Non sara' tutta, ma una lunga marcia comincia con un primo passo e se si comincia che per volonta' divina, predicata dagli accoliti, si deve cominciare da brava e sottomessa donnetta tutta casa, chiesa e figli, uno all'anno, quella lunga marcia non inizia in modo promettente.
La sottomissione della donna\moglie
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Non si tratta di imporre niente, Gatto. Si tratta di scegliere, nella vita. Di conoscersi e di scegliere....
Come molte donne rivendicano, parità di dignità non significa “essere la stessa cosa dell’uomo”. Questo porterebbe solo a un impoverimento della donna e di tutta la società, con la deformazione o la perdita di quella ricchezza unica e di quel valore propri della femminilità. Nella visione della Chiesa, uomini e donne sono stati chiamati dal Creatore a vivere in profonda comunione tra loro, nella reciproca conoscenza e nel reciproco dono di sé, perché operassero insieme per il bene comune con le loro caratteristiche complementari dell’elemento maschile e di quello femminile.
Allo stesso tempo non bisogna dimenticare che, a livello personale, la dignità di ciascuno non rappresenta il risultato dell’affermazione dei diritti sul piano giuridico e internazionale, ma la conseguenza naturale di concrete cure materiali, emotive e spirituali ricevute in seno alla propria famiglia. Nessuna risposta alle problematiche femminili può ignorare il ruolo della donna nella famiglia o sottovalutare il fatto che ogni nuova vita è totalmente affidata alla protezione e alle cure della donna che la porta in grembo (cf. Lettera enciclica Evangelium Vitae, 58). Perché questo ordine naturale delle cose venga rispettato è necessario combattere l’errata opinione che il ruolo di madre sia per le donne oppressivo e che dedicarsi alla famiglia, e soprattutto ai suoi figli, impedisca alla donna di raggiungere una realizzazione personale e alle donne in generale di avere una loro importanza nella società. Far sentire una donna colpevole perché desidera rimanere in casa e allevare e curare i propri figli significa rendere un cattivo servizio non solo ai bambini, ma anche alle donne e alla stessa società. La presenza della madre nella famiglia, così importante per la stabilità e la crescita dell’unità fondamentale della società, dovrebbe invece essere riconosciuta, plaudita e sostenuta in ogni modo possibile. Per lo stesso motivo è necessario che la società richiami i mariti e i padri alle loro responsabilità familiari, cercando di creare condizioni in cui non siano costretti dalla situazione economica ad allontanarsi da casa in cerca di lavoro.
4. Nel mondo d’oggi, inoltre, quando i bambini fanno esperienza di situazioni tragiche che non solo minacciano il loro sviluppo futuro, ma la loro stessa vita, è assolutamente necessario ristabilire e riaffermare quella sicurezza che genitori, madre e padre, responsabili possono offrire nel contesto della famiglia. I bambini hanno bisogno dell’ambiente positivo di una vita familiare stabile che assicuri il loro sviluppo verso la maturità di uomini e dove le ragazze abbiano gli stessi diritti dei ragazzi. La Chiesa ha nel corso della storia dimostrato, con le parole e con i fatti, quanto sia importante educare le bambine e fornire loro assistenza medica, soprattutto là dove non potrebbero altrimenti godere di questi vantaggi. Per continuare nella missione della Chiesa e offrire sostegno ai traguardi che la Conferenza sulla Donna si pone, le istituzioni e le associazioni cattoliche di tutto il mondo verranno incoraggiate a continuare la loro opera di assistenza e di cura particolare delle bambine.
5. Nel mio Messaggio per Giornata Mondiale della Pace di quest’anno sul tema “La donna educatrice di pace”, ho avuto modo di scrivere che il mondo ha un urgente bisogno “di ascoltare le aspirazioni di pace che esse, [le donne], esprimono con parole e gesti e, nei momenti più drammatici, con la muta eloquenza del loro dolore” (Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 1995, Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XVII/2 [1994] 1011). Dovrebbe infatti essere evidente che “quando le donne hanno la possibilità di trasmettere in pienezza i loro doni all’intera comunità, la stessa modalità con cui la società si comprende e si organizza ne risulta positivamente trasformata” (Ivi, p. 9/1, n. 9). E questo un riconoscimento dell’eccezionalità del ruolo che le donne rivestono nell’umanizzare la società e nell’indirizzarla verso i traguardi della solidarietà e della pace. Lungi dalle intenzioni della Santa Sede cercare di limitare l’importanza e l’attività della donna nella società. Al contrario, senza sminuire il suo ruolo nella famiglia, la Chiesa riconosce che il contributo della donna al benessere e al progresso della società è inestimabile e guarda alla donna perché faccia ancor di più per salvare la società dal letale virus, oggi in tragica crescita, della degradazione e della violenza.
