Gesù, storia o leggenda?

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    • 24/03/05
    • 15327

    #796
    non vorrai che faccia la fine di Giordano Bruno usando l´autonomo concernere..
    " Non siamo in un salotto borbonico col mignolo sollevato e l'inchino obbligatorio. Qui siamo tutti uguali. Non ti aspettare in un forum cose difficili da trovare pure tra amici e parenti." Nahui

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    • crepuscolo
      Opinionista
      • 08/10/07
      • 24570

      #797
      Iniziazione al Vangelo e discepolato

      Gesù è colui che costantemente impara dal Padre e " fa ciò che fa il Padre" ( Gv 5,17; 14,10) ed in questo consiste tutto il suo agire ed insegnare, nei Vangeli: in questo egli è Maestro per i suoi discepoli, che devono giungere fino a lui, fino a questo imparare e fare divino.
      Una nozione molto simile di questo "aprirsi" della verità nei discepoli si è delineata di recente, del tutto autonomamente da problematiche religiose, nella teoria dell'evoluzione della specie. Lorenz la chiama "folgorazione": è "un nuovo piano di oggettivazione del proprio ambiente; nell'attimo in cui il nostro antenato preistorico ha riconosciuto per la prima volta la propria mano che afferrava la cosa e la cosa stessa come oggetti entrambi reali del mondo esteriore, la sua comprensione del processo dell'afferrare è diventata un afferrare metaforico, ed il suo sapere relativo alle qualità essenziali dell'oggetto afferrato è diventato concetto". ( K. Lorenz "L'altra faccia dello specchio. Per una storia naturale della conoscenza").
      Così anche per i discepoli di Gesù. La loro iniziazione al Vangelo è il dispiegarsi di una "folgorazione". Dapprima, come il distacco dal kosmos ( dal "piano di oggettivazione" che lì era possibile) i discepoli imparano a riconoscere la propria ragione come un elemento analogo ai fenomeni che essa "afferra" e chiama realtà. la ragione che "afferra" e ciò che ne è afferrato cominciano cioè ad appartenere entrambi ad un mondo esteriore al discepolo, via via sempre esteriore a ciò che intanto sta germinando e crescendo dentro di lui come un "nuovo piano di oggettivazione". L'attività della ragione diviene dunque sempre più " un afferrare metaforico", ed ogni concetto di cui la ragione fa uso in tale suo "afferrare" si rivela essere metafora, similitudine, paroimia. Prende forma così nel discepolo un ulteriore sapere: un sapere nuovo riguardo a ciò che prima era il suo sapere, un nuovo concetto di ciò che prima erano semplicemente i suoi concetti. Questo nuovo sapere è l'oggetto costante dell'insegnamento di Gesù: insegnamento che, tuttavia, è ancor sempre espresso in parole, in concetti appartenenti al kosmos, cioè al "piano di oggettivazione" che sta al di qua della "folgorazione" stessa, e diviene perciò sempre più inutile. La fase ulteriore della "folgorazione" è quella del "parlare apertamente del Padre", senza più nessuna paroimia: ovvero il definitivo abbandono del linguaggio come mezzo di comunicazione: sia per l'inutilità, l'insufficienza di esso, e sia anche perché da là dalla soglia a cui i discepoli si avvicinavano ( e alla quale gli evangelisti intendevano guidare i loro lettori) non vi era comunicazione alcuna, all'infuori di quel dialogo tra il discepolo in sé medesimo.
