Se il manuale delle giovani marmotte lo ha scritto dio tutto quello che ti serve e hai necessita' di sapere sta li e nulla di piu' mai non pensare di dimandare, ne tanto meno di fare o solo ipotizzare, ne omettere cio' che li ti e' comandato.
Dopo morto ti aspetta un'aureola al neon e due alette di tela.
Per inciso in ambientini come quelli presentati dalla ricerca archeologica poco si sposa la storiella del "peccato originale" romanzato nella stessa fonte e a caduta il resto segue la stossa sorte.
Difficilissimo pure immaginare un eden in un contesto dove la fine normale era essere sbranati dalle pacifiche creaturine che lo popolavano mentre la preda nuda si "divertiva" a correre.
IL CONFLITTO fra scienza e religione è una cosa vecchia. Fino al sedicesimo secolo il dogma religioso accettato era che il sole e i pianeti ruotassero tutti attorno alla terra. Nel 1543 Copernico propose un nuovo sistema in base al quale erano la terra e i pianeti a muoversi attorno al sole. Dapprima questa idea suscitò forte opposizione da parte della religione. Ci vollero un buon mezzo secolo e la conferma delle osservazioni di Galileo al telescopio, nonché l’analisi matematica di Keplero dei movimenti planetari per ottenere il consenso generale.
Fino al diciottesimo secolo le religioni occidentali avevano sostenuto che la terra fosse stata creata appena 6.000 anni fa. Nel 1785 Hutton propose la teoria dell’uniformismo, in base alla quale i cambiamenti geologici avevano richiesto periodi molto più lunghi. Seguirono altri cinquant’anni di controversie religiose, ma il lavoro sul campo e la classificazione degli strati geologici da parte di Lyell portarono infine gli scienziati al generale convincimento che la terra fosse molto più vecchia.
Fino alla metà del diciannovesimo secolo il racconto biblico della creazione divina dell’uomo era comunemente accettato. La teoria di Darwin sull’origine delle specie mediante l’evoluzione venne pubblicata nel 1859 e suscitò subito forti obiezioni religiose. Forse agli evoluzionisti, a più di un secolo di distanza, farebbe piacere pensare che la loro dottrina abbia ora ottenuto il consenso universale. È vero che molti capi della chiesa hanno capitolato, ma la teoria dell’evoluzione ha ancora molti avversari energici e decisi. I sostenitori di Darwin stanno ancora aspettando il loro Galileo o il loro Lyell. Nel frattempo molte persone bene informate cominciano a credere che l’evoluzione non sia inevitabilmente destinata a ripetere i trionfi delle precedenti rivoluzioni nel pensiero scientifico.
I tentativi di screditare l’insegnamento dell’evoluzione nelle scuole pubbliche mediante leggi che richiedono pari diritti per la creazione sono attualmente considerati una vera e propria crociata. Nella più recente schermaglia legale un giudice degli USA ha deciso che la “scienza della creazione”, com’è definita da una legge dell’Arkansas, non aveva i requisiti per essere considerata alla stessa stregua dell’evoluzione. Questa sconfitta ha deluso molti per i quali l’evoluzione non spiega in modo soddisfacente l’origine della vita. Cos’è che non ha funzionato?
Le lacune del “creazionismo scientifico”
Dalle testimonianze rese in tribunale è evidente che le prove scientifiche a favore della creazione non sono state in realtà poste a chiaro confronto con l’evoluzione. Sono state invece messe da parte a causa di scontri su questioni secondarie, e in particolare due dogmi del creazionismo che erano stati codificati nella legge:
1. Che la creazione abbia avuto luogo solo alcune migliaia di anni*fa.
2. Che tutti gli strati geologici siano stati formati dal Diluvio biblico.
Nessuno di questi dogmi è veramente determinante ai fini della questione centrale se gli organismi viventi siano stati creati o no. Sono semplici dottrine accettate dai seguaci di alcune chiese, in particolare dagli avventisti del settimo giorno, che costituiscono il nucleo del gruppo che ha appoggiato la legge. Quando queste credenze settarie sono state incorporate nella legge come qualcosa da insegnare obbligatoriamente nelle scuole pubbliche americane, quella legge era condannata a essere dichiarata incostituzionale.