Dovrebbe essere fuor di dubbio che sulla base della parità di dignità con gli uomini “le donne hanno pieno diritto di inserirsi attivamente in tutti gli ambiti pubblici e il loro diritto va affermato e protetto anche attraverso strumenti legali laddove si rivelino necessari” (Ivi, n. 9). In alcune società la donna ha fatto grandi passi in questa direzione ed è riuscita, dopo aver dovuto superare numerosi ostacoli, ad avere un ruolo più decisivo nella vita culturale, sociale, economica e politica (cf. Ivi, n. 4). E questa una tendenza positiva e ricca di speranze che la Conferenza di Pechino può aiutare a consolidare, soprattutto invitando tutti i Paesi ad eliminare quelle situazioni che impediscono alla donna di essere riconosciuta, rispettata e apprezzata nella sua dignità e nelle sue competenze. Sono necessari profondi cambiamenti nell’atteggiamento e nell’organizzazione della società per favorire la partecipazione delle donne alla vita pubblica, ed è allo stesso tempo necessario pensare alle particolari responsabilità delle donne e degli uomini nei confronti delle loro famiglie. In alcuni casi bisogna operare cambiamenti che permettano alle donne di avere accesso alla proprietà e alla gestione dei loro patrimoni, e non trascurare le difficoltà e i problemi incontrati dalle donne che vivono da sole o che sono a capo di una famiglia.
6. Sviluppo e progresso, infatti, presuppongono l’accesso a risorse e opportunità, un pari accesso non solo tra i paesi meno sviluppati, quelli in via di sviluppo e quelli ricchi, e tra classi sociali ed economiche, ma anche tra uomini e donne (cf. Concilio Vaticano II, Costituzione sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et Spes, 9). Si rende necessario uno sforzo maggiore perché le donne non siano discriminate in settori che comprendono l’educazione, l’assistenza medica e l’occupazione. Là dove taluni gruppi o classi sono sistematicamente esclusi da questi benefici o dove comunità o Paesi mancano delle infrastrutture sociali di base e delle opportunità economiche, le donne e i bambini sono i primi ad essere emarginati. E tuttavia, là dove regna la povertà, dinanzi alle devastazioni provocate da guerre e conflitti o alla tragedia dell’emigrazione, forzata o meno, è spesso la donna a conservare quanto resta della dignità umana, a difendere la famiglia, a preservare i valori culturali e religiosi. La storia è quasi esclusivamente scritta come una narrazione di conquiste degli uomini, mentre in realtà la sua parte migliore si deve assai spesso a donne che con determinazione e perseveranza agiscono a favore del bene. Ho avuto altrove occasione di scrivere del debito che l’uomo contrae nei confronti della donna per quanto riguarda la vita e la difesa della vita (cf. Lettera apostolica Mulieris Dignitatem, 18). Quanto ancora ci sarebbe da scrivere e da dire sull’enorme debito che l’uomo contrae nei confronti della donna in tutti gli altri ambiti del progresso sociale e culturale! La Chiesa e la società umana sono stati, e continuano ad essere, arricchiti in modo incommensurabile dalla presenza e dagli eccezionali doni delle donne, in special modo di quante si sono consacrate al Signore e in lui si sono dedicate al servizio degli altri.
