Monogamia

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  • axeUgene
    Opinionista

    • 17/04/10
    • 24581

    #121
    Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio

    Concordo.
    Il problema è molto diverso secondo me da come lo metti giù tu, Axe.
    Ci sono persone predisposte alla monogamia, altre no. Io quando sono in coppia non mi guardo attorno. E conosco tante persone così. Altre no.
    non credo tu abbia letto quello che ho scritto.

    c'è del lardo in Garfagnana

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    • Ninag
      Opinionista
      • 05/03/24
      • 1521

      #122
      Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio

      Nel brodo primordiale, tra bollicine maleodoranti e pioggia di raggi cosmici, viveva Procariota.1: cellula onesta, minimalista, senza fronzoli né nucleo. Un tipo lineare: DNA sparso, vita semplice, zero drammi.
      Un giorno, però, gli venne la tentazione del salto di qualità: “E se diventassi eucariota?” pensò, sognando una bella cellule sofisticata con un bel nucleo, gli organelli, il citoscheletro… roba da fantascienza biologico-evolutiva.
      Procariota.1, incomincio' a osservare le possibili “fusioni strategiche”, in quanto, il passaggio a eucariota è questione di relazioni giuste, simbiosi azzeccate, incontri fortunati. L'indagine di mercato, insomma.
      La "Prima Scelta" era lei: Mitocondria, brillante, efficiente, con un metabolismo da paura. Energia a pacchi, eleganza strutturale, pedigree batterico di tutto rispetto. Procariota.1 la studiava da lontano, sospirando tra un gradiente protonico e l’altro.
      Tentò l’approccio.
      “Scusi, Mitocondria… Le andrebbe una simbiosi stabile, esclusiva, magari monogamica?”
      Lei lo guardò con un sorriso termodinamicamente impeccabile, ma che esprimeva un profondo disgusto entropico:
      “Carino. Ma io sto già valutando un ospite più… strutturato. Sai, uno con prospettive nucleari.”
      Procariota.1 incassò. Male, ma incassò.
      Passò quindi alle "seconde scelte".
      C’era Flagellina: sempre in movimento, instabile, incapace di stare ferma più di due millisecondi. “Relazione dinamica!” diceva lei. Traduzione: caos perpetuo.
      Poi Vacuolina: vuota dentro, ma con grandi ambizioni di contenimento. “Posso offrirti spazio,” diceva. Sì, spazio. Troppo.
      E infine Clorofillina, che però voleva solo luce, luce e ancora luce. “Io produco zuccheri!” ripeteva ossessivamente. Conversazioni monotematiche. E diabete in prospettiva.
      Procariota.1, seduto su una membrana un po’ stanca, fece due conti: “Dunque: la prima scelta irraggiungibile. Le altre… mah. E per cosa? Per complicarmi la vita, introdurre compartimenti, regole, divisioni del lavoro… gelosie organellari?”
      Si fece serio, cosa rara per una cellula senza nucleo.
      “Ma sai che c’è?” disse tra sé e sé. “Io sto bene così. Essenziale, coerente, senza drammi simbiotici. Monogamia? Poligamia? Io pratico l’autarchia. Come si dice? Ah, nessuno é meglio servito che da se stesso...Chi fa da sé...."
      E con un gesto deciso, che in termini biologico-cellulari-preistorici equivale a continuare esattamente come prima, Procariota.1 rinunciò all’eucariogenesi.
      Altri, fecero il grande passo. Piccolo, per Procariota.2, ma grande per l'Umanità.
      Da quel giorno, mentre intorno a lui nascevano cellule sempre più complesse, lui restò lì: semplice, diretto, e sorprendentemente sereno.
      Ogni tanto qualcuno gli chiedeva:
      “Ma non ti senti incompleto?”
      E lui, con un sorriso citoplasmatico:
      “Incompleto? Amico mio… io non ho neanche il nucleo. Figuriamoci i rimpianti.”

