in Italia sono in massima parte prodotti in Italia, la presenza di Ikea in Italia è vecchia di decenni e nulla ha di strano rispetto alla presenza dello stesso marchio in quasi tutti i paesi del mondo.
                            comunque, e lo ripeto, ho richiamato uno squilibrio di assetto produttivo e servizio della domanda interna in relazione all'illusione che il recupero della sovranità monetaria in un contesto di questo tipo produca effettivamente i vantaggi in cui in troppi cominciano a credere.
                            Squilibrio che in tutta sincerità continuo a non vedere. Personalmente credo che i contro di un'uscita dall'euro siano altri (principalmente legati al fatto che importiamo ingenti quantità di combustibili fossili, quantità rispetto alle quali tutte le altre importazioni diventano insignificanti), ma di contro non è incorretto pensare che l'uscita dall'auro aiuterebbe le esportazioni. Rimandendo quindi nel solo argomento della bilancia dei pagamenti, bisognerebbe valutare se l'aumento delle esportazioni possa controbilanciare il maggiore costo delle importazioni di combustibili.

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                            • axeUgene
                              Opinionista

                              • 17/04/10
                              • 24582

                              #329
                              Originariamente Scritto da anaffettivo Visualizza Messaggio
                              Squilibrio che in tutta sincerità continuo a non vedere. Personalmente credo che i contro di un'uscita dall'euro siano altri (principalmente legati al fatto che importiamo ingenti quantità di combustibili fossili, quantità rispetto alle quali tutte le altre importazioni diventano insignificanti), ma di contro non è incorretto pensare che l'uscita dall'auro aiuterebbe le esportazioni. Rimandendo quindi nel solo argomento della bilancia dei pagamenti, bisognerebbe valutare se l'aumento delle esportazioni possa controbilanciare il maggiore costo delle importazioni di combustibili.
                              guarda, io scrivo risposte brevi e a volte lacunose perché vado un po' di fretta, ma soprattutto siamo in un forum generalista e nessuno leggerebbe un contraddittorio monopolizzato da due interlocutori;

                              qui dobbiamo intenderci su un arco di tempo, grandezze e valori:
                              quando parlo di modello produttivo generale, terziarizzazione, importazioni, mercato internazionale e moneta forte, mi riferisco a macro-trend ultra ventennali o trentennali a fronte della globalizzazione, e sul solo settore dei beni di consumo, non quelli di investimento, che rappresentano ovviamente un settore che risponde a dinamiche diverse;

                              questa prospettiva di lungo periodo mi serve per sottolineare come le aspettative di una parte dell'opinione pubblica sulle capacità del sistema economico italiano siano affettate da un'idea obsoleta delle potenzialità e dei mercati, fondata su una percesione soggettiva, e oltretutto ignara delle molte trappole e strozzature dei meccanismi di aggiustamento, nonché paradossalmente cieca di fronte alla dispersione di efficienza dovuta alle tradizionali e irrisolte storture del sistema italiano: mafie, corruzione, droghe al mercato sotto forma di sussidi, salvataggi, sgravi fiscali o tolleranza all'evasione, che hanno distorto per decenni anche la percezione del potenziale di efficienza del sistema stesso;

                              immettere liquidità in un sistema come il nostro nel quadro del recupero della sovranità monetaria sarebbe come pensare una dieta di banane per un diabetico dopo aver letto che nella crisi glicemica si mangia una banana per non rischiare il coma;

                              per farla breve, chi ragiona di uscire dall'euro si illude che - mettendo da pare per pura ipotesi gli effetti esternali di una transizione - eventuali vantaggi in termini di competitività a partire dall'attuale modello, tutti da dimostrare, si producano in tempi e con elasticità tali da più che compensare gli svantaggi; idea che, secondo me, è una follia; come pensare di "svegliare" un'auto con la testata che perde, la distribuzione mal tarata, l'olio impastato e la convergenza sballata semplicemente facendo un pieno e lanciandola in autostrada;

                              poi, se vogliamo analizzare in dettaglio, settore per settore, i trend del consumo scorporandone i flussi economici e i margini di efficienza, accanto ai dati socio-economici relativi, che includono interventi o omissioni statali, profili contributivi, deformità varie, ecc.. magari apriamo un 3d apposito sullo stato dell'economia italiana e le sue prospettive, con dati ragionati e spiegati, e comparazioni omogenee in misura tale da risultare significative
                              Last edited by axeUgene; 14-03-2013, 08:53.
                              c'è del lardo in Garfagnana

                              Comment

                              • anaffettivo
                                Opinionista
                                • 02/09/08
                                • 1336