Le dottrine dei creazionisti non sono bibliche
Ma il fatto che il creazionismo scientifico, com’è chiamato questo movimento, sia stato sconfitto in tribunale, getta forse un’ombra sulla Bibbia? Le dottrine della creazione recente e dell’origine diluviale degli strati geologici sono contenute nella Parola di Dio?
Lo studioso della Bibbia bene informato risponderebbe negativamente. La Bibbia dice chiaramente che i cieli e la terra e tutto ciò che è in essi furono creati da Dio, ma non dice quando quelle cose furono create. Quasi tutti i testimoni della difesa erano condizionati dal dogma religioso in base al quale tutt’e sei i giorni creativi di Genesi erano compresi in un periodo di 144 ore. Questo ci riporta a un errato insegnamento fondamentalista che non fu contestato dalla scienza del diciassettesimo secolo, ma che non regge più alla luce della conoscenza attuale. La Bibbia stessa non pone alcun limite di tempo ai giorni creativi.
Il primo versetto di Genesi dice semplicemente: “In principio Dio creò i cieli e la terra”. Se con questo intendiamo la creazione dei cieli stellati, delle galassie e del sistema solare di cui la terra fa parte, parliamo di avvenimenti che precedettero il primo giorno creativo. Anche la descrizione della condizione della terra che troviamo al versetto*2 si riferisce a un tempo anteriore al primo giorno. Solo ai versetti 3-5 si comincia a parlare dell’attività del primo giorno creativo.
Perciò, indipendentemente da quanto sono lunghi i giorni creativi, i versetti 1 e*2 descrivono cose che erano già state fatte, e non rientrano nel periodo di tempo che abbraccia i giorni creativi. Se i geologi vogliono dire che la terra ha 4*miliardi di anni, o gli astronomi vogliono attribuire all’universo 20*miliardi di anni, lo studioso della Bibbia non ha nulla da eccepire. La Bibbia semplicemente non indica il tempo di quegli avvenimenti.
Il successivo punto da notare è che la parola “giorno” è usata nella Bibbia con molti sensi. Non significa sempre un periodo di 24*ore. A volte significa soltanto le ore di luce diurna, cioè*12, più o meno. A volte sta per anno. A volte significa gli anni di una certa generazione. In vari riferimenti un giorno equivale a 1.000*anni, e in certi casi anche a un tempo più lungo. Senza dubbio i giorni di Genesi capitolo*1 erano molto più lunghi. Ma lì la Bibbia non dice quanto fossero lunghi.
Pertanto, tutti gli argomenti addotti al processo di Little Rock, nell’Arkansas (USA), sulla creazione recente e la pubblicità fatta alla cosa dagli strumenti di divulgazione non avevano assolutamente niente a che vedere col fatto che l’uomo sia stato creato o si sia evoluto. Il tempo e il fatto della creazione sono due cose diverse. Non si sarebbero dovute confondere le due cose.
Stabilito il punto fondamentale che il testo biblico non è in contrasto con le teorie scientifiche sull’età dell’universo, possiamo lasciare aperta anche la questione dell’età e dell’origine degli strati geologici. La Bibbia non dice assolutamente nulla sulla formazione degli strati sedimentari, se avvenisse al tempo del Diluvio o prima. Tutti i voluminosi scritti dei creazionisti su questo soggetto, sottoposti ad esame critico durante il processo, hanno avuto origine dal desiderio di conciliare l’esistenza degli strati geologici e dei fossili in essi contenuti, inclusi quelli dei dinosauri, con la loro pretesa che la terra abbia un’età compresa fra i sei e i diecimila anni. Se questa affermazione non è valida, tutto il resto dell’argomento non è pertinente.
La scienza sostiene la creazione
Molti sanno che ci sono numerose prove scientifiche a favore della creazione. Il peso di tali prove ha indotto molti eminenti scienziati del ventesimo secolo a esprimersi pubblicamente a favore della creazione e di un Creatore. Alcuni di questi sono stati William T.*Kelvin, Dmitri Mendeleev, Robert A.*Millikan, Arthur H.*Compton, Paul Dirac, George Gamov, Warren Weaver e Wernher von Braun, per citarne solo qualcuno.
Gli argomenti cosmologici a favore della creazione sono stati raccolti da Robert Jastrow nel suo libro God and the Astronomers (Dio e gli astronomi). Parlando della teoria del big bang sull’origine dell’universo, molti scienziati hanno liberamente usato la parola “creazione”. Perfino gli scienziati che personalmente sono contrari all’idea della creazione confessano con riluttanza che la natura convincente delle prove li lascia perplessi.
