beh, l'Impero asburgico nel 14 includeva Croazia, Slovenia, Friuli, TAA, Cèchia, Slovacchia, Rutenia, ecc...
lo puoi desumere solo da una forza organizzata che concorre efficacemente a perseguire quell'obiettivo dichiarato; se la forza si manifesta e acquisisce controllo, hai il presupposto di una nuova personalità statale;si. questo è proprio quello che volevo dire. però non capisco la questione della volontà di massa. la massa ha un nome? un criterio qualsiasi di giudizio? insomma ci vuole anche una "guida consapevole", che instilli nella massa quel tipo di idee. se no siamo tutti masaniello...
l'insieme dei fora internazionali, agenzie, ovunque si emanino disposizioni di principio, a prescindere dal loro grado di vincolatività, che sorge comunque dall'adesione degli stati, e solo eccezionalmente si manifesta in via cogente; peraltro in modi peculiari, poco "giuridici"e chi rappresenta il giudice nel diritto internazionale? la c.i., il c.d.s. dell'onu o chi altro?
una scelta, con l'alternativa di resistere ad oltranza, fino all'annientamento; non farlo implica rinnegare l'obiettivo precedente, valutato meno della propria sopravvivenza; un'asserzione autoritativa di valore; definitiva se si tratta di ideologie radicali, che presupporrebbero la prima opzione;no, amico. dichiarare una resa senza condizioni vuol dire, da un lato rigettare la vittoria della controparte. dall'altro ammettere, benché "polemicamente", di essere col c.d. a terra.
aspetta, non confondere una personale valutazione politica con la questione giuridica: nella percezione esterna, l'ideologia guglielmina si collocava in quello che per l'epoca era un normo-autoritarismo, privo di radicali connotati ideologici estranei al sistema internazionale; pertanto, l'idea che Weimar fosse a pieno titolo responsabile successoria del Reich era la conclusione ordinaria;a quanto ne so però guglielmo II dovette prendere il largo a denti stretti. quello che venne dopo, hai ragione, fu proposto come mezzo di continuità, ma di fatto sempre di rivoluzione si trattò, almeno col senno di poi.
diverso il caso del 45, perché il III Reich - come altri fascismi - presentava caratteri di eccezionalità rispetto allo standard di responsabilità della popolazione nella formazione delle decisioni e nell'elaborazione di un'ideologia condivisa;
cioè - fatte salve considerazioni di opportunità politica immediata (Guerra fredda) e storica (critica retrospettiva al sistema vessatorio di Versailles) nella prospettiva delle democrazie liberali la valutazione di quella responsabilità veniva attenuata dal carattere totalitario dei regimi, che impediva una modulazione di quella volontà e la percezione degli obiettivi;
qui, ho risposto sopra, sulle graduazioni di successione in seguito alla modifica della personalità dello stato;si. però tutti i regimi politici si fondano su una determinata forma di stato che è ovviamente in quanto esiste, fondata sul consenso e dotata "normalmente" di una propria personalità a livello internazionale. la guerra in quest'ottica può avere due effetti in contraddizione: il rafforzamento del consenso allo status quo oppure la sua radicale o mettiamo anche "mediata" modifica (sovente ad opera dei vincitori, o cmq col benestare di questi).
questo è un aspetto tecnico strategico: Israele, da sempre, adotta una linea "economica" che in dottrine strategiche si chiama "massive retaliation", ritorsione massiccia, analoga alla politica nucleare francese della "counter cities"; cioè, si puntano i missili ad altissimo potenziale sugli obiettivi civili, manifestando così l'intenzione di sparare il secondo colpo, se aggrediti; contrariamente alle apparenze, si tratta di una strategia pacifista, contrapposta a quella delle atomiche tattiche, utili per conseguire posizioni militari vantaggiose in un conflitto nucleare limitato, che non necessariamente preveda la reciproca distruzione, e quindi "possibile" come ipotesi strategica;si. ma anche israele potrebbe smetterla di prendere a cannonate i ragazzi di 15 anni che lanciano pietre...o no? insomma ci vorrebbe un pochino di buona volontà da entrambe le parti. ma credo che i tantissimi "lutti" (e siamo sempre là) si contrappongano alla pacificazione.