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      • Vega
        Opinionista

        • 04/05/05
        • 17951

        #123
        una parte cospicua di questa sofferenza è che già in origine il compromesso col partner è modulato sul conseguimento di risultati, e non sulla qualità della relazione, come per qualsiasi altro contratto


        Ma non dovrebbe essere che si cherchi di raggiungere dei risultati, oltre si spera alla qualità, in un qualche tipo di contratto?

        Quand'è che la coppia è stata un luogo di assoluto idillio? Ti ricordi le domandine classiche a "tu sai chi"?


        Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

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        • axeUgene
          Opinionista

          • 17/04/10
          • 24581

          #124
          Originariamente Scritto da Vega Visualizza Messaggio



          Ma non dovrebbe essere che si cherchi di raggiungere dei risultati, oltre si spera alla qualità, in un qualche tipo di contratto?

          Quand'è che la coppia è stata un luogo di assoluto idillio? Ti ricordi le domandine classiche a "tu sai chi"?
          appunto: prima era un contratto obbligato, con le sue angustie; le regole, fortunatamente, sono cambiate, ma l'istinto opportunista opera comunque, e non siamo adattati;

          Dark dice che si entra in crisi perché cambiano le "esigenze"; è vero; ma qui sta il punto:
          se l'altro ha valore nella misura in cui sopperisce ad esigenze, funziona come un prestatore d'opera in un progetto unilaterale; siccome è molto probabile che ad un certo punto, acquisiti determinati obiettivi, standard e abitudini, comincino a pesare i difetti, la "ditta" rischia di fallire, almeno come monogamia; più spesso come coppia; non è detto sia un dramma; però l'esperienza è poco gratificante;

          per quello che vedo io, anche come rappresentazione e sensibilità diffusa, qualcosa di più gratificante succede quando l'altro sollecita e offre qualità che non sapevi di volere, diverse dalle esigenze consapevoli; questo genera una sfida, l'uscita dalla confort zone e una crescita strutturale, che è quella sovversione che vedi nelle grandi storie della letteratura;
          magari nella tua realtà è uno per cui cambi città e lavoro; dura 15 anni e finisce, ma ti sei impadronita di una cosa in più che prima non avevi nel radar; sei stata 15 anni, che so, a Parigi, hai imparato la lingua e ti senti più ricca; non era una cosa parte delle tue "esigenze", in contratto;

          vale quel che vale, ma nella mia esperienza le cose più belle e gratificanti in coppia - ma non solo - stavano tutte nell'angolo cieco; non le avrei mai scelte come confacenti alle mie esigenze;
          mentre quando ho ottenuto quello che volevo in base al mio controllo, è rimasto poco; per fortuna c'era comunque un certo livello di gratificazione, ma senza sfide aggiunge poco.
          c'è del lardo in Garfagnana

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          • PACE
            Opinionista
            • 27/08/07
            • 1411

            #125
            Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio

            Concordo.
            Il problema è molto diverso secondo me da come lo metti giù tu, Axe.
            Ci sono persone predisposte alla monogamia, altre no. Io quando sono in coppia non mi guardo attorno.
            Bene; quando si è veramente, innamorati, non si ha bisogno d'altro. L'oggetto del nostro amore è tutto

            "Tutti sotto lo stesso tendone blu, il Cielo di Dio, credenti di qualsiasi religione e non credenti, con la certezza che l

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            • dark lady
              la viaggiatrice
              • 09/03/05
              • 70460

              #126
              Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
              appunto: prima era un contratto obbligato, con le sue angustie; le regole, fortunatamente, sono cambiate, ma l'istinto opportunista opera comunque, e non siamo adattati;