La Bibbia contro l’evoluzione
Per mettere chiaramente a fuoco la controversia fra creazione ed evoluzione, dobbiamo togliere il velo del dogma, residuo della religione del diciassettesimo secolo. Paragoniamo quindi, punto per punto, quello che dice la Bibbia con quello che insegnano gli evoluzionisti e vediamo cos’è in armonia con i fatti comprovati.
Primo, la Bibbia dice che Dio è la fonte della vita. (Salmo 36:9) La vita non è nata e non può nascere spontaneamente da materia senza vita. Questo fatto è in completa armonia con le leggi scientifiche e con le prove sperimentali. Le leggi della statistica, la legge dell’entropia, i calcoli della termodinamica e della cinetica portano tutti alla conclusione che la generazione spontanea della vita non è possibile. Dopo gli esperimenti di Pasteur non si crede più ai casi di generazione spontanea riferiti in passato. Negli esperimenti controllati non avviene. L’esame del suolo lunare e le analisi chimiche eseguite sulla superficie di Marte confermano che la vita non è nata su quei pianeti.
Secondo, la Bibbia dice che ogni organismo vivente genera una progenie secondo la propria specie. (Genesi 1:11, 21,*24) Né le prove fornite dalla paleontologia né gli esperimenti nel campo della riproduzione o delle mutazioni hanno mai confutato questo principio. I fossili provenienti da antichi strati geologici di specie ancora viventi sono identici alle forme attuali. Sia in natura che negli esperimenti sulla riproduzione può manifestarsi grande varietà entro una data specie, ma in nessun caso si oltrepassano i limiti producendo una nuova specie.
Terzo, per quanto riguarda l’uomo la Bibbia rivela il tempo della sua comparsa, circa 6.000 anni fa. (Piante e animali sono sulla terra da molto più tempo). Storia e archeologia sono strettamente d’accordo su questa data. Le affermazioni degli evoluzionisti circa fossili umani più antichi sono discutibili e non confutano il racconto biblico.
Rivendicata la veracità della creazione
Qual è dunque l’atteggiamento conforme alla Bibbia da assumere in questa controversia?
Che la creazione sia un fatto è esplicitamente dichiarato nella Bibbia. Essa è in armonia con le prove scientifiche fornite da astronomia, fisica, chimica, geologia e biologia.
La teoria dell’evoluzione è in diretto contrasto con la Bibbia. Essa non ha fornito una spiegazione soddisfacente dei fatti paleontologici e biologici.
La Bibbia non fissa il tempo in cui furono creati “i cieli e la terra”. La posizione dei creazionisti a questo riguardo non è sostenuta dalla Bibbia, e le loro teorie sono in contrasto con i fatti dell’astronomia, della fisica e della geologia.
La fede del cristiano nel racconto della creazione riportato in Genesi rimane salda e non è scossa dalle attuali dispute religioso-scientifiche. Questa fede si basa sull’“evidente dimostrazione di realtà benché non vedute”. (Ebrei 11:1) Soprattutto è sostenuta dalla testimonianza di Gesù Cristo: “Non avete letto che colui che li creò dal principio li fece maschio e femmina?” Inoltre, nella rivelazione, che Dio gli diede, leggiamo: “Degno sei, Geova, Dio nostro, di ricevere la gloria e l’onore e la potenza, perché tu creasti tutte le cose, e a causa della tua volontà esse esisterono e furon create”. —*Matteo 19:4,*5; Rivelazione 4:11; 1:1.
Ciao Riccardo
La teoria dell’evoluzione è in diretto contrasto con la Bibbia. Essa non ha fornito una spiegazione soddisfacente dei fatti paleontologici e biologici.
questo è assolutamente falso;
si tratta di un trucco retorico da quattro soldi; la scienza, per definizione, non offre mai risposte definitive, e pertanto è improprio pretenderle;
essa invece, come metodo, fornisce le spiegazioni che, a partire dai dati disponibili, sono quelle non confutate e più logicamente verosimili;
affermare che "siccome la scienza non offre certezze totali e definitive sulle sue ipotesi" la teoria evoluzionista è sbagliata e perciò è giusta quella creazionista è un trucco da due soldi, degno del gioco delle tre carte.