      I Vangeli sono interamente al di qua di questa soglia, in quanto opere formulate appunto nel linguaggio della ragione. Nell'insegnamento di Gesù che essi riferiscono non vi è nulla che non sia paroimia, similitudine che adopera il linguaggio della ragione per condurre metodicamente verso la soglia della ragione stessa, e che accumula, in ogni spiegazione che dà di sé, sempre nuove similitudini, il cui compito non è tuttavia di spiegare alla ragione, bensì a ciò che ha inizio oltre la sua soglia.
      Per il discepolo, tali similitudini stanno al "nuovo piano di oggettivazione" come i passi sempre più brevi di chi soffra di vertigini stanno, sul limitare del precipizio, allo spazio che si apre di là dall'orlo, con la particolarità che chi aveva avuto il coraggio di seguire Gesù fin là, era, per dir così, in grado di volare,e là l'avrebbe scoperto. Lo pneuma "dimora in voi e sarà in voi". Pazientemente, passo dopo passo, Gesù spingeva cioè i suoi verso quell'orlo di se stessi, senza badare all'angoscia che esso suscitava in loro: perché arrivati a quel punto estremo essi si accorgessero di come il loro essere autentico si trovasse tutto quanto già oltre: di come ascoltare "la voce del vento divino" fosse in realtà un ascoltare se stessi.
      Al contempo, e per i medesimi motivi, l'insegnamento di Gesù riportato dai Vangeli è tutto quanto al di là di quella soglia: è " tutto ciò che ho udito dal Padre", "una verità tutta intera" da riapprendere e riconoscere attraverso la rammemorazione resa possibile nei discepoli dallo Spirito, ovvero da ciò che è di là dalla soglia.
      Mentre il giungere dei discepoli oltre tale soglia è proprio come il passaggio di Pietro dalla barca alle onde sulle quali incomincia a camminare per raggiungere Gesù. Egli fa ciò obbedendo alle parole di Gesù stesso, rivolte alla sua ragione: ma né la ragione, né il linguaggio di essa avrebbero potuto essere di nessun aiuto a Pietro, quando egli aveva scavalcato la barca e posava i piedi sull'acqua. E infatti taceva, durante quei pochi passi che gli riuscì di compiere: in quegli istanti la ragione come il linguaggio erano rimasti indietro, inutili, inconsistenti come la legge di gravità prodigiosamente annullatasi. Pietro ricominciò ad usare parole quando "ebbe paura" e affondò, chiamando aiuto. Così è anche per il discepolo del Vangelo: la verità, la nuova immagine del mondo nella quale egli entra, non gli lascia più spazio per la mediazione razionale , ma è semplicemente. E ciò che in essa si richiede al discepolo, e l'unica che egli possa fare in essa e con essa, è appunto esserla, sperimentarla senza più mediazione alcuna. Questo esserla è il rapporto che ha con essa lo stesso Gesù. e che appunto rende possibile una frase come "io sono la via, la verità, la vita", insensata dal punto di vista del nostro linguaggio, se non a condizione di interpretare la "via", la "verità", la "vita" come altrettante allegorie, e così anche altre frasi, ancor più paradossali e incentrate anch'esse sull'essere: come ad esempio " io sono nel Padre mio ed il Padre è in me" (Gv.17,21), " tu sei in me, Padre, e io in te, e [fa'] che siano anch'essi in noi una cosa sola [...] e che io sia in loro e tu con me" (Gv. 17,23): frasi del tutto illeggibili, se non appunto nella prospettiva di quell'"essere verità".
      La possibilità di apprendere dal Vangelo si colloca tutta quanta in tale prospettiva. Occorre imparare ad essere tutto ciò che il linguaggio del Vangelo riesce a dire solamente in similitudini sempre insufficienti. E a ciò Gesù costringe i suoi discepoli , apprestando per loro situazioni-limite, nelle quali essi non abbiano altra scelta se non appunto essere più di ciò che sanno, di ciò che la ragione non riesce a comprendere.
      Last edited by crepuscolo; 29-05-2015, 11:27.