              Dark dice che si entra in crisi perché cambiano le "esigenze"; è vero; ma qui sta il punto:
              se l'altro ha valore nella misura in cui sopperisce ad esigenze, funziona come un prestatore d'opera in un progetto unilaterale; siccome è molto probabile che ad un certo punto, acquisiti determinati obiettivi, standard e abitudini, comincino a pesare i difetti, la "ditta" rischia di fallire, almeno come monogamia; più spesso come coppia; non è detto sia un dramma; però l'esperienza è poco gratificante;

              per quello che vedo io, anche come rappresentazione e sensibilità diffusa, qualcosa di più gratificante succede quando l'altro sollecita e offre qualità che non sapevi di volere, diverse dalle esigenze consapevoli; questo genera una sfida, l'uscita dalla confort zone e una crescita strutturale, che è quella sovversione che vedi nelle grandi storie della letteratura;
              magari nella tua realtà è uno per cui cambi città e lavoro; dura 15 anni e finisce, ma ti sei impadronita di una cosa in più che prima non avevi nel radar; sei stata 15 anni, che so, a Parigi, hai imparato la lingua e ti senti più ricca; non era una cosa parte delle tue "esigenze", in contratto;

              vale quel che vale, ma nella mia esperienza le cose più belle e gratificanti in coppia - ma non solo - stavano tutte nell'angolo cieco; non le avrei mai scelte come confacenti alle mie esigenze;
              mentre quando ho ottenuto quello che volevo in base al mio controllo, è rimasto poco; per fortuna c'era comunque un certo livello di gratificazione, ma senza sfide aggiunge poco.
              Certo, sacrosanto. Ma, appunto, finisce comunque, ad un certo punto. Per mille motivi possibili. Ma soprattutto perché cambiano esigenze, prospettive.
              Magari hai vissuto a Parigi, ed è stato bellisismo, ma ad un certo punto ti stanchi delle croque monsieur e inizi a desiderare la carbonara, e te ne torni in Italia.
              E quello che lasci perché hai deciso di cambiare vita, è ovvio che all'inizio ce l'abbia con te. E' umano. Per quanto bene abbiate potuto farvi durante la relazione. E quindi magari ti lasci in malo modo e con rancore.
              Una volta che poi le sensazioni di pancia passano, la ricorderai con piacere, quella storia. Ma all'inizio no, quasi mai, a meno di non lasciarsi entrambi per una decisione consensuale e condivisa.
              “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

              Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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              • dark lady
                la viaggiatrice
                • 09/03/05
                • 70460

                #127
                Originariamente Scritto da PACE Visualizza Messaggio

                Bene; quando si è veramente, innamorati, non si ha bisogno d'altro. L'oggetto del nostro amore è tutto
                Non hai bisogno di altro a livello sentimentale, ossia non ti interessa guardare altre persone, su questo sono d'accordo.
                “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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                • axeUgene
                  Opinionista

                  • 17/04/10
                  • 24581

                  #128
                  Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio

                  Certo, sacrosanto. Ma, appunto, finisce comunque, ad un certo punto. Per mille motivi possibili. Ma soprattutto perché cambiano esigenze, prospettive.
                  Magari hai vissuto a Parigi, ed è stato bellisismo, ma ad un certo punto ti stanchi delle croque monsieur e inizi a desiderare la carbonara, e te ne torni in Italia.
                  E quello che lasci perché hai deciso di cambiare vita, è ovvio che all'inizio ce l'abbia con te.
                  guarda, qui hai sollevato il punto che mi preme; ti chiederei di riflettere con attenzione, se e quando hai tempo:

                  l'espressione "cambiare esigenze" implica una dialettica funzionale, di "servizio", appunto esigenza; intraprendi una relazione in vista del soddisfacimento di quelle esigenze, che evidentemente devono essere delle "cose", oggetti individuabili come fine, o almeno fruizione; cioè, si tratta di un insieme finito di circostanze, per ottenere le quali si è disposti ad un modico sacrificio;