7. La Conferenza di Pechino porterà sicuramente l’attenzione sul terribile sfruttamento di donne e ragazze esistente in ogni parte del globo. L’opinione pubblica solo ora comincia a prendere coscienza delle condizioni disumane in cui donne e bambine sono spesso costrette a lavorare, specialmente nelle zone meno sviluppate della terra, in cambio di un piccolo o di nessun compenso, senza alcuna tutela dei loro diritti o della loro sicurezza sul lavoro. E cosa dire dello sfruttamento sessuale di donne e bambini? La volgarizzazione della sessualità, specialmente nei media, e l’accettazione da parte di alcune società di una sessualità priva di vincoli morali e irresponsabile, danneggiano in particolare le donne, accrescendo le minacce che sono costrette ad affrontare per difendere la propria dignità personale e il loro servizio alla vita. In una società in tal senso orientata è fortissima la tentazione di fare uso dell’aborto come cosiddetta “soluzione” alle indesiderate conseguenze della promiscuità e dell’irresponsabilità sessuali. E ancora una volta, anche in questo caso è la donna a dover portare il fardello più pesante: spesso abbandonata o spinta a porre fine alla vita del suo bambino prima della nascita, la donna dovrà sopportare il peso della sua coscienza che per sempre le ricorderà di aver tolto la vita al proprio figlio (cf. Mulieris Dignitatem, 14).
Una radicale solidarietà con le donne richiede che vengano affrontate le cause primarie che rendono un figlio indesiderato. Non ci sarà mai quella giustizia che include l’eguaglianza, lo sviluppo e la pace, per le donne e per gli uomini, senza l’incrollabile determinazione a rispettare, proteggere, amare e servire la vita – ogni vita umana, in ogni suo stadio e in ogni situazione (cf. Evangelium Vitae, 5 e 87). E ben noto che questa è una delle preoccupazioni principali della Santa Sede ed essa si rifletterà nella posizione della Delegazione della Santa Sede alla Conferenza di Pechino.
8. La sfida che molte società si trovano ad affrontare è quella di sostenere e rafforzare il ruolo della donna nella famiglia e allo stesso tempo permettere che essa possa utilizzare tutte le sue qualità ed esercitare tutti i suoi diritti nella costruzione della società. Ma una sua maggiore presenza nel mondo del lavoro, nella vita pubblica e in generale nel processo decisionale che guida la società non sarà facile fin tanto che i costi continueranno a ricadere sul privato. In questo senso lo Stato ha il dovere di sussidiarietà, che deve essere esercitato attraverso idonee iniziative legislative e di sicurezza sociale. Nelle condizioni di una politica di libero mercato non regolato sono ben poche possibilità che le donne possano superare gli ostacoli posti sul loro cammino.
Sono molte le sfide che la Conferenza di Pechino dovrà affrontare. Dobbiamo sperare che la Conferenza tracci una rotta che eviti gli scogli di un individualismo esasperato, con il relativismo morale che è sua diretta conseguenza, o, dall’altro canto, gli scogli di un condizionamento sociale e culturale che non permetta alle donne di prendere coscienza della propria dignità, con drammatiche conseguenze per un corretto equilibrio sociale e l’immutato dolore e disperazione di così tante donne.
9. Signora Segretario Generale, è mia speranza e preghiera che i partecipanti alla Conferenza comprendano l’importanza di quanto dovrà essere lì deciso e le sue implicazioni per milioni di donne in tutto il mondo. E necessaria una grande sensibilità per evitare il rischio di stabilire azioni lontane dai bisogni della vita reale e dalle aspirazioni delle donne che la Conferenza dovrebbe invece servire e difendere. Possa l’Onnipotente aiutare Lei e quanti con Lei impegnati a lavorare con mente illuminata e cuore retto per il pieno raggiungimento dei traguardi di parità, sviluppo e pace.
Dal Vaticano, 26 maggio 1995.
IOANNES PAULUS PP. II
amate i vostri nemici
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Cono, non estremizzare: qui non si tratta di "tanti zeri", ma solo della pari opportunità determinata da un reddito decoroso, che evita di dover accettare compromessi infelici;Originariamente Scritto da conogelato Visualizza MessaggioAmici, se la società ci inculca il concetto che si è liberi, indipendenti, autonomi e al top solo se si scalano i gradini sociali o se abbiamo il conto in banca con tanti zeri, voi ci credete? E' tutta qua la "liberazione" della Donna? La sua indipendenza economica? Gesù Cristo mira molto più in alto, se permettete.