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      • axeUgene
        Opinionista

        • 17/04/10
        • 24593

        #798
        Originariamente Scritto da crepuscolo Visualizza Messaggio
        Iniziazione al Vangelo

        Gesù è colui che costantemente impara dal Padre e " fa ciò che fa il Padre" ( Gv 5,17; 14,10) ed in questo consiste tutto il suo agire ed insegnare, nei Vangeli: in questo egli è Maestro per i suoi discepoli, che devono giungere fino a lui, fino a questo imparare e fare divino.
        Una nozione molto simile di questo "aprirsi" della verità nei discepoli si è delineata di recente, del tutto autonomamente da problematiche religiose, nella teoria dell'evoluzione della specie. Lorenz la chiama "folgorazione": è "un nuovo piano di oggettivazione del proprio ambiente; nell'attimo in cui il nostro antenato preistorico ha riconosciuto per la prima volta la propria mano che afferrava la cosa e la cosa stessa come oggetti entrambi reali del mondo esteriore, la sua comprensione del processo dell'afferrare è diventata un afferrare metaforico, ed il suo sapere relativo alle qualità essenziali dell'oggetto afferrato è diventato concetto". ( K. Lorenz "L'altra faccia dello specchio. Per una storia naturale della conoscenza").
        Così anche per i discepoli di Gesù. La loro iniziazione al Vangelo è il dispiegarsi di una "folgorazione". Dapprima, come il distacco dal kosmos ( dal "piano di oggettivazione" che lì era possibile) i discepoli imparano a riconoscere la propria ragione come un elemento analogo ai fenomeni che essa "afferra" e chiama realtà. la ragione che "afferra" e ciò che ne è afferrato cominciano cioè ad appartenere entrambi ad un mondo esteriore al discepolo, via via sempre esteriore a ciò che intanto sta germinando e crescendo dentro di lui come un "nuovo piano di oggettivazione". L'attività della ragione diviene dunque sempre più " un afferrare metaforico", ed ogni concetto di cui la ragione fa uso in tale suo "afferrare" si rivela essere metafora, similitudine, paroimia. Prende forma così nel discepolo un ulteriore sapere: un sapere nuovo riguardo a ciò che prima era il suo sapere, un nuovo concetto di ciò che prima erano semplicemente i suoi concetti. Questo nuovo sapere è l'oggetto costante dell'insegnamento di Gesù: insegnamento che, tuttavia, è ancor sempre espresso in parole, in concetti appartenenti al kosmos, cioè al "piano di oggettivazione" che sta al di qua della "folgorazione" stessa, e diviene perciò sempre più inutile. La fase ulteriore della "folgorazione" è quella del "parlare apertamente del Padre", senza più nessuna paroimia: ovvero il definitivo abbandono del linguaggio come mezzo di comunicazione: sia per l'inutilità, l'insufficienza di esso, e sia anche perché da là dalla soglia a cui i discepoli si avvicinavano ( e alla quale gli evangelisti intendevano guidare i loro lettori) non vi era comunicazione alcuna, all'infuori di quel dialogo tra il discepolo in sé medesimo.
        I vangeli sono interamente al di qua di questa soglia, in quanto opere formulate appunto nel linguaggio della ragione. Nell'insegnamento di Gesù che essi riferiscono non vi è nulla che non sia paroimia, similitudine che adopera il linguaggio della ragione per condurre metodicamente verso la soglia della ragione stessa, e che accumula, in ogni spiegazione che dà di sé, sempre nuove similitudini, il cui compito non è tuttavia di spiegare alla ragione, bensì a ciò che ha inizio oltre la sua soglia.