                  ora, se ripenso alle mie relazioni, tutto quello che c'è stato di prezioso non aveva assolutamente nulla a che fare con mie esigenze; anzi, potrei dire che se avessi pensato me stesso come portatore di esigenze da soddisfare, la maggioranza di quelle persone le avrei considerate come un ostacolo, un minus, per tanti motivi;

                  per te il Cammino è stata un'esperienza insostituibile; ma se una tua amica ti dicesse che lo vuole intraprendere perché crede ci sia un pullmino che la porta nelle varie discoteche dove si imbrocca, le consigli Ibiza, senza alcun giudizio morale; se l'esigenza è trombare, il cammino spirituale te la serve male; se cammini lo fai per la cosa in sé; e quello è il fine;
                  esattamente come la relazione con quella persona, che poteva pure non esistere, ma c'è ed è unica; non ci fosse stata, l'esigenza del palo la potevi soddisfare con un altro, e pure quella dei figli o di quello che ti pare;

                  se stare 15 anni a Parigi - o fare il Cammino - non ti ha trasformata e arricchita e pensi di aver perso tempo perché ti è costato altri obbiettivi, allora vuol dire che non dovevi e che hai vissuto al ribasso in nome delle "esigenze".

                  c'è del lardo in Garfagnana

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                  • dark lady
                    la viaggiatrice
                    • 09/03/05
                    • 70460

                    #129
                    Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
                    guarda, qui hai sollevato il punto che mi preme; ti chiederei di riflettere con attenzione, se e quando hai tempo:

                    l'espressione "cambiare esigenze" implica una dialettica funzionale, di "servizio", appunto esigenza; intraprendi una relazione in vista del soddisfacimento di quelle esigenze, che evidentemente devono essere delle "cose", oggetti individuabili come fine, o almeno fruizione; cioè, si tratta di un insieme finito di circostanze, per ottenere le quali si è disposti ad un modico sacrificio;

                    ora, se ripenso alle mie relazioni, tutto quello che c'è stato di prezioso non aveva assolutamente nulla a che fare con mie esigenze; anzi, potrei dire che se avessi pensato me stesso come portatore di esigenze da soddisfare, la maggioranza di quelle persone le avrei considerate come un ostacolo, un minus, per tanti motivi;

                    per te il Cammino è stata un'esperienza insostituibile; ma se una tua amica ti dicesse che lo vuole intraprendere perché crede ci sia un pullmino che la porta nelle varie discoteche dove si imbrocca, le consigli Ibiza, senza alcun giudizio morale; se l'esigenza è trombare, il cammino spirituale te la serve male; se cammini lo fai per la cosa in sé; e quello è il fine;
                    esattamente come la relazione con quella persona, che poteva pure non esistere, ma c'è ed è unica; non ci fosse stata, l'esigenza del palo la potevi soddisfare con un altro, e pure quella dei figli o di quello che ti pare;

                    se stare 15 anni a Parigi - o fare il Cammino - non ti ha trasformata e arricchita e pensi di aver perso tempo perché ti è costato altri obbiettivi, allora vuol dire che non dovevi e che hai vissuto al ribasso in nome delle "esigenze".
                    Beh, ma ogni relazione è un incontro di bisogni. Magari non ne sei consapevole, ma se scegli qualcuno lo scegli perché risponde a un tuo bisogno inconscio, che probabilmente ti trascini fin dall'infanzia. Non per nulla molti tendono a cercare nel partner una copia del genitore. E' ovvio, non sono meccanismi consapevoli, ma succede, e la letteratura psicologica lo illustra molto chiaramente.
                    Non è che pensi "Mi metto con questo perché soddisfa questa mia esigenza". Tu ti metti con qualcuno perché te ne innamori. Ma per quale motivo te ne innamori? E no, la risposta giusta non la sai, a meno di non parlarne con una psicologa, che ti spiega quali dinamiche stanno dietro le tue scelte.
                    Io non ti ho mai detto che stare con una persona non ti arricchisce. Certo che lo fa, eccome! Ma questo non toglie che quando finisce, se non lo hai voluto tu, covi comunque un rancore, un dolore, la perdita e tutto il pacchetto. E' inevitabile, e sono meccanismi psicologici pure questi ben spiegati.
                    “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                    Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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                    • LadyHawke
                      Osservatrice