l'esperienza secolare di una società dei ruoli l'abbiamo, in tutta la sua concretezza, e ha dato prova di essere iniqua;
pertanto, si procede oltre;
così non fosse, avremmo ancora chi, in nome di uno standard sociale prediletto, afferma l'opportunità della servitù della gleba, dello schiavismo, delle monarchie assolute, dei privilegi di casta, ecc... sempre in none dei "ruoli";
no, grazie
c'è del lardo in Garfagnana
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Non sarà tutto ma è importante e fondamentale che questo ci sia. Altimenti di che dignità stai a parlà?la dignità di ciascuno non rappresenta il risultato dell’affermazione dei diritti sul piano giuridico e internazionale
Ma in concreto, chevvordì???Come molte donne rivendicano, parità di dignità non significa “essere la stessa cosa dell’uomo”
Certo, ci mancherebbe. Però c'è da dire che a voi non pare il vero di far pressione e sollevare sensi di colpa se una donna decide di non fare figli.è necessario combattere l’errata opinione che il ruolo di madre sia per le donne oppressivo e che dedicarsi alla famiglia, e soprattutto ai suoi figli, impedisca alla donna di raggiungere una realizzazione personale e alle donne in generale di avere una loro importanza nella società. Far sentire una donna colpevole perché desidera rimanere in casa e allevare e curare i propri figliPienamente funzionante e programmata in tecniche multiple
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Se stai immerso in un contesto che ti assegna e ti predica un ruolo definito perche' sei cio' che sei quindi quello che ti si indica e' il posto che hai nell'universo perche' dio cosi' vuole, i suoi vicari pure e la tradizione del gruppo fondato su quei santi ed inviolabili criteri anche non scegli niente.
E' il sistema nel suo insieme con minacce e sottili pressioni ti sega le gambe ad ogni tentativo di evadere da quella gabbia ideologica.
Pari pari quello che avviene nelle sette, solo fatto su scala industriale.
Allo stato dei fatti poi certe situazioni non sono eccessivamente frequenti, ma solo perche' certe sante tradizioni sono state sfanculate e tale impiego di spedizione celere si sta ampliando.
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Dio creò la donna perché fosse complemento dell’uomo. (Genesi 2:18) Pertanto, la sottomissione della moglie al marito non è affatto indice di inferiorità. Al contrario, nobilita la donna, permettendole di usare le sue numerose doti e capacità in armonia con la volontà di Dio. Proverbi capitolo*31 descrive l’ampia gamma di attività svolte da una moglie capace nell’antico Israele. Aiutava i bisognosi, piantava vigne e acquistava terreni. Sì, ‘in lei confidava il cuore del suo proprietario, e non mancava alcun guadagno’. —*Versetti 11, 16,*20.
La donna modesta e timorata di Dio non si esalta ambiziosamente né compete con il marito. (Proverbi 16:18) Non cerca di realizzarsi in primo luogo in attività secolari, ma usa le doti che Dio le ha dato principalmente a favore di altri: la famiglia, i conservi cristiani, i vicini e, soprattutto, Dio. (Galati 6:10; Tito 2:3-5) Riflettete sull’esempio biblico della regina Ester. Era bella, ma era anche modesta e sottomessa. (Ester 2:13,*15) Quando si sposò mostrò profondo rispetto per il marito, il re Assuero, a differenza della sua precedente moglie, Vasti. (Ester 1:10-12; 2:16,*17) Per certe questioni Ester consultava rispettosamente anche Mardocheo, il cugino più anziano, perfino dopo essere diventata regina. Ma non era senza carattere! Smascherò con coraggio Aman, un uomo potente e spietato che aveva ordito un complotto per annientare gli ebrei. Dio impiegò potentemente Ester per la salvezza del suo popolo. —*Ester 3:8–4:17; 7:1-10; 9:13. Ciao Riccardo
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Sì certo come no...poeri noi...anzi, poere noi.Originariamente Scritto da andreric Visualizza MessaggioDio creò la donna perché fosse complemento dell’uomo. (Genesi 2:18) Pertanto, la sottomissione della moglie al marito non è affatto indice di inferiorità. Al contrario, nobilita la donna, . Proverbi capitolo*31 descrive l’ampia gamma di attività svolte da una moglie capace nell’antico Israele. Aiutava i bisognosi, piantava vigne e acquistava terreni. Sì, ‘in lei confidava il cuore del suo proprietario, e non mancava alcun guadagno’. —*Versetti 11, 16,*20.