        Per il discepolo, tali similitudini stanno al "nuovo piano di oggettivazione" come i passi sempre più brevi di chi soffra di vertigini stanno, sul limitare del precipizio, allo spazio che si apre di là dall'orlo. con la particolarità che chi aveva avuto il coraggio di seguire Gesù fin là, era, per dir così, in grado di volare,e là l'avrebbe scoperto. Lo pneuma "dimora in voi e sarà in voi". Pazientemente, passo dopo passo, Gesù spingeva cioè i suoi verso quell'orlo di se stessi, senza badare all'angoscia che esso suscitava in loro: perché arrivati a quel punto estremo essi si accorgessero di come il loro essere autentico si trovasse tutto quanto già oltre: di come ascoltare "la voce del vento divino" fosse in realtà un ascoltare se stessi.
        Al contempo, e per i medesimi motivi, l'insegnamento di Gesù riportato dai Vangeli è tutto quanto al di là di quella soglia: è " tutto ciò che ho udito dal Padre", "una verità tutta intera" da riapprendere e riconoscere attraverso la rammemorazione resa possibile nei discepoli dallo Spirito, ovvero da ciò che di là dalla soglia.
        Mentre il giungere dei discepoli oltre tale soglia è proprio come il passaggio di Pietro dalla barca alle onde sulle quali incomincia a camminare per raggiungere Gesù. Egli fa ciò obbedendo alle parole di Gesù stesso, rivolte alla sua ragione: ma né la ragione, né il linguaggio di essa avrebbero potuto essere di nessun aiuto a Pietro, quando egli aveva scavalcato la barca e posava i piedi sull'acqua. E infatti taceva, durante quei pochi passi che gli riuscì di compiere: in quegli istanti la ragione come il linguaggio erano rimasti indietro, inutili, inconsistenti come la legge di gravità prodigiosamente annullatasi. Pietro ricominciò ad usare parole quando "ebbe paura" e affondò, chiamando aiuto. Così è anche per il discepolo del Vangelo: la verità, la nuova immagine del mondo nella quale egli entra, non gli lascia più spazio per la mediazione razionale , ma è semplicemente. E ciò che in essa si richiede al discepolo, e l'unica che egli possa fare in essa e con essa, è appunto esserla, sperimentarla senza più mediazione alcuna. Questo esserla è il rapporto che ha con essa lo stesso Gesù. e che appunto rende possibile una frase come "io sono la via, la verità, la vira", insensata dal punto di vista del nostro linguaggio, se non a condizione di interpretare la "via", la "verità", la "vita" come altrettante allegorie, e così anche altre frasi, ancor più paradossali e incentrate anch'esse sull'essere: come ad esempio " io sono nel Padre mio ed il Padre è in me" (Gv.17,21), " tu sei in me, Padre, e io in te, e [fa'] che siano anch'essi in noi una cosa sola [...] e che io sia in loro e tu con me" (Gv. 17,23): frasi del tutto illeggibili, se non appunto nella prospettiva di Quell'"essere verità".
        La possibilità di apprendere dal Vangelo si colloca tutta quanta in tale prospettiva. Occorre imparare ad essere tutto ciò che il linguaggio del Vangelo riesce a dire solamente in similitudini sempre insufficienti. E a ciò Gesù costringe i suoi discepoli , apprestando per loro situazioni-limite, nelle quali essi non abbiano altra scelta se non appunto essere più di ciò che sanno, di ciò che la ragione non riesce a comprendere.
        molto interessante;
        ma ti renderai conto che questa è anche una negazione della possibilità stessa di comprendere il contenuto evangelico, dato che esso è - per noi - per forza di cose veicolato dal linguaggio;