                      • 29/04/19
                      • 9335

                      #130
                      Originariamente Scritto da PACE Visualizza Messaggio

                      Bene; quando si è veramente, innamorati, non si ha bisogno d'altro. L'oggetto del nostro amore è tutto
                      Peccato o forse per fortuna che lo stato d'innamoramento non dura per sempre ma si trasforma in altro
                      Perché è stato dimostrato che l'amore nasce da reazioni chimiche nel cervello. "Dopamina, ossitocina, testosterone, estrogeni e norepinefrina. Per molti aspetti i cambiamenti di comportamento durante l'innamoramento assomigliano alla psicosi e da un punto di vista biochimico l'amore appassionato si avvicina molto all'abuso di sostanze stupefacenti".
                      Ma se ti va leggiti il libro: "Perché gli uomini sono fissati con il sesso...e le donne sognano l'amore?"(una sorta di manuale di sopravvivenza per capirsi meglio uomini e donne sorridendo) scritto da Alan&Barbara Pease marito e moglie psicoterapeuti australiani esperti di comunicazione e di rapporti tra uomini e donne.
                      La vita è veramente molto semplice, ma noi insistiamo nel renderla complicata.
                      Confucio

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                      • axeUgene
                        Opinionista

                        • 17/04/10
                        • 24581

                        #131
                        Beh, ma ogni relazione è un incontro di bisogni. Magari non ne sei consapevole, ma se scegli qualcuno lo scegli perché risponde a un tuo bisogno inconscio, che probabilmente ti trascini fin dall'infanzia. Non per nulla molti tendono a cercare nel partner una copia del genitore. E' ovvio, non sono meccanismi consapevoli, ma succede, e la letteratura psicologica lo illustra molto chiaramente.
                        Non è che pensi "Mi metto con questo perché soddisfa questa mia esigenza".
                        fin qui, ci siamo;
                        Tu ti metti con qualcuno perché te ne innamori.
                        qui ho diversi dubbi, in tantissimi casi; dico dubbi per estrema prudenza;
                        Io non ti ho mai detto che stare con una persona non ti arricchisce. Certo che lo fa, eccome! Ma questo non toglie che quando finisce, se non lo hai voluto tu, covi comunque un rancore, un dolore, la perdita e tutto il pacchetto. E' inevitabile, e sono meccanismi psicologici pure questi ben spiegati
                        appunto; per la mia esperienza, quel dolore ha più a che fare con l'orgoglio, la ferita all'identità, la sofferenza del percorso - spesso umiliante - che ha preceduto la rottura, più che alla mancanza di una relazione evidentemente degenerata;

                        poi, sempre per quel che vale il mio parere quelli consapevoli di arricchirsi sono manifesti in modo evidentissimo, per quanto discreti; e sono un'esigua minoranza; io li riconosco da uno stato di pace compiaciuta, di equilibrio; chi questa cosa l'ha perduta, è malinconico, ma non perde quell'imprinting, e pure questi li annuso;

                        oh, poi magari mi sbaglio; ma ho poche manifestazioni di altro nel cumulo di quello che osservo.
                        c'è del lardo in Garfagnana

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                        • axeUgene
                          Opinionista

                          • 17/04/10
                          • 24581

                          #132
                          Originariamente Scritto da LadyHawke Visualizza Messaggio
                          Peccato o forse per fortuna che lo stato d'innamoramento non dura per sempre ma si trasforma in altro
                          Perché è stato dimostrato che l'amore nasce da reazioni chimiche nel cervello. "[I]Dopamina, ossitocina, testosterone, estrogeni e norepinefrina...
                          ma sì, tutto questo lo do per scontato;