La donna modesta e timorata di Dio non si esalta ambiziosamente né compete con il marito. (Proverbi 16:18) Non cerca di realizzarsi in primo luogo in attività secolari, ma usa le doti che Dio le ha dato principalmente a favore di altri: la famiglia, i conservi cristiani, i vicini e, soprattutto, Dio. (Galati 6:10; Tito 2:3-5) Riflettete sull’esempio biblico della regina Ester. Era bella, ma era anche modesta e sottomessa. (Ester 2:13,*15) Quando si sposò mostrò profondo rispetto per il marito, il re Assuero, a differenza della sua precedente moglie, Vasti. (Ester 1:10-12; 2:16,*17) Per certe questioni Ester consultava rispettosamente anche Mardocheo, il cugino più anziano, perfino dopo essere diventata regina. Ma non era senza carattere! Smascherò con coraggio Aman, un uomo potente e spietato che aveva ordito un complotto per annientare gli ebrei. Dio impiegò potentemente Ester per la salvezza del suo popolo. —*Ester 3:8–4:17; 7:1-10; 9:13. Ciao Riccardo
Che bello, siamo un complemento!! D'arredo magari? Eh sì perchè se si sta in casa è meglio.
E la nostra di volontà? Conta sega come sempre, vero??permettendole di usare le sue numerose doti e capacità in armonia con la volontà di Dio
Ma che gente siete?? Parlo a te e Cono eh, che gongolate nel discriminare e ghettizare categorie di soggetti, che vi beate in discorsi ambigui e frasi fatte.
Si arriva perfino a postare discorsi, sempre gongolando, dove si afferma che la nostra dignità non deve stare dietro alle leggi.
Ma il cervello dove l'avete lasciato?Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple
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Si, ma tu segui una logica attuale, chi si incatena ad una religione segue la logica del suo documento contrattuale e se quello e' stato scritto 3000 anni fa rispecchiera' una logica sociale di 3000 anni fa che appunto ora non regge l'urto dell'evoluzione sociale che contrastando quel dire arcaico di un dio tribale non puo' che essere una evoluzione diabolicamente alimentata.
E quando si entra in questo ordine di idee e' difficile uscirne anche perche' il gruppo fa muro ed esercita notevoli pressioni e ti isola dal contesto.
Come i giapponesi dispersi sulle isole che 30 anni dopo la fine della guerra loro continuavano da soli non avendo ricevuto l'ordine personale del dio imperatore.
Un altro dio pure quello.
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a parte i complimenti che ti faccio per la sincerità, c'è un passaggio che ho evidenziato privo di qualsiasi logica in senso ermeneutico, del significato della frase:Originariamente Scritto da andreric Visualizza MessaggioDio creò la donna perché fosse complemento dell’uomo. (Genesi 2:18) Pertanto, la sottomissione della moglie al marito non è affatto indice di inferiorità. Al contrario, nobilita la donna, permettendole di usare le sue numerose doti e capacità in armonia con la volontà di Dio. Proverbi capitolo*31 descrive l’ampia gamma di attività svolte da una moglie capace nell’antico Israele. Aiutava i bisognosi, piantava vigne e acquistava terreni. Sì, ‘in lei confidava il cuore del suo proprietario, e non mancava alcun guadagno’. —*Versetti 11, 16,*20.
La donna modesta e timorata di Dio non si esalta ambiziosamente né compete con il marito. (Proverbi 16:18) Non cerca di realizzarsi in primo luogo in attività secolari, ma usa le doti che Dio le ha dato principalmente a favore di altri: la famiglia, i conservi cristiani, i vicini e, soprattutto, Dio.
anche ammettendo l'ipotesi della complementarietà, non si capisce il senso di quel "pertanto", che dovrebbe sostanziare una logica conseguenza di "sottomissione", laddove questa non è affatto implicita nella nozione di complementarietà;
se io ti dico che i cattolici e i tdg sono entrambi ammissibili e integrabili nella società come complementari, questo non sottintende in quale ordine e gerarchia, per cui i primi debbano essere egemoni, e i secondi ghettizzati;
a parte questo, il trucco è sempre il solito, delle tre carte:
citare una fonte evitando le altre;
il contenuto del passo che citi è chiaramente incompatibile col Vangelo, che in nessun modo può ammettere la sottomissione di un essere umano ad un altro, come molti altri passi...c'è del lardo in Garfagnana
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Ma appunto per quello mi chiedo dove abbiano lasciato il cervello. A maggior ragione perchè il contesto loro è anche il nostro e non stanno nella giungla, ma guardano tv, internet, possono leggere giornali, libri, documentarsi.