si tratta di un trucco retorico da quattro soldi; la scienza, per definizione, non offre mai risposte definitive, e pertanto è improprio pretenderle;
essa invece, come metodo, fornisce le spiegazioni che, a partire dai dati disponibili, sono quelle non confutate e più logicamente verosimili;
affermare che "siccome la scienza non offre certezze totali e definitive sulle sue ipotesi" la teoria evoluzionista è sbagliata e perciò è giusta quella creazionista è un trucco da due soldi, degno del gioco delle tre carte.
caro Ax per sostenere quello che dici ci vogliono prove : dove sono? Ciao Riccardo
caro Ax per sostenere quello che dici ci vogliono prove : dove sono? Ciao Riccardo
no, è il contrario di come la poni tu, per definizione tecnica ed epistemologica:
puoi tranquillamente consultare testi di metodologia scientifica ed epistemologia, ma se non hai questa pazienza non puoi pretendere di discettare sulla questione o citare discorsi capziosi e fuorvianti;
la scienza - ripeto - osserva e cataloga i dati e fornisce spiegazioni in base a quelli, finché non viene confutata la teoria dall'emersione di un dato che ne contraddica la logica;
nessuna teoria scientifica risulta più accettabile se viene confutata e, per mestiere, tutti gli scienziati cercano di confutare in modo definitivo tutte le teorie, e quella evoluzionista non è stata confutata affatto;
nessuna teoria davvero scientifica - per definizione - può offrire una verità definitiva, dato che l'ipotesi può essere sempre raffinata e corretta;
ma questo non autorizza certo a declassarla e porre sullo stesso piano qualsiasi fantasia mitologica priva del corredo fattuale e sperimentale;
se ti devono prescrivere un farmaco o fare un trapianto, si orientano su nozioni biologicamente sperimentate e confutabili fondate sulle teorie evolutive, non su fantasie bibliche, così come sperimentali sono le proprietà fisiche e chimiche della materia, quelle che ti consentono di scrivere quello che ti pare comodamente da casa tua;
ora, io non ho assolutamente niente contro chi crede in quello che vuole; ma la pretesa di passare come "verità" dei procedimenti sillogici falsi merita un gran pernacchione, nonostante pochi scienziati desiderosi di compiacere autorità religiose e trovare fondi e opportunità di pubblicazione, notorietà facile, si prestino;
ma nei centri di ricerca e nelle università, nessuno di quelli ha davvero spazio, nonostante il fatto che se i loro argomenti fossero davvero solidi si dovrebbero forzosamente considerare irrefutabili, per metodo; invece ciò non è mai avvenuto, perché così non è;
gli scienziati nel mondo, in grado di valutare, sono decine di milioni, mica una setta segreta, eh...
Ma cosa vieta (facciamoci la domanda) che Dio possa essersi servito della naturale evoluzione delle specie, per portare avanti il Suo Disegno sull'Umanità? La questione è dibattuta perfino in ambito scientifico, visto che proprio la madre Scienza parte dall'assunto che da niente non viene niente: Ma tutto si trasforma....
«Parlare di origine del mondo porta inevitabilmente a pensare alla creazione e, guardando la natura, si scopre che esiste un ordine troppo preciso che non può essere il risultato di un “caso”, di scontri tra “forze” come noi fisici continuiamo a sostenere. Ma credo che sia più evidente in noi che in altri l’esistenza di un ordine prestabilito nelle cose. Noi arriviamo a Dio percorrendo la strada della ragione, altri seguono la strada dell’irrazionale» (citato in C. Fiore, “Scienza e fede”, elledici, Leumann (TO) 1986, p. 23).