        e ritorna il punto che ho sollevato più volte:
        se affermi l'imponderabilità di qualcosa attraverso la ragione, le convenzioni linguistiche, ecc... non puoi nemmeno pretendere di darne interpretazione e farne oggetto di dialettica, dire Gesù di qua, Gesù di là, Dio...;
        e tantomeno essere fonte di precetti ispirati a una "Giustizia".
        c'è del lardo in Garfagnana

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        • crepuscolo
          Opinionista
          • 08/10/07
          • 24570

          #799
          Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
          molto interessante;
          ma ti renderai conto che questa è anche una negazione della possibilità stessa di comprendere il contenuto evangelico, dato che esso è - per noi - per forza di cose veicolato dal linguaggio;

          e ritorna il punto che ho sollevato più volte:
          se affermi l'imponderabilità di qualcosa attraverso la ragione, le convenzioni linguistiche, ecc... non puoi nemmeno pretendere di darne interpretazione e farne oggetto di dialettica, dire Gesù di qua, Gesù di là, Dio...;
          e tantomeno essere fonte di precetti ispirati a una "Giustizia".
          Infatti quando tu pretendevi da me di oggettivare il mio pensiero riguardo a Dio ti ho sempre detto che la ricerca del divino è un fatto soggettivo e personale; si può tirate ad indovinare usando la ragione ma come puoi accorgerti leggendo i Vangeli sembrerebbe che il divino vada oltre di essa. Il fatto poi dell'incompatibilità tra il libero arbitrio e l'onniscenza di Dio è un fatto che non trova spiegazione nel kosmos, nel mondo che noi abbiamo in mente, nel mondo che crediamo che sia usando la nostra ragione, quindi è un labirinto senza uscita, come ti dissi, e dal quale non si esce.
          Devo dire infine che questo libro di Sibaldi mi ha aperto la mente verso una comprensione più profonda dei Vangeli e non certo come la spiegano in chiesa.
          Aggiungo che il mio modo di parlare di Gesù è per amore verso di lui e probabilmente per far conoscere meglio la sua figura a chi non la conosce o la conosce in maniera distorta, poi se vogliamo entrare in quel senso sopra descritto bisogna procedere a tappe ma sempre in considerazione che le allegorie usate nei Vangeli per poter oltrepassare la soglia sono necessarie al discepolato, a chi si mette alla sequela di Gesù. Gli altri sono fuori non sentono e non vedono e per loro Gesù parlava in parabole affinché restassero sordi e ciechi.
          Last edited by crepuscolo; 29-05-2015, 13:01.

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          • conogelato
            Candle in the wind

            • 17/07/06
            • 66039

            #800
            Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
            legittimo credere nell'interpretazione che vuoi di quelle parole;

            ma questo non rende certo convincente l'assurdità di un Dio che vorresti buono e misericordioso, ma al tempo stesso creatore di tutto, inclusa la possibilità del male e della sofferenza, che i pretesi depositari della verità spiegano col "mistero";

            se resta una privata predilezione, niente in contrario; ce n'è di peggiori;
            ma se su queste premesse si vuol dire come si dovrebbe vivere, con chi e quando trombare, ecc... capisci bene che devi prendere il numerino e metterti in fila come tutti gli altri che esprimono idee;

            la dottrina e l'istituzione sono certamente robe umane;
            fragorosamente no, ma cadono da secoli;

            un bel pezzo è venuto giù qualche giorno fa, quando un popolo arruolato d'ufficio come "cattolico" ha clamorosamente smentito la dottrina della famiglia, quella centrale e peculiare, e nel modo più radicale possibile, mostrando la differenza tra illusione e realtà;
            quelli sono i cristiani veri, che accolgono, non discriminano, non guardano pagliuzze e non scagliano la prima pietra su chi è diverso;
            non le tonache che pretendono di essere interpreti autentici.
            Dimmi, Gesù Cristo quando fondò la Chiesa su Pietro e sugli Apostoli, profetizzò successi, applausi e consenso?

            Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. 19 Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia. 20 Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. 21 Ma tutto questo vi faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato. 22 Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero alcun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato. 23 Chi odia me, odia anche il Padre mio. 24 Se non avessi fatto in mezzo a loro opere che nessun altro mai ha fatto, non avrebbero alcun peccato; ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre mio. 25 Questo perché si adempisse la parola scritta nella loro Legge: Mi hanno odiato senza ragione. (Giovanni 15)

            Come vedi, la Misericordia e l'Onnipotenza di Dio, si sposano sempre con la Libertà dell'Uomo...
            amate i vostri nemici

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            • Vega
              Opinionista

              • 04/05/05
              • 17965

              #801
              Pur di non rispondere a nulla, pur di non prenderti nessuna responsabilità, pur di avere sempre e solo ragione, faresti di tutto.
              Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