                          io parto dalla patologia della rappresentazione della crisi; quando a posteriori o nella crisi prevalgono sentimenti rancorosi, vuol dire che non è mai stata elaborata la personalità dell'altro, coi suoi limiti e valore;
                          perché in effetti l'apocalisse/rivelazione è che il partner è stata "una fregatura", perché ha mancato di corrispondere alle esigenze;
                          ma quel rancore è diretto contro se stessi, per non aver visto e "perso tempo";
                          se sei stata bene, puoi provare dolore e malinconia, ma non rinnegare e seppellire l'ex a palate di merda, come nel 90% dei casi;
                          il momento lo capisco pure; ci sono passato; ma c'è un limite molto stretto nella demolizione degli ex, e pure nel calo di stima e valutazione della relazione in corso.
                          c'è del lardo in Garfagnana

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                          • dark lady
                            la viaggiatrice
                            • 09/03/05
                            • 70460

                            #133
                            Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
                            fin qui, ci siamo;

                            qui ho diversi dubbi, in tantissimi casi; dico dubbi per estrema prudenza;

                            appunto; per la mia esperienza, quel dolore ha più a che fare con l'orgoglio, la ferita all'identità, la sofferenza del percorso - spesso umiliante - che ha preceduto la rottura, più che alla mancanza di una relazione evidentemente degenerata;

                            poi, sempre per quel che vale il mio parere quelli consapevoli di arricchirsi sono manifesti in modo evidentissimo, per quanto discreti; e sono un'esigua minoranza; io li riconosco da uno stato di pace compiaciuta, di equilibrio; chi questa cosa l'ha perduta, è malinconico, ma non perde quell'imprinting, e pure questi li annuso;

                            oh, poi magari mi sbaglio; ma ho poche manifestazioni di altro nel cumulo di quello che osservo.
                            Tu avrai il tuo parere. La psicologia da una spiegazione più scientifica, ed è quella a cui mi attengo.
                            Il punto è che c'è una fase di rottura che inevitabilmente porta a un lutto. E' un dato di fatto. Poi si supera, per fortuna. C'è anche chi non lo supera, ma lì perché non si affronta il percorso in modo consapevole e magari senza un aiuto psicologico.
                            “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                            Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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                            • axeUgene
                              Opinionista

                              • 17/04/10
                              • 24581

                              #134
                              Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio

                              Tu avrai il tuo parere. La psicologia da una spiegazione più scientifica, ed è quella a cui mi attengo.
                              Il punto è che c'è una fase di rottura che inevitabilmente porta a un lutto. E' un dato di fatto
                              mai negato il lutto;
                              ma quel dolore, secondo me, è dovuto principalmente ad una ferita all'orgoglio e all'identità, agli strascichi dell'ultimo tratto, l'umiliazione di aver cercato di trattenere, non vedere, ecc...

                              puoi star male COME per un lutto, ma la circostanza è che quella persona non è venuta a mancare, ma ti rifiuta e magari preferisce un'altra, oltre a privarti dei "servizi".
                              c'è del lardo in Garfagnana

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                              • dark lady
                                la viaggiatrice
                                • 09/03/05
                                • 70460

                                #135
                                Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
                                mai negato il lutto;
                                ma quel dolore, secondo me, è dovuto principalmente ad una ferita all'orgoglio e all'identità, agli strascichi dell'ultimo tratto, l'umiliazione di aver cercato di trattenere, non vedere, ecc...

                                puoi star male COME per un lutto, ma la circostanza è che quella persona non è venuta a mancare, ma ti rifiuta e magari preferisce un'altra, oltre a privarti dei "servizi".
                                Quella persona è venuta a mancare nella tua vita. Quindi si, è venuta a mancare. Ti manca quello che condividevi con lei, le giornate insieme, la complicità, l'esserci l'uno per l'altra.
                                “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                                Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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