Poco prima di Natale ha partecipato ad un convegno organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze, guidata da un altro Premio Nobel, il biologo Werner Arber. Rubbia ha proposto una bellissima relazione intitolata dal quotidiano Liberal così: “La vita sulla Terra ha un solo Padre“. Citiamo alcuni passaggi: «Con alta precisione, oggi vediamo che il cosmo è straordinariamente unico, caratterizzato dal valore ½° =1. La natura dell’universo non è dunque casuale, essa è il risultato di un evento unico e straordinario, possibile solamente per questo valore [...]. Grazie a potentissimi anelli di collisione tra fasci di altissima energia, è possibile ripetere le fasi iniziali dell’evoluzione della materia cosmica, con la creazione nel laboratorio di tutta una serie di straordinari fenomeni che ci permettono di esplorare le condizioni dell’Universo fino a qualche miliardesimo di secondo dopo il big-bang. Anche a questi incredibili istanti, la creazione iniziale era già un fatto compiuto. L’uomo di scienza non può non sentirsi umile, commosso ed affascinato di fronte a questo immenso atto creativo, così perfetto e così immenso e generato nella sua integralità a tempi così brevi dall’inizio dello spazio e del tempo. Vanno ricordate le fasi successive di questa immensa trasformazione a partire dalla creazione fino al giorno d’oggi. L’universo si è evoluto in maniera unitaria e coerente, come se fosse un unico tutto. Ricordiamo a questo proposito le parole della Genesi, dove si dice: “Dio pose le costellazioni nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona”».
Rubbia passa poi a tratteggiare «un altro successivo immenso evento», ovvero «la creazione della vita [...] Una delle più importanti conquiste della scienza moderna è quella che le leggi della fisica e conseguentemente il comportamento della materia sono invarianti nello spazio e nel tempo. Esse sono dimostrabilmente le stesse a miliardi di anni luce da noi e miliardi di anni fa. Ciò è facilmente comprensibile se si pensa che oggi sappiamo che le leggi fondamentali della fisica sono state per così dire inscritte nelle proprietà “geometriche” dello spazio, ancorché vuoto e quindi prescindono dalla materia fisica in esso eventualmente contenuta. La materia che costituisce l’Universo quindi esprime per così dire il suo “libero arbitrio”, all’interno di strette regole definite apriori, che preesistono alla sua creazione e successiva evoluzione». Il Premio Nobel intende anche sfatare «un’impressione, e cioè il fatto che essendo senza dubbio la Terra solamente un pianeta su tanti possibili in cui condizioni idonee per la vita si sono realizzate, la probabilità di un tale evento sia necessariamente elevata: in realtà questo ragionamento non è valido. Anche se questo fosse un fenomeno unico nell’universo, per definizione esso è avvenuto sulla nostra terra». Tuttavia «è perfettamente concepibile che si costruisca pian piano, come del resto comprovato per gli elementi più semplici, da qualche parte nelle immensità dell’Universo anche la struttura chimica della prima cellula vivente. Va ricordato che nelle sue forme più elementari, tuttavia capaci di riprodursi, la vita abbisogna di un numero relativamente limitato, da alcune decine ad alcune centinaia di migliaia di atomi. Va inoltre ricordato che grazie alla presenza della forte affinità chimica, questo non è puramente una roulette, in quanto elementi più complessi (proteine) sono costruibili a partire da componenti, da “mattoni” più semplici, già pre-costituiti».
Il celebre fisico parla anche dell’evoluzione della vita, «fortemente influenzata dalle condizioni specifiche al nostro pianeta. Ad esempio le transizioni tra grandi periodi geologici, caratterizzati da forme profondamente diverse di vita, come ad esempio il Giurassico, il Cambiano ecc. sembrano essere state determinate da eventi catastrofici e dalle immense estinzioni delle specie prodotte. La fine dei dinosauri e il passaggio ai mammiferi fu un passo evolutivo importante, per cui fu determinante il cambiamento climatico, probabilmente conseguente all’impatto di una meteorite sulla penisola dello Yucatan e del conseguente temporaneo periodo di oscurità e di freddo durato alcuni anni con conseguente estinzione delle specie meno preparate a subire questo straordinario shock climatico, che apparentemente eliminò tutte le specie di dimensioni più grandi di alcuni centimetri e specialmente quelle al momento più evolute e quindi più fragili. È quindi evidente che su di un altro ipotetico pianeta, pur assumendo una simile “partenza” probabilistica, è completamente improbabile che la forma di vita risultante sia, per così dire, la copia-carbone di quella su terra. Tutto ciò depone a favore a due fatti importanti: che l’evoluzione della vita segue una linea precisa a partire molto probabilmente da un unico e singolo fatto iniziale, il primo DNA da cui è conseguita tutta l’evoluzione, motivata da tutta una serie di eventi esterni fa sì che essa abbia una grandissima specificità che rende probabilmente unica la vita su terra, come noi la intendiamo. Oggi sappiamo che l’uomo rappresenta uno degli ultimi anelli della vita. Ciononostante la struttura dettagliata del DNA umano è solo leggermente diversa da quella degli altri esseri viventi. È questa una differenza morfologicamente piccola in sé, ma enormemente diversa per quanto riguarda le sue conseguenze. L’uomo è quindi strutturalmente fondamentalmente diverso dalle altre specie animali conosciute. Ha caratteristiche che lo contraddistinguono profondamente e in maniera unica».