              Comment

              • conogelato
                Candle in the wind

                • 17/07/06
                • 66039

                #802
                Originariamente Scritto da crepuscolo Visualizza Messaggio
                Povero Pietro, prima si era spinto dove il sangue umano non poteva arrivare ma subito dopo è ritornato per terra fragorosamente, tant'è che Gesù l'ha paragonato a Satana.
                Perché cono posti solo quello che ti piace e ti fa comodo?
                Siamo tutti Satana quando neghiamo la Croce come Salvezza nostra e del mondo, amico Crep. Pietro non voleva, umanamente, che il suo Maestro andasse a morire a Gerusalemme. "Ma tu parli secondo gli uomini e non secondo Dio" gli rispose infatti Gesù.
                Se nella nostra vita abbracciamo la Croce che ognuno di noi ha, invece di fuggirla e maledirla, siamo Suoi veri seguaci. Altrimenti solo di facciata.

                «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
                Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». MATTEO 11
                amate i vostri nemici

                Comment

                • conogelato
                  Candle in the wind

                  • 17/07/06
                  • 66039

                  #803
                  Originariamente Scritto da Vega Visualizza Messaggio
                  Pur di non rispondere a nulla, pur di non prenderti nessuna responsabilità, pur di avere sempre e solo ragione, faresti di tutto.
                  Stiamo forse giocando come bambini a chi ha torto e chi ragione, Laurina? Il confronto sincero e civile, ricordalo bene, conduce sempre a un'illuminazione!

                  ciao, buon week-end.
                  buon week-end a tutti, gente.
                  amate i vostri nemici

                  Comment

                  • Vega
                    Opinionista

                    • 04/05/05
                    • 17965

                    #804
                    Ma chissà perchè te brancoli sempre nel buio più totale.

                    E invece sì, siamo qui a dire chi ha ragione e chi no. E per primo tu, proprio perchè stai qui a dire che sei portatore della "Verità", addirittura delle parole di una divinità e chi non segue queste parole sbaglia, pecca e così via.

                    Però i conti non tornano e fare finta non serve. Questo ti riguarda proprio da vicino visto che ci imbastisci tutta la tua vita!
                    Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

                    Comment

                    • crepuscolo
                      Opinionista
                      • 08/10/07
                      • 24570

                      #805
                      Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
                      Siamo tutti Satana quando neghiamo la Croce come Salvezza nostra e del mondo, amico Crep. Pietro non voleva, umanamente, che il suo Maestro andasse a morire a Gerusalemme. "Ma tu parli secondo gli uomini e non secondo Dio" gli rispose infatti Gesù.
                      Se nella nostra vita abbracciamo la Croce che ognuno di noi ha, invece di fuggirla e maledirla, siamo Suoi veri seguaci. Altrimenti solo di facciata.

                      «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
                      Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». MATTEO 11
                      O cono (vocativo)

                      Comment

                      • crepuscolo
                        Opinionista
                        • 08/10/07
                        • 24570

                        #806
                        Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
                        Stiamo forse giocando come bambini a chi ha torto e chi ragione, Laurina? Il confronto sincero e civile, ricordalo bene, conduce sempre a un'illuminazione!

                        ciao, buon week-end.
                        buon week-end a tutti, gente.
                        Per illuminare ci vuole la lampadina

                        Comment

                        • Il gatto
                          Opinionista
                          • 21/11/09
                          • 12721

                          #807
                          Siamo tutti Satana quando neghiamo la Croce come Salvezza nostra e del mondo,
                          Con tali concetti in testa diventa santo e doveroso mandare il mondo degli infedeli, praticamente tutto, al rogo.
                          Altro che discriminare peccato e peccatore che, nel concetto, diventa un satana da annientare.
                          Cosa per altro materialmente attuata fino a che non intervennero i bersaglieri dopodiche' i roghi furono sostituiti da quelli figurativi che la situazione lasciava a disposizione.

                          Poi ci si lamenta che il mondo se ne sbatta del vostro destino.

