Un concubino, come disse il prete meglio assassino che concubino
Vedi come e' facile meritare la vendetta del tuo dio e cio' per quale strage?
Questa e' nuova, concubini peggio di tutti
Concubini più pericolosi degli usurai
«Si denuncia da me sottoscritto Curato in S. Giorgio Maggiore di Napoli a cotesta Corte arcivescovale di Napoli come nel ristretto di mia parrocchia~ v' habita Vittoria de Prisco vidova, quale tiene prattica carnale e vivono uxorio modo con Sabbato d' Avella ussoraro nella città della Cava, con publico scandalo di tutt' il vicinato».
«Et essendo più volte da me paternamente ammoniti e non curandosi di ciò, hanno sequitato e sequitano con più scandolo: per tanto ricorro a detta Corte per gl' opportuni rimedij». Cominciò così il 18 gennaio 1713, con la denuncia di un parroco, un breve procedimento giudiziario, uno degli oltre 6.000 intentati tra Cinque e Settecento a coppie di fatto di Napoli e diocesi. Il caso di San Giorgio è di notevole interesse, perché alla convivenza more uxorio si accompagnava, per l' uomo, l' aggravante dell' usura, cioè la responsabilità di un peccato/delitto tra i più odiosi, ieri come oggi. Ma la circostanza, segnalata forse intenzionalmente dall' ecclesiastico, fu trascurata dalla Curia: era il concubinato, non l' usura, l' abuso da combattere senza tregua. Di lì a poco, infatti, un ultimatum del vicario generale raggiunse i due. O si separavano subito, o la scomunica era inevitabile, con i suoi pesanti strascichi: cartelli affissi sui muri di casa e della parrocchia, impossibilità di mettere piede in chiesa, e soprattutto, in
http://ricerca.repubblica.it/repubbl...li-usurai.html

Vedi come e' facile meritare la vendetta del tuo dio e cio' per quale strage?
Questa e' nuova, concubini peggio di tutti
Concubini più pericolosi degli usurai
«Si denuncia da me sottoscritto Curato in S. Giorgio Maggiore di Napoli a cotesta Corte arcivescovale di Napoli come nel ristretto di mia parrocchia~ v' habita Vittoria de Prisco vidova, quale tiene prattica carnale e vivono uxorio modo con Sabbato d' Avella ussoraro nella città della Cava, con publico scandalo di tutt' il vicinato».
«Et essendo più volte da me paternamente ammoniti e non curandosi di ciò, hanno sequitato e sequitano con più scandolo: per tanto ricorro a detta Corte per gl' opportuni rimedij». Cominciò così il 18 gennaio 1713, con la denuncia di un parroco, un breve procedimento giudiziario, uno degli oltre 6.000 intentati tra Cinque e Settecento a coppie di fatto di Napoli e diocesi. Il caso di San Giorgio è di notevole interesse, perché alla convivenza more uxorio si accompagnava, per l' uomo, l' aggravante dell' usura, cioè la responsabilità di un peccato/delitto tra i più odiosi, ieri come oggi. Ma la circostanza, segnalata forse intenzionalmente dall' ecclesiastico, fu trascurata dalla Curia: era il concubinato, non l' usura, l' abuso da combattere senza tregua. Di lì a poco, infatti, un ultimatum del vicario generale raggiunse i due. O si separavano subito, o la scomunica era inevitabile, con i suoi pesanti strascichi: cartelli affissi sui muri di casa e della parrocchia, impossibilità di mettere piede in chiesa, e soprattutto, in
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