certo, quelli sono i testi istituzionali; ma per comprendere il senso delle norme occorre anche avere contezza della filosofia di quel quadro giuridico, che emerge anche dall'insieme strutturato dei principi;
in teoria, un bravo studente dovrebbe desumere da solo certe gerarchie; ma, fatalmente, nello sforzo di apprendere le nozioni per l'esame, è facile appiattire a mera elencazione e sommatoria inorganica di articolati un impianto organico in cui operano costantemente principi essenziali, come la libertà, l'uguaglianza, ecc...
te ne accorgi dalla frequenza con la quale si equivocano tante formulazioni, per mancanza di ordine logico;
[/quote]ti ripeto. a mio avviso parlare di naturalità del concetto di famiglia, e successivamente affermare che essa è fondata sul matrimonio, del quale peraltro il testo costituzionale non dà una definizione, rinviando al diritto civile, mi paiono affermazioni in certo modo tra loro "contrastanti". insomma la naturalità di un istituto come la famgiglia non può fondarsi sull'arbitrio insito in un istituto come il contratto/accordo matrimoniale.[/quote]
io sono d'accordo, ma lo è la stessa Costituzione, che infatti ha consentito lo svuotamento di quella dicitura "fondata sul matrimonio", che resta solo perché la politica non vuole assumersi l'onere di togliere quella foglia di fico, per non dispiacere al Vaticano;
ed è per questo che è necessario lo studio organico che citavo sopra: se si osservano i principi nella loro gerarchia e peso, si capisce che l'uguaglianza è preponderante e che quella nozione di famiglia - ovvia per l'epoca - era destinata a soccombere, come negli altri ordinamenti giuridici assimilabili;
aspetta, qui per "cultura" non si intende "istruzione" vs "ignoranza", ma l'attitudine di tutto il genere umano all'educazione, come trasmissione di esperienze, idee astratte, valori, comportamenti, qualche forma di sapere, ecc... cioè, nessuno è l'uomo-lupo, cresciuto da solo nella giungla;si. appunto. però converrai con me che è assai difficile attribuire la "cultura" a un naturale attributo umano. non tutti gli uomini ne sono dotati. ecco perché vi è la necessità che alcuni decidano per i molti regolando quegli aspetti che non possono essere lasciati alla mera animalità istintuale, che pure volendo è attributo umano assai più diffuso in confronto all'aspetto culturale della persona.
tutti gli ordinamenti sono in divenire continuo; e il nostro è esplicitamente pensato in termini evolutivi, proprio perché postula secondo formulazioni "aperte" e relativamente immateriali, astratte, da sostanziare; pensa al "fondata sul lavoro"...sai bene che la costituzione materiale è per l'esattezza ciò che la costituzione formale cioè scritta riesce poi nel vivere concreto della società, a realizzare in termini di una conformità del concreto vivere della collettività ai valori espressi in detta costituzione formale.
ovviamente esistono istituzioni preordinate a favorire tale coincidenza. tuttavia la società ideale, che postula una coincidenza tra l'aspetto formale e quello materiale della costituzione, a livello "sostanziale", mi pare ancora di là da venire...
no, qui non conosci la storia, ma è comprensibile, perché in questo caso è piuttosto controintuitiva:non direi del partito cattolico ma di quello comunista. non a caso fu indetto un referendum che è, come sai, un istituto di democrazia "diretta" e quindi più che mai di sinistra.
la legge Baslini-Fortuna del 1970 fu iniziativa di un socialista-radicale e di un liberale; passò grazie alla defezione dei centristi, repubblicani, liberali, e di diversi DC, soprattutto lombardi, emiliani, nonché al voto di una parte dei missini; lo stesso Almirante era divorziato, anche se poi appoggiò il referendum; l'ambiente dirigente della DC in maggioranza si dimostrò molto tiepido sulla questione, perché i segnali che arrivavano dalla borghesia che sosteneva il partito andavano in direzione contraria;
nel 1973, i circoli cattolici di base raccolsero le firme per indire il referendum abrogativo, e il PCI era contrario a sostenere quella legge, per evitare uno scontro frontale che temeva di perdere, anche perché nel suo stesso elettorato era presente una forte componente socialmente conservatrice sulle questioni di famiglia, costume sociale, ecc... un po' il profilo dell'amico Cono, molto legato alla Chiesa, ma anche, parrebbe, devoto al laburismo berlingueriano; soprattutto nell'Italia centrale e rurale degli anni '70 questa era un'antropologia diffusissima, che ricordo personalmente, avendo radici marchigiane di campagna; i comunisti erano pari o più dei DC, ma in molti la pensavano come Cono, addirittura più radicalmente di molti DC;
al momento del referendum, però, il PCI ha dovuto dare indicazione per il "no" all'abrogazione, perché il contrario sarebbe stato impensabile; ma fu la dirigenza DC radicata nella borghesia dei grandi centri urbani del centro-nord a risultare decisiva per la sconfitta del referendum di Fanfani, perché di fatto nella campagna referendaria ricevette e ri-trasmise ai suoi ceti di riferimento un messaggio di libertà di voto;
il ribaltamento radicale delle proporzioni di voto attese - 59% al no - si spiega solo con la massiccia defezione di una quota di elettori DC, che si identificava con una idea di modernità e pragmatismo che molti dirigenti del partito riuscivano a percepire, proprio perché i tempi erano maturi; per questo dico che il divorzio sostanzialmente si deve ad una parte fondamentale dell'ambiente democristiano, nella scia del pragmatismo degasperiano.







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