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                          • Vega
                            Opinionista

                            • 04/05/05
                            • 17965

                            #808
                            Ma ora è un pò migliorata la situazione, i roghi pubblici non ci sono più, ma si accontentano di gongolare su versetti che riportano di eterni tormenti.
                            Tra l'altro sull'argomento sollevato dei tormenti eterni e dell'equità della pena commisurata al reato tutto tace.
                            Ma si sa, la "talebanaggine" che si vuole far uscire dalla porta rientra dalla finestra e tanto il sentire ultimo e vero è veder puniti e veder soffrire coloro che schifano e odiano.
                            Dietro pace ed amore d'altronde un pò di rabbia, odio, vendetta e violenza ci sono, è il risvolto della medaglia ed una valvola di sfogo serve.
                            Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

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                            • axeUgene
                              Opinionista

                              • 17/04/10
                              • 24593

                              #809
                              Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
                              Dimmi, Gesù Cristo quando fondò la Chiesa su Pietro e sugli Apostoli, profetizzò successi, applausi e consenso?

                              Cono, ma se sei tu che ogni due per tre argomenti la validità della tua chiesa alla circostanza che crolli o meno, al suo successo mondano e ai suoi effetti politici, i nomi delle strade intitolate ai santi, la datazione occidentale ?

                              tu dici: se è una bufala, crollerà, e quando ti si mostrano inequivocabili pezzi che si schiantano da secoli cambi criterio ?

                              beninteso, personalmente non credo affatto che la bontà di un'idea si misuri con la facilità con cui riscuote adesione;

                              Come vedi, la Misericordia e l'Onnipotenza di Dio, si sposano sempre con la Libertà dell'Uomo...
                              veramente non lo vedo affatto: e palesemente tantomeno lo spiegano quei passi che hai riportato, che rimandano infatti al "mistero".
                              c'è del lardo in Garfagnana

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                              • axeUgene
                                Opinionista

                                • 17/04/10
                                • 24593

                                #810
                                Originariamente Scritto da crepuscolo Visualizza Messaggio
                                Infatti quando tu pretendevi da me di oggettivare il mio pensiero riguardo a Dio ti ho sempre detto che la ricerca del divino è un fatto soggettivo e personale; si può tirate ad indovinare usando la ragione ma come puoi accorgerti leggendo i Vangeli sembrerebbe che il divino vada oltre di essa.
                                benissimo;
                                ma capisci bene che questa considerazione ti imporrebbe logicamente l'astensione da qualsiasi precetto e/o giudizio, esplicito o implicito, valutazione di conformità ad un qualcosa che non sei in grado di definire al di là del tuo sentire soggettivo;

                                è come se tu dicessi agli automobilisti che hanno superato il limite di velocità senza specificare quale; non ha alcun senso, se non il tuo arbitrio nel vessarli;

                                ogni precetto, legge, morale - fai questo, non fare quello - deve essere intellegibile e convenzionale, così come la ratio che lo anima;
                                se ne ascrivi quella al tuo sentire personale, c'è qualcosa che non va;

                                e siccome i religiosi prima o poi espongono sempre la nozione della superiorità della loro dottrina nulla salus... - anche volendo concedere loro il beneficio di argomentare sull'indimostrabile, la coerenza intellegibile è d'obbligo;
                                altrimenti, stai a casa con l'altarino, come i buddisti new age, e ti fai una cosa per il tuo esclusivo conforto, senza discettare sulla morale pubblica; 'nteso ?

                                Il fatto poi dell'incompatibilità tra il libero arbitrio e l'onniscenza di Dio è un fatto che non trova spiegazione nel kosmos, nel mondo che noi abbiamo in mente, nel mondo che crediamo che sia usando la nostra ragione, quindi è un labirinto senza uscita, come ti dissi, e dal quale non si esce.
                                benissimo; come scrivevo prima, se non se ne esce, non ci costruire una cosmogonia e una dottrina; se invece vuoi farlo, ad uso della comunicazione dottrinaria, vedi di far tornare i conti;

                                per dire, Lutero ci ha provato, con la predestinazione e il servo arbitrio, perché non riusciva a fare l'ipocrita con se stesso, e pagando un prezzo che forse non aveva preventivato; ma i tedeschi sono così, un po' zucconi...
                                c'è del lardo in Garfagnana

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