Il fisico conclude il suo intervento augurandosi che la scienza scopra l’esistenza di altra vita nell’immenso universo. «Ma la scoperta di una eventuale vita extra-terrestre, con tutte le somiglianze e diversità rispetto alla nostra», continua, «arricchiranno ancora di più l’unicità dell’uomo in tutti i suoi aspetti e ci aiuteranno a meglio percepire e apprezzare gli immensi patrimoni di umanità e di saggezza che abbiamo ricevuto e di cui dobbiamo fare il più prezioso utilizzo, così ben ricordato in quella meravigliosa immagine dell’uomo con il dito puntato verso il Creatore nel fantastico affresco di Michelangelo nella Cappella Sistina».
Ma cosa vieta (facciamoci la domanda) che Dio possa essersi servito della naturale evoluzione delle specie, per portare avanti il Suo Disegno sull'Umanità? La questione è dibattuta perfino in ambito scientifico, visto che proprio la madre Scienza parte dall'assunto che da niente non viene niente: Ma tutto si trasforma....
benissimo; questo è già un modo più progredito di ragionare, che non ho nessun motivo per contestare; anche se si limita ad una questione strumentale e di forma;
perché quando si ritorna ai quesiti originari della creazione, del Bene e del Male, del libero arbitrio, peccato originale, riemergono tutti i millenari dissidi su tutto, a testimoniare che niente di tutto ciò rappresenta una verità auto-evidente al di là del mero e privato sentimento di ognuno.
Ottimo! Altrimenti scomparirebbe il concetto stesso di FEDE. Su certe tematiche, la Ragione lascia inevitabilmente spazio alla Fede.
La scienza senza la religione è zoppa. La religione senza la scienza è cieca.
Albert Einstein
questa è un'opinione; il fatto che provenga da uno scienziato non ne fa una "verità" scientifica, non dimenticarlo;
la scienza è un metodo per spiegare le cose osservando i dati di fatto, mediante approssimazione verso l'esattezza;
la filosofia e l'umanesimo sono cose importantissime, ma distinte, fatta eccezione per la filosofia del metodo e l'epistemologia.
Allora: Per prima cosa togli tutti quei "se", quei "ma" e quei condizionali. Gesù Cristo ha voluto fare una Storia precisa. Con la Chiesa e con l'Umanità intera. E' perciò necessario partire dai fatti e dalla realtà che ci circonda.
Se il Salvatore del mondo ha conferito quel preciso mandato ai Suoi Apostoli (ripeto, creature fragili e deboli in sè stesse) presupponeva la Sua continua assistenza ("Ed ecco, non abbiate timore, io sarò con voi ogni giorno. Fino alla fine del mondo!")
Questo per dire che Egli, attraverso la Chiesa, non pone dei limiti alla nostra libertà, Silvia. Ma semmai la sollecita, la invita a ponderare e discernere i diversi aspetti che possono portarci alla piena realizzazione di noi stessi. In ogni ambito.
La nostra tentazione è sempre quella di fabbricarci un dio e una religione a nostro uso e consumo: Prendo ciò che mi aggrada e getto via ciò che mi scomoda.....
Non hai risposto alla mia domanda. Quando dice ciò che scioglierete in terra etc ...parla anche del matrimonio si o no?
Io sono il problema e io la soluzione "L'attesa del piacere è essa stessa il piacere" G.E.L
Purtroppo con la fede dai le risposte che a te sembrano più opportune ed infatti, soggetto che trovi, fede e relative risposte diverse che hai, che al dunque non illustrano nulla se non il pensiero di chi dice.
Perché le fedi sono infinite e una vale l'altra quanto a validità dell'affermare, discriminate solo dal gradimento soggettivo proprio.
Certo puoi dire che all'inizio di tutto c'è dio, ma è una affermazione che vale una diversa che ci mette altro e anche mettendoci dio poi si pone il tipo di dio e anche qui una affermazione vale l'altra tanto che le forme di dio, vero, proposte sono una moltitudine.
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