Originariamente Scritto da dietrologo
è interessante aprire la scatola e vedere cosa c'è dentro, perché non si comunica e in che misura questo avvenga;
di solito, impieghiamo molto tempo a diventare noi stessi, cioè ad essere consapevoli della nostra natura; da giovani ci forziamo ad aderire ad un personaggio, un modello forzoso di persona a cui deleghiamo il raggiungimento di determinati obiettivi, e spesso il matrimonio o esperienze assimilabili fanno parte di questi;
anche nei casi più felici di compatibilità - e io ho diretta esperienza di relazioni, tutte molto positive - è probabile che emergano pulsioni temporaneamente rimosse e poco percepibili a livello razionale, immediato;
all'inizio, per "amore" dell'altro - o, più verosimilmente, per avversione al conflitto nell'esaltazione dell'incontro - ci si sacrifica e si omette, si rimuove il disagio; che però si accumula; rimuovi oggi, rimuovi domani, nei momenti di bassa si comincia a razionalizzare quel sentimento di frustrazione, il che richiede un ulteriore sforzo di superfetare gabbie ideologiche e motivazionali per rimuovere qualcosa che ora si è strutturato, e così via;
tutto questo genera stress e malattia, perché nel cumulo si è letteralmente esiliati da se stessi, non si vive più; qualsiasi circostanza quotidiana diventa una fatica votata all'annullamento della propria natura, del proprio naturale respiro;
la follia del Conismo è all'origine quella di negare la natura umana e volerla forzare in un impianto di volontà che nega tutto il resto, inconscio e subconscio, vita istintiva, ecc...
cioè, un caso patologico di volontà di potenza o di estrema ricerca, tipo monaco shao-lin o eremita, può vivere in un certo modo; in genere queste figure non si sposano

nella vita normale, è una bugia; se la moglie di Cono, per motivi suoi sopraggiunti di qualsiasi natura, detestasse il calcio e tenesse il muso al marito per 10 giorni dopo ogni partita casalinga dell'Empoli, Cono avrebbe una settimana di serenità al mese e tre di stress; in quella settimana, probabilmente è la moglie che a sua volta si sforza di tollerarlo;
tutto questo forse è il "perdonarsi" di cui parla il papa; ma non è "amore"; amore sarebbe il caso in cui la moglie di Cono fosse affascinata dal marito tifoso e fosse coinvolta o curiosa dai motivi per cui lui ama andare in curva a urlare slogan; oppure, Cono che si appassiona ai motivi dell'ostilità della moglie per quell'ambiente e non vive quel sentimento come ostilità nei suoi confronti;
spesso queste circostanze sono pretesti e ripicche per sublimare altri conflitti più radicali, che è necessario rimuovere dalla consapevolezza perché, una volta strutturati ed espliciti diventa molto più difficile transigere;
e tutto questo avviene anche in coppie relativamente ben assortite, con tanti tratti positivi;
perciò, più si inquinano le relazioni di elementi ideologici, religiosi, progettuali, più si inganna la capacità di vedere e sentire l'atmosfera in cui si costruisce una relazione e l'attitudine a viverci;
per cui, secondo me, dovremmo essere educati a non temere di esprimerci, mostrare i nostri difetti, perché possiamo amare davvero solo chi sopporta e magari ama quelli, ed eviterà di consumare energie nella rimozione e nel conseguente stress:
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