                                #330
                                Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
                                questa prospettiva di lungo periodo mi serve per sottolineare come le aspettative di una parte dell'opinione pubblica sulle capacità del sistema economico italiano siano affettate da un'idea obsoleta delle potenzialità e dei mercati, fondata su una percesione soggettiva, e oltretutto ignara delle molte trappole e strozzature dei meccanismi di aggiustamento
                                Bé, ma il peso della soggettività influenza i giudizi di tutti, anche il mio ed il tuo, in un verso o nell'altro. Anche tu non eri immune all'abbandonarti a luoghi comuni. Ma questo è normale per entrambi, il "luogo comune" è semplice fiducia, magari mal riposta, nel giudizio altrui, fiducia purtroppo necessaria per ogni progresso dato che nessun progresso sarebbe possibile senza appoggiarsi al lavoro degli altri, anche quello che non si capisce appieno.
                                Di fatto però vedo che in Italia è molto facile riporre male questa fiducia perché si è culturalmente allergici ai numeri ed alle misurazioni. Il problema culturale principale del nostro paese è infatti, a mio avviso, non la corruzione, il familismo etc, ma l'allergia all'approccio scientifico (da cui segue come immediato corollario la repulsione per ogni misurazione prestazionale, indispensabile premessa per qualunque proposta di meritocrazia). Quando parli dei difetti culturali degli imprenditori, vedendo in loro qualche particolare incapicità, io vedo solo il riflesso di questo nostro difetto, il sospetto verso la scienza, il ritenere sotto sotto futile la ricerca (specie se teorica) porte inevitabilmente a non investirci una lira, spesso con l'alibi (idiota) "tanto poi appena qualche genialata la inventano la posso usare senza aver speso per trovarla io". Trovo che questa sia una disgrazia culturale che genera bestie spaventose e soprattutto ci costa miliardi su miliardi. Nel caso che ti recriminavo avevo proprio riscontrato questo, l'utilizzo di luoghi comuni molto diffusi ma fondamentalmente falsi o veri in piccolissima parte, facilmente smentibili da osservazioni numeriche che però sembrano fastidiosissime. Questo atteggiamento lo lessi anche in altre discussioni (e da altri utenti) i quali riescono a costruire opinioni indistruttibili ed indubbiamente articolate e supportate da veritieri argomenti, salvo evitare sempre di misurare ciò che è misurabile, preferendo discettere su ciò che misurabile non è, assumendo che questo non misurabile influenzi in modo non misurabile ma comunque grandissimo la realtà, anche quella misurabile.
                                Un esempio tipico è la sanità pubblica italiana, che luogo comune vuole sia spaventosa, ed ognuno ssentendo il luogo comune trova conferma in qualche sua terribile esperienza personale, ma se poi si osservassero i numeri si osserverebbe che le prestazioni sono complessivamente tra le migliori del mondo in rapporto al costo.

                                immettere liquidità in un sistema come il nostro nel quadro del recupero della sovranità monetaria sarebbe come pensare una dieta di banane per un diabetico dopo aver letto che nella crisi glicemica si mangia una banana per non rischiare il coma;
                                MA il fatto è che sul sistema "come il nostro" si possono avere visioni lontanissime in base alle informazioni delle quali si dispone. Un caso evidente ne è la nostra discussione, e neppure siamo nel caso di contendenti ideologicamente incompatibili.

                                poi, se vogliamo analizzare in dettaglio, settore per settore, i trend del consumo scorporandone i flussi economici e i margini di efficienza, accanto ai dati socio-economici relativi, che includono interventi o omissioni statali, profili contributivi, deformità varie, ecc.. magari apriamo un 3d apposito sullo stato dell'economia italiana e le sue prospettive, con dati ragionati e spiegati, e comparazioni omogenee in misura tale da risultare significative
                                Certo se si vuole si può, ma non bisogna neanche farsi prendere dall'orgasmo del dettaglio, che è più un vezzo da umanista che non da scienziato. Ad esempio, se si riscontra dopo n osservazioni che un fenomeno segue un certo comportamento, e la probabilità che nell' n+1 esimo caso succeda qualcosa di diverso è al di sotto di un epsilon accettabile (la soglia dello sticazzi) nessun interesse si ha nel fare l'n+1 esima osservazione.
                                In generale, in tutti i settori industriali in Italia l'export sopravanza inport, quindi ci si può divertire un casino a (ri)scorporare i dati che sono l'aggregazione fatta dall'ISTAT di dati inizialmente scorporati, ma è una fatica di Penelope.
                                Per farti un altro esempio, la celeberrima farfalla influenza la metereologia nell'altro emisfero, ma se uno basasse un qualunque modello predittivo su un tale livello di granularità (miliardi di diversi parametri e variabili, ognuno dei quali ha un apporto singolarmente insignificante) sarebbe un pazzo. Anche con il miglior calcolatore dell'universo un modello con troppe variabili potrebbe "prevedere" i fenomeni con qualche millennio di ritardo.

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