nel caso di Israele, demograficamente inferiore, la scelta di rendere onerosissimo qualsiasi atto ostile, è scientemente pianificata in risposta alla dottrina araba dell'annientamento per logoramento: siamo molti di più; un morto loro, uno nostro, in pochi anni loro finiscono, noi no, e vinciamo;
no, l'Italia aveva una religione di stato, dal 29 al 45, ma non è mai stata uno "stato teocratico;sai benissimo che l'iran è uno stato teocratico, quale peraltro è stata per più di 50 anni anche l'italia.
altre valutazioni personali; qui si parla di agibilità, di stato di diritto, di garanzie disposte dalla legge; qui puoi votare partiti sostanzialmente eversivi; in Israele pure; a parte i partiti arabi, ci sono quelli degli ultra-ortodossi ebrei; gente che prende a sassate i soldati israeliani, perché sono contro lo stato di Israele per motivi religiosi: finché non si presenta il messia, nessuno stato ebraico è legittimol'esempio che facevi era l'avvocatessa trentenne, non "gli avvocati". ci sono avvocatesse con la testa sulle spalle e il kirpan in viso; e avvocatesse che fanno "le femministe" in ottemperanza a non so quale "credo" o "ideologia". è lo stesso problema che si è presentato in italia quando i comunisti decisero di circuire le nostre donne costringendole a colpi di propaganda ad uscire di casa "la sera". con le conseguenze che sappiamo...
in Iran, per molto meno ti impiccano, senza garanzie di una difesa, oltre alle differenze di principio;
è su queste considerazioni che si può esprimere una valutazione seria;
beh, ma così fai lo stesso errore che mi attribuisci, peraltro sbagliando; cioè attribuisci ad uno stato - per ora - ancora laico una logica teocratica, anche se alcune perplessità di fondo si potrebbero esprimere;qualcuno ha detto: "non è semplice ammettere che le vittime di un tempo siano divenute a loro volta carnefici". guarda io mi ci ritrovo. e so che vuol dire essere discriminati per la propria fede politica o religiosa. forse è per questo che ne parlo liberamente. perché mi sono "incallito". non è facile convivere tra opposti estremismi, questo si. però nel passato ho studiato un poco la materia e mi pare che le colpe, se vogliamo dirlo, siano a carico di entrambe le fazioni in lotta, e con "fazioni" intendo non solo israele e palestinesi ma anche israele (stato) e controparti a livello sempre di "stati" confinanti. poi un consiglio che mi sento di darti (non dire che "dispenso consigli") sarebbe di non badare troppo a come la questione viene posta dai nostri media. se pensi ad esempio che nella religione islamica non esiste il concetto "nostro" di "stato", ma solo quello del considerare la parte di mondo su cui si professa la loro religione come "islam", cioè "comunità dei fedeli", allora ti risulta anche chiaro che i palestinesi non cercano "territori" da assoggettare alla propria autorità ma soltanto che la fede ebraica non contraddica se stessa attribuendosi un fantomatico diritto ad uno stato "territoriale" che non renderebbe giustizia, almeno a livello teologico, alle promesse di Dio ai patriarchi.
io sono abituato a ragionare in modo ordinato, per postulazioni e logica di queste, sulla base di principi normativi e relativi costrutti, come posti in essere e con le loro conseguenze; libertà, democrazia, giustizia garantita, uguaglianza di fronte alla legge, possono essere valori condivisi o meno; ma sono misurabili, quantificabili;
non si può propalare l'equiparazione di un sistema in cui se ti dichiari apertamente "nazista" e fai quella che è codificata come istigazione all'odio razziale al più ti prendi una denuncia a piede libero, posto che puoi comunque votare partiti che nella sostanza aderiscono ad idee affini, ad un sistema nel quale per il semplice sospetto di essere un oppositore dell'ideologia del potere puoi finire a pezzi, in via informale o secondo forme prive di effettiva garanzia.








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