Chi non ragiona e oggi si fa ancora portavoce di discriminazioni ancronistiche ed aberrazioni non è più giustificabile. Mi spiace.Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple
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Ma, se non sbaglio, i tdg sono di impostazione biblica, intesa come vecchi testamento, i cattolici sono incardinati sul vangelo, nuovo testamento.
Ora le due cose non sono uguali altrimenti non ci sarebbe stata la distinzione fra vecchi e nuovo, ne vale tener conto del nuovo per archiviare il vecchio.
I tdg di fatto applicano il vecchio testamento e usano il nuovo come complemento di arredo, tappezzeria, i cattolici fanno l'inverso e si presentano piu' dialoganti, ci sono ben 1000 anni di differenza fra i rispettivi modelli sociali, che sono comunque inadeguati rispetto al nostro di altri 2000 anni dopo.
Un po tantino per adattarsi al vivere degli antenati, comprensibile, ma inadeguato se realizzato ora.
Una religione non si giustifica, ti notifica il volere di dio e se puo' te lo fa ingoiare.Chi non ragiona e oggi si fa ancora portavoce di discriminazioni ancronistiche ed aberrazioni non è più giustificabile. Mi spiace.
Le reazioni sono scontate.
Ci sono voluti i bersaglieri a roma mica una tavola rotonda con i pensatori delle parti a vedere come si poteva comporre la diversa concezione della vita altrui.Last edited by Il gatto; 16-07-2014, 13:35.
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a te sfugge perché leggi il testo, e non il sottotesto, il significato vero;Originariamente Scritto da Vega Visualizza MessaggioMa appunto per quello mi chiedo dove abbiano lasciato il cervello. A maggior ragione perchè il contesto loro è anche il nostro e non stanno nella giungla, ma guardano tv, internet, possono leggere giornali, libri, documentarsi.
Chi non ragiona e oggi si fa ancora portavoce di discriminazioni ancronistiche ed aberrazioni non è più giustificabile. Mi spiace.
al dottrinario non interessa tanto il preteso "bene", valutato genuinamente; altrimenti le contraddizioni risulterebbero ovvie;
il suo fine vero è l'identificazione identitaria in un gruppo vissuto come "eroico"; infatti è esaltato e compiaciuto dalle critiche, fino al martirio, mentre si "sgonfia" notevolmente nel constatare la relatività oggettiva della sua dottrina "superiore" in mezzo a tante altre dottrine, pretese come "superiori" anch'esse.c'è del lardo in Garfagnana
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Ma non è che non abbia considerato questo fattore e mi pare anche di averlo fatto notare a cono, che gongola nel sentirsi vittima. Ma basta?
Sinceramente non ho più più voglia di concedere scuse o attenuanti.Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple
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Non potendo comminare pene esecutive e' inutile considerare le attenuanti.
Resta solo il contraddittorio a beneficio di un auditorio virtuale che evidenzia le contraddizioni e le inconsistenze di certe costruzioni a che chi casca nella rete ci casca perche' voleva proprio cascarci.
Chi ci nasce intrappolato beh e' stato sfortunato.
Ma senza la tv satellitare che rendeva disponibili a tutti gli stili di vita di tutti, l'area saracina, ma anche le altre sarebbero state cosi' instabili?
Al netto della nostra convenienza c'e' una separazione fondamentale che divide il meglio e il peggio, ovverso il luogo verso cui scappi e quello da cui scappi.
Una differenza darwiniana fra cio' che avra' un seguito e cio' che va a morire.
Non e' un caso che sia sempre difficile uscire da un credo, il gruppo anche incosciamente si rende conto di perderci in immagine e sostanza, visto che i numeri contano, quindi attuano strategie di contrasto e repressione della defezione piu' o meno violente e opprimenti, al minimo vieni escluso dal gruppo e la perdita dei contatti di prossimita' da parte di chi vi era stato immerso per anni costituisce una pressione di violenza psicologica non indifferente.
Altri ti assassinano e la fanno piu' sbrigativa.Last edited by Il gatto; 16-07-2014, 14:45.
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